Violenza domestica

Chi si occupa di urgenza, in un ospedale, sa che l’urgenza non è solo l’incidente automobilistico del sabato sera, o il tamponamento a catena sull’autostrada vicina, o peggio ancora la vecchietta investita sulle strisce pedonali dal conducente troppo ubriaco, o troppo stupido, o semplicemente troppo giovane per guidare un bolide da duecento all’ora.

Così, accade che il radiologo venga chiamato perché, semplicemente, una giovane donna è stata picchiata. Non è la prima volta che mi capita, e non sarà di certo l’ultima, eppure so che ogni volta sentirò sempre in bocca quella sgradevole sensazione di amara frustrazione. La voglia indecente e medioevale di restituire le percosse a chi le ha distribuite per primo. Di chiudere questa gentaglia in galera e buttare via la chiave: perché la prossima donna picchiata, o peggio ancora, potrebbe essere mia moglie, mia figlia, la mia amica del cuore.

Per cui quando sono lì, con la sonda ecografica in mano, cercando di aiutare la ragazza a girarsi su un fianco perché da sola lei proprio non ce la fa dal dolore; o quando le sue labbra cominciano a tremare dallo sforzo inutile di non piangere; o quando mi accorgo che non mi guarda nemmeno negli occhi perché si vergogna, è lei per prima a vergognarsi di quello che è successo e della situazione pietosa in cui si trova, beh, vorrei trasformarmi per un attimo in uno di quei giustizieri della notte di cui è strapieno il cattivo cinema americano, e pareggiare il conto una volta per tutte.

Perché forse è vero, in realtà questi episodi di violenza domestica sono molto meno frequenti che cinquanta o cento anni fa, ma invece forse no, forse ancora continuano in tutta la loro fulgida vergogna e semplicemente le vittime se ne vergognano, non ne parlano, non vanno alla polizia, e se possono non vengono nemmeno in pronto soccorso.

Salvo quando hanno quattro costole rotte, o la dignità completamente disintegrata.

4 Responses to “Violenza domestica”

  1. mollybloom82 ha detto:

    La rabbia che mi sale sentendo di queste cose…rabbia, pietà, e ancora rabbia…

    • Gaddo ha detto:

      A chi lo dici.
      E intanto mi chiedo quando arriverà il momento delle donne: quello in cui non dovrete più essere picchiate da merde umane di sesso maschile, e in cui ciò che vi spetta dovrà esservi riconosciuto. Senza doverla dare a nessuno, e senza che chi invece l’ha data in giro miracolosamente vi passi davanti nell’assurda gerarchia della vita. Compresa quella medica.

      • mollybloom82 ha detto:

        Te l’ho già detto che vorrei che più persone (e nella fattispecie, uomini) la pensassero come te? 😉
        Mi viene in mente, del tutto a sproposito, una maglietta che vidi in un negozio di dischi tanti anni fa (infatti, mica più esistono i negozi di dischi, antri bui popolati di figuri improbabili che somigliano all’uomo-fumetto dei simpson, vedi il link): “Dalla: non è un cantante, ma un consiglio”. Che a ben vedere fa anche ridere!

        http://unadolcepoesiadark.blogspot.com/2010/06/luomo-dei-fumetti.html

  2. Gaddo ha detto:

    C’è un mio collega, attualmente primario radiologo, che ai tempi diceva sempre: non è necessario che ce la diate, però almeno prestatecela!
    E adesso che la conversazione sta definitivamente svaccando, nonostante il tema severo del post, buona notte e sogni d’oro. 😉

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