Archive for the ‘L’Italia ai tempi della crisi’ Category

Cronache del virus fetente #22 – Relazioni tra il Negazionista e la teoria della psicologia delle masse di Freud (parte 2)

giovedì, Ottobre 15th, 2020

Dopo aver compreso le istanze alla base della vostra necessità di negazionismo, legate a concetti basilari di psicologia delle masse, può essere utile provare a capire come e perché siete arrivati in fondo a questo corridoio buio in cui ci si vede poco, nulla è quello che sembra e, in ultima analisi, tutto vi dà l’impressione di essere parte del complotto mondiale volto a fottere proprio voi.

Facciamo un breve riassunto delle puntate precedenti: pensavate di starvene tranquilli e beati nel ventre della vacca e invece, quando meno ve lo aspettavate, è arrivato il CoVid-19 a stanarvi (naturale o di laboratorio, non importa: il virus è comunque arrivato). Siete passati in rapida successione, andata e ritorno, attraverso una gamma di sentimenti inediti e contraddittori: paura, terrore, raccapriccio, gratitudine, speranza, tristezza, solitudine. Avevate pensato che fosse giunto il momento del redde rationem e insieme al resto del Paese vi siete messi a intonare canti di gioia e ad applaudire i medici dai balconi delle vostre case. Ne sono certo: ognuno di voi, anche il più stronzo di tutti, ha pensato: ecco l’occasione per cambiare, per avvicinarci tutti, per rendere il mondo un posto migliore.

Ne convengo: non vi hanno dato una mano a realizzare il cambiamento i politici, la cui efficacia comunicativa è risultata imbarazzante, prossima allo zero. Né vi hanno aiutato i tecnici, perché ogni infettivologo/epidemiologo/virologo ha detto la sua, contraddicendo gli altri e riuscendo nell’impresa quasi impossibile di essere sistematicamente smentito dai fatti (come sia possibile che tutti i cosiddetti esperti avessero contemporaneamente torto, ecco, questo è il vero e inspiegabile mistero del 2020). Non vi hanno aiutato né i media, che si sono fatti prendere dall’isteria, né i social, che hanno dato spazio a eserciti di cialtroni di ogni genere, grado e livello di istruzione. Ma resta il fatto che, quando la crisi si è avviata verso la risoluzione della fase acuta, invece che grati vi siete riscoperti scettici. La versione ufficiale non vi ha più soddisfatto. Avete cominciato a scorgere l’ombra del complotto dietro qualsiasi evento collegato in modo più o meno diretto al CoVid, e questo dubbio ha spaccato in due la popolazione: da una parte i sanfedisti, ligi alla dottrina della medicina ufficiale; dall’altra i giacobini, quelli che hanno subodorato la Grande Fregatura e si sono messi a fare la rivoluzione. Gli uni indossano la mascherina nei luoghi pubblici, gli altri intasano le chat di whatsapp con messaggi in cui ridicolizzano il gregge di pecore mascherate.

Pensateci bene: perché, all’improvviso, da applauditori del mezzogiorno vi siete trasformati nei giacobini del CoVid? Perché il vostro popolo ha moltiplicato così tanto i dubbi, in Rete e fuori, da arrivare a convincersi che non c’è stata nessuna emergenza, che si è trattato di un gigantesco imbroglio mondiale e che con questa storia della pandemia stanno solo cercando di imporci un governo mondiale di stampo totalitario?

Andiamo per ordine: mettetevela via, l’epidemia di CoVid c’è stata per davvero. I morti pure. Se non credete alla versione ufficiale credete almeno al grande numero di medici che c’è passato in mezzo e che per almeno tre mesi ha sputato sudore e sangue e a volte, troppe, c’ha pure lasciato le penne. Se non vi fidate dei medici che hanno gestito l’emergenza perché immaginate che Big Pharma li abbia pagati per mentire, converrete che non è facile stabilire le modalità di questo patto scellerato: gli introiti di ciascuno di noi sono tracciabili senza difficoltà da parte di un sistema esattoriale lento a riconoscere i diritti dei cittadini ma lesto ed efficace quando si tratta di far man bassa di denaro con tasse e balzelli vari. Dovreste quindi immaginare una rete occulta di pagamenti in nero, in cui ogni singolo medico piegato alla versione dei poteri forti abbia ricevuto dagli stessi una valigia piena di contanti che da mesi cerca di smaltire con grande fatica e altrettanta cautela, un po’ dal fruttivendolo e un po’ dal panettiere, a botte di venti euro per volta. Troppo faticoso, lo capite anche da soli. E poi io, nel mio piccolo, di soldi purtroppo non ne ho visti. Anzi, se può consolarvi, mettendo fine a quel poco di libera professione che mi concedo, il periodo del lockdown è coinciso con il collasso del mio stipendio.

Bisogna allora supporre che il vostro scetticismo sia figlio naturale del disagio legato alla pandemia, cioè a un evento spaventoso e inatteso di portata mondiale. Siccome è stato un evento difficile da metabolizzare, si fa molto prima a rimuoverlo: se ci si convince, tutti insieme, che la pandemia non è esistita e il virus è la punta di diamante di un complotto mondiale, ci si incazza, e l’incazzatura fa in modo che si smetta di soffrire per un dramma planetario al di là di ogni comprensione. Meglio convincersi di essere stati perculati dai Poteri Forti, in preparazione di una nuova forma di fascismo turbomondialista, come chioserebbe qualcuno, che vedersi come degli scampati a una tremenda pandemia che, tra gli altri, ha ammazzato tra le mura domestiche il mio amico d’infanzia Gennaro, 52 anni, operatore del CUP di Bergamo, in apparente buona salute, crepato nella solitudine di una città in cui non c’erano abbastanza ambulanze per soccorrere tutti. Io il sorriso beffardo e fragile di Gennaro non lo rivedrò mai più, purtroppo. Voi ce l’avete avuto, un Gennaro? O un parente stretto morto per (o con) il CoVid?

Ma possiamo fare un ulteriore passo indietro, e parlare del mio gatto Michelangelo (detto Micky). Micky dorme sui miei piedi, quando va bene, o in mezzo ai cuscini mio e di mia moglie, quando va male. La mattina, al suono della sveglia, Micky apre gli occhi e fa una cosa strana: le fusa. Non ne ha motivo, nessuno di noi lo sta carezzando né gli sta dedicando nemmeno uno sguardo fugace, eppure fa le fusa. Mi sono chiesto per anni il perché, e poi forse ho formulato una risposta plausibile: Micky fa le fusa perché per lui l’addormentamento equivale alla morte, cosicché al risveglio è talmente incredulo e felice che gli scappano le fusa. Minchia, deve pensare in quel momento il suo cervello primitivo di gatto domestico, sono ancora qui! Sono vivo! Ci sono ancora!

La stessa cosa, sebbene con modalità cognitive più complesse, succede anche a noi umani. Rassegnatevi: che siate cattolici, ortodossi, mussulmani, buddisti, la realtà dei fatti è che nessuno di voi crede a niente. Come dite? Manco di rispetto alle vostre più profonde convinzioni religiose? No, un attimo, lasciatemi spiegare. Se qualcuno di voi credesse sul serio alla possibilità di una qualche forma di Deità superiore, a un qualche tipo di vita dopo la morte, non avrebbe il coraggio di perpetrare le bestialità di cui son piene zeppe le cronache quotidiane. Ognuno di voi, anche quelli in apparenza più devoti, fanno i conti ogni giorno con la certezza inconscia che dall’Altra Parte non esiste nessun Dio, misericordioso o meno; e, anzi, che non esista nessuna Altra Parte. Siete talmente increduli che, come il gatto Micky, prendete sonno senza alcuna certezza che la mattina seguente vi sveglierete e il mondo sarà ancora lì ad aspettarvi, fedele, uguale alla sera prima. Se aveste questo genere di certezza, se possedeste davvero una fede religiosa equivalente al granello di senape di cui parlava Gesù Cristo (Lc, 17, 5-10), sareste animati da uno spirito di amore e di compassione indirizzato verso chiunque: uomini, animali e persino il povero pianeta che ci è toccato in sorte. E il mondo sarebbe un posto decisamente migliore di quello che è: un luogo infernale dove un gruppo di bestie ignoranti pesta a morte un ragazzino indifeso pensando di farla franca.

Ho torto? Dite che esagero? Provate invece a pensare a questo: se siete di fede religiosa tiepida, non andate a messa da anni, non vi comunicate da ancora più tempo e vi stanno pure sulle palle i preti, o addirittura siete atei dichiarati, qual è la vostra reazione quando capita la disgrazia inattesa, il figlio che si ammala, il medico che vi scova un tumore maligno da qualche parte, un incidente che riduce in fin di vita vostro fratello o il vostro migliore amico? Semplice: vi ritrovate in ginocchio nella navata centrale della chiesa madre, a piangere e impetrare una grazia che vi tragga dal dolore che devasta le vostre vite. Se davvero credeste in Qualcuno o in Qualcosa, invece, nulla dovrebbe inquietarvi o addolorarvi. Se il Signore davvero si occupa degli uccelli del cielo e dei gigli nei campi (Mt, 6,25-34), perché non dovrebbe occuparsi anche di voi? Semplice: voi, al Signore, chiunque Egli sia, non credete. In un certo senso, è evidente, siete negazionisti in tutto: in questo almeno ravvedo una coerenza di base che vi fa onore.

Persino la tecnologia vi sostiene, nel delirio autistico del viaggio fuori dalla realtà. Il mondo virtuale, nel vostro immaginario povero di fantasie autarchiche, vi spinge all’estremo di confondere il virtuale, appunto, con il reale. Potete negare l’evidenza delle decine di migliaia di morti per CoVid e/o pestare a morte il gracile ragazzino indifeso perché, da qualche parte di ciò che rimane del vostro cervello, voi immaginate che sia tutto finto e che a un certo punto sarà possibile premere il tasto del reset e far tornare il videogioco alla schermata iniziale. Nulla di ciò che fate ha per voi le stigmate delle definitività: tutto è finto, i pugni non fanno male, le parole non possono ferire, le intenzioni non possono danneggiare, le negazioni non possono arrecare nocumento. E quindi, come speculare conseguenza, nemmeno fare del bene. Non riesco a capire una sola cosa: se la vostra inesistente capacità di empatia sia conseguenza del fatto di essere cresciuti in un mondo in cui il virtuale ha più presa del reale o se nel virtuale sguazziate così bene perché fin dalla nascita non siete stati programmati all’empatia e alla maturazione interiore. D’altronde, come non farsi venire il dubbio: se siete diventati quel genere di persona, forse i vostri genitori, nonni e antenati vari non erano tanto migliori di voi.

In più, provate a leggere qualcosa sulla cosiddetta Teoria della Montagna di Merda: la trovare digitando la frase su Google o qualsiasi altro motore di ricerca. In breve, se mettete una scimmia a battere su una tastiera è possibile che dopo qualche milione di anni, in modo del tutto casuale, essa produca il capolavoro universale della letteratura, il libro delle profezie da qui all’eternità, o la descrizione esatta del Padreterno con annessi e connessi. Però, nel mentre, la scimmia produrrà montagne e montagne di parole senza significato, frasi sconnesse, cioè una montagna enorme di merda senza significato. Il guaio è che quando una scimmia produce merda di questo tipo (esempio: i morti per CoVid sono tutta una montatura allo scopo di vaccinare a tappeto l’intera umanità) non basta un singolo esperto di virologia. Ci vogliono decine di esperti: la scimmia, appena gli si contesta un aspetto del problema, sposta l’attenzione da un’altra parte. E magari su quell’argomento tu (medico, biologo, ingegnere, geologo) non possiedi abbastanza competenze e, a differenza della scimmia, sai benissimo di non possederle e non hai nessuna intenzione di millantare crediti. Sbugiardare il negazionista costa troppo, in termini di competenze e fatica: ecco perché sembra che l’abbiano sempre vinta loro. E, attenzione, il meccanismo perverso funziona anche al contrario: ci sono debunker di professione che mettono in atto esattamente le stesse modalità. Il fine giustifica sempre i mezzi. Ultima domanda: perché la scimmia produce così tanta merda? Dice la teoria: perché dare la colpa della miseria dilagante a un sistema maligno toglie alla scimmia la responsabilità del proprio fallimento umano. Alla scimmia la vita va male non per colpa della sua scarsa intelligenza, della poca voglia di studiare o lavorare, o perché abbia usato violenza contro il prossimo finendo per perdere famiglia e amici. No. Se davvero esiste un complotto contro la scimmia, allora è di quel complotto la colpa dei propri fallimenti. La scimmia a quel punto può tirare un sospiro di sollievo.

E allora, come si può uscire da questo tunnel di disperata negazione della realtà di cui il CoVid è solo una delle tante manifestazioni e nemmeno la più importante? Semplice: forse non è possibile. Il vostro problema è che siete troppo ignoranti per valutare la realtà nel suo insieme, in tutta la sua enorme complessità. Non è un’offesa: siete ignoranti, direbbero Aldo, Giovanni e Giacomo, nel senso che ignorate, non conoscete, non sapete. Non sapete nulla di ciò di cui state parlando, e di certo non vi aiuta lo pseudo-esperto di turno che ottiene la vostra attenzione solo perché dice esattamente quello che vorreste sentirvi dire. E non è questione di non aver studiato a scuola: la mancanza di nozioni scolastiche è nulla a fronte del dramma di non aver mai letto un romanzo, un saggio, un libro di storia, cioè di non aver mai usufruito degli strumenti necessari a sviluppare le uniche due qualità che davvero contano nella vita: empatia e capacità di analisi. Insomma, è altamente probabile che non riusciate mai a liberarvi del vostro dramma di negazionisti: oggi è il CoVid, domani l’Olocausto, dopodomani i gulag sovietici. Se qualcuno di voi dovesse riuscirci sarà a prezzo di enorme fatica, indicibili sofferenze. Le stesse, a titolo di esempio, che permettono a qualche disgraziato finito in carcere di rifarsi una vita a fine pena: aver usato il tempo a disposizione durante gli anni di pena non per palestrarsi e fare a botte nelle ore d’aria, ma per studiare e meditare sul proprio cambiamento.

In bocca al lupo, dunque. A voi la scelta finale.

Cronache del virus fetente #21 – Il passato è una droga che non ho più intenzione di prendere

lunedì, Ottobre 5th, 2020

 

Lasciate perdere le boiate quotidiane dei giornalisti sui tamponi e sui contagiati: il solo dato che conta è quello che vedete schematizzato qui sotto, dove non si parla di asintomatici positivi ma di gente che al momento alberga in ospedale e non si sta divertendo.

Avevamo avvisato che il rischio di una seconda ondata era reale. Non ci avete creduto? Non ce n’è di coviddì? La mascherina ci rende schiavi dei poteri forti? Pecoroni, uscite dal gregge? Bene, cari i miei eroi della resistenza, la seconda ondata sta arrivando.

Adesso, io non so se ce n’è o meno di coviddì, come blaterava qualcuno. Ma una cosa sono certo: di cervello in giro ce n’è ben poco.

Purtroppo, però, pare che il coviddì non scelga i suoi bersagli sulla base del quoziente intellettivo, come invece sarebbe auspicabile.

 
 
 
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La canzone della clip è “Il tuo ricordo”, di Samuele Bersani, tratta dall’album “Cinema Samuele” (2020).

Cronache del virus fetente #19 – Relazioni tra il Negazionista e la teoria della psicologia delle masse di Freud

lunedì, Settembre 7th, 2020

Cari Negazionisti di ogni genere e grado, lo vedete il fenomeno nella foto? Quello con il cartello che porta vergata la frase, ricolma di buoni sentimenti, “tamponatevi il culo”? Bene, forse avete avuto la ventura di incontrarlo in piazza o forse no, poco importa. Quello di cui vi siete accorti, e che peraltro vi aspettavate, e che appuntate sul petto come una medaglia al valore, è l’attacco diretto che vi è stato indirizzato sui social: imbecilli, cretini, irresponsabili, autocertificatevi o almeno tatuatevi sulla fronte che se vi ammalate di CoVid non volete essere curati, eccetera. Tutto normale, da una parte e dall’altra. Come dite? Non vi torna quel mio “da una parte e dall’altra”? Se avete un po’ di tempo e pazienza vi spiego: il problema, come sempre, è il metodo con cui, tutti, negazionisti e non, approcciamo il problema.

Nel celeberrimo articolo “Psicologia delle masse e analisi dell’Io”, pubblicato da Sigmund Freud nel 1921, si parla proprio di questo. In quell’articolo il nostro Sigmund, in realtà, chiosa alcuni estratti del libro “Psicologia delle folle” di Gustave Le Bon, il geniale antropologo francese che per primo si dedicò a studi sistematici del problema, ma ai fini pratici della discussione chi fu il primo dei due a teorizzare sull’argomento non ci interessa. Ci interessa piuttosto il concetto, per l’epoca rivoluzionario, di “massa psicologica”. Nella massa (psicologica), dice Le Bon, l’individuo perde la sua specificità e lascia affiorare la base inconscia comune a tutti gli animali di razza umana. In questo modo gli individui del gruppo, in un certo senso, acquisiscono un carattere “medio”, omogeneo, nel quale non soltanto vanno perdute le peculiarità personali ma trovano anche posto caratteristiche nuove, non possedute in precedenza dai singoli. In pratica da negazionisti, invece che distinguervi dalla massa che vi ripugna, finite per annullarvi dentro una massa analoga, che invece ripugna gli altri, gli antagonisti. Le caratteristiche nuove di cui parla Freud nel suo saggio dipendono sostanzialmente da tre fattori.

  1. Fattore numero uno. Lo spiego citando Le Bon, che dice: “La prima causa è che l’individuo in massa acquista, per il solo fatto del numero, un sentimento di potenza invincibile”. E poi: “Ciò gli permette di cedere a istinti che, se fosse rimasto solo, avrebbe necessariamente tenuto a freno”. Avete capito? All’interno della rassicurante massa psicologica, che vi accoglie come una mamma, perde progressivamente potere quel senso di responsabilità che in condizioni normali vi impedisce di spaccare la vetrina di una banca anche se odiate a morte banchieri e nuovo ordine mondiale. Si tratta delle stesse circostanze e degli stessi meccanismi psicologici per cui, a un certo punto, da un corteo pacifico si stacca un gruppetto di scalmanati che comincia a mettere a ferro e fuoco la strada, terrorizzando tutti, manifestanti e passanti. Nessuno di loro, preso singolarmente, ne avrebbe mai il coraggio: avrebbe troppa paura della condanna morale del prossimo, di multe e di finire in galera. D’altronde, queste sono le regole del vivere sociale. O no?
  2. Fattore numero due. Nella massa (psicologica) gioca un ruolo fondamentale il contagio mentale (parlare di contagio, in questa circostanza, ne converrete anche voi, è quantomeno curioso). Gli atti del gruppo sono contagiosi nel senso che il singolo componente è portato a emularli, anche se ciò comporta il sacrificio del proprio interesse personale. Pure questo trova corrispondenza nei fatti presenti: protestando contro mascherine e distanziamento sociale, e manifestando accalcato in una piazza iperaffollata e sicuramente stracolma di fiati virali, ognuno di voi manifestanti si è letteralmente candidato a due o tre mesi potenziali di terapia intensiva dai quali non è certo che uscirà vivo; senza contare tutti gli altri incolpevoli disgraziati che in piazza non c’erano, ma standovi accanto verranno infettati e rischieranno a loro volta un piacevole soggiorno con il tubo in gola. Eppure non c’è nulla da fare, a nulla valgono per dissuadervi non solo le evidenze scientifiche della pericolosità del vostro atteggiamento anti-sociale, perché di norma in sit-in di protesta come il vostro sono proprio le presunte evidenze scientifiche a essere contestate (sebbene a contestarle siano in grande prevalenza capre prive di istruzione), ma nemmeno la memoria del recente e doloroso passato.
  3. L’ultimo elemento che caratterizza la massa psicologica è la suggestionabilità. Siccome i singoli elementi del gruppo, per effetto del contagio psichico, hanno abdicato a quella che Freud chiama “personalità cosciente” e fatto emergere in modo incontrollato il lato pulsionale, ubbidiscono ai suggerimenti evocati dall’evento, dall’idea o dall’individuo che ha creato la massa psichica, o più spesso da tutti e tre questi fattori insieme, e finiscono per compiere azioni contrarie al loro temperamento e alle loro abitudini. Avete capito bene? Lo ripeto: “azioni contrarie al loro temperamento e alle loro abitudini”. Sarebbe a dire, in termini più terra terra, che gli individui suggestionati cominceranno a perpetrare cazzate a randa delle quali in condizioni normali si vergognerebbero. Vi ricorda qualcosa in termini di partecipazione a recenti assembramenti in pubblica piazza del tutto ingiustificati, se non folli? Ma dice ancore Le Bon: “…la suggestione, essendo identica per tutti gli individui, aumenta enormemente poiché viene reciprocamente esercitata”. Per capirci: ognuno degli individui che compongono la massa, dopo essersi rincoglionito, a sua volta contribuisce attivamente al rincoglionimento degli altri, rinforzando esponenzialmente le istanze squilibrate della massa stessa. Non vi offendete: stiamo parlando dei capisaldi della psicanalisi. Niente di personale.

Ma Le Bon, sempre chiosato dal buon Sigmund, va oltre e dice, chiaramente: quando un individuo è assorbito dalla massa le sue capacità intellettuali si riducono. Anche su questo punto, cari i miei negazionisti, dovreste riflettere; sebbene vi dia atto che lo stesso ragionamento può valere, al contrario, anche per i non negazionisti (che sempre massa sono, sebbene con altre percezioni della situazione: le reazioni della massa sono le stesse, che abbiate ragione o che abbiate torto). Questa riduzione delle capacità intellettuali ha due gravi conseguenze.

La prima è che, cito sempre Le Bon, “la massa corre subito agli estremi, il sospetto sfiorato si trasforma subito in evidenza inoppugnabile, un’antipatia incipiente in odio feroce”. Sarebbe a dire che gli individui, all’interno di una massa, non sono capaci di alcuna forma di mediazione e tendono inevitabilmente al manicheismo: una cosa o è completamente buona o è completamente cattiva, non esistono vie di mezzo e non è consentito prendere in considerazione le istanze della parte avversa, anche se le istanze dovessero avere una base scientifica solida o essere animate da altrettanto solido buon senso. La conseguenza di ciò è che “chi desidera influenzarla (la massa) non ha bisogno di rendere logiche le proprie argomentazioni, deve dipingere a fosche tinte, esagerare e ripetere sempre la stessa cosa”. Chiaro? In buona sostanza siete alla mercé dei soliti capipopolo, della cui buonafede o della cui preparazione culturale non potete essere certi, che dettano messaggi di forza e brutalità perché sanno bene che quello è il miglior viatico per tenere in pugno le masse. Se siete tra quelli che hanno tentato di bruciare in piazza le mascherine chirurgiche, senza riuscirci perché nemmeno sapete che sono fatte di materiale ignifugo, o la foto del Papa, e l’avete fatto senza ricordare tutte le volte in cui avete visto bruciare in piazza bandiere americane o italiane e siete inorriditi, adesso sapete anche perché l’avete fatto. Non siete stati voi: è colpa della massa (psicologica) che vi ha rincoglionito e fatto regredire all’età della pietra.

La seconda conseguenza è che la massa “non tollera alcun indugio tra il proprio desiderio e il compimento di ciò che desidera”. Vi ricordate il perché? Tornate su e rileggete: perché la massa, in quanto tale, si sente onnipotente e pertanto invincibile. Ecco perché in una massa possono coesistere senza conflitto idee antitetiche, e senza che dalla contraddizione di tali idee scaturisca un conflitto. Questo vi spiega con chiarezza estrema come possa essere possibile che, proprio mentre state mettendo in discussione con violenza inaudita l’operato della sanità pubblica e la buona fede dei medici, se uno di voi si sente male in piazza ci mettete un secondo a chiedere col megafono: c’è un medico in piazza? La vedete adesso la schizofrenia dei vostri atteggiamenti? Non siete malati, per carità: è solo psicologia di massa, elaborata da Le Bon e Freud a inizio del secolo scorso (cacchio, quanto tempo fa) e spiegata facile facile.

Chiudo con l’ultima e più interessante frase di Freud: “Le masse non hanno mai conosciuto la sete della verità. Hanno bisogno di illusioni a cui non possono rinunciare”. Riflettete qualche giorno su queste parole, nel silenzio delle vostre camere da letto. Nella prossima puntata, appena avrò qualche minuto libero, vi parlerò di come siete finiti in un vicolo cieco di questo tipo, e come sia ancora possibile evaderne.

Cronache del virus fetente #18: lettera aperta al Negazionista Seriale

martedì, Agosto 25th, 2020

Caro Negazionista Seriale dell’ultima ora,

se con le tue esternazioni volevi risultare spiritoso, mi dispiace, non ci sei riuscito.

Se eri serio, invece, mi dispiace ancora di più. E sai perché? Perché, e parlo personalmente, devi sapere per certo che non esiste complotto più o meno occulto in grado di fregarmi come tu temi di essere fregato. Io le ho viste coi miei occhi e refertate con le mie mani, le Tac polmonari dei malati di coglionavirus, come con molta malagrazia e assoluta mancanza di umano rispetto li chiami tu, ed erano più o meno tutte uguali tra loro: al punto che siano addirittura riusciti, dopo pochi giorni dall’inizio della pandemia, a individuare il pattern della malattia (“pattern”, se non lo sai, in inglese vuol dire schema, modello. Noi sciamani della Radiologia del terzo millennio usiamo questi schemi per ottenere la ragionevole sicurezza che l’associazione di segni visibili in un’immagine radiografica o Tac sia riferibile proprio a quella malattia, e non ad altre).

In più io li ho visti morire, i malati, e in tanti; tu no. Tu non hai mai fatto un intero turno ecografico o in terapia intensiva con lo scafandro addosso, sudando come una fontana e pregando Iddio di non ammalarti a sua volta. Io si. Io ho visto; tu non hai visto, consentimi, un beneamato cazzo di niente. Tu al massimo in quei giorni convulsi guardavi la televisione, io invece ero in ospedale a lavorare e la sera neanche tornavo a casa per non correre il rischio che mia moglie e i miei figli si ammalassero di CoVid. E mentre tu te ne stavi stravaccato sul divano a guardare la televisione sgranocchiando patatine e grattandoti il pacco, noi medici abbiamo capito come curare i malati. Non lo abbiamo capito subito, è vero, e probabilmente se fossimo partiti da una base di conoscenza maggiore ne avremmo salvati qualcuno in più di tutti quelli che la buccia a casa alla fine l’hanno riportata. Ma una cosa è certa: certamente non lo hai capito tu, che al massimo in quei momenti pensavi solo a lamentarti per le code all’ingresso dei supermercati e perché non ti era possibile la corsetta quotidiana al parco.

Quindi, se permetti, tra uno che non solo ha studiato molti anni (anche se, come è noto a tutti, Big Pharma ci costringe a imparare le menzogne che vuole lei e poi ci paga bene per replicarle sui social) ma ha anche visto coi suoi occhi la tragedia, e uno ignorante come una capra che la tragedia la guardava in televisione, vedi tu di chi ci si può fidare.

Guarda: io quelli come te non li banno solo perché le stronzate di cui disseminano i social hanno valore pedagogico, se capisci cosa voglio dire, e vanno lette da tutti in modo che ci si renda conto della loro abnormità. E, già che ci sono, ti chiederei anche una ulteriore cortesia: dovessi ammalarti in modo grave di covviddì, e non te lo auguro, credimi sulla parola, perché non lo augurerei nemmeno al mio peggior nemico, stai pure a casa e non far conto sull’ospedale. Tu ti risparmierai l’atto finale del complottismo, cioè il tubo in gola, e la sanità pubblica avrà risparmiato risorse utili a curare qualcun altro che magari a quelle cure ci crede.

E infine: se in questo preciso momento ti stai toccando i coglioni con un gesto apotropaico di antica tradizione (cerca pure su Google la definizione di “apotropaico”, la trovi tra “medicina omeopatica” e “scie chimiche”), ecco, vedi, la questione alla fine è tutta qui.

Cronache del virus fetente #17

lunedì, Agosto 24th, 2020

Oggi, 21 agosto dell’anno domini Covid-19, il comune di Jesolo ha deciso di intitolare un tratto del cosiddetto Lungomare delle Stelle al personale sanitario italiano: come ringraziamento per l’attività svolta durante l’emergenza (il mio Ospedale del Mare, lo ricordo, è stato fino a inizio giugno il nosocomio COVID aziendale).

Non voglio tornare su tutte le cose, brutte o belle, che vi ho raccontato durante quei mesi terribili. Vi dico solo che a sentirne parlare, ancora adesso, ho i sudori freddi e mi viene un magone in gola che non potete immaginare: durante la cerimonia, mi vergogno a dirlo ma è vero, dietro le lenti scure degli occhiali da sole avevo gli occhi lucidi.

Per cui vi parlo da medico, col cuore in mano: siccome ancora non sappiamo cosa accadrà in autunno, cerchiamo di stare tranquilli. Non ho voglia, nessuno di noi sanitari ha voglia di ripassare attraverso quell’inferno di mascherine, camici impermeabili, respiratori artificiali, disinfettanti, stanze sigillate.

Facciamo così: i conti lasciamoli alla fine. Alla fine sarete tutti liberi di dire che non è successo niente, che le morti erano simulate, le foto dei camion militari di repertorio, che le istituzioni vi hanno tolto la libertà con la scusa dell’emergenza sanitaria, che le mascherine ci rendono simili a pecore, eccetera. Per adesso, vi prego, fatevi ancora sfiorare dall’ombra del dubbio, e regolatevi di conseguenza.

Non voglio più essere un eroe, per nessuno.

Solo un bravo medico.