Dalle Alpi di Pampeago alla Basilicata, e ritorno

Insomma, scendo in auto lungo la stradina piena di curva che dal residence porta a valle e mi immetto sulla provinciale. Con una manovra forse non pericolosa, ma sicuramente non da codice della strada.

Cinquanta metri più avanti, perché Dio esiste, c’è una pattuglia della Polizia Stradale. Paletta rossa alzata, accosti prego.

Io so di essere in torto marcio e dispongo la mimica facciale al solito moderato sconcerto di chi casca dalle nuvole. Il poliziotto raggiunge il finestrino, saluta, si accerta che tutti e quattro indossiamo le dovute cinture di sicurezza  e dice: Si è accorto di quello che ha fatto?

Io: Oddio. Cosa ho fatto?

Poliziotto: Si è immesso sulla strada principale invadendo l’altra corsia.

Io: Santo cielo, non me ne sono accorto. Sa, siamo appena arrivati, sono zone che non conosco bene.

Poliziotto: Si, ma i segnali stradali dovrebbe saperli leggere. Sono gli stessi dappertutto, li trova uguali anche in Basilicata.

Alla fine il poliziotto mi ha lasciato andare senza multa né perdita di punti patente, con l’invito a prestare maggior attenzione ai segnali stradali. E io ho pensato: povera Basilicata, a momenti metà Italia neanche si ricorda dove sia ubicata e guarda un po’, presa a esempio solo per le cose più deteriori. E io neanche mi ricordo di stragi del sabato sera in Basilicata.

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