E’ mentre

E’ mentre il treno macina rotaie in aperta campagna, sotto un cielo azzurro pastello e le sue nuvolette bianco panna che sembrano disegnate da un bambino della scuola materna.

E’ mentre il sedile sussulta sotto il culo, e i ragazzi appena usciti da scuola aspettano la stazione di arrivo con la stessa fame atavica che avevi tu alla loro età, a quest’ora del giorno, quando tornavi a casa in autobus o in autostop, i libri sotto il braccio, pensando alla compagna di banco di cui eri perdutamente innamorato.

E’ quando il bigliettaio avvisa che la porta del treno è guasta e non può aprirsi, e allora gli studenti scoglionati sbuffano e cambiano ingresso; e seduto accanto a te c’è un tale con le cuffiette nelle orecchie e lo sguardo perso nel nulla, che chissà a cosa sta pensando.

Ed è proprio in momenti come questi, non chiedetemi il perché, che la sensazione di smarrita incompiutezza che da sempre mi accompagna svanisce per un attimo. Un attimo solo, ma quello che occorre: come quando il dentista ti ficca i ferri in bocca e il mal di denti, miracolosamente, è passato.

6 Responses to “E’ mentre”

  1. squabus ha detto:

    per me un po’ criptico, ma bellissimo

    ….ma secondo me la chiave e’ la fame atavica….
    ma forse e’ deformazione momentanea-non-professionale

    squa

  2. Gaddo ha detto:

    Secondo me la tua interpretazione è quella giusta: la chiave è la fame. E se non mi ricordo male a quell’età la fame atavica non è solo di cibo, ma anche di tutto il resto, tutto quello che vuol dire vita.

  3. murialdog ha detto:

    Secondo me il ragazzo è incantato: davanti a sè ha un mare di possibilità… Accanto a lui ci sei tu, un ex ragazzo, magari realizzato, ma ormai disincantato…

  4. Gaddo ha detto:

    Riguardando la mia persona, mi permetto di dissentire con un sorriso di affetto: sono un ex ragazzo, certo, ma ancora parecchio incantato. Senza incanto mollerei tutto, credo. Dunque realizzato forse ancora no, ma incantato di certo. 🙂
    Circa l’ex ragazzo poi, ci sarebbe da scrivere un libro: specialmente per tutte quelle persone che negli ultimi tempi, e nonostante le 43 primavere, mi hanno dato del “ragazzo”…

  5. murialdog ha detto:

    Anni fa lessi un bellissimo saggio di Magris “Utopia e disincanto”, di cui ho un vago ricordo. Il disincanto è inevitabile perchè nasce dalle quotidiane delusioni che ci dà la vita . Tuttavia non bisogna arrendersi alle cose così come sono ma lottare per le cose così come dovrebbero essere: perseguire l’utopia. L’incanto in sè è una bellissima emozione, da non perdere mai, ma, se non è seguito dall’azione, corre il rischio di mantenerci sospesi in un magico “incantamento”, poco produttivo.
    Gaddo, come vedi, sto divagando, dopo 11 ore di fila in reparto, e ti chiedo scusa.
    Per quanto riguarda i “ragazzi” che siamo stati e siamo adesso: che dire? Napoleone a 23 anni era generale… e nessuno si sognava di considerarlo un ragazzo. Ora tanti ragazzi a 30-40 anni sono ancora a casa della mamma, a 60-70 anni ragazzi che giocano ancora a tennis (e piazzano certe pallette!), a 75 anni hanno una nuova fidanzata… Non è di moda dichiararsi uomini cresciuti .

  6. Gaddo ha detto:

    Beh, l’incanto è anche alla base dell’entusiasmo che si mette dentro la costruzione delle cose. Incanto è capacità di meravigliarsi: specie se, come me, cerchi di vivere ogni singolo giorno come se fosse l’ultimo; e allora quasi tutto diventa incanto.
    Circa il “ragazzo”, che vuoi che ti dica. In un paese di gerontocrati come questo, il rischio è rimanere ragazzi a vita.

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