Cosa ci sarà dopo, forse

Una signora distinta, ben vestita, in sala d’attesa tac. Non sembra davvero un’esaltata, o una patita del new age. Però quando racconta la sua storia fa venire la pelle d’oca.

Tumore al cervello, qualche anno prima: intervento difficile, quasi disperato, poi il coma. Durato molti mesi, con lei data per spacciata. Senza possibilità di ritorno.

Il brutto è che sentivo tutto, racconta la signora con gli occhi ancora spalancati di incredulità. Sentivo le voci, anche quella di un’infermiera che diceva ai miei figli che dovevano rassegnarsi, che non c’era più nulla da fare. Quanto la odiavo, quell’infermiera, io ero viva e non potevo nemmeno dirlo! E poi avvertivo un gran calore alle mani quando mio marito me le teneva strette.

Un bel giorno il cuore della signora si ferma. E, come nella migliore tradizione metafisica, compare il tunnel in fondo al quale si apre una luce dolcissima. La signora percorre il tunnel e, quando esce dall’altra parte, si ritrova in un campo di grano che si estende a perdita d’occhio. Le spighe, alte fino al ginocchio, sono coperte da un sottile strato di brina. Si sta bene, in quel campo. Si sentono intonare nell’aria tiepida e pulita cori di inenarrabile dolcezza e gioia. E, poco più in la’, suo padre. Che la accoglie, bello come il sole, e chiacchierando del più e del meno la conduce davanti a un portale chiuso, eretto in mezzo al campo di grano. Poi tira fuori un orologio, lo consulta, e la signora chiede se può averne uno anche lei.

No, fa il papà. Non puoi ancora averne uno.

Perché? risponde la signora.

Perché non è ancora arrivato il tuo momento. Devi tornare da dove sei venuta.

La signora protesta, in quel luogo da favola si sta troppo bene e lei non prova nessuna voglia di ritornare indietro. Il papà è dolce ma irremovibile: la accompagna all’ingresso del tunnel e la saluta. La signora guarda l’apertura, e sulla luce si chiudono due gigli e una rosa rossa; poi la luce scompare e lei viene letteralmente risucchiata verso il suo corpo. Cerca di opporre resistenza, a dire il vero, perché in quel corpo malandato non ha più desiderio di riabitarci: ma non c’è nulla da fare. E l’atterraggio è persino doloroso.

Dopo essere ritornata si accorge che la figlia sta piangendo: forse le hanno dato la notizia definitiva e irrefutabile della sua morte. Lei vorrebbe dire qualcosa ma non può parlare perché è intubata; e non riesce ancora a muoversi. Allora fa l’unica cosa possibile: si mette a piangere. In quel momento la figlia sente l’impulso di voltarsi a guardare un’ultima volta la mamma defunta, anche lei in seguito non saprà mai spiegare il perché di quell’impulso irrazionale e improvviso, e vede le lacrime scorrerle sulle guance. Si avvicina al letto e la mamma spalanca gli occhi. Da quel momento in avanti la storia diventa una storia di sentimenti privati, e io ne rispetterò la privacy.

E sa una cosa? conclude la signora a fine racconto. Prima di questa avventura avevo paura di morire, ci pensavo giorno e notte, ero letteralmente terrorizzata dal pensiero di cosa sarebbe accaduto dopo.

Poi sorride, e dice: Adesso no. Qualunque cosa accada, so già cosa accadrà dopo. Non le sembra già questo un piccolo miracolo?

Forse si, signora mia. Forse si.

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