Cronache del virus fetente #26 – Eccomi con il mio amore eterno

APOLOGIA DEL BUROCRATE: COME E PERCHÉ I BUROCRATI CI SALVERANNO DAL COMPLOTTISMO.

Insomma, non abbiatecela a morte con i burocrati.

I burocrati salvarono l’Europa dalla rovina durante gli anni bui delle invasioni barbariche: se siamo rimasti un po’ latini, in quei tempi, e adesso non parliamo una lingua impronunciabile derivante da un sottodialetto gotico, lo dobbiamo all’abnegazione dei burocrati dell’epoca. Pensate: senza di loro era così impensabile gestire un regno, piccolo o grande che fosse, che persino i re barbari li lasciarono al loro posto assumendo la loro lingua e le leggi che facevano applicare da generazioni. Il re barbaro regnava formalmente, ma il regno continuava a funzionare solo grazie ai burocrati.

Oggi non è diverso da allora. Vi siete chiesti perché la macchina statale continua a funzionare anche quando il monocolore democristiano confluisce nel pentapartito, e questo si sfascia per dar via al governo di centrodestra, di colore blu-nero, poi a quello di centrosinistra, bianco-rosso, quindi al governo delle larghe intese, grigio come pochi altri, e per finire a quello giallo-verde o giallo-rosso, che poi in questo caso la bicromia è una mera illusione? Perché gli uomini di governo cambiano, ma l’ossatura dello stato sono loro, i burocrati.

I burocrati governano nell’ombra seguendo leggi non scritte ma adattate perfettamente a quelle ufficiali in millenni di silenziosa evoluzione, tramandate oralmente da capufficio a capufficio in notti di plenilunio, più sacre ancora delle religioni di stato. I burocrati hanno abitato sottoscala polverosi così come attici vista fiume, eppure la loro natura essenziale non è mai cambiata: esseri umani dall’incarnato grigiastro, che passano inosservati, in gonna e camicetta o in giacca e cravatta d’ordinanza, sepolti da tonnellate di scartoffie o connessi al loro PC vecchio ma perfettamente funzionante, che gira ancora con windows 98 eppure miracolosamente contiene nel proprio disco rigido tutto lo scibile burocratico.

I burocrati vergavano le pergamene sigillate con la ceralacca, i rotoli archiviati nelle segrete del castello o nelle pievi più remote. I burocrati prosperarono se possibile ancor di più grazie a Gutenberg e alla sua invenzione della stampa, che riempì il mondo di inutile cartaccia a scapito delle foreste che all’epoca ricoprivano il mondo. E così, adattamento dopo adattamento, archetipo perfetto delle teorie darwiniane, si tramutarono in tempi più recenti negli autori delle lettere dattiloscritte in quadruplice copia, con la carta carbone, e adesso delle mail con ricevuta di ritorno o delle PEC: perché deve essere ben chiaro che la responsabilità non è loro, nel caso in cui il destinatario non abbia letto il contenuto delle missive elettroniche. I burocrati conoscono tutti i sotterfugi, le scappatoie, i percorsi alternativi; sanno a memoria i commi e gli articoli, hanno intessuto nei secoli una rete di connivenze che permette loro di arrivare al risultato attraverso strade tortuose o, se è necessario far fallire un progetto, di imboccare le strade senza uscita che conducono a stanze di stagnazione in cui qualsiasi progetto non desiderato può decantare e macerare fino a spegnersi per consunzione.

Ma c’è una cosa che il burocrate, per sua stessa natura, non farà mai: assumersi una responsabilità. Il burocrate prepara lettere che qualcun altro dovrà firmare. Assegna numeri di protocollo a progetti o lagnanze altrui, e li archivia diligentemente. Realizza l’impalcatura delle idee dei capi ma il suo nome, alla fine, non risulta da nessuna parte. Ogni burocrate cura un pezzo del percorso ma non ne è responsabile in alcun modo: e meriti e soprattutto le colpe ricadono sempre sui capi, da che mondo è mondo. Finché esisterà una firma che non è la sua in calce a un documento qualsiasi, il burocrate sarà salvo.

Ecco perché, in epoca di sfrenati complottismi, dovete essere tutti molto grati al burocrate. Il burocrate, per la sua inerzia naturale, rallenta i passaggi, si dimentica deliberatamente di oliare ruote dentate, tiene gli pneumatici volutamente sgonfi, crea attrito continuo. Esempio paradigmatico: non è possibile che un’ambulanza giri per la città, vuota, a sirene spiegate, al solo scopo di terrorizzare i cittadini, perché l’uscita di un’ambulanza necessita di una serie di atti burocratici così lunghi e laboriosi, e di conseguenti assunzioni di responsabilità, che nessun burocrate ne permetterebbe l’uscita a vuoto. Il segreto della longevità dei burocrati sta nel rispetto assoluto delle norme non scritte che regolano il loro lavoro, si diceva. Fingere collaborazione a un progetto inutile o dannoso, e in realtà piegarlo ai propri scopi attraverso una impercettibile ma persistente sabotazione del progetto stesso.

Il burocrate che vi rovina la giornata, quando allo sportello si impunta sulla mancanza di quel tale documento o del ritardo di due giorni sulla sua data di consegna, in realtà vi sta proteggendo: dall’alba dei tempi. Qualsiasi complotto, nazionale o mondiale, necessita della connivenza di un numero troppo esoso di burocrati: ecco perché i colpi di stato per lo più falliscono in fretta, e quando riescono a tradursi in regimi hanno durata breve. I burocrati fanno resistenza passiva, si adattano alle circostanze ma poi finiscono per assorbire tutti: il barbaro ignorante, il francese effeminato, lo spagnolo spietato, l’austriaco ottuso, il tedesco nazista, e li trasformano in esseri composti della stessa sostanza, cioè il nulla. Li disinnescano, per così dire, e nel contempo riconducono il sistema allo stato di inerzia iniziale.

Per cui state tranquilli. Io non sostengo che non esista alcun complotto, intendiamoci: il mondo è sempre stato strapieno di gente impazzita che è convinta della bontà della propria follia. Però state tranquilli: nell’ombra opera un esercito infaticabile e silenzioso di burocrati, i quali prima o poi riporteranno il sistema alla normalità.

Perché, come mi disse il primo giorno da primario il decano dei primari dell’Azienda: “C’è una sola cosa che devi sapere, se vuoi sopravvivere in questo ruolo. Loro passano, noi restiamo”.


La canzone della clip è “Everlasting love”, nella versione di James Cullum (dall’album “The sweetest love” del 2017). La canzone originale, facilmente rintracciabile su YouTube, è di Robert Knight (1967).

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