Con tutta l’ira della febbre, io amo

Amo l’inverno, amo il freddo sulla pelle, amo soffiarmi sulle mani per scaldarle e le lacrime piccole agli angoli degli occhi andando in bici. Amo scrutare dentro alle persone, molto nei loro corpi, un po’ nelle loro anime. Amo anche quest’inverno dello spirito che da molti indizi vedo arrivare, perchè ci porterà una nuova semplicità ed un orizzonte ridimensionato, ma forse davvero raggiungibile.

Vale per la mia vita: meno lussi, più downshifting. Un tempo sognavo che tutta la mia vita potesse stare nella mia macchina, pronta a partire per nuovi posti. Adesso che non ci sta certo più, forse è ora di ridimensionare. Downshiftare. Ma vale molto anche per il mio lavoro. Meno esami inutili, più ragionamenti.

Il meglio è imparare a guidare a Calcutta, diceva un professore universitario, e poi trasferirsi a Zurigo. Noi che forse a Calcutta non ci siamo mai stati, ma che comunque abbiamo imparato a guidare nel traffico convulso di Napoli, forse dovremo abituarci a quel casino e quella povertà adesso, con un percorso a ritroso. Ma non sarà solo brutto: sarà una grande occasione di tornare all’essenza.

Forse questo sarà un piccolo passo di giustizia (un bilancio di giustizia: sapete cosa è?). Meno carne per me, grande e grosso, e forse più cibo per un bambino a Calcutta. Saremo attenti e parsimoniosi, e non vorremo sempre di più e sempre di più. Scalzi e laceri, eppure felici. Niente più richieste deliranti, esami ripetuti, controlli evitabili. Meno diagnostiche complesse e costose, più sani e vecchi radiogrammi, che nessuno sa più leggere. Impareremo di nuovo anche questa lingua, quella del radiogramma, una radiolingua semplice e chiara, che abbiamo scordato per dedicarci a  pomposi barocchi. Come imparare a visitare il centro della nostra città, invece che andare alle Maldive a prendere il sole.

Che poi, è così bello l’inverno.

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