Dimmi che starai sveglia questa volta, che mi guarderai dormire per tutta la notte

Io sono un albero. Come tutti, d’altronde.

È un mese che ormai sono via da Treviso. Mi mancano gli amici, la quotidianità che avevo con tanti di loro; eppure quando torno in città sento una precoce sensazione di acuto distacco emotivo, quasi di estraneità. Percorro quelle strade in cui ho transitato per quindici anni, fino all’altro ieri, e mi sento fuori posto, fuori squadra. Le persone sono rimaste, i luoghi già non più.

E allora ecco forse che albero sono. Un pino marittimo: con le radici che si fanno strada in orizzontale ma che non vanno in profondità. Radici robuste che spaccano l’asfalto delle strade ma che al primo colpo di vento cedono, e l’albero viene giù. Un pino marittimo appartiene all’aria che lo circonda, non alla terra in cui affondano le sue radici.

È importante capire che albero sei, credo, la consapevolezza può aiutarti a ritrovare le coordinate della tua esistenza e a non temere più vento e pioggia, e nemmeno la sega del falegname. Puoi essere abbattuto dalla tempesta, ma ogni posto è la tua casa.

Come un paguro, ecco.

Ma questo degli animali è un altro discorso, e lo faremo un’altra volta.


La canzone della clip è “My arms were always around you”, di Peter Bradley, tratta dall’album “A face like mine” (2017).

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