Dolcissima

Avete presente un deja-vu?

Come tutti, anche io a 14 anni sognavo a occhi aperti. Quando guardavo avanti, a ciò che mi avrebbe riservato il futuro, vedevo tante cose: l’uomo che sarei voluto diventare, il modo in cui sarei invecchiato giorno dopo giorno e altro ancora di cui adesso tacere è bello. E sognavo, come (quasi) tutti quelli che il giorno prima erano ancora impuberi, anche il grande amore della mia vita.

C’era una canzone, in particolare, che nel 1983 mi evocava pensieri di grande dolcezza: si intitolava, appunto, Dolcissima, e a cantarla era Mario Lavezzi in duetto con un’altra cantante. Quando la sentivo per radio, e in quell’estate capitava spesso, chiudevo gli occhi e immaginavo di ballarla con la sola compagna di viaggio con cui sarebbe valsa la pena di viaggiare. In quel ballo c’era più o meno tutto quello che deve esserci: intimità, consapevolezza, fiducia, rispetto e comprensione.

Ieri sera, mentre ero a casa con mia figlia (il grande si era perso a ricopiare su un foglio di carta le lettere del suo nome, sebbene io insista a non volergli insegnare a scrivere prima del tempo dovuto), dalla radio sono venute fuori le note di Dolcissima. E mia figlia, che ogni volta che ascolta musica si mette a sculettare, mi ha preso per mano e ha detto: Papà, balliamo?

E abbiamo ballato, guancia a guancia, per tutto il tempo della canzone. Ogni tanto abbiamo fatto qualche giravolta, che lei ride sempre quando la faccio volare in aria, tenendoci per mano. Alla fine della canzone si è fatta mettere giù ed è tornata a giocare.

Io sono rimasto lì, a sentire le note della canzone successiva. Ho subito pensato che la vita è strana, e che anche nei momenti di difficoltà qualcuno o qualcosa ti ricorda il valore di quello che stai vivendo. E ho pensato anche che, nonostante tutto il casino di questo periodo, non mi sono mai sentito così vivo.

E tutto questo, credeteci, mi aiuterà moltissimo stamattina, quando varcherò la porta del pronto soccorso e troverò ad attendermi facce, richieste, paramedici, incartamenti, pensieri organizzativi, lamentele, richieste di mediazione e tutto il resto, tutto il resto che quasi tutti voi conoscete già.

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