Chi preferisce il Pronto Soccorso?

Vi invito calorosamente a leggere un articolo pubblicato di recente su Bergamo Post e redatto da un giornalista che, una volta tanto, non fa controinformazione sanitaria terroristica ma si limita a constatare quello che di regola accade nel Pronto Soccorso dei grossi ospedali italiani: intasati non tanto e non solo da reali urgenze, come vorrebbe il buon senso civico, ma da persone che provano a (cito testualmente) “risparmiare sul ticket del prelievo o dei raggi, saltare la coda, non perdere la giornata di lavoro o avere un secondo parere rispetto al medico di base”.

Nessuna di queste quattro motivazioni, giusto per dare una risposta alla domanda finale del solerte giornalista, è degna di un paese civile: mettono solo a nudo il nostro scarso senso civico (per esempio, è lunga la mia collezione personale di rx spalla per “periartrite” -sic- alle cinque del mattino) e le incredibili lacune del nostro sistema sanitario.

E tra tutte, perdonatemi se mi accanisco ma non posso proprio farne a meno, la richiesta al Pronto Soccorso del secondo parere rispetto al medico di base: come al solito è lì, nella cosiddetta Medicina Generale,  l’anello debole della catena. Prima qualcuno deciderà di metterci le mani, ammesso che la cosa sia ritenuta possibile, e prima noi operatori sanitari potremmo risollevare la testa.

6 Responses to “Chi preferisce il Pronto Soccorso?”

  1. Pier Silverio ha detto:

    Tutto ciò che non è vitato è lecito, e la gente se ne approfitta. Qualcuno dirà che una società in cui bisogna mettere per legge il “senso civico” è una società che ha fallito; e forse ha ragione. Fintanto che lo Stato continuerà a essere visto come entità sfruttatrice, la gente si sentirà in diritto-dovere di rifarsi su di esso tutte le volte che può. Del resto cos’è uno stato se non è un’azienda di servizi (sicurezza, sanità, istruzione), quindi perché trattarlo diversamente dall’Enel che ti telefona ogni 15 giorni per le nuove offerte o dalla Vodafone che ti invia i messaggini promozionali.

    Questo tanto per provocare.

  2. Gaddo ha detto:

    Il nostro modello euro-sociale ha chiaramente fallito: non si tratta di raffinate analisi politiche ma di guardare alla realtà dei fatti. Così come ha fallito, oggettivamente fallito, la politica dell’austerity associata allo spauracchio, ridicolo, dello spread che saliva. Insomma, basta avere gli occhi aperti e non serve essere economisti prestigiosi che parlano con la virgola sulla punta della lingua. Perché dico questo? Perché non è che lo Stato venga visto come “entità sfruttatrice”: no, lo Stato lo è per davvero, una entità sfruttatrice. Lo è dal momento in cui si dimostra puntuale come uno svizzero nel prendere ciò che gli spetta, e ritardatario come un mercante cartaginese nel dare ciò che spetta ai cittadini. Il servizio sanitario ne è un classico esempio: per le tasse che paghiamo (o che la maggioranza di noi paga, per essere precisi), i servizi dovrebbero essere aperti e fruibili. Credetemi, sia quelli che non sono addetti ai lavori sia quelli che non lo sono ancora in modo compiuto: i margini di ottimizzazione in sanità sono enormi, ci sono buchi spaventosi da chiudere prima ancora che arrivi un Monti qualunque a dare sforbiciate orizzontali a cazzo, e a qualunque livello sarebbe possibile fare molto, dalll’usciere dell’ospedale al suo direttore generale. Ma adesso lo dirò chiaramente: per ogni direttore sanitario o generale venduto alla cattiva politica degli amici degli amici, ci sono decine e decine di onesti lavoratori che tirano avanti la carretta con (ancora) un barlume di orgoglio e di entusiasmo. E’ a queste persone che il cittadino dovrebbe dire grazie: perché il giorno in cui anche l’ultimo di loro si stuferà di credere in qualcosa di più elevato della riconferma in carica per un altro mandato, magari più vicino a casa sua, la situazione del Pronto Soccorso di Bergamo e di qualunque altra città italiana precipiterà nel baratro più nero, senza possibilità di ritorno. Ma io continuo a dirlo: ognuno di noi è pagato per assumersi responsabilità, a differenti livelli. Se non sarà in questa, spero che saremo chiamati nella prossima (per chi ci crede) a rendere conto delle nostre scelte. Fino a quel momento vi cuccherete l’imprenditore che non ha tempo da perdere e che si presenta in Pronto Soccorso alle tre di mattina per “spalla dolorosa”, rubando tempo e risorse a un sistema già in crisi, con l’avvallo di politici regionali che proprio su questo genere di connivenza con l’elettorato stanno costruendo le campagne elettorali.

  3. Pier Silverio ha detto:

    Praticamente fare il medico è una “missione” anche se non si va in Africa, visto che ci si candida a un martirio autoimposto (se si vuole fare bene).

    Secondo me hai rinunciato alla carriera medica per passare a quella ecclesiastica: Gaddo Santo subito! 😛

  4. matteo ha detto:

    Caro Gaddo,
    In quasi 40 anni sono andato in PS (da Paziente) solo due volte.
    La prima nel 1999 quando mi sono conficcato una lama nella mano, la seconda nel 2002 quando sono stato investito da un auto mentre andavo in bici, fratturandomi tre vertebre e ringrazio il chirurgo che ha guardato la mia RX COLONNA LOMBOSACRALE perché il Radiologo,ovviamente non c’era; pisciavo rosso vivo ma nessuno mi ha fatto un’ecografia renale (sob) cio nonostante me la sono cavata lo stesso.
    Mai e poi mai mi verrebbe voglia di andarci per nessuna ragione al mondo.
    In Italia i PS si intasano perché ci sono tantissimi ospedali ragionevolmente inutili per chi è malato, ma assolutamente indispensabili per chi è sano. E non è detto che tutti questi piccoli- medi ospedali siano adatti ad affrontare tutte le patologie possibili ed immaginabili dalla A alla Z. Anzi direi proprio il contrario. Io che lavoro in un fottutissimo e lurido spoke ospedaliero so benissimo che il PS arriva risolvere i problemi fino ad un certo livello di complessità oltre la quale l’attività si ferma e diventa tutta un’ attesa.
    Attesa di inviare i Pazienti gravi negli ospedali grandi e specializzati.
    Attesa per i Pazienti meno gravi (cod. Bianchi e Verdi) che verranno visitati ed esaminati in seguito.
    Ma perché succede questo?
    Perché la Sanità in Italia la decidono i sani, per i malati.
    Ecco qua la spiegazione di tutta la interminabile storia dei PS intasati.
    https://youtu.be/ePqr_7Lxxeg
    dal minuto 22.00 al 28.00
    Tutto qua.

    per fare un tavolo, ci vuole il legno
    per fare il legno ci vuole l’albero
    per fare l’albero ci vuole il seme
    per fare il seme ci vuole il frutto
    per fare il frutto ci vuole un fiore

    per chiudere un ospedale, bisogna affrontarei i sani (che protestano in piazza)
    per fare scelte drastiche, ci vuole il consenso
    per fare il consenso, ci vuole il politico credibile
    per fare il politico credibile, ci vuole il Commissario Straordinario
    per fare il Commissario straordinario, ci vuole l’Emergenza

    Si perché l’ ItaGlia ha bisogno di mettere al fianco della politica qualcuno che sembri più “pulito” di lei (l’Italia s’intende), per far credere che quello che dice la Politica si faccia veramente!

    Sul fallimento del modello sociale europeo sono stra-d’accordo con te, anzi io credo non sia mai comparso sulla terra quell’Homo Europeus che dovrebbe prima o poi rappresentare la sintesi di un mondo per ora unificato da Euro debiti ed Euro disuguaglianze variamente distribuite. Io ho girato un po’ e francamente non credo sarà mai possibile mettere insieme il modus vivendi di un cittadino di Helsinki con un immigrato Lampedusano o di un Varoufakis (da un Prof. di Economia ci si aspettava qualcosina di più, vergogna!).

  5. giancarlo ha detto:

    È anche vero che paragonare i Paesi scandinavi che hanno gli abitanti di Roma con enormi risorse naturali col nostro povero stato sovrappopolato e senza niente mi sembra un pò azzardato. Ma il senso civico di essi, si, lo invidio proprio…

  6. Gaddo ha detto:

    “Perché la Sanità in Italia la decidono i sani, per i malati”.
    In due parole tutto il senso del post e, probabilmente, della situazione sanitaria italiana. Grazie.

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