Tutto quello che (non ti aspetti, o forse si)

31 ottobre 2014

Il congresso sul radiogramma diretto dell’addome è andato. Non vi nascondo che i giorni prima ero ansioso che arrivasse il momento di cominciare ma anche un po’ preoccupato: un ambito diverso da quelli di cui solitamente mi occupo in sede extra-assistenziale, relatori con cui non avevo nessun genere di confidenza personale. Tutto nuovo: il nuovo affascina e spaventa.

E invece tutto è andato benone. Ho finalmente conosciuto persone con cui avevo avuto contatti solo via Internet, e come spesso capita l’istinto non sbaglia mai e te ne accorgi davvero, senza possibilità di errore, alla prima occhiata. Ho conosciuto altre persone che finora erano solo nomi su copertine di vecchi libri, e che invece sono gli eredi di memorie nobilissime che non vorrei mai andassero perdute. Ho conosciuto persone che finora avevo solo sentito parlare da un palco, e che sono riuscite in qualche modo persino a sorprendermi.

Insomma, sono contento. Non vi nascondo, però, che la soddisfazione maggiore è dovuta ai commenti positivi che mi hanno riservato i miei colleghi: potete non crederci, ma quella è stata la parte migliore. Anche perché, come ho detto in fase di apertura dei lavori, quando un medico ha anche un’attività non assistenziale i colleghi si fanno carico delle sue assenze. Quello che basta a dividere con loro, almeno lo spero di cuore, la gioia del risultato finale.

PS Il difficile sarà adesso dare un seguito scritto ai lavori. Spero di riuscirci: nel mentre, comincio ad accumulare il materiale.

Senti questa!

28 ottobre 2014

Gianni mi invia un link a un articolo del Corriere che non so se considerare geniale, offensivo o semplicemente futile (potete leggere l’articolo cliccando qui).

In poche parole, la questione è la seguente: due medici toscani si trovano in ospedale, scatta la scintilla erotica e i passerotti finiscono a spassarsela. Commettendo due errori di inesperienza: il primo, perché usano materiale ospedaliero (non specificato nell’articolo) per i loro giochini erotici; il secondo, perché filmano tutto e salvano il file in una chiavetta USB lasciata improvvidamente nella tasca di un camice che poi finisce in lavanderia. Dove un solerte lavandaio la trova e, in spregio a qualunque principio di riservatezza, la infila in un PC, guarda il filmato e, siccome il mondo è cattivo, fa una segnalazione alla Direzione Ospedaliera.

Apriti cielo. La Direzione denuncia il misfatto. La magistratura indaga i due disgraziati per peculato. La stampa, che non aspetta altro, si scatena a livello nazionale.

Segue un estratto dal corriere.it:
(…) la pennetta è stata consegnata ai carabinieri e le indagini hanno consentito di risalire a un medico 47enne pisano e a una radiologa 40enne livornese (…)

Da cui due considerazioni, una delle quali ha a che fare con il tema del mondo radiologo invisibile di cui tanto si parla negli ultimi anni: ma perché il maschio è un medico e la donna una radiologa? C’è un elemento discriminatorio sottile in questo distinguo o la solita ignoranza grassa caratteristica del giornalista italico medio?

E poi, elemento peraltro sottolineato da parecchi utenti che hanno commentato la notizia: ma era proprio necessario un casino del genere per una questione tutto sommato risibile, a fronte delle ruberie ben peggiori che ammorbano quotidianamente il sistema sanitario nazionale e più in generale gli usi e costumi del paese in cui ci è toccato in sorte vivere? Sfogatevi con l’Expo, piuttosto, che ce n’è d’avanzo: e invece no, in un ospedale puoi portarti a casa le risme di carta per stampante, puoi uscire per fare spesa e lasciarti timbrato, puoi offendere impunemente colleghi e pazienti ma se ti trovano a navigare su un sito porno con il PC dell’azienda sei fottuto e rischi il licenziamento (futuri specialisti, stare all’occhio).

Mi sa che l’unico ad avere un punto di vista obiettivo sulla questione è stato il geniale commentatore dal nickname icastico (lonjines), il quale ha scritto: Ma la notizia è sul presunto peculato o sulla copula tra un livornese e una pisana?

Quanto basta insomma per ricondurre l’evento all’attenzione che merita e sfanculare tutti: i giornalisti, ovviamente, per primi.

Si viene e si va

27 ottobre 2014

Si corre in lungo e in largo per l’Italia: motivo per il quale, me ne scuso, negli ultimi tempi non sono stato molto presente sul blog e ho accumulato parecchio ritardo nella risposta di parecchie e-mail private.

Dunque si corre: e correre tutto sommato è divertente anche per un pigro patologico come me, viaggi in treno e stazioni e metropolitane, si rivede volentieri gente interessante e se ne conosce di nuova, e ci scappa anche una passeggiata per i luoghi belli di questo sventurato paese. Peccato che ogni tanto l’organismo chieda un attimo di pausa, e dopo il tour de force (che per me non è ancora terminato, devo trascinarmi in qualche modo fino a giovedì sera) ci si ritrovi iperraffreddati e febbricitanti. Altrimenti tutto sarebbe perfetto.

Ma c’è una cosa di cui vorrei raccontarvi. In uno dei congressi di questo mese ho rivisto una vecchia collega di specialità. Ci siamo salutati e abbracciati, con l’affetto di chi ha condiviso per anni la stessa cavalleria spirituale anche se la nostra Scuola ormai in pratica non esiste più e a dirigerla è un medico nucleare (sic), e raccontati un po’ di trascorsi per metterci in pari.

A un certo punto lei mi dice: Certo che adesso fai proprio fantascienza, tu. E pensare che in specialità mica eri così.

In che senso non ero così, ho pensato perplesso e per un breve attimo anche risentito, io che pure ricordo benissimo l’impegno quotidiano profuso per diventare un professionista decente, le ore di studio rubate nei bagni dell’Istituto, le cataste di libri sottolineati accanto al pacco delle radiografie da refertare, le migliaia di diapositive che il mio professore mi chiese di fargli in tutti quegli anni, eccetera.

Poi ho capito che la percezione che abbiamo gli uni degli altri è mutevole, cambia colore come le stagioni. Nemmeno io all’epoca avrei pensato di poter fare un tour italiano per congressi, e andarci come relatore: se adesso riguardo indietro a quegli anni vedo solo un giovane medico specializzando che di giorno studiava come un matto, è vero, ma la sera andava a divertirsi; e il cui unico scopo era diventare un bravo radiologo, non un perditempo accademico come in giro se ne vedono tanti.

Per cui, e qui mi rivolgo agli specializzandi che mi seguono, qualunque sia l’idea che avete di voi stessi in questo momento mettetevi bene in testa che nulla è scritto, e se qualcosa fosse scritta potrebbe comunque essere cambiata. Adesso nessuno di voi può sapere cosa sarà di lui, in che direzione andranno i propri interessi lavorativi, che genere di alterne fortune animeranno il futuro.

Perché nella vita sono solo due le cose che pagano: l’impegno e la coerenza. E già riuscire in una è un mezzo miracolo.

L’amore, dove non te lo aspetti.

21 ottobre 2014

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Ditemi un po’ voi.

A proposito di quanto dicevamo

15 ottobre 2014

Quella che segue è la lettera che un collega radiologo, interessato al prossimo congresso sulla radiografia diretta dell’addome, ha inviato alla sua Direzione e, per conoscenza, all’Ufficio Formazione della sua Azienda. E poi a me, da ultimo. Capirete da voi le difficoltà amministrative nelle quali un medico è costretto a dibattersi, nei tempi cupi che ci tocca vivere, e quale miopia programmatica possa impadronirsi del burocrate di turno attento solo ed esclusivamente a far tornare i conti della serva. Dopodiché, se è possibile, si spera che tutti, specie i pazienti, siano più comprensivi circa le nostre difficoltà quotidiane.

(…) Tenuto conto delle difficoltà nell’ottenere un misero rimborso di massimo 200 euro per partecipare ad un corso che io, come dirigente, ritengo utile sia per me che per il personale tecnico, e tenuto conto della incomprensibilità lessicale del modulo tanto caro all’azienda col quale dovrei rivolgere le mie richieste all’azienda stessa, comunico in modo ufficiale che nulla chiedo all’azienda per la partecipazione al corso e che se per caso vene erogato un rimborso lo evolverò in beneficenza. Poichè anticiperò tutti gli esami del 29 e 30 ottobre, chiedo solo i due giorni di permesso retribuito. NULLA di più, in quanto nessuno può violare la mia dignità di medico e di uomo.
Teneteveli questi quattro soldi. Non so che farci
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