Equivoci

Il mio collega, intorno alle ore 13, chiama uno degli ultimi pazienti in lista per le ecografie della giornata. Il paziente in questione è un signore anziano, in sedia a rotelle: a dire il vero è tranquillo, nonostante il ritardo tutto sommato accettabile di mezz’ora.  A non essere tranquillo è un altro signore, molto più giovane: che lo aggredisce con rimproveri sul ritardo accumulato, sul fatto che non è possibile trattare così male i pazienti anziani, che non c’è più rispetto per nulla e per nessuno nemmeno negli ospedali.

Il mio collega prova a spiegare le sue ragione ma non c’è nulla da fare: l’altro, quello giovane, continua nella sua filippica. E la smette solo dopo un bel pò, quando dice: Lo so che lei non c’entra nulla, ma con qualcuno bisogna pure sfogarsi.

Il mio collega abbozza, porta dentro il signore anziano e dice: Vuole stare con suo padre mentre facciamo l’esame?

Mio padre? dice l’altro. No, io non lo conosco. Sono in appuntamento dopo di lui.

Quando si dice la solidarietà. Gratuita.

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