E buon anno a tutti

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Finisce anche il 2013, ci avviciniamo al nuovo anno e urge, come di prassi, il buon proposito di circostanza.

Non vi dirò che il 2014 porterà meglio del 2013: credo anzi che le cose andranno peggio e di parecchio, dal punto di vista economico e dunque sociale, e credo che saremo chiamati a una prova di maturità che, come italiani, potrebbe segnare o il principio della fine definitiva o il principio di un improbabile riscatto epocale (io propendo poco ottimisticamente per la prima ipotesi, ma spero vivamente di essere nel torto).

Perché, vedete, la mia preghiera per il 2014 è la seguente: non voglio più sentire parlar male dei politici italiani. Non voglio più dover ascoltare, riferite alla vituperata categoria, le parole “ladro” o “casta”: perché, specialmente quest’ultima, vengono masticate e rimasticate fino a tramutarle in un bolo schifoso del quale è irriconoscibile il significato originario. Non voglio più assistere a scene televisive dove invasati di vario genere e grado, che fino a due anni prima hanno evaso il fisco in tutti i modi possibili e immaginabili mettendo in mutande l’intero paese, urlano al microfono che questo schifo deve finire e che i politici hanno distrutto l’Italia. Non voglio più vedere forconi che bloccano le uscite dell’autostrada, che al casello ci arrivino in Jaguar oppure con la vecchia Bianchina del nonno, e impediscono alla poca brava gente rimasta in giro di raggiungere casa e famiglia dopo una giornata lavorativa che, come minimo, è andata da culo.

E adesso vi spiego anche perché: i nostri politici, sarà meglio che ce lo mettiamo bene in testa, non sono diversi in nulla da noi cosiddetta gente comune. La loro cultura del privilegio, da cui è mutuato lo sgradevole denominativo “casta” che tanto piace ai giornalisti itagliani (e che poi viene usato a sproposito, per qualunque boiata, da chiunque voglia riempirsi la bocca con un parolone che fa tendenza), non è dissimile da quella del comune cittadino: che nella cultura delle “caste” è cresciuto ed è diventato, per così dire, uomo italico.

In Italia abbiamo un vasto campionario di caste: i tassisti romani sono una casta, i medici di medicina generale e i farmacisti pure; sono una casta gli impiegati comunali, gli operatori ecologici, i maestri elementari, i baby pensionati e i militari di carriera. Sono una casta tutti quelli sistemati in luoghi lavorativi ad hoc, per gestire i quali non possedevano le competenze necessarie: per restare nell’ambito sanitario che ci è tanto caro, qui da noi non scappa quasi nessuno. Dall’usciere dell’ospedale al suo direttore generale.

Allora basta, per favore: accettiamo intimamente l’idea di non essere migliori dei nostri politici, in nulla e per nulla. Guardiamoci dentro con onestà intellettuale e comprenderemo l’unica verità sociale ineluttabile dei nostri tempi: che siamo uguali a loro. Le loro colpe hanno forse conseguenze più gravi delle nostre, perché (come diceva lo zio di Peter Parker) ogni grande potere comporta equivalente responsabilità, ma non differiscono per qualità.
E allora, invece di lamentarci da mattina a sera, che è lo sport italico per eccellenza da quando i barbari sfondarono gli avamposti dell’Impero Romano, facciamo una bella cosa: stiamo tutti zitti e, per chi ancora ne ha uno, rimettiamoci al lavoro senza cercare a tutti i costi la maniera di fottere il prossimo nostro. Perseguiamo un progetto serio, una visione grandiosa, con tutte le nostre forze: il guaio è che fino a oggi siamo andati avanti a naso, per scorciatoie, per privilegi legati all’anzianità di servizio, per tessere politiche.

E guardate dove siamo finiti.

2 Responses to “E buon anno a tutti”

  1. matteo ha detto:

    Prendo le distanze in modo definitivo dai concetti espressi in questo post.
    Non si tratta di essere migliori o peggiori, ma se scegli di fare politica devi mettere in conto che le responsabilità sono maggiori, come i privilegi.
    Mi ritengo molto diverso da gran parte dei politici e soprattutto non condivido l’atteggiamento della classe politica attuale nei confronti di noi cittadini normali.
    Credo di far parte della gente comune ( onesti pagatori di tasse )e non mi sento per nulla rappresentato e tantomeno assimilabile alla classe politica degli ultimi vent’anni che ha la colpa di aver rovinato un paese meraviglioso. Non ho mai votato le persone attualmente in carica.
    Mi lamento quanto voglio e lo faccio perché ho pienamente ragione e se vuoi sapere il perché riguardati gli ultimi 20 minuti della puntata di #superquark di ieri sera.

    • Gaddo ha detto:

      @Matteo

      Beh, mi sembra chiaro che il post non è indirizzato a te. Io ormai ti conosco da anni e conosco bene le tue personali posizioni, critiche parecchio, sullo stato delle cose: che poi in larga misura sono anche le mie. Ma io e te non siamo un campione rappresentativo di questo paese: per buona maggioranza della popolazione italiana valgono le regole selvagge di cui ho parlato nel post. Regole che non dipendono dal fatto che geneticamente siamo brutti, sporchi e cattivi, ma dalle vicende storiche italiane (quelle si, brutte, sporche e cattive). Il tuo buon esempio, per quanto poco può valere, è l’unico viatico che puoi lasciare in circolazione: ed è un discorso
      che vale anche per me, beninteso, e per chiunque sia animato da buona volontà.

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