Editoriale: Il radiologo e il parrucchiere

E’ un editoriale scritto a quattro mani con il mio primario e pubblicato sull’ultimo numero de Il giornale italiano di Radiologia Medica. Se vi va di leggerlo, cliccate qui.

11 Responses to “Editoriale: Il radiologo e il parrucchiere”

  1. kweedado ha detto:

    Noi radiologi non curiamo i malati: noi siamo dei consulenti.
    Noi siamo interpellati dai colleghi clinici che ci mandano i loro pazienti, affinché con i nostri mezzi tecnologici e la nostra capacità di impiegarli, contribuiamo, per la nostra parte, alla diagnosi dei di loro mali: il nostro contatto col paziente deve essere solo quello che ci è necessario per definire o proporre una diagnosi.
    Noi, come tutti i consulenti, diamo il nostro parere diagnostico e lo facciamo sulla base dei risultati dei nostri esami strumentali, più o meno operatore-dipendenti; poi è il medico che ci ha interpellati che accetta il nostro parere e si muove di conseguenza, o lo ignora e decide da sé o interpella un altro consulente.
    Noi non rispondiamo ai pazienti: i nostri interlocutori sono i colleghi clinici e a loro per primi rispondiamo, anche dei nostri errori se sono causa dei loro.
    Il paziente non è nostro: è venuto da noi perché i colleghi ce l’hanno mandato.
    Non dobbiamo sconfinare nel territorio altrui, perché il nostro ruolo, anche se molto importante, è comunque secondario.
    Tuttavia noi radiologi dobbiamo essere molto esigenti coi nostri interlocutori e dobbiamo ottenere assolutamente quello che ci spetta: la possibilità di un rapporto col paziente quando e quanto ci serve per emettere il nostro parere diagnostico, che sarebbe già così “grasso che cola”.
    Dobbiamo preoccuparci di fare bene il nostro lavoro e di esigere che ce lo facciano fare nelle migliori condizioni possibili e lasciamo agli altri il loro.

    Noi radiologi siamo i primi a non sfruttare appieno le nostre prerogative. Rinunciamo tutti i giorni, più o meno scientemente, ai più semplici e preziosi strumenti diagnostici propri del medico: l’anamnesi e l’esame obbiettivo, perché o non abbiamo mai imparato a usarli o perché, se mai l’abbiamo fatto, l’abbiamo disimparato, o perché pensiamo che non ci sia tempo per lavorare meglio e preferiamo la quantità alla qualità.
    Cominciamo a riappropriamoci del ruolo che ci spetta, al quale noi stessi abbiamo abdicato, senza pretendere di fare il lavoro degli altri, ma senza permettere agli altri di costringerci a lavorare male: ne va della nostra stessa sopravvivenza.
    Se siamo nelle condizioni in cui siamo, non dobbiamo prendercela con nessun altro che noi stessi: per fare un esempio, la teleradiologia è un’invenzione perversa dei radiologi ed esiste solo perché lo permettiamo noi.

  2. Gaddo ha detto:

    Non sono del tutto d’accordo: anche il cardiologo, quando lo chiama a fornire un parere il solito geriatra, è un consulente, ma in quel momento il paziente è il “suo” paziente e smette di esserlo solo dopo che gli ha diagnosticato una malattia o somministrato una terapia più adeguata. Il nostro farmaco è il referto radiologico: non è meno importante, o meno scevro da effetti collaterali, solo perché non si somministra per via endovenosa o per os.
    In più, noi radiologi siamo chiamati a incidere sempre più non solo nel processo diagnostico, inteso nella sua interezza e complessità, ma anche nelle scelte terapeutiche. Siamo meri “consulenti” anche quando dreniamo un ascesso pleurico o infiliamo protesi aortiche in urgenza?
    Insomma, qui secondo me è da rivedere tutta la nostra posizione. Era questo il senso dell’editoriale.

    • kweedado ha detto:

      Tu hai in parte ragione, ma io non ho del tutto torto. I radiologi interventisti han deciso di prendere la loro strada e di prendersi in mano i loro destini e i loro pazienti, in un certo senso. E’ certo che la figura del radiologo deve essere radicalmente rivista, da noi prima che dagli altri, ma un radiologo come lo volete voi (come lo vogliamo noi) sono gli stessi radiologi a non volerlo.

  3. Gaddo ha detto:

    @ kweedado

    Si, convengo che non hai del tutto torto (come sempre capita tra due punti di vista contrapposti). Ed è anche vero che la tua posizione, alla fine, converge in modo straordinario con quella del Presidente Siani: la colpa della situazione è di noi radiologi. Il che ci invita a cambiare passo, prospettiva, per salvare il salvabile della nostra professione minacciata da ogni lato.

  4. RAD71 ha detto:

    Siamo consulenti perchè vogliamo esserlo, ci fa dormire sonni tranquilli, tanto la colpa è di chi segue il Paziente. Ma quando poi ci chiamano per sedere ai Gruppi Multidisciplinari, vuol dire che qualcuno ci considera qualcosa di più. Sono anni che lotto per far apprendere un minimo di tecnica interventistica a tutti i Colleghi, a partire dagli Specializzandi, formati da Medici più interessati ad uscire all’ora giusta che a lavorare. Se poi le biopsie di fegato le fanno i gastroenterologi, le infiltrazioni alla spalla i reumatologi, poi ci lamentiamo che ci considerano consulenti? Più volte il Prof. Masciocchi ha detto questa cosa, basta avere un ecografo e siamo tutti interventisti, basta volerlo. Come dargli torto.
    Il mio ex Strutturato di riferimento diceva che i Radiologi erano dei Medici abituati a lavorare poco, specie in Ospedale; ora, con le nuove tecnologie, si ritrovano tra le mani una bomba atomica e la stessa voglia di lavorare.
    Un pò forte ma rende l’idea. Dipende da noi.

    • kweedado ha detto:

      Non tutti sono portati per l’interventistica: non si può pretendere che tutti i radiologi si mettano a bucare fegati.
      Sarà più facile trasformare medici e chirurghi in ecografisti che radiologi in chirurghi. E’ sicuro che, se non ci sarà una mutazione “genetica”, i radiologi tradizionali spariranno come i dinosauri (o comunque si ridimensioneranno molto), e, quelli che non saranno spariti, sarà perché si saranno trasformati in “qualcos altro”.
      Facciamo almeno in modo che siamo noi a decidere che cosa sarà questo “qualcos altro”: per farlo ci vorrà un’autoconsapevolezza che oggi non vedo nei radiologi.

      • RAD71 ha detto:

        Concordo, quello dell’interventistica era un esempio. Ma credi che nessuno mi aiuta, magari solo a tenere la sonda ecografica durante una banale, si fa per dire, biopsia epatica?
        Se continuiamo a “non fare”, mi riferisco alla interventistica, in particolare quella “mini” da Ospedale di Provincia, mi riferisco al cuore, al muscolo-scheletrico, alle Tac HR (i referti, non gli esami), poi è ovvio che il lavoro ce lo portano via gli altri.
        Altri che potrebbero non essere Medici; un TSRM costa molto meno di un Radiologo

  5. Gaddo ha detto:

    @ kweedado e RAD71

    Entrambi sostenete posizioni sacrosante (e direi convergenti). Il problema, però, è solo in parte quello che siamo e che invece dovremmo essere, ferma restando la nostra naturale tendenza di radiologi all’inazione. E sacrosanto è l’accenno di RAD71 alle figure non mediche: già nella mia regione lavorativa si è sragionato abbastanza, sull’argomento, e la mia speranza è che alla fine il buon senso prevalga sulle facili soluzioni che sulla lunga distanza sono solo foriere di disgrazie.
    Ma il problema, consentitemelo, è anche la naturale evoluzione della nostra figura professionale. Se volete un parere apparentemente triste, ma probabilmente solo oggettivo, tra qualche anno il radiologo, come figura autonoma, non esisterà più. E se ci pensate è anche naturale: più ci sottospecializziamo, meno possiamo occuparci a un sufficiente livello di competenza della Radiologia generale. E’ impensabile che un cardio-radiologo o un radiologo interventista abbiano elevate competenze, per dire, in ambito di RM addominale o di Radiologia del capo-collo. Questo genera due tipi di problematiche: uno, definire con precisione le caratteristiche professionali chi deve lavorare in un dato reparto ospedaliero di Radiologia (e magari, eresia, dirigerlo); due, prepararci a un futuro più o meno prossimo in cui non esisterà più il radiologo generale ma esisteranno, appunto, il cardioradiologo, il pneumoradiologo, il radiologo vascolare. E’ una evoluzione a cui non possiamo sottrarci, e la legge della selezione naturale che ci condurrà in questa direzione. Il guaio sarà, come al solito, che la politica sanitaria non seguirà il fluire della medicina e, anzi, cercherà di ostacolarlo. Con buona pace di chi, ancora adesso, con una miopia non più adeguata ai tempi, continua a sostenere che il politico di razza non deve essere un tecnico. Perché qui, nel mentre, è cambiato tutto: e la politica è fallita non perché i politici di adesso siano meno capaci di quelli di una volta (il che, entro certi limiti, è anche vero), ma perché la complessità delle varianti in gioco fa in modo che il politico “generalista” abbia più bisogno di prima dei tecnici perché la materia è mille volte più incasinata. Dunque, val la pena di avere direttamente un tecnico, che si fa prima (fate riferimento, per dire, a chi attualmente dirige il nostro ministero).

    • kweedado ha detto:

      La super-specializzazione, se la possono permettere solo i grandi ospedali: finché ci saranno piccoli ospedali ci sarà bisogno di “piccoli” radiologi che spalano la cacca.
      Poi con la super-specializzazione si perde la visione globale della materia e del paziente e spesso sfuggono le soluzioni più semplici: il rasoio di Occam perde il filo della lama.
      In verità non so immaginare che fine faremo noi radiologi: sicuramente quella che ci meriteremo.

  6. Gaddo ha detto:

    @ kweedado

    Motivo per il quale la politica non seguirà il flusso evolutivo naturale della nostra disciplina, e incasinerà tutto. Sono invece meno d’accordo sui danni eventuali derivanti dalla perdita della visione globale nei super-specialisti: se io, per dire, lavorassi un un ospedale dedicato unicamente al testa-collo, e potessi occuparmi solo di quello, perdere il resto non sarebbe importante. Di contro, la qualità delle mie performances diventerebbe elevatissima. Questo è il futuro: prestazioni diagnostiche e terapeutiche di qualità elevata in risposta a quesiti fortemente orientati. Gli unici che in questo panorama non c’entrano niente sono gli MMG: se ne faranno una ragione, spero, o periranno anche loro insieme a tutti i filistei.

  7. […] L’aspetto sorprendente della sessione più importante del giorno, quella che parlava del radiologo “invisibile”, è che i radiologi alla fine sono stati invisibili sul serio: aula grande e poca affluenza, specialmente da parte della popolazione congressuale più giovane. Che peraltro partiva dall’idea espressa in un editoriale scritto a quattro mani con Gianni Morana, pubblicato sul giornale di categoria e che volendo potete rileggere qui. […]

Leave a Reply

You must be logged in to post a comment.