Domandina per Radiologi (un post di Matteo)

Ce l’avrei io una bella domanda per addetti ai lavori. La rivolgo quindi al Gaddo e a tutto il personale medico specializzato in radiodiagnostica.

La domanda è la seguente. Secondo voi, illustrissimi colleghi, ha ancora senso fare il radiologo “generale”? Intendo quel radiologo che lavora in un ospedale di piccole/medie dimensioni e si deve necessariamente occupare di radiologia a 360° dovendo fare un po’ di radiologia d’urgenza, un po’ neuroradiologia, un po’ senologia, per passare dalla radiologia toracica-addominale-vascolare (non interventistica, of course) e sapersi gestire (arrangiarsi) un po’ su tutte le principali metodiche di imaging RX-ECO-TC-RM?

Insomma: secondo voi questo è ancora un modello professionale adeguato ai nostri tempi?

(Matteo)

14 Responses to “Domandina per Radiologi (un post di Matteo)”

  1. giancarlo ha detto:

    Caro Matteo,
    È ovvio che la figura del radiologo generalista come la hai descritta tu comincia ad essere un pò antiquata. Personalmente, visto che penso di avere qualche anno più di te e sono stato formato in questa maniera, non mi posso immaginare in un altro modo, dopo anni ed anni di professione sostanzialmente generalista. È ovvio che ci si debba superspecializzare, ma attenti, come diceva Guicciardini, a non guardare troppo al “particulare” e perdere poi di vista “l’universale”…

    • Pier Silverio ha detto:

      Ma come cavolo ti è venuta la citazione allo scrittore italiano? Capirei se tu avessi finito da poco il liceo (e quindi “l’avessi fresco”), ma così… non posso che farti i complimenti. Mi diceva Gaddo che i radiologo sono ancora più eclettici degli altri medici, e tu lo sostieni con l’esempio. Non posso che esserne felice.
      Sarà che apprezzando chi fa già ciò che vorrei fare io in futuro, non compiaccia altri che me stesso.

      Perdonate l’off-topic. Di certo seguo con interesse, visto che io sono ancora dall’altra lato della cattedra.

  2. giancarlo ha detto:

    Pier Silverio, sarà che sto invecchiando e la memoria mi riporta più ai fatti del liceo piuttosto a quello che ho fatto stamattina… Comunque ho avuto buoni maestri…

  3. giosi ha detto:

    Chiamala domandina!
    Richiede una risposta troppo complessa, mi limiterò ad alcune osservazioni.
    Innanzitutto gli ospedali piccoli non hanno più senso, ma comunque non sono pericolosi perché il radiologo non sa fare bene una angioTC del cranio o una mammografia ma perché non c’è un medico che ti possa trattare un pneumotorace o un emotorace o un infarto come da linee guida da sopravvivenza minima.
    Poi bisogna distinguere tra attività non differibili e programmabili. Basterebbe fare una formazione specifica su quelle indifferibili e programmare le altre quando è di turno il super specialista. Se non c’è un super specialista queste attività vanno programmate in altra sede.
    Sicuramente branche come la neuroradiologia, la senologia e la radiologia muscolo scheletrica avanzata vanno effettuate solo da super specialisti per il,rispetto sia del paziente che del radiologo generalista. La neuro di base (urgenze, stadiazioni con TC total body) può essere affrontata con adeguato training. Anche la TC vascolare.
    La RM, non potendo obiettivamente fare tutto, ha così poche indicazioni in urgenza che potrebbe essere demandata a pochi radiologi bene addestrati.
    La senologia in alcune strutture è già stata esclusa dalle turnazioni di guardia, anche se con il parere contrario degli altri radiologi per il carico di guardie aggiuntivo: probabilmente basterebbe escludere e responsabilizzare il responsabile (spesso sono unità operative semplici) e mantenere in guardia gli altri componenti del team di senologia (pochi ma buoni perché è una disciplina ad alto rischio di denunce).
    L’ideale sarebbe che chi di dovere formasse un reparto con professionalità super specialistiche assortite che dedichino buona parte del tempo alle branche di loro competenza ma siano in grado di soddisfare le esigenze della radiologia d’urgenza. A questo proposito la nostra azienda ha realizzato un corso interno di emergenza-urgenza in radiologia che ha riscosso molto interesse. La formazione insomma non dovrebbe essere lasciata ai singoli che tipicamente vorranno approfondire solo che cose che sanno già fin troppo, ma al responsabile che deve garantire il servizio invitando i singoli ad aggiornarsi nelle branche sulle quali sono meno preparati. Altrimenti sarebbe come se i genitori mandassero i figli a ripetizione delle materia dove vanno bene e gli insegnanti li rimandassero in quelle dove hanno 7 e 8!
    In linea di principio comunque in 5 anni di specializzazione un futuro radiologo ha fin troppo tempo per imparare tutto, ma questa è un’altra storia.
    Concludendo io penso per ipersemplificare che un radiologo generale deve sapere fare tutto tranne RM, senologia, neuro avanzata e muscolo scheletrica avanzata. E deve essere specificamente addestrato per affrontare le urgenze a costo di impegnare tutte le risorse dell’azienda per la formazione. Se poi una volta formato, o meglio riformato, non è capace questo è un’altro post.

  4. Gaddo ha detto:

    @ Tutti

    Io vi devo ringraziare, perché quando mi è venuta l’idea di allargare la collaborazione anche ad altri colleghi non immaginavo che avreste elevato il livello della conversazione nel modo in cui sta accadendo. Devo ringraziare Matteo, che è molto abile a toccare nervi scoperti. Ma anche Giosi, per esempio, la cui disamina dovrebbe essere consegnata ai primari e ai direttori generali degli ospedali di mezza Italia: è talmente chiaro quello che sostiene, talmente ovvio e logico, che mi sono chiesto perché mai ci si intorcola in questo modo quando si ha a che fare con la sanità (forse perché al alti livelli se ne occupano persone prive di competenza specifica? Parliamone).
    Insomma, le poche righe di Giosi sono una lezione magistrale su come andrebbe programmata la curva culturale di un reparto. Grazie davvero per averle scritte.

  5. Pier Silverio ha detto:

    Vedo che si parla spesso di questi famigerati “capi, dirigenti, primari, amministratori”, come se fossero inraggiungibili, ma è proprio così? Cioè, voi strutturati non riuscita a parlargli ogni tanto (immagino ci saranno cose tipo “riunioni dipartimentali”)? Senza fare accuse, è solo per capire quanto l’analogia militare che fa Gaddo ogni tanto (voi siete “in trincea”) sia valida, dato che i fanti non potevano certo mettersi a discutere di strategia a lungo termine, né tattica a breve termine, con i superiori.

    • giosi ha detto:

      Queste riflessioni ogni tanto emergono nelle riunioni con capi dipartimento direttori sanitari, ufficio personale, responsabili qualità dell’Azienda e, in quelle rare, occasioni, anche con il direttore generale. Ma la sensazione è che al di là delle generiche attestazioni di condizione dei problemi alla fine la rigidità del sistema non consenta soluzioni efficaci.
      Come può un responsabile costruire un reparto se non può che ereditare tutto il personale e non riesce neanche a spostare una segretaria assenteista o un infermiere che ruba? O un medico che fa referti rigorosamente “paraculi” così nessuno gli chiede neanche un parere? Sarebbe come chiedere a Seedorf di giocare bene e vincere senza poter cambiare giocatori (ops mi sa che l’esempio è surreale). Di contro come può un “dirigente” che non dirige niente aiutare a crescere colleghi e reparto se i mezzi premianti (incentivi, risultato) vengono gestiti al di sopra delle teste di tutti da sindacato e direzione del personale?
      Io nel mio piccolo quest’anno sto provvedendo a organizzare 2 corsi interni di refertazione di TC e RM oncologiche e di radiologia di cuore e vasi per evitare referti incomprensibili o esami superficiali.
      L’anno scorso ho contribuito a una delle giornate di aggiornamento su emergenze e urgenza.
      La mia sensazione è che alla fine in Italia e in Sanità tutti parlino tanto di organizzazione del lavoro e pochi lavorino tanto (traduzione liberale di un vecchio detto che ripeteva sempre mio nonno: non si potrebbe parlare un po’ meno di lavoro e lavorare un pò di più?)

      • Gaddo ha detto:

        (…) come può un “dirigente” che non dirige niente aiutare a crescere colleghi e reparto se i mezzi premianti (incentivi, risultato) vengono gestiti al di sopra delle teste di tutti da sindacato e direzione del personale? (…)

        (…) La mia sensazione è che alla fine in Italia e in Sanità tutti parlino tanto di organizzazione del lavoro e pochi lavorino tanto (…)

        Un giorno ci conosceremo, Giosi, e spero mi permetterai di darti un bacio in fronte.

    • Gaddo ha detto:

      Il problema non è riuscire a parlargli, che è comunque impresa con elevatissimo coefficiente di difficoltà perché gli amministratori per definizione sono introvabili se non previo appuntamento dopo almeno un mese. Il problema è che i dipartimenti hanno la stessa utilità di una zanzariera rotta in una afosa notte estiva, per esempio, e che gli amministratori spesso, anche se per fortuna non sempre, ignorano la natura del nostro lavoro e i problemi nei quali ci dibattiamo diuturnamente. L’analogia militare è legittima: al macello ci andiamo noi medici, come senti raccontare sulle pagine di questo blog. Napoleone invece guardava la battaglia dal promontorio più vicino, seduto in poltrona, e inviava i corrieri a comunicare per quale battaglione fosse giunto il momento di farsi scannare.

  6. Januarium ha detto:

    Nel mio piccolo di specializzando (quasi alla fine, ma sempre specializzando) credo che l’idea di base nella riorganizzazione della Scuola di Specializzazione che è venuta fuori non è male: ovvero, i primi tre anni fai tutto, i secondi due decidi tu in cosa ti vuoi settorializzare.
    C’è un problema, però: per un mondo della medicina che necessita sempre più di persone superspecializzate (oddio, la neuroradiologia, più che un settore, è un campo immenso, così come la muscoloscheletrica) esiste contemporaneamente un mondo del lavoro che ancora predilige il radiologo-che-fa-tutto-dal-pasto-baritato-alla-perfusione-RM (il termine arcaico pasto baritato non è casuale).
    Conosco molti colleghi specialisti che, pur settorializzati, per lavorare devono fare un po’ di tutto.
    Purtroppo l’Italia è piena di piccoli ospedali ma anche di centri privati piccoli che vogliono e devono fare numero: quindi, preferiscono chi faccia un fritto misto (ovviamente di bassa qualità) a chi invece si è settorializzato ma ti può elevare la qualità del servizio (esame eseguito meglio e referto conclusivo).

    • Gaddo ha detto:

      Una possibile soluzione l’ha suggerita Giosi: per quanto piccolo, qualunque reparto può programmare una relativa suddivisione delle competenze, pur continuando la radiologia cosiddetta generalista che in centri del genere è quasi obbligatoria. Con maggior soddisfazione di tutti.

  7. Mauro ha detto:

    Salve a tutti. Purtroppo non posso dare il mio contributo alla discussione visto che sono solo un neo laureato /neo abilitato.. ma vorrei approfittarne per complimentarmi con tutti per la passione e la competenza che dimostrate e soprattutto per il grande interesse che , con i vostri pareri, riuscite a suscitare in chi, come me, sogna di fare il vostro stesso mestiere.
    Da aspirante specializzando vi ringrazio!

    P.S: Giancarlo ti avevo inviato una mail un pò di tempo fa! Spero ti sia arrivata 😉

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