Che potresti raccontarla tu la mia storia

Stamattina mi sono svegliato presto.

Fuori pioveva, pioveva a dirotto: dopo due passi in strada, portando i bimbi a scuola, ero già zuppo fino alle cosce.

Poi mi sono messo in auto, direzione ospedale, ho acceso al massimo i riscaldamenti e li ho puntati in basso per provare ad asciugarmi. Ero diretto all’ospedale del mare, non quello del fiume: perché chi lavora laggiù ha diritto a pari dignità degli altri colleghi e tutti devono capire che non esistono più sezioni distaccate, da queste parti. Dunque, anche io mi smazzo al mare, come tutti, i miei bravi turni di lavoro.

In spiaggia c’era vento e si sentiva, forte, il rumore delle onde. Ho tenuto aperta la finestra, anche se avevo freddo, per sentire il mare in tempesta e respirare l’aria salata che il vento soffiava contro i vetri. Non puoi capire com’è sedersi davanti alla consolle, prendere il pacco di referti e lavorare mentre fuori infuria la tempesta: che se solo alzi gli occhi puoi vedere onde alte così che si infrangono sulla spiaggia e diventano piccole montagne di schiuma bianca.

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Ed è così che ho pensato alle nostre passeggiate sulla spiaggia e ho immaginato noi due, stretti, infagottati nei maglioni a collo alto e nelle sciarpe e nei cappelli, che guardiamo lo spettacolo e cerchiamo di parlare, con le voci sovrastate dalla furia degli elementi. Ho immaginato le nostre orme uguali sulla battigia, che il mare alle spalle cancella subito dopo il passaggio, le risate, i progetti per il futuro. Ho ricordato l’odore buono di certi caffè. Ho guardato il cielo grigio, le nuvole che corrono veloci come deve essere nei cieli di qualche lontana isola anglosassone in cui non sono ancora mai stato. Ho sentito la tua mano fredda nella mia, un po’ ruvida, l’incastro perfetto delle dita: come se ci avessero creato così, stretti per mano, e ci avessero separati subito dopo la nascita.

E il palmo della mia mano che continua a sentire quel maledetto senso di vuoto, quando non ci sei.

La canzone della clip è Sorella mia, di Sergio Cammariere, tratta dall’album Dalla Pace del mare lontano (2002). Uno che ha capito cos’è l’amore, e sa come cantarlo.

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