Cronache da un piccolo viaggio (1)

Sono in treno, destinazione Milano. Non è un viaggio di piacere ma di lavoro: tuttavia vado a occuparmi di cose che mi appassionano oltremisura, dunque parlare di lavoro suona male. In più è anche l’occasione per staccare, un solo giorno, dalla vita di reparto. Fuori c’è il sole, il treno è in orario; il caffè della carrozza ristorante è una ciofeca ma pazienza, per questa volta sopravviveremo.

Vado a Milano, dicevo, e io non vado mai volentieri da quelle parti. Ogni volta che vedo quella città ho l’impressione, robustissima, di un laboratorio in cui l’esperimento è fallito. Milano è una strana creatura. Accoglie, ma in modo vorace. Più che integrare, frulla. È una città ricca, ma la sua ricchezza è virtuale come quella di un conto bancario. È la capitale morale del paese, eppure è anche il luogo dove si sono consumate, e si consumano tuttora, le peggiori nefandezze politico-economiche che si possano immaginare. La realtà dei fatti è che io, Milano, proprio non la capisco: ma è un limite mio, da reduce della Campania Felix e della bassa padana, non della città in sé. I miei limitati schemi mentali fanno fatica a sistemare in un insieme logico il ragazzo dalla faccia tunisina che parla con l’accento indolente del siur Brambilla, il meridionale diventato di colpo energico leghista, le facce tristi che siedono in metropolitana e sembrano non in attesa di raggiungere la propria destinazione, ma solo che capiti qualcosa, qualunque cosa sia capace di restituire un frammento di speranza a una vita infame. Qualcuno mi dice che Milano è grigia. A me, ogni volta che ci torno, sembra solo una città popolata da gente molto infelice.

4 Responses to “Cronache da un piccolo viaggio (1)”

  1. thepellons ha detto:

    Eh no, adesso no! Qui mi sento toccata sul vivo. Nel vivo, voglio dire.
    Milano la possiamo disprezzare noi che ci viviamo, mica gli altri. Non mi interessa che sia la capitale morale, anzi, questa definizione mi fa alquanto ridere. Milano si può amare, se la si conosce un po’ più della superficie. Non è una bella donna che ti attrae a colpo d’occhio. E’ una donna di fascino che ti attrae se hai la fortuna di passare del tempo con lei, con il suo gusto, la sua ironia, la sua intelligenza (sto parlando di me stessa, quindi difendo la categoria della bruttine di fascino :)). Milano è avere la fortuna di vedere le Alpi dal balcone, è il tram che sferraglia dalla camera da letto – quel tram che si sono scelti a San Francisco come simbolo – è passeggiare tra condomini degli anni 20 e il loro fascino austero, è scoprire un corso d’acqua, è anche potere potenzialmente fare quel che desideri, e farlo a poca distanza da casa tua, o comunque ad una distanza accettabile anche coi mezzi ATM non perfetti. Impressionante come anche quando torno disperata dalla più perfetta delle vacanze, il rivedere la mia città mi consoli un po’. Dico sempre che vorrei portare i bimbi a vivere in un posto più adatto, ma poi ce la farei?

  2. Gaddo ha detto:

    A mia unica discolpa va la considerazione che avevo usato con la premessa: ossia che Milano non la capisco. Non la capisco nella misura in cui non ci ho mai vissuto ma al tempo stesso è la città in cui, per lavoro, mi trovo a passare più tempo quando sono fuori dalla mia (o da quella in cui vivo, vah, che è più onesto da dire). Per cui voi milanesi non ve ne adontate, per favore: la mia non è scortesia, è proprio incapacità congenita di comprensione (peraltro a Milano abita uno dei miei migliori amici, altro motivo per cui ci vado relativamente spesso).

  3. thepellons ha detto:

    E ci abita la pellons, by the way 🙂

  4. Gaddo ha detto:

    Insomma, mi tocca tornare presto a Milano!

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