Analisi del testo (un post di Matteo)

analisi del testo

Questo è il nuovo post di Matteo. Parla di un referto radiografico che gli è capitato tra le mani e ne analizza il contenuto con la grinta leggendaria e la spietatezza da vietcong che tutti noi gli riconosciamo da tempo immemore. E’ un post molto interessante, nel senso che porge un punto di vista non comune sulla nostra professione, come autocritica di categoria (che non fa mai male, beninteso), e sulle modalità di interazione con i nostri colleghi, ma avviso in partenza che può non essere condivisibile in ogni sua parte: io, personalmente, ritengo che il referto di cui si discute, sia pure con i limiti che Matteo sottolinea, non sia il peggiore che si possa trovare in giro. E che, tutto sommato, qualche informazione diagnostica viene pur fornita al collega richiedente. Ma è una mia opinione personale, questo è sottinteso: buona lettura e al limite parlatene con lui stesso.

Quello che vedete qui sopra è un referto di un radiogramma standard del torace della vita reale. Se avete tempo da perdere , vi farò la traduzione di ogni singola sua parte.

Non pervenute notizie cliniche in richiesta cartacea”.

TRADUZIONE: Caro MMG (Medico di Medicina Generale), ti informo che per colpa tua sono costretto a fare un esame pur non conoscendone le motivazioni cliniche. Certo, potrei rifiutare l’esame o comportarmi diversamente, ma per fare ciò mi dovrei sobbarcare una infinita quantità di scocciature che non ho assolutamente intenzione di affrontare avendoci già provato in età giovanile senza ottenere alcunché, in genere con le seguenti modalità: a) paziente che mi rompe le balle perché non gli facciamo l’esame dopo la lista d’attesa e magari c’ha pure ragione; b) telefonata per chiedere lumi cercando di contattare la tua segreteria che a sua volta contatterà te che ovviamente non sei presente nello studio medico perché lo frequenti solo due ore alla settimana, se tutto va bene, e mai nei periodi di festività. Per fare questa radiografia devo contravvenire pure al Decreto L.vo 187 che per il principio di giustificazione mi imporrebbe di verificare se questa esposizione a radiazioni ionizzanti a scopo diagnostico è dovuta a una seria motivazione clinica oppure no. Ma non me ne frega niente, la faccio lo stesso la radiografia un po’ perché non mi consentono di bloccare l’attività del TSRM che va avanti da sola tipo “catena di montaggio”, un po’ perché mi viene imposto dall’organizzazione, un po’ perché se dovessi farlo ad ogni singola richiesta interromperei il mio lavoro ogni minuto e oltretutto so che ci sono radiologi di fama internazionale che non leggono più neanche le richieste; e allora piuttosto di trascorrere il mio prezioso tempo a far telefonate in cerca dei medici, per il resto della vita, preferisco mille volte violare la legge. Tanto, in Italia, si sa…

 “Non sono disponibili in visione eventuali precedenti indagini radiologiche”.

TRADUZIONE: caro paziente settantaquattrenne, è inutile che ti nascondi dietro la foglia di fico perché lo sanno tutti che al giorno d’oggi per qualsiasi minima ragione sanitaria viene fatta radiografia del torace. Qualsiasi visita tu abbia fatto, di un qualsiasi medico, e qualsiasi accesso in PS (e nella tua lunga vita sicuramente ce ne saranno state di occasioni) ha sicuramente generato la classica richiesta di radiografia del torace che non si nega a nessuno, che magari hai dovuto aspettare per mesi e mesi o hai dovuto fare prima della colecistectomia o per la visita di leva o per ragioni legate alle tue insane abitudini tabagiste. Insomma, non mi contare balle: io sono sicuro che nel tuo armadione dello scantinato c’è un archivio radiologico completo tuo e di tutta la tua famiglia, conservato gelosamente per la memoria dei posteri e ti guardi bene dal ripresentarlo alle visite che fai adesso per motivi a me ignoti. Sulla busta che contiene le tue radiografie vedrai la scritta a caratteri cubitali “Portare le radiografie ad ogni successiva visita”: in ogni caso, sappi che per questo tuo vezzo di occultare i precedenti non potrò fare alcun confronto e quindi l’analisi delle immagini sarà accurata ma incompleta, perché mancherà la parte relativa al confronto di eventuali noduli polmonari solitari. E ti assicuro: questo potrà cambiare la tua vita.

 “Diffuso rinforzo della trama bronco vascolare interstiziale ilo-perilare a tratti di aspetto reticolo-micronodulare”.

TRADUZIONE: per questa traduzione rimando al seguente link: http://www.unradiologo.net/come-demolire-il-rinforzo-del-disegno-o-dellatrama-polmonare-e-vivere-per-sempre-felici-e-contenti. Il Gaddo è il maggiore esperto mondiale di questa problematica radiologica io non mi sento di aggiungere nulla.

“…da possibile quadro di interstiziopatia fibrotica cronica meritevole di approfondimento diagnostico mirato in elezione con esame TC ad alta risoluzione se clinica concorde”.

TRADUZIONE : caro MMG, premesso che non ho capito una mazza di questa radiografia toracica, ho notato delle differenze rispetto al normale per via di quello strano reticolo dell’interstizio. Questa strana ragnatela mi ricorda un caso che ho letto su La “Radiologia Medica” mentre mi recavo al bagno e poi mi sono affiorati alla mente vaghi ricordi di un congresso a cui sono stato 12 anni fa senza aver capito un accidente. Ma siccome mi devo parare il culo, altrimenti qui le denunce fioccano che è una bellezza, te lo accenno solo come mio dubbio amletico e affermo che questo mio dubbio dovrà essere per forza di cose risolto con un altro approfondimento diagnostico: stavolta però “mirato” e non “a cazzo” come sei solito chiedere. Suggerimento: la HRTC va bene purchè venga refertata da qualcun altro, perché a me questo caso ha già fin troppo stressato, e ringraziami per questo piccolo aiuto. Chiaramente siccome comporta ulteriori radiazioni ionizzanti stavolta te lo devi porre, il problema della giustificazione clinica all’esame. Altrimenti lascia perdere, non mi rompere più i marroni e visitalo questo cristiano una buona volta!

 “Ombre ilari sfumatamente addensate e congeste specie la destra con note di stasi del piccolo circolo”.

TRADUZIONE: non contento di averti confuso perbenino le idee, e rimandato ad altri l’incombenza di verificare la salute polmonare del tuo assistito con visite pneumologiche “a nastro”, aggiungo altra roba dicendoti che le immagini degli ili non sono belle nette come dovrebbero, ma un po’ sfumate e addensate. Ti metto insomma la pulce nell’orecchio su una possibile problematica cardiaca , ma il fatto che siano addensate in modo asimmetrico non esclude la possibilità di qualche tumore centrale. Chiaramente c’è un po’ di stasi del piccolo circolo, quindi dovrai anche preoccupati di aggiustare un po’ il diuretico o magari rivalutare un po’ tutta la situazione cardiovascolare , ma siccome, ne sono certo, non non ne sei capace autonomamente ti toccherà chiedere la visita del sciur Cardiologo.

Cordiali saluti.

(Matteo)

14 Responses to “Analisi del testo (un post di Matteo)”

  1. giancarlo ha detto:

    Concordo con Gaddo: il referto non mi sembra tanto malaccio e la tentazione di cantarne quattro ai MMG viene spesso quando ti prescrivono un esame senza uno straccio di quesito diagnostico. Quindi su questo punto, piena solidarietà al collega. Diceva poi il prof. Pistolesi che il maggior fattore di rischio per il carcinoma polmonare non è il fumo ma precedenti riferiti traslochi nei quali andavano irrimediabilmente persi i precedenti controlli radiografici. Bastava allora fare uno schietto colloquio con il paziente dicendogli che c’era una possibilità che lui avesse una neoformazione polmonare, che si poteva peraltro escludere da un confronto con esami del passato, per ottenere, nel giro di un’ora circa, il miracoloso ritrovamento della documentazione completa…

  2. VINCENZO IACONIS ha detto:

    A me sembra sopratutto un referto di tipo “punitivo” : visto che tu, medico, non mi hai scritto notizie cliniche e visto che tu, paziente, non mi hai portato i precedenti vi punisco facendoti prendere ulteriori radiazioni e facendoti chiedere un’altra visita specialistica.
    E se il cardiologo vuole anch’esso punire.???….
    Ecco la spesa pubblica come aumenta…..

  3. giancarlo ha detto:

    Mah, di punitivo io ci vedo solo l’inevitabile avviso di garanzia recapitato al radiologo dall’ufficiale giudiziario qualora egli, mal indirizzato da un MMG o specialista, incorresse in un reperto misconosciuto a posteriori. Stiamo pur certi che certi praticanti l’arte (?) della medicina legale e che si guadagnano il pane sproloquiando di materie che non hanno mai praticato, non avrebbero dubbi nel giustificare l’inevitabile rinvio a giudizio con la mancata prescrizione dell’approfondimento TAC. Siamo giunti a questo, in Italia? Che se sei troppo scrupoloso ti si prende per il culo anche da parte di chi ti dovrebbe capire più di ogni altro, mentre se cerchi di non abbondare in richieste ulteriori sei degno delle peggiori disavventure giudiziarie? Cornuti e mazziati, mi verrebbe da dire. Gaddo, mi immagino il tuo invito, razionale e comprensibilissimo, all’equilibrio, ma mai come oggi esso mi sembra una utopia in un Paese di eccessi opposti che salgono alla ribalta vicendevolmente col tempo manco fossero su una altalena.
    Una ultima considerazione: è di questi ultimi giorni l’arrivo nel mio reparto di una reprimenda della Regione Marche, che stigmatizza il 14% di richiami in screening senologico, a fronte di una media accettabile del 7-8%…
    Be’, signori, diciamo che siamo al limite del grottesco. Soprattutto considerando che due miei colleghi sono sotto procedimento civile per risarcimento di un k misconosciuto proprio perchè, secondo la “perizia” non avrebbero eseguito una eco di approfondimento, non perchè il nodulo si vedeva nella mammografia. E tutto con avvocati nominati da loro, non certo forniti dalla Regione.

    • matteo ha detto:

      @giancarlo
      Beh se le cose stanno così non vedo perchè affannarci nel far Linee Guida e cercare di fare il nostro dovere secondo scienza e coscienza. Ce lo dicano direttamente i fantastici periti medici legali cosa dobbiamo fare e facciamola finita!

      • giancarlo ha detto:

        È proprio questo che mi preoccupa, caro Matteo… Se hai seguito aspetti recenti delle nostre questioni, già un illuminato giudice milanese ha sentenziato che le linee guida non sono vincolanti, mettendo in corto circuito tutto quanto faticosamente abbiamo cercato di costruire. Mi preoccupa che l’80% delle denunce arriva in giudizio, cosa che dimostra come a monte non si scremi una beata minchia. Mi preoccupa il fatto che, a fronte di un nostro comportamento che deve essere sempre ineccepibile nonostante le quotidiane difficoltà, il giudizio sul nostro operato viene affidato a gente che del nostro lavoro non conosce una mazza. Nel mio ospedale un collega chirurgo è sotto procedimento penale per una perizia fatta da un ex radiologo riciclato esperto forense. Con noi vanno bene giudizi un tanto al chilo…

        • giancarlo ha detto:

          Poi, se vogliamo dirla tutta e a costo di sembrare pedante, un caso come quello che hai così mirabilmente dissezionato era obbligatorio da approfondire con una tac, proprio secondo le linee guida che tu citi. Come ho già detto, discutiamo quanto vogliamo sulla “forma”, ma la sostanza dei fatti e cioè che il paziente doveva fare una tac, concedimelo, le linee guida lo imponevano.

          • matteo ha detto:

            d’accordissimo sulla TC ci mancherebbe. Ma io volevo aprire una riflessione sul nostro modo di lavorare attuale, fuori indicazione clinica e al buio da ogni notizia che riguarda il Paziente,cosa che ci costringe a pararci il culo per mille motivi. A me succede spessissimo e mi girano le balle.
            Mi chiedo se questo modo di procedere sia giusto. Io penso di no.

      • giancarlo ha detto:

        Allora scusami ma avevo inteso il tuo intervento come permeato di una lieve nota polemica nei nostri confronti. Spero, pertanto, di aver dato abbondante contributo ad eventuali tue riflessioni

  4. giancarlo ha detto:

    Un’ultima cosa: la spesa pubblica aumenta se non si pone un tetto ai risarcimenti, se le compagnie di assicurazione non la smettono di fare cartello e se non si fa finalmente chiarezza che l’atto medico non è passibile di procedimento penale salvo casi di dolo o colpa grave, tipo un anestesista che abbandona il tavolo operatorio e il paziente muore perchè lui non è presente, non certo perchè mi riservo di chiedere un approfondimento se non lo ritengo necessario alla luce dei reperti emersi. Stiamo certi che la spesa pubblica crollerebbe e di medicina difensiva non si parlerebbe più. Ah, dimenticavo… Ma dopo come manteniamo schiere di avvocati che su questo ci campano e in parlamento sono ampiamente rappresentati da preoccupati colleghi?

    • Gaddo ha detto:

      Equilibrio, in questa circostanza, vuol dire: sottoscrivo quello che hai scritto. Gli attori, in questa circostanza, sono tanti: ognuno con la propria parte di responsabilità, noi compresi. Ma per alcune figure professionali la colpa è maggiore. Tu hai fatto l’esempio dei medici legali, per esempio, verso i quali non nutro grandissima simpatia; ma ce ne sono altre, tra i quali i radiologi che firmano referti non conclusivi, se va bene, confondenti se va male. Credo che il senso del post di Matteo fosse proprio questo. O almeno me lo auguro.

  5. giancarlo ha detto:

    Come sempre d’accordo con te. Nella fattispecie, però, vorrei far notare che quando io vedo una sospetta interetiziopatia, la mossa successiva è sempre richiedere una HRCT secondo tutte le linee guida e sfido chiunque a definirmi un adepto della medicina difensiva. Poi discutiamo quanto ci pare una certa “ridondanza” ed aggressività insite nel referto, ma la sostanza rimane che una Tac qui ci voleva…

    • Gaddo ha detto:

      Ancora d’accordo. Quando vado in giro a parlare di torace dico sempre: se ci limitassimo a riconoscere i veri negativi già sarebbe tantissimo. Ė ai positivi che bisogna chiedere la TC, e questo è (anche) risparmio delle risorse.

  6. giancarlo ha detto:

    Caro Gaddo,
    Mi piacerebbe un tuo commento e di chiunque desideri partecipare a proposito di quanto ho riportato sopra sullo screening mammografico. Ora, pare che tale screening sia considerato LEA, ossia la regione ti da in mano uno strumento spuntato che secondo le recenti stime della ACR non vede due cancri ogni otto scoperti. Poi, se il cancro non lo vedi, sono cazzi tuoi, anzi, la Regione si incazza se chiedi troppe eco di controllo, proprio quelle eco che poi ci rimproverano non avere eseguito se scazziamo un esame. A me sembra di andare a fare un match di boxe con un braccio legato dietro la schiena e, se perdi, vieni considerato un brocco. Oppure mi sembra di essere uno di quei comandanti di compagnia nella prima guerra mondiale che, quando riferivano al Comando la impossibilità di un attacco per la presenza di fitti reticolati, si sentivano rispondere che i reticolati si sfondavano con i petti dei combattenti.
    Col risultato che su quei reticolati ci sono rimasti in 680.000…

    • Gaddo ha detto:

      Sarò sincero: mi sono sempre occupato di senologia molto ma molto marginalmente, dunque non sono la persona giusta per dare giudizi definitivi. Ho però una impressione di fondo, che vale poco ma è confortata delle riflessioni di alcuni dei miei colleghi senologi: che la doppia lettura senza ecografia sia rischiosa, specie nel caso di mammelle molto dense. Il problema, come dici tu, è il richiamo delle pazienti sulle letture dubbie. Lì si misura l’esatta ampiezza del problema, secondo me, e si gioca il rischio professionale nostro e delle amministrazioni. Ma se in giro per il blog c’è qualche radiologo dedicato alla senologia, sarò lieto se vorrà illuminarci sullo stato dell’arte.

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