Archive for the ‘Hospital’ Category

Cronache del virus fetente #21 – Il passato è una droga che non ho più intenzione di prendere

lunedì, Ottobre 5th, 2020

 

Lasciate perdere le boiate quotidiane dei giornalisti sui tamponi e sui contagiati: il solo dato che conta è quello che vedete schematizzato qui sotto, dove non si parla di asintomatici positivi ma di gente che al momento alberga in ospedale e non si sta divertendo.

Avevamo avvisato che il rischio di una seconda ondata era reale. Non ci avete creduto? Non ce n’è di coviddì? La mascherina ci rende schiavi dei poteri forti? Pecoroni, uscite dal gregge? Bene, cari i miei eroi della resistenza, la seconda ondata sta arrivando.

Adesso, io non so se ce n’è o meno di coviddì, come blaterava qualcuno. Ma una cosa sono certo: di cervello in giro ce n’è ben poco.

Purtroppo, però, pare che il coviddì non scelga i suoi bersagli sulla base del quoziente intellettivo, come invece sarebbe auspicabile.

 
 
 
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La canzone della clip è “Il tuo ricordo”, di Samuele Bersani, tratta dall’album “Cinema Samuele” (2020).

Cronache del virus fetente #20 – Oh, tutti stanno cambiando e non so perché

sabato, Settembre 19th, 2020

Le biblioteche, forse lo sapete o forse no, sono ancora mezze blindate (inspiegabilmente, devo dire, visto il delirio estivo nelle discoteche di mezza Italia e gli assembramenti scolastici mascherina-free in uso tra gli adolescenti).

Infatti, all’ingresso della biblioteca comunale c’è un carrello per potersi disfare del libro da restituire senza nemmeno il fastidio dell’interazione diretta con l’impiegata, che comunque se ne sta protetta al di là del solito vetro in plexiglas con la mascherina sul viso.

Restituito il libro (per la curiosità degli storici, Io Robot di Asimov), chiediamo se sono disponibili altri titoli.

“C’è qualche romanzo della serie di Lucky Starr?”

L’impiegata digita, attende un secondo, poi risponde: “Mi dispiace, no”.

“E Abissi d’acciaio?

“Ci sarebbe, ma nella sede di Venezia. Se vuole lo faccio arrivare”.

“Grazie, sarebbe meraviglioso. E per caso ci sarebbe anche Notturno?”

Click click click.

Notturno purtroppo è in quarantena”.

“Come in quarantena, scusi?”

“I libri che vengono restituiti rimangono chiusi in una confezione ermetica per quattordici giorni, poi possono essere affidati a un nuovo lettore. Sa com’è, non sappiamo chi li abbia tenuti in mano”.

Ecco, non so come altro dirlo, ma questa storia dei libri in quarantena mi ha commosso assai. Come se anche le loro pagine possedessero una scintilla di vita, un’anima determinata dal flusso casuale degli elettroni, un battito cardiaco misurabile. O potessero contrarre un virus dagli umani e ammalarsi.

Che poi, a ben pensarci, quest’ultima eventualità negli ultimi anni si è già realizzata, e ben prima della pandemia da CoVid-19.

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La canzone della clip è “Everybody’s chancing” dei Keane, tratto dall’album “Hopes and Fears” (2003).

Cronache del virus fetente #17

lunedì, Agosto 24th, 2020

Oggi, 21 agosto dell’anno domini Covid-19, il comune di Jesolo ha deciso di intitolare un tratto del cosiddetto Lungomare delle Stelle al personale sanitario italiano: come ringraziamento per l’attività svolta durante l’emergenza (il mio Ospedale del Mare, lo ricordo, è stato fino a inizio giugno il nosocomio COVID aziendale).

Non voglio tornare su tutte le cose, brutte o belle, che vi ho raccontato durante quei mesi terribili. Vi dico solo che a sentirne parlare, ancora adesso, ho i sudori freddi e mi viene un magone in gola che non potete immaginare: durante la cerimonia, mi vergogno a dirlo ma è vero, dietro le lenti scure degli occhiali da sole avevo gli occhi lucidi.

Per cui vi parlo da medico, col cuore in mano: siccome ancora non sappiamo cosa accadrà in autunno, cerchiamo di stare tranquilli. Non ho voglia, nessuno di noi sanitari ha voglia di ripassare attraverso quell’inferno di mascherine, camici impermeabili, respiratori artificiali, disinfettanti, stanze sigillate.

Facciamo così: i conti lasciamoli alla fine. Alla fine sarete tutti liberi di dire che non è successo niente, che le morti erano simulate, le foto dei camion militari di repertorio, che le istituzioni vi hanno tolto la libertà con la scusa dell’emergenza sanitaria, che le mascherine ci rendono simili a pecore, eccetera. Per adesso, vi prego, fatevi ancora sfiorare dall’ombra del dubbio, e regolatevi di conseguenza.

Non voglio più essere un eroe, per nessuno.

Solo un bravo medico.

Yeah, solo amore, quanto sangue e quanto cuore avrò per te

venerdì, Luglio 31st, 2020

Incontro in ospedale colleghi che, cortesemente, mi chiedono come sto; e la mia risposta, negli ultimi tempi, è invariabilmente: Finché si può dire che ho avuto tempi peggiori, va tutto bene. Loro sorridono: qualcuno (che sa) ha per me anche uno sguardo di comprensione, qualcun altro (che non sa) forse sorride perché crede che stia scherzando.

Invece io non sto scherzando, sono serissimo. Risolvere una serie di problemi gravi non vuol dire che poi non ti ritrovi con altri, inattesi, che magari non puoi nemmeno gestire direttamente perché (paradosso dei paradossi) sono proprio quei problemi lì che ti consentono di sopravvivere.

Per cui, credetemi, scendere dal piedistallo è cosa buona e giusta. Mettere via la cotta di maglia pure, anche se poi i colpi che prendi fanno più male. Il bello dei miei cinquant’anni è che per la prima volta in vita mia ho messo via le armature, abbattuto i muri, bruciato i ponti con il passato. Non è che si stia tanto meglio, beninteso, ma almeno il fardello è più leggero.

L’unica cosa di cui per adesso non riesco ancora a liberarmi sono, non ridete, certe e-mail e certi messaggi whatsapp che ancora conservo. E sapete perché? Perché leggere quelle cose, come dire, è autoassolutorio. Cioè, permette in qualche modo di guardare agli eventi da una prospettiva più corretta. Capire che, per quanto ci si possa mettere in discussione personalmente, certa merda rimane quello che era anche all’epoca dei fatti: merda.

Se mai dovessimo sopravvivere a questo nefasto 2020, credo che questo sarà il mio obiettivo per l’anno a venire: liberarmi anche di queste ultime scorie. E poi cominciare un viaggio senza gerle di sassi sulle spalle, pensando che la vita non è infinita e che, quando alla fine vai a stringere, le cose importanti sono poche, e di certo non quelle per le quali ti eri così sacramente incazzato.


La canzone della clip è “Puro amore”, di Zucchero, tratta dall’album “Blue” del 1999. Perché ci vuole puro amore per fare bene il nostro mestiere. Il resto, date retta a me, sono solo stronzate.

 

L’errore cognitivo (cronache del virus fetente #16)

martedì, Luglio 7th, 2020

Quello che segue è il classico esempio di come NON bisogna ragionare, e di cosa sia un cosiddetto errore cognitivo (se avete letto o state leggendo la Guida bene, se no tocca organizzarvi per capire cos’è questo tipo di errore).

Parto dall’inizio: turno di urgenza. Paziente maschio di 53 anni che, mi viene detto, si è svegliato in piena notte con una dispnea da paura e al momento non ha febbre: ne consegue l’Rx torace standard (RxT) di benvenuto.

Bene: guardo il suo RxT e valuto nell’ordine, con misurata ponderazione 1) il cuore che per volume mi sembra border-line; 2) la presenza di peribronchial cuff, cioè di ispessimento delle pareti bronchiali; 3) le strie di Kerley B che si vedono chiaramente alla base polmonare dx (che, ripeto fino a restare senza fiato, è sempre il quadrante toracico ideale per capire che pattern radiografico abbiamo di fronte); 4) gli addensamenti parenchimali alveolari a sviluppo prevalentemente perilare e 5) la presenza di versamento pleurico. Nella mia testolina si sommano in automatico segni radiologici + scarno quadro clinico fornito dai colleghi del PS e si ottiene la diagnosi: per quanto sia giovane, questo Paziente ha uno scompenso cardiaco acuto. E questo scrivo nel referto.

Dopo qualche ora chiama la Collega e mi dice: Possiamo fargli una TC? Abbiamo paura che sia un CoVid.

Minchia, commento io, che avevo già riposto nel dimenticatoio il caso e pensavo a ben altro. Mandalo quando vuoi.

La TC è questa.

La guardo e la riguardo, il mio lobo limbico comincia a scaricare elettricità a casaccio, sento montarmi una paura fottuta nelle viscere, si accendono molte lucette rosse a intermittenza e penso, in rigido ordine cronologico:

1) Cavolo, è un altro paziente CoVid!

2) Erano settimane che non se ne vedeva uno!

3) Oddio, adesso si ricomincia!

4) Vedi che hanno ragione quelli che dicono che ci vorrebbe una nuova stretta, nuove limitazioni di contatto?

5) Ommioddio, c’è ground glass, c’è crazy paving, ci sono le aree di consolidazione!

6) È CoVid! È CoVid! È CoVid!

Quindi chiamo la Collega e le dico, con lo stesso tono preoccupato che avete intuito leggendo le righe qui sopra: Attenzione! È CoVid! Lei si spaventa quanto me, percepisco con precisione estrema il corso dei suoi pensieri mentre dice che il risultato del tampone non è ancora pronto, e mi rendo conto che sta facendo la conta rapida di quanti operatori sono finiti a contatto stretto con il disgraziato che ha aspettato la fine della pandemia per farsi venire la polmonite da CoVid. Io firmo il referto e mi metto tranquillo. Sto per chiamare il Capotecnico per la sanificazione della stanza quando le luci rosse nell’ippocampo, all’improvviso, si spengono. E ricomincio finalmente a ragionare con la corteccia cerebrale.

Avete mica confrontato il RxT con lo scout view della TC, cosa che nella foga del momento io, semplicemente, non-ho-fatto? Male, perché questo è l’errore cognitivo: il vero “errore umano”, quello che non può essere imputato al sistema (quel cretino del vostro primario, per esempio, o il governo ladro, o persino le scie chimiche e la malattia di Morgellons), alla patologia o al Paziente stesso, che magari vi risulta pure antipatico. Sono gli errori subdoli che dipendono da voi, e solo da voi: dalle vostre conoscenze in materia, dall’errata raccolta dei dati, da ragionamenti clinici inesatti, da errate verifiche dei risultati. Oppure, come in questo caso, dalla paura fottuta di quello vi sta succedendo.

Insomma, mettendo a paragone RxT e scout view TC, acquisito tre ore dopo, si vede chiaramente che le strie di Kerley B sono scomparse e anche gli addensamenti alveolari bilaterali sono meno cospicui. Vado a riguardarmi le scansioni TC e, difatti, non trovo più traccia delle strie di Kerley: che diavolo di fine hanno fatto? E come mai le aree ground glass e crazy paving sono centrali, mentre le regioni mantellari risultano completamente risparmiate? E quelle consolidazioni dei lobi inferiori: non è che per caso sono dovute alla compressione del versamento pleurico e al decubito obbligato supino? E, per giove, quello non è versamento pleurico bilaterale, peraltro maggiore a destra?

Insomma, un minuto dopo aver firmato il referto chiamo immediatamente la Collega e le chiedo: Non è che per caso al Paziente avete fatto il diuretico?

Certo, risponde lei beata come un serafino. Infatti dopo è migliorato rapidamente.

Al che, ma sempre con la calma serafica di chi, come si usa dire da queste parti, ha avuto il colpo di mona quotidiano, sono partite a denti stretti alcune sostanziali questioni. 1) Perché non mi hai detto che aveva fatto il diuretico e che era migliorato? 2) Perché mi hai detto che sospettavi un CoVid se il paziente non aveva né febbre né altri sintomi respiratori?

La morale della questione è molto semplice, direi intuitiva: se volete che noi radiologi facciamo bene il nostro lavoro, perdio, voi clinici dovete fornirci le informazioni. In-for-ma-zio-ni. Siamo dei PC di fine millennio scorso, è vero, dei 486 arrugginiti con una RAM ridicola: ma se ci fornite i dati, anche noi prima o poi riusciamo a elaborarli e a dare la risposta corretta. Ma c’è anche un’altra morale, ben più importante e meno scontata di questa: bisogna-stare-attenti-agli-errori-cognitivi. Il quesito clinico può fuorviare, per cui la regola è non fidarsi mai di nessuno e ragionare con la propria testa. Se non mi fossi fatto prendere dal panico (cosa se volete anche ragionevole, visto il bel periodino che abbiamo passato in primavera) nemmeno mi sarei posto il problema: alla richiesta della TC avrei chiesto lumi sulla situazione clinica del Paziente, dato retta alla prima diagnosi (corretta) che avevo fatto sul RxT e risposto: Perché non facciamo un controllo radiografico e poi decidiamo? Il controllo avrebbe confermato anche radiologicamente il miglioramento del Paziente e la diagnosi di scompenso cardiaco, benché il giovanotto avesse solo 53 anni, non sarebbe stata messa in dubbio. Con risparmio di tempo, fatica, radiazioni e capelli bianchi.

Insomma, se un errore cognitivo così ridicolo capita al vostro blogger preferito, uno che peraltro si vanta da sempre, con infinita vanagloria, del sangue freddo che è capace di esprimere in urgenza, figuratevi il neospecialista durante la notte di guardia. In definitiva: state sempre svegli, perché non sapete né il giorno né l’ora (della prossima cazzata).

PS Nel conclusioni del referto (corretto al volo) ho risposto alla domanda: è un CoVid? In realtà anche lì ho commesso, più che un errore, un’omissione: perché per quanto il quadro TC fosse effettivamente indeterminato, e potesse rientrare nella classificazione CO-RADS 3 (che altrettanto in effetti comprende la diagnosi differenziale con l’edema polmonare acuto), ormai avevo ricostruito tutto l’iter con precisione e avrei potuto dare chiaramente la diagnosi corretta. Diciamo che ero nervosissimo per l’andamento della questione e per aver appena mandato fuori un referto degno di ben altra platea social: per cui chiedo venia e, come diceva sempre il mio collega Umberto, mi infilo la lingua in bocca (in realtà lui non diceva proprio “in bocca”, ma ci siamo capiti).