Anche Padre Pio se la ride

Esco di casa e c’è l’insolito venticello autunnale che fa stormire le foglie, e le prime foglie che cominciano a cadere in strada: ma non fa ancora strano, con questo cielo così azzurro che sembra un presagio di lontani futuri di serenità.

La strada la conosco bene, potrei camminarci ad occhi chiusi se non fosse che dovrei attraversare la rotonda della morte, e la infatti cammino ascoltando il nuovo audiolibro: perché musica in questo periodo no, non riesco a sentirne troppa, ma storie quante ne volete, scritte su pagina di carta o su ebook reader o narrate da voci bene impostate.

Poi la curva gira larga ed ecco il parcheggione dell’ospedale: saluto l’omino della sbarra e faccio gli ultimi passi verso l’ingresso nord. E’ tutto a posto: il gabbiotto del custode, la statua di Padre Pio che sembra sempre ridersela sotto baffi e barba, la fontana che zampilla allegra, il lungo corridoio delle meraviglie e infine il mio studio diviso con altre cinque persone, il casino congenito di una scrivania, l’ordine maniacale di un’altra, l’armadietto pieno di cambi e altro che non sto qui a raccontarvi.

In un secondo sono già vestito di verde, ho preso il mio caffè e sono già diretto verso il mio turno di pronto soccorso. E, mentre percorro in direzione opposta il corridoio delle meraviglie, chissà per quale motivo, continuo a sentire in lontananza la statua di Padre Pio che se la ride sotto baffi e barba, bontà sua, sommerso dalle solite offerte floreali e da cattedrali di rosari fosforescenti che brillano nel buio come piccole galassie lontanissime.

E sorrido anche io insieme a lui, di gusto e di sollievo.

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