Cosa c’entrano i medici con il caso Cucchi? (un post di Giancarlo)

Oggi vi presento un altro collega radiologo che ha accettato di collaborare con il blog: il suo commento alla tremenda sentenza sul caso Cucchi ha profondi addentellati con la sua esperienza personale, che è poi quella che tanti di noi condividono o hanno condiviso in passato (oppure che prima o poi condivideranno, mi viene tristemente da chiosare). Ve lo presento, si chiama Giancarlo ed è marchigiano.

La prima reazione è come aver ricevuto un colpo in testa, per intenderci il trauma contusivo-commotivo tanto caro ai nostri colleghi di PS quando ci appioppano la solita TAC. Chi l’ha provato non lo dimentica. Voglio dire, torni a casa magari in una splendida giornata di ottobre, contento per aver fatto il tuo lavoro e l’angolo di una busta sporge dalla cassetta delle lettere. Apri in fretta perchè ti vuoi sdraiare in poltrona e fumarti la agognata pipa, ma ti blocchi folgorato: la busta ha l’intestazione di uno studio legale. Cazzo…

Apri e “…con la presente la informiamo ecc. ecc. PROCEDURA PENALE nei suoi confronti”.

Ecco, d’ora in poi potrai dire che la tua vita la puoi considerare divisa in un “prima” e in un “dopo” da quel momento spartiacque, ma questo lo penserai poi. In quell’istante senti solo un silenzio intorno a te, come se anche la natura avesse rispetto del tuo strazio interiore.

Tralascio le esperienze personali, non sono importanti in questo caso, dico solo che la sentenza Cucchi ha risvegliato in me ogni istante di quella esperienza passata. Primo di tutti, da medico e da uomo, il dolore per una vita giovane spezzata. Ogni uomo non è un’isola come diceva John Donne e ogni perdita impoverisce l’intera umanità. Ma sono uomo e anche medico, così il mio pensiero va anche a quei colleghi che hanno fatto la mia stessa trafila per un fatto infinitamente più grave della mia “frattura misconosciuta di capitello radiale”, con conseguenze infinitamente più pesanti dal punto di vista professionale, fisico, spirituale ed umano.

Anche perchè mai come in questa situazione il puzzo di capro espiatorio è stato così ammorbante. Si è voluto vedere scorrere il sangue. Chi incolpare?

Non certo la famiglia, povere persone che il dolore ha reso furenti e incontrollabili. Nessuno si sente mai colpevole dei propri fallimenti. Non i genitori, che non hanno saputo o potuto crescere un figlio al verso. Non la sorella, figura di una tragicità scespiriana, oggetto di un tentativo di strumentalizzazione politica del dolore già andato a buon fine nel caso di lanciatori di estintori.

Chi allora? Le forze dell’ordine, certo, sono appena un gradino sotto noi medici nello sputtanamento di categoria. Solo che loro, in quanto a dignità e spirito di corpo ci battono di una pista e mezzo. Intendiamoci, non sono uno che strilla a ogni buffetto o manganellata data per il verso giusto, un pugno in faccia lo avrei tirato anche io ai brigatisti che hanno seviziato l’ingegner Taliercio (se lo ricorda nessuno? Chi l’ha ammazzato oggi concede interviste…).

Ci hanno provato a mettere in mezzo le guardie carcerarie: secondo i familiari di Cucchi e buona parte della stampa sono stati dei pestatori spietati e poco importa delle perizie che li scagionano.

Allora ci sono i medici. Venghino signori, tre palle un soldo, smerdiamoli pure quegli incapaci superpagati. Fateci caso: in ogni delitto veniamo tirati in causa da manipoli di laureati di massa in Legge per difendere gli indifendibili. Tiri un pugno alla stazione a una rumena e quella ci resta secca? Colpa della Rianimazione che non l’ha curata bene. Nella mia città un dominicano muore accoltellato da un connazionale e per un laureato al CEPU la colpa è dei miei colleghi chirurghi che non hanno tamponato bene la ferita al torace (sic), quando la cavità toracica può contenere dodici litri di sangue.

Sotto con i medici, allora, e prima parlavo di spirito di corpo. Beh, signori, permettetemi di dire che i peggiori nemici di noi medici sono i medici stessi. CTU che per ingraziarsi il giudice di turno e far vedere quanto sono inflessibili, mandano colleghi sotto processo (il mio è durato tre anni) dopo aver pontificato su radiogrammi fatti vedere a ortopedici per un parere orale e, conoscendo in anticipo il risultato, fanno i fenomeni in aula. E quando gli poni quesiti su aspetti tecnici ti rispondono: “Non sono un radiologo”.

Questo è come noi medici siamo trattati nelle aule di tribunale, per cui, a prescindere e con una certa faziosità, sono vicino a quei colleghi buttati in pasto al pubblico ludibrio, come se non ci riempissero la testa ogni giorno che non si può imporre una terapia, neanche la alimentazione forzata a un paziente che non le vuole (ricordate Eluana?).

Il tutto, poi, condito da insopportabili mistificazioni, come voler far credere che il ragazzo, prima, fosse in perfetta salute, quando anche per uno studente del primo anno dovrebbe essere lampante il trovarsi di fronte ad un caso gravissimo di denutrizione da probabile anoressia peggiorata da uso continuo di stupefacenti. Quindi, omicidio colposo, come se quei medici, loro sotto effetto di droghe, avessero investito un povero innocente sulla strada.

È proprio vero, come diceva un noto medico difensore della categoria, che, comunque vada a finire questa storia, nelle vicende medico legali c’è chi può vincere o perdere (i denuncianti), chi vince sempre (avvocati e periti) e chi, come i medici, perde sempre.

(Giancarlo)

30 Responses to “Cosa c’entrano i medici con il caso Cucchi? (un post di Giancarlo)”

  1. Renghen ha detto:

    Da quando sono passato anche io nella parte di vita “dopo” (dopo che squilla il telefono ed è la dottoressa X della polizia giudiziaria), e che oltretutto non c’entravo nulla, ma nel grande gioco han come sempre deciso “si spara su tutti cosí qualcuno lo si becca”, ecco, da allora mi trovo proprio d’accordo con te. Il vero peccato è che poi è forte la tentazione di lavorare con lo scopo unico di pararsi il culo, mi si conceda il neolatinismo. È è difficile vincerla prr tornare a lavorare per il vero scopo di far bene il proprio lavoro. E ricordandosi che solo chi non fa, non sbaglia.

  2. giancarlo ha detto:

    …e che, a volte, accade che la gente muore…
    Grazie Renghen per la tua testimonianza.

  3. Gaddo ha detto:

    Lo sapete, io parlo spesso di responsabilità mediche: e non solo per dar ragione ai medici, che a volte sono delle canaglie impunite, ma anche per dar ragione ai pazienti. Eppure talora si raschia il fondo del barile: il caso Cucchi. di cui parla Giancarlo, ne è la prova. Specie in un paese come il nostro in cui, che si ammazzi di botte un ragazzino tossicodipendente o si pestino a sangue ragazzi inermi in una caserma, non è mai colpa di chi si è macchiato dell’infame delitto.
    Poi, lo so, nella triste vicenda di Stefano Cucchi può sembrare abnorme dispiacersi per i medici incriminati, che forse sono innocenti ma forse anche non del tutto, e trovare analogie per ciò che accade normalmente ai medici dell’intero paese. Questa è la vicenda di una solenne ingiustizia che resterà impunita, come tante altre ingiustizie italiane. Il che non toglie che Giancarlo abbia sacrosanta ragione, a nome di tutti noialtri medici di trincea.

  4. giancarlo ha detto:

    Infatti, caro Gaddo, avevo fatto un inciso ma l’ho lasciato sospeso.
    Avevo detto di non essere uno che si scandalizza per qualche manganellata di troppo e, anzi, penso che le forze dell’ordine spesso debbano provare la nostra stessa frustrazione nello svolgere il loro dovere, ma… Stavolta c’è un ma e, dato che le,guardie,carcerarie sono state assolte, non voglio rischiare la diffamazione dicendo ciò che penso su come siano andate le cose….

  5. lake1 ha detto:

    Sono medico da pochi anni e vi confesso che lavorare nel timore che qualcuno possa denunciarmi è deprimente…tuttavia mi sto allenando a “giocare in difesa” e credo sia una via senza ritorno, per me, per tutti…e rimangio l’orgoglio…fino a quando – mi auguro mai – perderò tutto l’entusiasmo e andrò avanti come un automa…Più di tutto infatti mi sconcerta la tutela inesistente che ha la nostra categoria dal punto di vista giuridico…
    Per il resto vi segnalo questo link, che sembrerebbe descrivere una realtà ancora diversa del caso specifico…e penso che molti si potranno anche immedesimarsi…

    http://letteraapertacucchi.blogspot.it/2011/02/ho-deciso-di-scrivere-questa-lettera.html

  6. Gaddo ha detto:

    @ giancarlo

    Se uno va a leggersi l’articolo relativo al link postato da lake1 i dubbi aumentano, invece che diminuire. Questa è un’altra di quelle storie gialle all’italiana, senza fine, sulla quale tra trenta anni un Vespa centenario ci illuminerà con un nuovo plastico a “Porta a Porta”. Sono quelle storie che al sistema servono per il messaggio conscio e inconscio che danno, a prescindere dai personaggi, principali o di contorno, e dall’epilogo stesso della storia.
    Vi porgo un elemento di riflessione: avete fatto caso che gli eventi luttuosi, qui da noi, capitano a gruppi tematici? Due mesi di pestaggio di giovani innocenti. Tre mesi di stragi familiari o tra vicini di casa. Il semestre delle mamme impazzite che scannano i figli. Le due settimane annuali di neonati ritrovati nei cassonetti. Adesso, per esempio, è il momento delle donne maltrattate: ogni giorno qualche energumeno ha pestato una donna, l’ha violentata o uccisa.
    A volte mi sembra di essere diventato paranoico, e mi spavento di ciò che penso. Altre volte ho la sensazione che gli occhi mi si siano aperti, e ho paura lo stesso. Comunque vada, se uno guarda il telegiornale finisce per spaventarsi. Come se il fine fosse proprio quello: la paura.

  7. Renghen ha detto:

    @gaddo: non sei paranoico, è che le notizie ce le forniscono in base a come gli serve.

  8. giancarlo ha detto:

    La lettera della collega postata da lake1 è quanto di più sconvolgente si possa leggere su questo caso. Non la conoscevo ma sembra ricalcare, accentuandoli all’inverosimile, i punti che sottolineavo io. E, riprendendo quello che scrive Gaddo, ricordo anche il periodo degli incidenti ai treni, mentre per quanto riguarda la Sanità, siamo ormai giunti al punto di un “Osservatorio permanente sulla malasanità”.
    Per quel che riguarda la disgraziata collega e per quanto possa importare, le sono vicino ed ha tutta la mia solidarietà. Come ho già scritto qui, la cosa peggiore per un medico nelle sue condizioni, è il sentirsi solo mentre sei preso di mezzo ad un meccanismo diabolico. Purtroppo, come in una terribile roulette russa, quella volta è toccato a lei…

  9. Gaddo ha detto:

    @lake1

    E invece non bisogna mollare. Se ci spaventiamo, se cominciamo a lavorare col freno a mano tirato, avranno vinto quelli che vogliono spaventarci. Noi non ci vergogniamo di nulla: quelli di noi medici che nella casa di vetro ci vivono per scelta, come ho già detto una volta, devono poter continuare a svolgere il loro mestiere senza nessuna paura. La paura ci ucciderà, per questo non possiamo permetterci il lusso di coltivarla.

  10. giancarlo ha detto:

    Vero Gaddo, verissimo… Mai parole sono state più corrette: “La paura ci ucciderà”.
    Cerchiamo di tenere duro, non possiamo, non dobbiamo, non vogliamo essere considerati i bancomat delle disgrazie, le bamboline su cui affondare gli spilloni delle frustrazioni di una società impazzita.

  11. Pier Silverio ha detto:

    Sono al primo anno di Medicina, e sinceramente leggere queste vicende fa passare un po’ la voglia di fare il medico. Vabbhé, compenserò andando all’estero (con sommo guadagno dello Stato che dopo avermi formato mi vedrà andarmene).

  12. lake1 ha detto:

    @Gaddo e Giancarlo. Sono d’accordo, se uno si fissa con i telegiornali non dovrebbe uscire di casa e le notize “tematiche” sono un dato di fatto. Sulla paura, allora potrei tramutare il concetto in prudenza, che secondo me non è mai troppa nel nostro lavoro. Fare i superman non è una buona idea, secondo me. Controllare, controllare e ricontrollare. Certo, se poi qualcuno pure ci tutelasse un pò di più sarebbe anche meglio.

    @Pier Silverio. Se devi andartene dall’Italia, questa non mi sembra la ragione più calzante. Il mestiere del medico resta bellissimo, anche in Italia, ma la deriva medico-legale è diffusa in tutto il mondo, in altri stati (vedi USA) anzi l’atteggiamento dei pazienti è ancora più aggressivo. Qua in Italia non abbiamo ancora l’abitudine a pensare “lavoro, tanto ho l’assicurazione che mi copre”. Per noi, poveri ingenui una denuncia è ancora qualcosa che brucia e infanga il nostro onore. Correggetemi se sbaglio.

  13. giancarlo ha detto:

    A lake1
    Ti assicuro che la prima volta è indimenticabile, in poco tempo mi sono venuti molti capelli bianchi e non solo per l’età…
    Poi, come in tutte le vicende umane, ci si abitua. In fondo, come ci insegnano i nostri veri maestri, e cioè i pazienti, ci si abitua anche alla morte…

  14. Gaddo ha detto:

    @ lake1

    Sono d’accordo su tutta la linea. Prudenza, aggiungo, vuole anche dire collaborazione: un collega a cui chiedere conforto delle tue intuizioni diagnostiche, senza sentirsi sminuiti, è il pane quotidiano che ci tiene in vita. Circa il problema della tutela credo che prima o poi i legislatori saranno costretti a porselo: una delle maggiori voci di spesa delle ULSS sono proprio le pratiche medico-legali, al punto che ci sono assicurazioni, alcune anche molto note, che rifiutano di collaborare con le aziende ospedaliere. In un certo senso le rivalse medico-legali sono misura della pochezza culturale delle nostre amministrazioni, che a loro volta è funzione della pochezza culturale e progettuale del politico che l’ha insediata: è chiaro che se il fine unico del politico regionale è quello di sbarcare il lunario senza progettualità a lungo termine e senza inimicarsi nemmeno una piccola fetta della popolazione votante, e se il fine unico dell’amministratore ospedaliero quello di arrivare a fine anno senza aver sforato il budget ed essere finito sui giornali per questioni (presunte, spesso) di malasanità, capite bene che venirne fuori è dura. Ci vorrebbero uomini coraggiosi, su entrambi i versanti, e con delle idee coraggiose da portare avanti anche a costo di rimetterci poi la poltrona. Ma viviamo in Italia, purtroppo, e questo ci meritiamo.

  15. Gaddo ha detto:

    @ Pier Silverio

    Le parole di Lake1 sono illuminanti. Non dovremmo mai dimenticare che paghiamo cifre non trascurabili per assicurarci, ogni anno, non deducibili dalle tasse, e che per quanto il nostro orgoglio di professionisti rabbrividisca al solo pensiero a volte sbagliamo e proprio a questo servono le assicurazioni. Diverso è il discorso quando si parla di penale, e voi sapete che l’Italia da questo punto di vista è all’avanguardia mondiale dell’imbecillità legislativa. E diverso ancora quando veniamo accusati di colpe non commesse, o tirati dentro cause nelle quali c’entriamo solo marginalmente e senza responsabilità. Qui ci vorrebbe il risarcimento per i medici: ma, diamine, siamo una casta di privilegiati anche noi, non dimenticatelo mai e non pretendete l’impossibile.

  16. giancarlo ha detto:

    Purtroppo Gaddo la corte costituzionale ha già sentenziato su quanto auspichi: il cittadino ha diritto ad accertare se è stato compiuto un torto nei suoi confronti e il medico, bella casta privilegiata la sua, non ha diritto di rivalsa tranne che in caso di solo. Ma quello, vallo a dimostrare…

  17. giancarlo ha detto:

    Volevo dire dolo…

  18. giancarlo ha detto:

    Scusate se approfitto ancora, ma sentite questa…
    Scopro un cancro di 6 mm ad una paziente che quattro mesi prima aveva fatto una mammografia data, non da me, negativa.
    Bè, vengo a sapere che la signora, prima ancora di operarsi, è già andata dall’avvocato per richiedere il risarcimento.
    6 millimetri. Quattro mesi dopo.
    Vi farò sapere come andrà a finire…

  19. giancarlo ha detto:

    E quattro mesi fa, maledetto io se sulla mammo si vedeva qualcosa…

  20. Pier Silverio ha detto:

    Tutto ciò che avete scritto dopo il mio messaggio non fa che confermare ciò che avevo detto. Mi sembra che “i medici”, come (o forse in quanto) “ricchi”, siano palesemente vittima della rabbia del popolo, che ovviamente in tempi di crisi si rivolge contro le varie caste o percepite tali.
    Tra l’altro, se anche tutto il resto fosse perfetto, il semplice fatto che in Italia gli errori medici rientrino nell’ambito penale mi fa immediatamente rivolgere altrove.

    Sono curioso di sapere come andrà a finire la faccenda di Giancarlo: vista dal basso della mia età non mi sembra così facile per la signora ottenere un risarcimento: sia mia madre che mio padre hanno sviluppato neoplasie piuttosto aggressive in pochissimi mesi, e anche loro avevano esami negativi alle spalle. Se prima il tumore non c’era ed è arrivato dopo, non vedo come la signora possa farsela con il medico. O mi sbaglio?

  21. giancarlo ha detto:

    Caro Pier Silverio, comunque vada, il medico che ha dato l’esame negativo dovrà per forza attivare l’assicurazione che, se non è la nostra societaria, ti può pure disdettare indipendentemente se alla fine sei prosciolto o meno. Dovrà per forza prendersi un avvocato che se non hai la tutela legale te lo devi pagare. E non è che se il caso viene archiviato, te lo fanno sapere subito. Spesso passano mesi e i pensieri che passano per la testa credo di averteli descritti abbastanza. Quanto all’estero, sono d’accordo che in Europa si è più tutelati, non foss’altro per l’assenza del penale, ma non illuderti sugli Usa…

    • Pier Silverio ha detto:

      Giusto per sapere: ma se alla fine “vince” il medico, almeno le spese legali le paga chi lo ha denunciato? Sono quasi sicuro di no. Altra cosa per me inconcepibile, poiché fa sì che il sistema giudiziario sia sempre a vantaggio di chi più ha da spendere (a prescindere dal giudizio finale).
      Riguardo agli USA ne sono consapevole, infatti non ho la minima intenzione di considerarli un’opzione (ovviamente non solo per questo motivo).

  22. giancarlo ha detto:

    Questo dipende sempre dal giudice e che ciò non sia frequente lo dimostra il numero sempre crescente di denunce. Il ragionamento dei laureati in massa in Legge è semplice: noi denunciamo comunque, poi se va bene facciamo un pò per uno, se va male non paghi niente… Considera pure che per qualche stortura legislativa, in ambito civile è il medico a dover dimostrare di non avere colpa, non il denunciante ad avere ragione, quello è tacitamente ammesso.

  23. Gaddo ha detto:

    Devo dire che le considerazioni di Giancarlo, sebbene apparentemente molto ciniche, descrivono più che bene la situazione attuale dei medici italiani. Io non credo che la questione sia legata alla percezione che una parte della popolazione può avere della classe medica come “ricca”, sia perché ricca ormai non è più da qualche decennio sia perché la molla che scatena i peggiori istinti di un paziente non sta secondo me tanto nella rivalsa sociale, quanto nel ritenere di aver subito un torto in ciò che gli sta più a cuore, ossia la salute (non escludo, tuttavia, che qualcuno ci provi a prescindere, solo per guadagnarci qualcosa; mia moglie è avvocato, e garantisce che al mondo c’è pure gente litigiosa a prescindere).
    La questione ci riporta in un punto che tratto spesso: nel momento in cui la medicina è più efficace che in qualunque altro periodo della storia umana, i medici sono messi più che nel passato alla berlina. La colpa forse è anche della classe medica stessa: abbiamo veicolato, a volte inconsciamente ma a volte deliberatamente, ai fini del nostro portafoglio, l’idea che la medicina sia in grado di risolvere qualunque problema e che il passo successivo sia l’immortalità. Invece l’idea di poter eradicare malattie e morte non solo è assai improbabile, ma io credo anche inauspicabile: alla base dei miei ragionamenti ci sono motivazioni etiche e filosofiche che qualcuno potrà anche non condividere, ma di certo ho qualche remora a fare una TC per sospetta ischemia intestinale, come mi è successo di recente, a una bisnonnina di 103 anni. E se dovesse averla davvero, l’ischemia? Cosa facciamo, la operiamo?
    Ma sono argomenti scomodi: quando manifesto perplessità legate alla carenza di risorse, a loro volta legate alla innegabile sovrappopolazione di questa fetta di pianeta, anche i miei amici mi guardano strano.
    Poi c’è la questione degli avvocati, e qui non ho paura di dar ragione a Giancarlo anche avendone uno in casa: per loro la legge del mercato è ancora più impellente che per noialtri, non importa che la causa sia giusta o sbagliata ma che duri il più a lungo possibile. Senza contare che nel 99% dei casi i medici hanno ragione, o comunque non hanno torto, ma nessuno ne parla e nessuno li indennizza dei danni morali e materiali. E le cause non durano due giorni, ma anni: Giancarlo è stato chiaro, molto chiaro su cosa si prova in quelle circostanze, e poco importa se alla fine vieni scagionato, perché la merda che hai mangiato non la puoi rigettare fuori.
    Infine, temo che anche in altri paesi, europei e non, l’escalation delle cause legali sia in costante aumento. Il che non depone a favore di scelte professionali che non siamo fortemente desiderate, anche a costo di correre rischi.

  24. giancarlo ha detto:

    Caro Gaddo
    Grazie come sempre del tuo acuto commento, leggerti è un vero piacere. Sono cinico, lo so, forse è una autodifesa, una corazza che indossi prima di andare al lavoro che, nonostante tutto, lo reputo il più bello che potessi fare nella vita. Però dover fare come te una tac a una ultracentenaria ( e scommetto che alla fine la hai fatta…) per un infarto intestinale sennò i parenti sbraitano e urlano che non si può far morire così la gente senza sapere, mi fa pensare a cosa avrebbero detto quegli stessi parenti se l’esame se lo sarebbero dovuto pagare. Un mio collega, ben più cinico di me, prevedeva questo ragionamento “poveretta, lasciamola morire in pace…”
    Io commento solo “minchia, signor tenente…”.

    • Pier Silverio ha detto:

      Secondo voi è impensabile, dopo essere stati accusati e avere dimostrato di non aver sbagliato, accusare a propria volta coloro che ci avevano attaccati prima? Che so, qualcosa tipo danni morali, oppure proprio per avere ripagati almeno i costi legali della propria difesa. Lo so: sono ragionamenti scaturenti dalla mia residua parte tardo-adolescenziale, la quale non può tollerare che alcunché di ciò che ritiene sbagliato passi impunito, perciò perdonatemi.

  25. Gaddo ha detto:

    @ Pier Silverio

    No, non sono ragionamenti tardo-adolescenziali: hai ragione su tutta la linea! Il problema è che viviamo in un paese culturalmente legato a modelli antichi, per cui la sofferenza e il dolore sono un dono divino e l’ammalato è sacro proprio perché toccato da Dio. Figurati mettergli le mani addosso: il paziente, per definizione, ha sempre ragione. Anche perché può giocarsi l’arma della notizia di malasanità sui giornali: e si sa che i giornalisti italiani, oltre a essere mediamente una manica di cialtroni venduti al miglior offerente, da una parte e dall’altra, su questioni di (presunta) malasanità ciurlano nel manico che è una bellezza. Come ha già sottolineato Giancarlo, prova tu a trovarmi la smentita di una notizia di malasanità in cui invece era il medico o l’azienda ospedaliera ad avere ragione!
    Comunque, se vuoi documentarti su cosa si muove sull’argomento, sebbene con lentezza elefantiasica, prova a questo link: http://www.associazioneamami.it/index.html.

  26. giancarlo ha detto:

    Pier Silverio, come ribadisco, esiste una sentenza della Corte di Cassazione ( per intenderci, l’accolita di illuminati per i quali se sei donna e indossi i jeans, non puoi aver subito uno stupro…), per la quale non sono previste rivalse da parte del medico,ingiustamente accusato, perchè è diritto del cittadino far accertare se vi siano state irregolarità. Tranne ovviamente in caso,di dolo del denunciante, ma accertare quello è mera utopia…

  27. giancarlo ha detto:

    Assolti tutti in appello, oggi… Tutti a dire che ingiustizia è stata fatta, ecc. ecc. Ma non erano proprio quelli per imquali tutte le sentenze si dovevano rispettare?

    • Gaddo ha detto:

      Certo che vengono davvero i brividi. Non tanto per l’assoluzione in sé, che pure è terribile, quanto per questo vizio tutto italiano per il quale alla fine non è mai colpa di nessuno se non dell’ultimo poveraccio che ormai non può nemmeno più difendersi.

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