A fare lo streaming son tutti buoni

Finiremo per fare la cosa meno intelligente e meno utile di tutte: darcele gli uni con gli altri senza nemmeno guardare chi stiamo colpendo. Come in qualunque stupida rissa che si rispetti, alla fine conoscere il motivo che l’ha innescata sarà superfluo. Finiremo a guardarci le spalle quando usciremo, e a uscire il meno possibile perché le strade diventeranno davvero pericolose. Finiremo di ridere poco a poco e poi smetteremo del tutto, perché ci diranno che non c’è più niente da ridere.

E allora sapete che vi dico? Nel mio reparto lavorano persone, non so come altro dirlo, dotate di una risata travolgente. Di quelle che nascono all’improvviso già al massimo dei decibel e poi riempiono l’intera stanza, come le note di un gigantesco organo riempiono le volte di una cattedrale. Sono risate spesso scatenate da una freddura buttata lì, in qualche sala diagnostica, o perché qualcuno di noi imita la voce e le movenze del suo collega preferito.

Io ogni volta sono tentato di dire: Dai, non ridete così forte che fuori ci sono i pazienti. Poi però penso anche: Cacchio, questa non è una chiesa e non c’è in atto nessuna funzione religiosa. Ci sono uomini e donne che lavorano, in questo posto, e che fanno un mestiere difficile: dal portantino al primario. Uomini e donne che lavorano con la malattia davanti agli occhi e cercano in modi differenti di produrre il miglior risultato possibile, ogni santo giorno che Domeneddio manda sulla Terra.

E allora lascio stare, non dico nulla e anzi mi unisco alle risate: che la gente fuori, in attesa, deve saperlo che noi lavoriamo dando il massimo ma che non ci lasceremo intimidire né dal nostro difficile mestiere né dalle tensioni sociali che aumentano. Deve saperlo, che noi non ci arrendiamo alla tristezza e la faccia ce la mettiamo sempre, anche quando in sala diagnostica ci scappa da ridere. Lo deve sapere, che per una parte di Italia che ha progettato il fallimento e si sottrae alle proprie responsabilità in nome di chissà quale progetto futuro, ce n’è un’altra che tiene duro e non molla la posizione di trincea. Che noi nella casa di vetro già ci viviamo, e per libera scelta.

Che poi a fare lo streaming son tutti buoni, è vero, ma col culo degli altri.

5 Responses to “A fare lo streaming son tutti buoni”

  1. Gaddo ha detto:

    Io sono suo amico. Liberi di invidiarmi.

    Thomas

  2. […] unradiologo.net, “A fare lo streaming son tutti buoni”: Finiremo per fare la cosa meno intelligente e meno utile di tutte: darcele gli uni con gli altri senza nemmeno guardare chi stiamo colpendo. Come in qualunque stupida rissa che si rispetti, alla fine conoscere il motivo che l’ha innescata sarà superfluo. Finiremo a guardarci le spalle quando usciremo, e a uscire il meno possibile perché le strade diventeranno davvero pericolose. Finiremo di ridere poco a poco e poi smetteremo del tutto, perché ci diranno che non c’è più niente da ridere. […]

  3. Gaddo ha detto:

    Per chi non ne avesse contezza, Thomas è il webmaster del blog, nonché colui che molti anni fa mi disse: Perché non cominci a tenere un blog? E io all’epoca neanche lo sapevo, cosa cavolo fosse un blog. Poi, ovvio, è un amico: e l’onore, consentitemelo, è il mio.

  4. mollybloom82 ha detto:

    Se ti confesso una cosa mi parlerai ancora?
    Io mi ero immaginata che tu avessi votato Grillo 😉

  5. Gaddo ha detto:

    Ti parlo ancora, non temere. Piuttosto ho rimpianti per essere rimasto ancora una volta fuori dall’agone, mentre altri, come si vede or ora, sotterrano il paese. Cosa dirò un giorno ai miei figli per giustificarmi?

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