Chiavette del caffè

Domenica notte ero di guardia.

Alle undici e  mezza, minuto più minuto meno, la sala di aspetto è vuota: decido che è arrivato il momento della pausa serale alle macchinette del caffè. Caracollo fino all’area ristoro (si chiama proprio così, nel mio ospedale), infilo la chiavetta ricaricabile nella macchinetta, la ricarico con svariati euro che mi avanzano nelle tasche, prendo la mia bevanda e la sorbisco guardando le luci della notte attraverso la vetrata. Poi torno in pronto soccorso: e lascio le chiavi attaccate alla macchina distributrice.

Lo vengo a scoprire la mattina seguente, quando incrocio una delle mie tecniche. La quale mi chiede, ironica: Non ha per caso dimenticato qualcosa, stanotte?

Di dormire, mi viene da rispondere altrettanto rionicamente; e lei invece tira fuori il mio mazzo di chiavi. Intatto, senza una sola chiave mancante: c’è persino la chiavetta ricaricabile delle macchinette distributrici, che in genere è sempre la prima a sparire.

Così, me ne torno a casa tutto contento e persino fiero dell’onestà dei viandanti notturni e dei medici e paramedici che si sono alternati per ore alle macchinette del caffè. Finché stamattina dico a un paio di colleghi: Vi offro un caffè alle macchinette, venite?

Certo che si. Andiamo, io infilo la mia chiavetta nel distributore e, meraviglia, la chiavetta ha un credito di soli 15 centesimi. Ma come, se avevo caricato quasi cinque euro, la sera prima? La risposta è semplice: il viandante notturno, il paziente di passaggio in corribande notturne, un collega medico o un paramedico dei tanti, è passato di là, ha visto la chiavetta attaccata, l’ha saccheggiata e mi ha lasciato con il minimo sindacale, l’unico che non poteva sfruttare perché con 15 centesimi oggi come oggi non ti compri nemmeno un caffettino.

E allora non mi resta che ringraziare che non mi abbiano portato via l’intero mazzo di chiavi, e sperare che con la mia chiavetta abbiano banchettato in tanti: mi disturba un pò il pensiero del singolo viandante compulsivo che saccheggia le macchinette con una chiavetta altrui e poi scompare nella notte con le braccia piene di mercanzia, pur di non lasciare nemmeno un euro di carica. Sarebbe uno specchio dei tempi che viviamo, ecco, che non sono propriamente bei tempi: è un pò come pagare il 50% del proprio reddito di tasse a uno stato che dichiara da anni di volertele ridurre, o vedere in televisione gli sciacalli che saccheggiano le case altrui dopo un terremoto o un’altra calamità naturale.

E poi, per inciso, il caffè me l’hanno offerto i miei colleghi.

8 Responses to “Chiavette del caffè”

  1. matteo ha detto:

    Caro Gaddo,
    il rito del caffè per noi radiologi ha un significato particolare, più profondo del caffè preso al bar di una persona qualunque.
    Il nostro lavoro inizia al mattino e sembra non avere sosta siprattutto nei turni in PS: il fatto che ad un certo punto della nostra giornata noi ci alziamo e ci andiamo alla macchinetta magari da soli, più spesso in compagnia, rappresenta una sosta che in qualche modo noi regaliamo a noi stessi.
    Forse per questo motivo hai deciso di dedicare alla pausa caffè un intero post. Per quanto riguarda l’episodio direi che tutto sommato ti è andata piuttosto bene dal momento che le chiavi le hanno lasciate. Sono meravigliato del fatto che abbiano lasciato anche la chiavetta. Ma sono oltremodo sbalordito dal fatto che ci abbiano lasciato dentro 15 centesimi!!!

  2. Gaddo ha detto:

    Direi che i 15 centesimi li hanno lasciati proprio perchè non si potevano spendere, altrimenti mi avrebbero ciulato anche quelli. Ma devo essere sincero? Avrei preferito che si fregassero direttamente la chiavetta: così invece hanno davvero dato l’idea della razzia fine a sè stessa, e non del furto perchè l’occasione ti rende ladro. Sono sfumature, lo so, ma hanno un senso: il ladro è il ladro, il razziatore magari non si sente nemmeno tale e torna a casa con la coscienza pulita, oltre che con le tasche piene di lattine di coca cola.

  3. Vito ha detto:

    Vedi, di certo in altri posti avrebbero preso 7 bicchierini vuoti da 2 cent, evidentemente nei distributori a voi forniti non vi è tale possibilità.
    Come ben sai io sono ottimista, e penso sempre in positivo.
    Pensa se non avessi più trovato il tuo mazzo di chiavi…..
    Di certo non avresti dormito sereno al pensiero di colui che avesse potuto impossessarsi di tale accesso.
    Quindi…. quindi chiama un fabbro od una ferramenta, fai cambiare tutte le serrature… circa 200 euri a serratura…. magari c’erano le chiavi della macchina, con codifiche ed oltre, spesa circa 400 euri….
    Non ti lamentare, poteva andarti molto ma molto peggio e quei 5 euro…….
    che la dissenteria glieli faccia evacuare tra mille crampi e spruzzi e che ciò avvenisse proprio quando sono impossibilitati ad aver un bagno vicino e che sia presente il loro capo e tanti colleghi dall’olfatto ed udito sopraffino, così imparano a tenersi le mani in tasca.

  4. Gaddo ha detto:

    In realtà le chiavi erano quelle del mio reparto: al massimo si portavano via dieci tonnellate di risonanza magnetica, che basta averci la station wagon abbastanza capiente.

  5. sabino ha detto:

    o radiologo Fortunato (si può usare l’aggettivo?) 🙂

    io resto fortemente convinto che m’abbiano grattato il mazzo di chiavi mentre visitavo, nel mio ambulatorio: ho chiara in mente l’immagine di me, con le chiavi in mano, mentre aspettavo che un’altra persona cercava di aprire il portone del palazzo che ospitava il mio ex-lavoro, una rampa di scale e sono in ambulatorio; dopo circa un’ora e mezza ininterrotta di visite mi si palesano 5 minuti di vantaggio, decido di uscire per prendere aria e, sorpresa, le chiavi non ci sono più . . .
    400 euro di fabbro per chiudere in bellezza la giornata lavorativa e la sensazione, abbastanza netta, che il mazzo di chiavi di casa mi sia stato sottratto da uno dei (sei) pazienti che ho visitato

  6. Gaddo ha detto:

    Il che è ancora peggio, perché oltre al danno la beffa. E’ che bisogna trattarli male, ‘sti pazienti: solo così non ti fregano il portafoglio… 😉

  7. fede ha detto:

    A me sono già sperite una stilografica, svariate pennette USB, libri non parliamone, yogurt scaduti e le carote dal tupperware in frigo (me ne hanno lasciate giusto un paio di pezzetti in fondo, tanto per non sentirsi in colpa e non dover lavare il contenitore). La tentazione di correggere il pranzo col guttalax è ogni giorno più forte…

  8. Gaddo ha detto:

    Due pezzetti di carota sul fondo: proprio come i miei 15 centesimi. Che non sai se li hanno lasciati perché era difficile prenderli con la forchetta o se perché così hanno coltivato l’illusione che tu non ti accorgessi che li aveva mangiati un altro, a sbafo.

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