Cronache del virus fetente #24 – Ma che bel giorno, tutto è ok, non ho un solo pensiero in testa

Un articolo di oggi sul quotidiano online “Open” racconta in termine abbastanza chiari il perché la regione Lombardia, alle soglie della paventata seconda ondata di CoVid, si stia avvicinando a un collasso molto simile a quello sperimentato sulla prima.

In buona sostanza, due noti economisti (Boeri e Perrotti) affermano che già a metà della prima ondata la regione aveva previsto un bonus per quei dirigenti che avessero predisposto un piano di recupero per le prestazioni ambulatoriali sospese e rimandata in seguito all’emergenza CoVid-19. I manager ospedalieri, insomma, avrebbero dovuto raggiungere “una produzione pari ad almeno il 95% di quella del secondo semestre 2019”. Perché? Perché il raggiungimento di quell’obiettivo avrebbe inciso per il 25% della valutazione finale del Direttore Generale, e quindi della corresponsione del relativo premio di produzione. Di conseguenza, si legge nell’articolo, i reparti CoVid sono stati prontamente depotenziati e non si è proceduto né ad assumere e formare nuovo personale sanitario né ad aumentare il numero dei posti letto in terapia intensiva (che avrebbero dovuto arrivare, secondo indicazioni governative, a 1446, e invece sono solo 983).

Adesso, come è ovvio, non è facile emettere giudizi trancianti sull’argomento: le cose potrebbero essere diverse da come sono state poste, la regione Lombardia potrebbe (giustamente) difendersi fino alla morte respingendo le accuse e giustificando in modi alternativi i numeri esposti nell’articolo, eccetera eccetera. Però, fatta la tara dei soliti giochini all’italiana sullo scarico di responsabilità e sull’applicazione della legge di Volga, e ammettendo per puro gusto di speculazione intellettuale che qualcosa di vero nell’articolo ci sia, vi propongo le seguenti riflessioni.

  1. Ricordate le voci sanitarie lombarde che con sesquipedale insistenza rassicuravano il volgo circa la morte clinica del virus? Adesso avete capito da quale stazione radio erano eterodirette e qual era il messaggio in codice implicito in quelle frasi. Tornate pure a operarvi in Lombardia! Non c’è più pericolo per nessuno!
  2. Non si può trattare un’Azienda sanitaria come se fosse pubblica, quando conviene che sia pubblica, e come privata quando conviene che sia privata. Anzi, se posso dirla tutta la sanità pubblica dovrebbe essere trattata come un servizio pubblico dovuto a cittadini che pagano le tasse, e non come un’impresa privata il cui bilancio deve per forza essere positivo. La sanità di un paese come il nostro, finché non si decide che il modello universalistico corrente è il male e va modificato (parliamone, potreste persino trovarmi d’accordo), deve essere considerata in perdita. O almeno in pareggio. Altrimenti a pagarne le conseguenze è la qualità del servizio erogato, che poi aumenta inevitabilmente i costi con una serie di meccanismi a cascata che non sto a spiegarvi nel dettaglio ma che sono facilmente intuibili. Questo lo capirebbe anche mia figlia di 12 anni, figuriamoci un politico dedicato alla salute o un manager: ecco perché risanare i conti serve a poco, se poi ti ritrovi senza il materiale umano per far funzionare la baracca.
  3. Appunto, il politico. L’articolo punta il dito contro i Direttori Generali delle Aziende ospedaliere, che sono emanazioni dirette della politica regionale. Se a qualcuno non dovesse essere chiaro, lo dico io oggi: a quelli livelli non c’è spazio per la contrattazione. Se la Regione dice di saltare, tu devi saltare. Se dice di star fermo, tu stai fermo. Non è questione di ricevere o meno il premio di produzione, che messa così fa di questi uomini nient’altro che avidi mercenari pronti a tutto per il vil danaro: la questione è che se non stai alle regole, semplicemente, vieni fatto accomodare fuori dalla stanza dei bottoni. Tanto, se va male, è già pronto un sostituto che scalpita per prendere il tuo posto ed eseguire alla lettera gli ordini del capo.

Insomma, questa è la situazione. Avete voluto la riforma del Titolo V della Costituzione, che ha trasformato gli oscuri Presidenti di regione in onnipotenti Governatori con potere di vita e di morte sui sudditi? Bene, adesso ve li tenete.


La canzone della clip è Masterpiece, singolo di esordio di Gazebo (1982). Omaggio ad anni felici in cui nulla di quello che sta accadendo adesso avrebbe potuto essere nemmeno lontanamente immaginabile.

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