Come bocciare il superchirurgo

 

Il mio amico Luca, che ogni tanto mi invia spunti di riflessione degni di nota, questa volta mi ha proposto un articolo de Il Corriere sul dottor Marco Lanzetta. Il quale è un chirurgo della mano di fama mondiale ma, come vedrete leggendo l’articolo, nonostante le sue indubbie competenze è incappato in incredibili disavventure (diciamo così) burocratiche.

http://www.corriere.it/cronache/11_novembre_24/stella-lanzetta-superchirurgo-bocciato_0adc6f4c-1664-11e1-a1c0-69f6106d85c1.shtml

Ora, è vero che qui da noi queste cose sono sempre successe. E’ vero che ciò che accade, in grande, nella politica, accade poi in piccolo anche nelle università; e che, anzi, le due cose sono spesso strettamente collegate tra loro. E’ vero che in campo medico, sempre in Italia, chi non si allinea viene castigato (avete visto la coda di Report, ieri sera? Può anche darsi che il taglio giornalistico fosse palesemente sbilanciato a favore di Zamboni, ma di certo i suoi antagonisti non ci hanno fatto grande figura). E’ vero che ci sono regole non scritte ma tramandate da padrino in figlioccio su come si deve stare al mondo se si vuole far strada in università (e non). E’ vero che vige la demeritocrazia come criterio fondante del nostro sistema, e che bene o male tutti la accettiamo come un dato di fatto incontestabile, come il debito pubblico che ci grava sul groppone da quando nasciamo, o come l’evidenza che il sole ci fa abbronzare.

E’ tutto vero, insomma. Però, per favore, poi non statevi a lamentare se il vostro intervento chirurgico ha avuto complicazioni gravi, se il radiologo non ha capito nulla della vostra TC, se l’internista non si è accorto del vostro fegato che debordava di cinque dita dall’arcata costale. Mettetevelo bene in testa: come non sono uguali gli idraulici che vengono a ripararvi la perdita di acqua in casa, così non sono uguali i medici che vi hanno in cura. Poter partire tutti alla pari, da blocchi di partenza chiaramente posizionati, con uno starter onesto e un fotofinish sicuro sul traguardo, non è solo garanzia del povero cristo di medico che partecipa al concorso pubblico universitario o ospedaliero e non ha nessuna conoscenza importante. E’, o dovrebbe essere, garanzia del privato cittadino che poi a quel medico dovrà in un modo o nell’altro afferire.

Ma d’altro canto, confessatelo pure, a voi in fondo va bene così: perché se vi chiedessero di rimettere in discussione le vostre certezze ponendovi in confronto con i vostri colleghi rispondereste di no, che è meglio lasciare le cose come stanno, che un sistema basato sulle conoscenze e sull’anzianità di servizio è più rassicurante di un altro basato sulla competizione onesta e sul confronto delle competenze reciproche.

E così, ogni volta che in futuro vi lamenterete dell’Italia ai tempi della crisi, ricordate che una piccola parte della colpa è anche vostra, nostra, di tutti quanti quelli che preferiscono lasciare le cose come stanno invece che rimettere tutto in gioco: e che tante piccole colpe sommate tra loro, come accade nel caso dell’evasione fiscale, danno origine a colpe di massa esorbitanti. Perché i privilegi delle varie caste ci danno fastidio, e molto; salvo quando nella casta ci siamo noi, e allora è meglio far  finta di niente e passare oltre.

7 Responses to “Come bocciare il superchirurgo”

  1. matteo ha detto:

    Caro Gaddo
    il caso del professor Lanzetta è paradigmatico di quello che avviene in Italia: per crescere e sviluppare una competenza ad un certo livello devi fuggire dall’Italia. Poi quando vuoi tornare per insegnare le competenze agli altri trovi il muro di gomma dei Baroni di turno che ti bloccano con concorsi tuttaltro che trasparenti.
    Il risultato finale è che potevamo vantare uno dei più grandi esperti di chirurgia della mano del mondo come professore universitario , con tutto quello che ne consegue in termini di immagine, competitività, richiamo culturale e ovviamente in termini di costituzione di un’eccellenza in questo campo della medicina e invece tutto questo è stato bloccato in favore dei soliti caproni dell’università italiana.
    Per quanto riguarda il caso del dottor Zamboni direi che la vicenda è piuttosto controversa per varie ragioni: in generale io diffido da queste cure miracolose ma d’altra parte ritengo giusto dare sempre una speranza in più ai Pazienti che non si giovano dei metodi terapeutici ufficiali, in particolare alla popolazione di pazienti SM (una malattia che già di suo è un vero mistero).
    Anche qui si sono insinuate le solite guerre tra neurologi, chirurghi vascolari e varie competenze ognuna impegnata a difendere il proprio orticello fatto di miliardi di euro. Ma poi c’è anche la medicina ufficiale e soprattutto la scienza ufficiale che prima o poi dovrà decidere se questo sistema è efficace oppure no.
    Quindi prima di giudicare io aspetterei la fine delle sperimentazioni cliniche (contestata dal Prof. Comi per motivazioni credo abbastanza serie).
    In ogni caso io penso che i casi sono due: se Zamboni fallisce è stato comunque giusto fare una sperimentazione e il miglioramento miracoloso anche di solo 10 Pazienti SM giustifica ampiamente tutti gli sforzi effettuati.
    Se invece Zamboni ha ragione e le sue sperimentazioni cliniche hanno successo allora è un genio e il premio Nobel per la medicina dovebbe essere assegnato immediatamente senza esitazione.
    Viva l’Italia.

  2. Gaddo ha detto:

    Su Zamboni (che essendo di scuola ferrarese ho conosciuto personalmente) c’è una sola cosa che mi desta preoccupazione. Paradossalmente, il problema non è se la sua terapia funzioni o meno: per dimostrarlo esiste l’evidenza scientifica, non il parere di Pinco Pallino. Il problema sta nella tua frase: “anche qui si sono insinuate le solite guerre tra neurologi, chirurghi vascolari e varie competenze ognuna impegnata a difendere il proprio orticello fatto di miliardi di euro”. Ossia, quello che voglio dire è semplice: per capire se Zamboni ha avuto o meno un’idea geniale bisogna che i vertici sanitari e politici lo mettano in condizioni di sperimentarla. Ossia, ci vogliono soldi: e questo, mi è parso di capire non succede. Qualcuno si fodera d’oro le budella con la sua idea, lui no; e nemmeno gli danno soldi per continuare la sperimentazione.
    Il punto critico è che, secondo me, la terapia di Zamboni ha un solo enorme difetto: costa poco. Quando contro sperimentazioni di farmaci o di terapie economiche si scatenano guerre furibonde (vedi, per esempio, la storia del dottor Buzzi e del CRM 197), non so a voi, ma a me si rizzano sempre i capelli dietro la nuca.

  3. mollybloom82 ha detto:

    Mah……….
    finora i pochi lavori usciti che hanno studiato il circolo venoso cerebrale e spinale nei pazienti SM e nei controlli hanno dimostrato che non c’è una maggior incidenza di stenosi nei pazienti SM…ed i risultati di Zamboni non sono stati (finora) replicati. Quindi, per ora la sua ipotesi non ha trovato evidenza scientifica. So che al nostro Centro era stato chiesto di partecipare alla sperimentazione, ma non ho idea del punto a cui siamo, mi informerò.

  4. Gaddo ha detto:

    Ripeto: sulla questione di Zamboni il punto non è se la sua terapia funzioni o meno. Questo potrebbe dirlo uno studio scientifico serio, da cui il problema: perchè lo studio non viene finanziato? E perchè qualcuno guadagna 5000 euro per un intervento che l’evidenza scientifica non ha ancora avvalorato (come Zamboni stesso afferma) e Zamboni non vede una lira per i suoi studi? Insomma, se l’intuizione fosse basata su evidenze scientifiche sarebbe una scoperta quasi epocale: con gli sprechi che ci sono, perchè non andare a fondo?
    Questo il mio dubbio: non scientifico, visto che mancano i dati definitivi, ma etico. Senza contare che ho conosciuto personalmente Zamboni, e posso affermare che non è di certo un venditore di fumo o uno che si sta arricchendo grazie alla sua intuizione.

  5. mollybloom82 ha detto:

    Una possibile risposta: perché non è fattibile avviare una sperimentazione per ogni “cura miracolosa” che viene proposta. Lo dico sinceramente: io (ed i miei colleghi di reparto) ho guardato con iniziale interesse all’ipotesi di Zamboni, ma le successive smentite mi hanno fatto pensare ad una bolla di sapone. Perciò, è difficile investire in una bolla di sapone.

  6. Gaddo ha detto:

    Non so. Ci sono sperimentazioni che non costano molto, come questa, e in cui il gioco potrebbe valere la candela. Io ho la sensazione che ci sia dell’altro sotto, e non molto chiaro.

  7. mollybloom82 ha detto:

    infatti la mia è comunque una possibile risposta 🙂

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