Basta tutto a tutti

(…) è finito il tempo del tutto a tutti in sanità (…)

(fonte: quotidianosanità.it del 05/06/2013)

 

Alla fine Beatrice ha parlato. Lo sapete, ho pensato spesso a lei in queste settimane difficili e concitate: senza una specifica formazione preliminare, con l’atteggiamento mentale di chi con la sanità ha sempre avuto a che fare come paziente, alle prese con un lavorio frenetico di aggiornamento sulle problematiche che un ministro della salute deve affrontare con chissà quali consulenti a esprimerle chissà quali pareri (al punto che viene da chiedersi: perché mai i politici che vengono messi a risolvere i problemi hanno bisogno di così tanti consulenti, che costano anche più dei politici stessi? Ma sono misteri italiani, per definizione insolubili).

Poi però ha parlato e lo ha detto chiaramente: “Siamo passati da un’universalità forte e incondizionata a un’universalità mitigata per garantire le prestazioni necessarie e appropriate solo a chi ne ha bisogno”. Il che, nella traduzione politichese-italiano, significa: è finito il tempo delle vacche grasse, basta prestazioni inutili, assistenza medica solo a chi ne ha bisogno.

Il che sarebbe anche sacrosanto, per carità, se non fosse che noi il nostro bravo 50% di tasse lo paghiamo anche per avere una sanità gratuita o quantomeno accessibile, che poi gratuita non è ormai da tempo e accessibile avrei i miei dubbi, visti i tempi che corrono, ma vabbè. Quello che sono curioso di vedere è il modo in cui sarà attuato il progetto, ossia dove si andrà a tagliare: visto che tagliare, in sanità, una volta ridotti gli stipendi a medici e paramedici e il numero di primari (sic) e i posti letto e l’approvvigionamento di farmaci, significa togliere la preda dalla bocca di leoni che mica sono disposti a farsela sfilare senza almeno digrignare i denti. Insomma, Beatrice rischia di perderla, quella gelida manina, ma vabbè.

Mi incuriosisce poi in particolare il tema della rete delle farmacie dei servizi: non ho capito bene se i farmacisti dovranno accollarsi l’onere e la responsabilità di curare pazienti senza patologie apparentemente gravi o urgenti. Anche perché l’idea trasformare questa figura mitologica, metà scienziato e metà bottegaio, in una figura operativa, mi lascia perplesso: in parte perché, poverini, il raffreddore già ce lo curano senza dover fare due ore di fila dal medico di famiglia; e in parte perché già mi immagino barricate sindacali che al confronto di quelle dei tassisti romani sembreranno le cinque giornate di Milano, ma vabbè.

E poi ci sono le Regioni, signore e signori, alcune delle quali dal punto di vista sanitario sembrano il far west: voglio proprio vedere come si riuscirà a far tirare la cinghia ad ameni figuri abituati a ingrassare alle spalle della salute dei cittadini da così tanti anni, ma vabbè.

Che poi mi sembra di essere sempre troppo critico con la nostra Beatrice: e invece non è colpa sua se la situazione sanitaria italiana è talmente aggrovigliata da sembrare inestricabile. Lei ha il solo grande torto di partecipare a un progetto incondivisibile, senza alcuna rete di protezione, e di usare il linguaggio vago di chi deve per forza prendere tempo perché non sa a che santo votarsi. Ma noi restiamo in trincea, da bravi fanti.

Dovrà pur sacrificarsi qualcuno per primo, in questa guerra tra disperati, per cui mettiamocela via: i primi saremo proprio noialtri.

3 Responses to “Basta tutto a tutti”

  1. Peppone ha detto:

    Che il principio del “tutto a tutti” sia praticamente non sostenibile, specie con i progressi della medicina, mi pare talmente evidente da provare imbarazzo quando sento che qualcuno sostiene il contrario.

    Quanto al “pagare le tasse”, caro Gaddo, sta lì il problema…primo le tasse non le pagano tutti (tutti furbetti nella nostra nazione), secondo tutte queste tasse sono profondamente ingiuste, oltre che controproducenti, azzerando o quasi i consumi. E l’economia “spicciola” cioè quella che interessa almeno il 70% (e anche oltre) delle persone lo sta dimostrando.

    E se, come sostengo da tempo, la soluzione stesse nell’integrare il sistema assicurativo con quello sanitario ?
    Esattamente come per l’auto, assicurazione sanitaria obbligatoria (minima) per ciascun cittadino, con costi a carico dello stato in ragione del reddito.
    Chi non ha i mezzi, potrà comunque avere l’assistenza sanitaria gratuita.

    La cosa potrebbe anche convenire alle stesse compagnie assicurative perchè, statisticamente parlando, i sani sono più dei malati.
    E nel caso delle “malattie croniche” o che sottopongano i pazienti a controlli frequenti, entro un certo numero di prestazioni annue sarebbero a carico dell’assicurazione, oltre quel numero (o valore), sino al termine dell’anno, tornerebbe a carico dello stato (sempre in percentuale rispetto al reddito).

    E’ così folle come idea ?

  2. matteo ha detto:

    Un paio di precisazioni:
    1) la pressione fiscale “effettiva” è del 55%. Record mondiale assoluto (dati Confcommercio 2012)
    2) l’evasione fiscale è pari al 17,5 -18 % del Pil e il sommerso ammonterebbe tra 150 – 250 miliardi di euro, difficilmente calcolabile perchè appunto nascosto.
    Esiste una parte degli italiani (ormai ridotti a minoranze etniche) che continuano stoicamente a pagare tutte le tasse e quindi sostengono la spesa pubblica ed i servizi e ne beneficiano sacrosantamente.
    Gli altri valorosi invece non la sostengono ma ne beneficiano soltanto e spesso sono esenti da ticket.
    Nella situazione attuale, non credo proprio che la simpatica Lorenzin potrà permettersi di incrementare la spesa sanitaria. Quindi per i prossimi tre-cinque anni mettiamoci il cuore in pace perchè rimarremo sottofinanziati rispetto al resto d’Europa come già avviene.
    Da quanto mi è parso di capire dalle sue prime uscite da Ministro, oltre a una serie di banalità dette a Porta a Porta e ai soliti annunci che prefigurano un ampliamento dell’attività sanitaria sul territorio (sono ancora in trepidante attesa dell’apertura degli ambulatori di MMG h24 come da Decreto Balduzzi 2012) e una particolare attenzione a tutte le forme di dipendenza, mi par di aver capito che verrà ridotta la popolazione esenticket. Questo per evitare il Superticket che potrebbe scattare dal 1 gennaio 2014 e porterebbe altri 2 miliardi di euro che lo Stato conta di incassare dalla compartecipazione dei cittadini alla spesa sanitaria (gnam gnam gnam).
    Per chi lo volesse sapere, In Italia il 70% delle ricette per esami, visite specialistiche, analisi di laboratorio,lastre, risonanze, ecografie e altre prestazioni di diagnostica strumentale è con esenzione del ticket: 145 milioni su 207 mln. Una percentuale che in alcune regioni raggiunge vette da record: 86% in Campania, 84% in Calabria, 82% in Puglia, 80% in Sicilia. Una valanga di ricette ‘no ticket’, di cui poco meno della metà (67 mln su 144 mln) per motivi legati al basso reddito dei cittadini
    Quindi secondo la ministra Lorenzin non ci sarà più il 50-70% degli italiani esenti da ticket ma molti di meno (a trovarli!!).
    Beatrice è alla ricerca di nuove persone da cui ricevere un ticket, per sostenere un SSN che si pagherà due volte.

    @Peppone: L’idea di far entrare le assicurazioni e creare un sistema misto pubblico/privato è interessante e alcuni paesi lo fanno già; ma la Costituzione Italiana considera la salute come un bene universale che lo Stato deve tutelare e quindi siamo ben lontani. L’attività delle assicurazioni per adesso rimane complementare/ marginale rispetto alla principale gestione pubblica.
    Devi poi considerare che in un sistema assicurativo per ragioni ovvie sarà penalizzato chi è sfortunato portatore di maggiori patologie e sarà invece favorito chi invece ha la fortuna di godere di buona salute. Non so se converrebbe a tutti, ma non è per niente folle come idea in sè.

  3. Gaddo ha detto:

    Il privato in sanità potrebbe essere una delle soluzioni, non lo metto in dubbio: con modalità però non perverse come quelle, per esempio, in vigore negli USA. Ma la conseguenza sarebbe inaccettabile per il nostro sistema fiscale: se lo stato non mi fornisce i servizi, io le tasse non devo più pagarle. E se non le pago come si tiene il piedi questo baraccone già abbastanza traballante? Ecco perché nel post parlavo di tagli obbligati: è possibile ritoccare in basso il livello dell’assistenza, non garantire più civili liste di attesa né scorte di farmaci. Quello che non si potrà fare è toccare chi con la salute della gente ci fa gli affari: e sono in molti, e potenti.

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