Eri solo più lontana ma tu ci sei sempre stata

Per Pasqua tornerò al paesello natio. Pochi giorni, solo quello che serve per salutare genitori, qualche vecchio amico che ha promesso di portarmi a spasso per la capitale del Regno e magari, se sono fortunato, anche i miei compagni di scuola.

Mi piacerebbe inforcare la mia vecchia Vespa Special dal colore improponibile, che ormai va per i 35, e una volta tanto lascerei a casa il casco per sentire il vento tra i capelli. Andrei con te lassù, sulla collinetta dove mi rifugiavo da ragazzo quando volevo smaltire le mie colossali tristezze di adolescente: passavo ore a riempire i quaderni di sciocchezze che, una volta tanto per fortuna, i miei genitori hanno meditato di smarrire incidentalmente durante l’ultimo (loro) trasloco.

E mi piacerebbe raccontarti di me, mentre soffia la brezza tiepida di aprile (non puoi immaginare quanto l’aria sia profumata di fiori e erba, a inizio primavera, sulla collinetta) e noi ce ne stiamo seduti all’ombra di una quercia a guardare il panorama del paese. Ti chiederei di non guardare in fondo, dove adesso il paesaggio è deturpato da un’orrenda centrale elettrica; piuttosto di volgere lo sguardo alla cresta spaccata del Vesuvio, lontano ma non così tanto, o all’isola di Ischia che galleggia sorniona proprio di fronte ai nostri occhi.

E ti direi tutto di me, dei miei sogni di ragazzo, di come siano accadute cose nella mia vita che mai avrei potuto immaginare, in quei giorni lontani. Potrei parlare così a lungo che a un certo punto mi chiederesti ridendo di smettere e ti metteresti a fare la stupida per far ridere anche me; e probabilmente ci riusciresti, come sempre.

Poi torneremmo giù in paese, tirando alla follia le marce della Vespa e cantando canzoni degli anni settanta: perché certe cose dovevano accadere, erano scritte nel libro del destino e questi luoghi aspettavano te da sempre affinché io stesso potessi conoscermi meglio, e riconoscermi. La vita fa di noi un boomerang: per quanto lontano ti possa lanciare, prima o poi la direzione si inverte e tocca tornare indietro.

L’importante è cadere sul morbido: ma questa è un’arte che tu devi ancora imparare, pavento. E nella quale nemmeno io sono particolarmente versato, come i fatti spesso dimostrano.

La canzone della clip è Ci sei sempre stata, di Ligabue, tratta dall’album Arrivederci, mostro! del 2010. La voce di quell’uomo gratta. Come la vita.

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