Buoni maestri, cattivi maestri

Chiacchieravo via e-mail con una collega sulle difficoltà che a volte inquinano il rapporto fra maestro e allievo; di come sia facile e frequente, purtroppo, che il maestro si faccia influenzare da altri colleghi non propriamente bene intenzionati nei confronti dell’allievo prediletto o, peggio ancora, che quando la crescita dell’allievo diventa troppo evidente il maestro allenti i rapporti perché un allievo troppo bravo rischia di oscurare la sua fama.

Trovo tutto ciò di una tristezza indicibile.

L’obiettivo finale di ogni Maestro dovrebbe uno e unico: che l’allievo lo superi. Il trionfo del Maestro, paradossalmente, è tutto rinchiuso nell’apparenza di una sconfitta. Se questo non accade, delle due l’una: o il maestro ha sbagliato a scegliere l’allievo, o il suo ego non gli permette di accettare che l’allievo diventi più capace di lui.

E in entrambi i casi non si tratta di Maestri ma di maestri, e i maestri con la emme minuscola non ci fanno mai una bella figura (salvo che in Italia, che è la loro patria di elezione, da Giulio Cesare in poi).

2 Responses to “Buoni maestri, cattivi maestri”

  1. marcaurelioiii ha detto:

    quando ero all’uni, c’era un prof, che era contento quando bocciava. Ovviamente non capiva che quando bocciava 28 ragazzi su 30 in una sessione di esame, in realtà non stava bocciando i ragazzi come studenti, ma stava bocciando se stesso come professore visto che quando spiegava si capiva solo lui. Ma lui era contento, perchè in quel modo pensava che l’elettronica la conoscesse solo lui.

    Lo stesso professore quando andavi all’esame e sapevi tutto, ti teneva 2 ore all’esame chiedendoti tutto il programma finchè non trovava una cosa che sapevi male per essere contento. Lo stesso professore si innervosiva così tanto quando rispondevi a tutte le sue domande, che fumava nell’aula (ovviamente in barba al divieto) una sigaretta dopo l’altra per cercare di calmarsi.

    Questi non sono professori, ma omminicchi, però alla fine non fanno altro che spingerti a studiare ancora di più, perchè se sai che un prof è stronzo, l’unica cosa che puoi fare per contrastarlo, è studiare ancora di più, in modo da non dover aver più bisogno di lui. Quindi alla fine gli sconfitti sono loro e non certo tu che quella materia la capisci fino in fondo.

    • Gaddo ha detto:

      C’è un grosso problema nel mondo universitario italiano. Gli universitari, il cui stupendo e impagabile mestiere sta nell’insegnare altrui un mestiere, nella fattispecie il loro, non dovrebbero essere scelti con il solo criterio della competenza: è un parametro tropo riduttivo. Un universitario dovrebbe soprattutto essere portato per l’insegnamento: amare la sua materia, aver voglia di condividerla con gli allievi, sviluppare l’empatia che permette lo scambio non solo di informazioni, ma soprattutto di metodo.
      Io conosco radiologi molto competenti, i migliori nel loro campo di interesse, che giunti al dunque non hanno voluto condividere con me le loro informazioni. Devo pensare per questo che siano meno competenti? No, affatto. Penso solo che non siano portati per l’insegnamento: se non si è capaci di condividere le proprie informazioni, finisce che ai congressi non è l’oratore sul palco a essere a disposizione della platea, ma l’esatto contrario.
      Io, confesso, provo un po’ di pena per queste persone: anche se sono molto dotate. L’atto di cancellare un power point dal PC congressuale subito dopo il proprio intervento, affinché nessuno possa avvantaggiarsi del proprio lavoro, è avvilente: e infatti gli oratori davvero cazzuti, i veri Maestri, non lo fanno mai.
      Perché sanno bene che il cuore della loro presentazione non è nelle immagini radiologiche o nelle righe di testo, ma nell’esperienza di chi parla. Quella, statene certi, nessuno potrà mai togliergliela: perché l’avranno già messa a disposizione degli altri, spontaneamente.

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