Domande, risposte, onestà intellettuale e tanta tristezza

Dopo il commento di giudicato, e il mio relativo post a replica del suo commento, non potete immaginare il numero di e-mail che mi sono arrivate da studenti in medicina e specializzandi in radiologia. Tutte con gli stessi toni, tutte con le stesse parole. Ne ho scelta una in particolare, scritta da Luigi, che descrive molto meglio di come ho fatto io il livello di esasperazione di questi ragazzi: un’esasperazione, e uno sconforto, che li colgono inesorabilmente proprio nel momento in cui si affacciano al lavoro che dovranno svolgere per tutta la vita.  Non aggiungerò commenti, a fine post, perché la lettera è bellissima e struggente e si commenta da sola; lasciando trasparire per intero il grande potenziale di questi ragazzi, le attese che hanno per la loro vita professionale e la dignità con cui vorrebbero essere messi in condizioni di condurla. Spero solo che chi ha in mano i loro destini, ed è responsabile della loro formazione e della cura dei loro entusiasmi giovanili, si faccia delle domande sincere e si dia pure delle risposte oneste. Anche se, a essere sincero, non nutro molte speranze in proposito.

 Caro Gaddo,

hai scritto (mi riferisco a questo http://www.unradiologo.net/un-minuto-di-vergogna), uno dei post più sinceri, trasparenti ed appassionati del tuo blog, in risposta ad un commento che urla in maniera eccezionalmente strutturata le paure che tanti di noi studenti hanno. Le paure che ho io e che ti ho già espresso in privato (mai cosi bene come giudicato), e le paure che hanno molti miei conoscenti e amici che non so nemmeno se e quanto seguano il tuo blog. La soluzione l’hai data, ma è una via di scampo personale, studiare tanto e cercare di svolgere il proprio lavoro con l’impegno, la cultura e soprattutto l’umiltà che possano portarci alla diagnosi esatta e che possano alimentare in maniera virtuosa la nostra passione quotidiana. La soluzione non personale, quella di sistema, è ardua a trovarsi; e lo penso ancor di più questo periodo, in cui mi sono visto scavalcare da un “figlio di papà amico di”, indicibilmente sprovvisto di passione.

Sono cose che buttano giù. E se cerco di ragionare da persona adulta, mettendo da parte il rancore a caldo, la rosicata de “hanno dato il lavoro a lui e non a me”, mi sento ancora peggio, perchè vedo che il problema non sta tanto nei titoli (che, chissà,  con l’impegno forse riuscirò quantomeno ad avvicinare a quelli dei figli di papà), quanto nell’atmosfera di mediocrità, di BASSEZZA CULTURALE che si respira nel reparto di radiologia di una delle facoltà più (sedicenti) rinomate d’Europa. E questa sera come poche altre mi dà fastidio il pensiero della frase, cosi spesso sentita, e che ogni specializzando cerca di dare agli studenti troppo appassionati di turno: “cerca di mantenere il basso profilo”. All’inizio non ci pensavo: io che a 25 anni, al sesto anno di medicina, non ho la conoscenza dell’ambiente lavorativo che ha un coetaneo che ha scelto altre strade, vedevo questo consiglio come qualcosa di normale. Invece è qualcosa di molto triste, caro Gaddo. E visto che il blog “avvicina gli spiriti” sono sicuro che condividerai; del resto “Il mondo di fuori, come tutti prima o poi scopriamo a nostre spese, trama per fare a pezzi il nostro entusiasmo e allinearci al minimo sindacale”.

Quello che posso dirti è che non me ne frega niente. Quello che succede ogni giorno mi rattrista ma non mi butta giù. Non mi abbasserò mai al minimo sindacale. Continuerò a cercare quello che tu hai definito un “maestro del metodo” e soprattutto continuerò a studiare. 

Ciao, Luigi

10 Responses to “Domande, risposte, onestà intellettuale e tanta tristezza”

  1. matteo ha detto:

    caro Luigi,
    sei stato scavalcato da un figlio di papà? Abituati figlio mio…

  2. Gaddo ha detto:

    No, no, mi dispiace, questa volta dissento. Sopportare si, anche perché non c’è quasi mai scelta, ma abituarsi mai e poi mai.

  3. matteo ha detto:

    sei il solito romanticone non ti sei accorto che nei reparti ospedalieri universiari si chiamano tutti con lo stesso cognome? e non ti basta il governo con Bossi Junior e Senior , Letta junior e Senior?

  4. giudicato ha detto:

    Il grande (e purtroppo insormontabile) problema è che questo sistema si autoalimenta perchè “nutrito” da nuove categorie dirigenziali già corrotte in partenza. Infatti i ruoli strategici vengono immediatamente occupati dai soliti noti, arrivati perchè preceduti da un pedigree di tutto rispetto. Costoro hanno titoli, pubblicazioni e perchè no, maggiori possibilità di apprendimento quindi non fanno poi molta fatica a scavalcare il comune mortale.
    In questo modo essere premiati per le proprie capacità è difficile, non basta essere bravi ma occorre una buona dose di fortuna.
    Il fatto che non sia impossibile riuscirci, accende un barlume di speranza per tutti. Le persone che seguono questa strada si riconoscono a colpo d’ occhio perchè hanno una marcia in più rispetto alla mediocrità che li circonda. Ed ovviamente sono le persone che stimo ed ammiro.
    Comprendo appieno la disperazione di Luigi; affrontare queste situazioni fa crollare il morale a terra.
    A volte nel mio animo prevale quell’ angoscia distruttiva che mi porta a vedere tutto nero, a non avere speranza nel futuro… Diventa sempre più difficile convogliare questa rabbia in qualcosa di costruttivo.
    L’ unica attuale soluzione che si intravede all’ orizzonte è, come dice Gaddo e come insegna una persona a me tanto Cara, cercare di fare il proprio lavoro, anche e soprattutto nel piccolo, al massimo delle proprie possibilità.
    Se lo facessimo in tanti, se non ci adagiassimo al mare di mediocrità che ci annega, allora le cose potrebbero migliorare. Io sono il primo che è spinto ad adagiarsi vivendo in un eterno conflitto esistenziale.
    Continuerò ad ascoltare il compianto Fabrizo De Andrè per lenire i miei stati d’ ansia… Sperando in un futuro migliore.

  5. Borius ha detto:

    Sono il ragazzo che ha scritto la lettera di pubblicata da Gaddo. Concordo pienamente con giudicato sulle sue ultime considerazioni. Nelle mie elucubrazioni mentali mi immagino spesso un meccanismo controproduttivo, un circolo vizioso che sospetto sia alla base di molti problemi nelle università ed in genere nella classe dirigente italiana:
    Viviamo in un sistema di favori, e sono un primario di un reparto in una struttura universitaria. Mi telefona un collega, amico di vecchia data, potente primario con potenti legami, e mi dice che suo figlio Rocco Siffredi si è messo in testa di entrare nella scuola di specializzazione della branca di cui io sono responsabile. Mi chiede se gli faccio la cortesia di farlo entrare nel prossimo concorso. Io gli dico che ad occhi chiusi non faccio entrare nessuno, che ho nel mio reparto molti ragazzi validi ed appassionati, ma sono pienamente disponibile ad accogliere il giovane Rocco nel mio reparto per valutare le sue capacità e metterlo alla prova in un concorso trasparente con gli altri ragazzi. Rocco è una capra e non entra. Io dopo otto mesi non sono più primario di questa struttura.

    Questo meccanismo ovviamente non si verifica ovunque. Ci sono, voglio sperare, molti primari e direttori di scuole di specializzazione validi e meritocratici. Ma se questo meccanismo esiste, e vale per l’ingresso nelle scuole di specialità come per le firme sui lavori scientifici come per le assegnazioni di cattedre, per la legge dei grandi numeri, su quelle scrivanie di primario siederanno sempre più i papà di Rocco Siffredi di turno e il sistema tende a scivolare pericolosamente verso una situazione che io ho tanta paura sia quella che stiamo vivendo.

    Da studente che si è a malapena affacciato sul mondo del lavoro, chiedo conferme e, spero, smentite dai più grandicelli

  6. Gaddo ha detto:

    @ Matteo

    Certo che me ne sono accorto. Ma qui non è in gioco il cognome di famiglia, di cui peraltro io non sono provvisto, ma il futuro dei nostri figli. E’ davvero questa la società che vogliamo lasciargli in eredità? E’ questo il viatico con cui li manderemo in giro per il mondo? No di certo. E allora una cosa è certa: si può scegliere la strada della resistenza. Per esempio, provare un concorso pubblico senza essersi cercati padrini e/o raccomandazioni. Andrà sempre male, dirai tu, e con ragione: però è altrettanto certo che il tuo buon lavorare, e anche il tuo buon essere, nessun figlio di papà te lo potrà mai togliere. Il già più volte citato professor Scutellari amava chiosare, durante i miei anni di specialità: Da padre genio, figlio coglione. Pensa quando a essere coglioni sono anche i padri, o gli zii. E un mio collega di reparto dice spesso: Se mi valuto divento triste, poi mi confronto e torna il sorriso. Loro possono avere il nome, noi (si spera) avremo le capacità. E’ una guerra ad armi impari, certo, ma io sono disposto a combatterla. E tu?

  7. Gaddo ha detto:

    @ giudicato e Borius

    La risposta per voi due è troppo lunga per stare in un commento. Leggete il prossimo post.

  8. Gaddo ha detto:

    @ Borius

    Una cosa però devo aggiungerla qui, come commento. Curioso che lo studente usato per descrivere la situazione tipo si chiami proprio Rocco Siffredi. Uno che, fuor di metafora, invece ha fatto strada con le sue sole capacità. Diciamo così.

  9. lake1 ha detto:

    Caro gaddo, leggo sempre il tuo blog. Direttamente dal cellulare, perchè dove lavoro/studio, non ho una rete internet in casa. E leggerti mi rilassa, perchè il più delle volte la penso come te e il più delle volte racconti delle cose interessanti, con un punto di vista mai banale.
    Sono un giovane medico anche io, ma non futuro radiologo.
    Sono ovviamente d’accordo su quasi tutto si è detto, ma vorrei chiederti questo: ti capita mai di non andare d’accordo con uno studente o uno specializzando?
    Per quanto non sia la persona più adatta – vista la mia inesperienza – ad insegnare agli altri, spesso mi capita di doverlo fare, perchè mi fa pena chi resta in balia di se stesso…perchè anche io mi sono trovato in quella situazione.
    E devo dire che non con tutte le persone si può lavorare con la stessa armonia, non con tutti si va d’accordo, si trova terreno fertile per discutere o per capirsi. E ogni tanto proprio non si ha nessuna voglia, nè la lucidità per farlo.
    Io credo che sia giusto cercare di migliorare questo sistema, perchè non credo debba essere io, nella mia ignoranza, a dover tappare i buchi di una didattica che spesso latita. Anche gli studenti, però, dovrebbero capire che non tutto e loro dovuto. Ogni “aiuto” in più da parte di un collega è un regalo, per il quale non si vuole alcun genere di compenso, ma talvolta ci vorrebbe almeno un pò di rispetto e un pò di iniziativa personale.

  10. Gaddo ha detto:

    Beh, hai toccato due punti critici.
    Il primo, mi consento di rimarcarlo perché ha a che fare con gli ultimi post pubblicati, è la tua conferma circa il fatto che persone non qualificate devono tappare i buchi di una didattica che latita (leggo, corregimi se sbaglio: sei uno specializzando anziano, insegni a quelli più giovani). E’ una conferma superflua, se vogliamo, ma utile: quantomeno perché dimostra che il marcio non c’è solo in radiologia ma anche nelle altre parrocchie.
    Il secondo riguarda nello specifico la tua domanda. E’ ovvio che non con tutti gli studenti, specializzandi o meno, ci sia sempre il massimo del feeling. Con qualcuno c’è simpatia reciproca immediata. Con qualcun altro la stima si costruisce con il tempo, perché si scopre che i meccanismi mentali di ragionamento sono reciprocamente compatibili. Con qualcun altro non c’è niente da fare, non si entra in risonanza e allora lo specializzando si mette a seguire un altro collega. E’ normale, direi, e fa parte delle cose della vita.
    Quoto anche il discorso della voglia e della lucidità, che a volte mancano; e il discorso circa il rispetto e l’iniziativa personale. Però aggiungo una cosa che ho già detto. Quasi sempre sono io a dover ringraziare gli specializzandi che dividono il loro tempo con me: mi costringono a riformulare concetti che il tempo ha confuso, rinforzano il metodo, portano sangue nuovo nel mio lavoro quotidiano. Qualcun altro si secca, lo specializzando al seguito gli da’ fastidio: ma ognuno è libero di fare ciò che vuole, e neanche in questo c’è un giudizio personale di negatività.

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