Falso e tendenzioso

Sul blog dello Scorfano e del Disagiato, sezione “Il segnapagine”, è stato recentemente inserito il seguente post (chiaramente non opera dei due blogger). Una filippica interminabile, a firma di tale Demata, che mi ha lasciato veramente senza parole: magari ero stanco, deluso da una giornata pesante e poco soddisfacente, però a leggerla (scusate ancora il cattivo francese) mi sono veramente girate le palle. Confutare tutto il post, punto per punto, sarebbe impresa meritoria ma improba: mi limiterò a sottolinearne le assurdità più pacchiane e a condividerle con tutti voi.

(..) Gli infermieri guadagnano 3-4-5 volte in meno dei medici, pur sottoponendosi a lavoro notturno e festivo (…)

Impreciso: diciamo una volta e mezzo o al massimo due volte in meno. Senza contare che un medico a laurearsi non ci ha messo tre anni ma sei, con un corso di studi che molto gentilmente vorrei definire più impegnativo; senza contare i quattro o cinque anni di specialità attaccati in coda, che fanno la bellezza di 10-11 anni di studio.  Ah, dimenticavo: notti di reperibilità o di guardia, e festivi, li fanno anche i medici.

(…) Inoltre,  i regolamenti universitari e le statistiche ci dicono che è praticamente impossibile, per loro, diventare medici o, peggio, specialisti ed, ancor meno, far “carriera interna” (..)

Inesatto. Le statistiche (ma quali?) non dicono che un infermiere può laurearsi in medicina e persino specializzarsi: uno dei miei colleghi più brillanti ha saputo farlo mentre lavorava (come infermiere, appunto). Quanto alla carriera interna, gli infemieri più capaci (o più raccomandati, fate voi) possono diventare Caposala: che è un avanzamento di carriera. O aspirare ad altre funzioni dirigenziali sulle quali neanche mi soffermo: è sufficiente la volontà di riqualificarsi e sperare nella buona sorte (o in buone conoscenze, siamo sempre in Italia).

(…) I tecnici, in particolare i biologi, sono gestiti come “uno strumento”, nonostante le poche (scarse?) conoscenze che le università italiane forniscono ai medici nel campo della chimica e della biologia (…)

Tendenzioso. E io avrei ricevuto scarse conoscenze in chimica e, soprattutto, in biologia?!? Consiglio di dare un’occhiata attenta al piano di studi di un medico.

(…) Al giorno d’oggi, la “diagnosi” viene emessa (proposta?) dal biologo od dal tecnico radiologo – se non addirittura “dalla macchina” come sembra dai primi prototipi realizzati dal prof Veronesi e le sue equipe (…)

Allucinante. La diagnosi di una malattia è compito esclusivo del medico, così come la terapia. Il tecnico di radiologia produce immagini medicali e non ha alcuna facoltà circa la formulazione di una qualsiasi ipotesi diagnostica: si tratta di ruoli differenti, non interscambiabili , entrambi fondamentali (nessun radiologo dovrebbe avere, per esempio, la competenza di un tecnico di radiologia sulla produzione di immagini medicali). Le diagnosi affidate alle apparecchiature sono per adesso ancora limitate ai romanzi di fantascienza.

(…) i nostri dottori sono dei dirigenti “amministrativi” – lo dice la legge – e, in quanto tali, combinano un ordalia di irregolarità nel compliare modulistiche, cartelle cliniche, certificazioni e … ordinativi (…)

Ancora tendenzioso. Il 95% della mia giornata lavorativa se ne va, appunto, in lavoro. Puro e semplice lavoro di medico. I medici non sono dirigenti “amministrativi”, sono dirigenti “medici”. Con ciò che ne consegue.

(…) Chiunque (parente o malato) si sia cimentato con la gestione di malattie croniche o complesse sa che i medici ospedalieri, specialmente se universitari, raramente consultano altri colleghi e raramente accedono alle documentazioni scientifiche in inglese, cioè tutte (…)

Al limite della querela. Il mestiere del medico oggi si fonda sulla collaborazione e sullo scambio di opinioni: la medicina olistica, per fortuna o purtroppo, non esiste più; e con essa nemmeno il medico “olistico” che risolve i problemi da solo. Quanto allo studio, quel “raramente accedono” è semplicemente ridicolo: quali sono le fonti a cui si attinge per simili affermazioni? C’è stata esperienza diretta di medici che leggono solo riviste scientifiche in vernacolo? Ma insomma.

(…) Ogni specialista cura la propria specialità e bisogna essere fortunati a non avere sintomi sovrapponibili o concomitanti, caso mai si fosse malati di più di una patologia (…)

Mancata conoscenza, o ignoranza, delle procedure. Si da il caso che esistano in quasi tutti gli ospedali italiani gruppi di lavoro: in cui medici di diverse specialità discutono i singoli casi nelle cosiddette riunioni interdisciplinari e prendono decisioni condivise.

(…) Dulcis in fundo, gli accertamenti biomedici e il sistema di prenotazioni degli URP ospedalieri e delle ASL, che vengono svolti con mesi di ritardo rispetto all’evento patologico e, soprattutto, non vengono svolti in modo coordinato se non “simultaneo” (…)

Approssimativo. Il problema delle liste di attesa ha radici profonde e modalità differenti nelle diverse regioni, non può essere liquidato in due righe.

(…) in Italia, il rapporto medico-paziente, evidentemente, non prevede “l’alto là” per bevitori, fumatori, pigri e mangioni (…)

Superfluo. Mi risulta che viviamo in un paese relativamente libero, almeno nelle apparenze, in cui se il paziente coronaropatico e obeso continua a mangiare e fumare non può certo essere il medico a strappargli con la forza bruta cibo e sigarette dalla bocca.

E ci sarebbe anche dell’altro, ma diventerei noioso e quindi basta così. Curioso, però, che alcuni punti del “decalogo” finale di soluzioni siano condivisibili, pur partendo da premesse così grossolanamente errate e pur con modalità di messa in atto molto differenti da quelle proposte: per esempio la ridistribuzione sul territorio degli ospedali (aggiungerei: la chiusura di quelli minori), la completa ristrutturazione dell’attività di pronto soccorso (che andrebbe dislocata dagli ospedali e portata nel territorio, almeno per le patologie minori) e il riassetto dell’attività dei medici di medicina generale (altro che allungare gli orari di apertura: i MMG vanno riqualificati, assunti dalle USL e messi a lavorare sul campo).

Insomma, come medico ospedaliero a me quello che dispiace non è lo sfogo del singolo: è piuttosto la chiamata alle armi di chi non è informato sui fatti, l’infilata di considerazioni dozzinali da uomo della strada incazzato che nemmeno ha idea di cosa accada in un ospedale e in luoghi analoghi. Mi dispiace l’atteggiamento punitivo a prescindere dell’uomo della strada per cui qualunque categoria professionale (sottesa da un mestiere intellettuale, ovviamente), di questi tempi, diventa “casta”: anche quando da anni gli si erodono privilegi, capacità decisionale, stipendi, possibilità di carriera. Mi dispiace questo costante tentativo di ficcare cunei nei rapporti tra le persone che compongono una comunità: anche quando i punti di contatto tra i cittadini sono più numerosi di quelli che li separano.

Poi, è chiaro, nessuna categoria è esente da colpe. Quella dei medici per esempio è piena di cialtroni, venditori di fumo, giocatori di poker che bluffano in continuazione e di avidi faccendieri; ma anche di gente onesta e preparata che lavora sodo, si aggiorna, ha a cuore i pazienti.

E, comunque, un brutto post rimane sempre un brutto post: anche di fronte al medico cialtrone o alla peggiore sanità del mondo.

13 Responses to “Falso e tendenzioso”

  1. Mauro ha detto:

    Ciao gaddo come vedi alla fine mi sono registrato! Volevo solo dare la mia opinione di studente al post che hai citato. Forse il mio è più uno sfogo dettato dal fatto che ho riconosciuto in questo post le situazioni che da studente al 6 anno mi trovo spesso a vivere; e sentir dire frasi come le suddette da pazienti o dai cosiddetti “professionisti sanitari”, alcuni dei quali molto poco rispettosi del ruolo del medico, è anche più snervante che leggerle. Molte di queste persone sono costantemente pronte a screditare il nostro percorso di studenti e il nostro futuro ruolo; non perdono occasione per lanciarsi in improbabili paragoni circa la difficoltà del corso di studi (“studiare infermieristica è difficile come fare medicina”), i programmi degli esami, le difficoltà del test di ingresso. Ed ecco quindi che gli aggettivi che hai riportato li riscontro giorno dopo giorno: gli Imprecisi affermano che “gli Infermieri non vengono pagati durante la specialistica”; gli Inesatti col ricorrente “siete tutti raccomandati”; i tendenziosi studenti di biologia, quelli che“conosciamo meglio di voi la fisica e la fisiologia”; gli allucinanti studenti di Tecniche di Rad. secondo cui “i tecnici sanno leggere le lastre meglio dei radiologi che ormai sono inutili”; i querelabili tecnici ortopedici che si ergono a brillanti diagnosti di patologie dell’osso sconsigliando di “buttare soldi appresso all’ortopedico” e gli approssimativi tecnici neurofisiopatologi che sanno “fare diagnosi di neuropatia e morte cerebrale perché sanno fare l’eeg”. Ovviamente non voglio fare di tutta l’erba un fascio, molti miei amici studenti di Pr.Sanit. sono studiosi, rispettosi e consci delle più banali differenze tra i ruoli; ma un’ottima percentuale di questi nostri “colleghi” (così si autodefiniscono) rispecchia esattamente i “gironi infernali” che ho elencato. Magari in ospedale queste persone mantengono il basso profilo, ma all’esterno si rendono responsabili di penose campagne di disinformazione (come dimostra il tuo post Gaddo) che non fanno altro che acuire il sentimento di sfiducia (a volte anche giustificato, per carità) nei confronti di persone che si fanno il deretano per 11 anni (e non 3). Ed ecco che il risultato è il post di qualche esaltato che spara a zero su una categoria i cui vertici oltre a non essere in grado di difendere il Medico da un p.d.v politico-sociale, non sono in grado di difenderlo neanche dalle diffamazioni di quelli che dovrebbero essere i suoi più stretti collaboratori. Cioè infermieri, tecnici, assistenti che , poiché “laureati in una disciplina medica” (come a loro piace descrivere i loro studi) , ma anche da semplici studenti , si reputano in grado di accostarsi/sostituirsi, ai “colleghi” Medici o studenti di Medicina; e dunque non mancano di screditare la figura del Medico all’esterno, con i pazienti o sui blog.
    A volte penso che piuttosto che sentire simili provocazioni ,condite da abnorme convinzione e smisurata quanto ingiustificata ipertrofia dell’ego, sarebbe stato meglio che queste professioni continuassero (come in passato) a richiedere master biennali, piuttosto che renderli corsi di studio della facoltà di Medicina e Chirurgia, assegnando decine e decine di cattedre a destra e a manca. Almeno mi sarei risparmiato di sentire il tecnico perfusionista che si vantava della sua tesi sul nuovo “stent da introdurre per via percutanea al liv. dell’arco aortico” senza sapere minimamente di cosa stesse parlando.
    Scusate il piccolo sfogo ai limiti dell’O.T ma è stato più forte di me. Tengo troppo al mio percorso di studi per non difenderlo dai molti detrattori; però forse per ora è meglio accogliere il tuo consiglio Gaddo, pensare solo a studiare tentando di far mia quella massima di saggezza dantesco-virgiliana “non ragioniam di lor ma guarda e passa”. Comunque ribadisco che non è mia intenzione screditare queste professioni, anzi. Però pretendo ,per il mio percorso di studio e il mio futuro ruolo, lo stesso rispetto che io porto nei confronti del loro ruolo, riconoscendo l’assoluta necessità di svolgerlo con la massima competenza, che a mio avviso non è necessariamente derivante da 3 anni di dispensine e corsi integrati con l’effetto collaterale che poi quacuno vada a scrivere post come quello di cui sopra.

  2. matteo ha detto:

    Caro Gaddo,
    Internet permette a chiunque di dire la propria opinione e in questo noi Italians siamo Campioni del Mondo.
    Siamo tutti allenatori quando gioca la Nazionale, siamo tutti Criminologi quando c’è da giudicare un delitto a sfondo sessuale, siamo tutti politici quando ci sono le Elezioni, siamo tutti Medici (quando non è necessario esserlo veramente!), siamo tutti Pazienti di fronte a un Medico che passava di lì per caso, per il puro gusto di rompergli i maroni.
    Ma io mi chiedo se sia davvero utile sfogarsi in questa maniera via web sparando a zero su qualcosa che non ci va oppure sputtanare una intera categoria professionale facendo “di tutta un’erba un fascio” come l’Uomo Qualuque.
    È proprio quello che fa quel tale di cui parli in questo post attraverso il suo blog DEMATA , un blog ricco di polemiche su tutto ciò che lo circonda. Fortunatamente c’è sempre qualcun altro che attraverso gli stessi tasti del computer può ribattere a tono come hai fatto tu giustamente difendendo la categoria in modo tale che la sua opinione sia considerevolmente ridimensionata.
    Ma tutto questo ha senso?
    In fondo siamo un blog che sta controbattendo un altro blog mentre i problemi grossi sono e grossi rimangono uguale a prima.
    Un comico genovese vuol convincerci che in futuro questo sarà il nuovo modo di governare democraticamente il nostro bel Paese che versa in condizioni molto difficili, con modestissime speranze di miglioramento negli anni a venire.
    Non oso immaginare uno scenario di questo tipo, ma l’ultima tornata elettorale mi fa pensare che qualcuno stia impegnando seriamente il suo tempo a guidare il Paese attraverso dibattiti sulla rete. Una follia.
    Nello sproloquio sgangherato del nostro sig.DEMATA mi sembra di aver intuito sia una scarsa fiducia nei Medici , sia una generalizzata protesta nei confronti di un Sistema Sanitario , al punto che in coda vengono elencati una serie di punti tesi a modificarlo nel profondo (alcuni punti effettivamente condivisibili come dici tu).

    Ebbene io vorrei ricordare al nostro amico che ogni tanto la WHO stila una classifica dei sistemi sanitari di tutto il Mondo, in base a determinati parametri – un po’ come il ranking ATP dei tennisti più forti: in questa classifica il nostro discutibilisimo sistema sanitario spendaccione si piazza al secondo posto, dietro alla sola Francia. (Cosa avranno mai questi francesi meglio di noi?)
    Mi dica, signor DEMATA , se Lei fosse un Indiano cosa scriverebbe nel suo blog del sistema sanitario indiano e dei medici indiani (112° posto) , e guardi che l’India è un Paesone emergente e non un paesino prossimo al default come il nostro…
    E lo sa che la Corea del Nord (167° posto ) spende meno di 1 dollaro per persona all’anno in Sanità con ospedali che utilizzano aghi ipodermici lavati (cioè non monouso!!), che effettuano amputazioni senza anestesia con annesso fiorente mercato nero – per assuefazione -di analgesici narcotici derivanti da una pratica medica un tantinello approssimativa?
    Potremo scendere ancora nel fiorente (economicamente) Brasile al º125 posto, oppure potremmo parlare dei medici Liberiani (186° posto) , oppure per stare in Europa mi chiedo quali premurose cure dedichino i medici di famiglia Rumeni o della Lettonia che si piazzano rispettivamente al 99° e 105° posto. Immagino che se lei fosse un cittadino della Russia produrrebbe un intera enciclopedia di blog dedicato esclusivamente a sputtanare vizi e virtù del sistema sanitario Russo (130° posto).

    È una classifica indicativa, certamente non può descrivere tutte le infinite sfaccettature di un gigante con i suoi pregi e difetti e sicuramente non definisce l’attività di ogni singolo Ospedale, Medico (a parità di reddito) o di ogni singolo paramedico, sarebbe impossibile ovviamente. Tuttavia la classifica include tutti gli elementi come in un pentolone e il risultato finale è il secondo posto.
    Secondo posto che potrebbe essere il primo se non vi fosse la solita tendenza alla furbata e allo spreco di risorse che contraddistingue tutto ciò che è pubblico in Italia (ops scusate il qualunquismo).
    Insomma sig. Demata, prima di sputtanare almeno si guardi in giro nel Mondo (utilizzi pure la rete , se crede) e si renderà conto che le sue opinioni sono False e Tendenziose come dice il Gaddo.

  3. Gaddo ha detto:

    Sapete qual’é il problema, nello specifico? Che spesso, e ancora più spesso nel nostro paese, si tende a confondere la vicenda personale, che può anche essere drammatica e dolorosa, con la realtà dei fatti: ossia che, come dice Matteo, la nostra sanità è ai vertici mondiali e non siamo noi medici italiani a dirlo. Io, personalmente, e nonostante sia un radiologo, passo molto tempo con i pazienti. Accolgo le loro critiche ma accolgo anche i loro ringraziamenti: sarò pure un ragazzo fortunato, non lo metto in dubbio, ma finora i secondi sono stati nettamente più delle prime.
    Io, per esempio, so che la forza della sanità italiana sta nelle persone che la compongono: e badate, non sto parlando solo dei medici. Conosco infermieri stupefacenti per quanto amore offrono ai pazienti. Tecnici capaci che mi hanno messo in condizione di far bene il mio lavoro e portarlo anche fuori dalle mura del mio ospedale. Segretarie che con silenzioso lavoro tengono sulle spalle l’intero reparto. Ma, ancor di più, ho imparato che la forza sta nella comunione tra queste figure professionali, e dalla comunione che riescono a instaurare con i pazienti. È un tipo di unione che genera eventi positivi: consola le persone che stanno male, produce empatia, spinge a dare sempre il massimo in ciascuna situazione lavorativa. Certo, non sempre i nostri sforzi vanno a buon fine. E, certo, alcune volte c’è cattiva fede in quello che fanno (o non fanno) i medici. Ma è innegabile che in Italia la sanità, con tutti i distinguo possibili, funziona per una specie di vocazione al volontariato degli addetti ai lavori: dovessimo lavorare per come siamo gestiti, non avete idea di cosa accadrebbe dentro gli ospedali.
    In tutto questo l’evento sfortunato, il caso male affrontato e risolto peggio, non è infrequente. Ma lo stesso medico che ha sbagliato una diagnosi ne ha azzeccate altre mille: vogliamo crocifiggerlo perché ha sbagliato nell’esercizio di una scienza non esatta come la medicina? Credete che il tanto citato Veronesi non abbia mai commesso errori? O dobbiamo attendere che il Papa lo beatifichi?
    Non lo so, forse invece di rispondere al post di Demata con un contro-post, come ho fatto, sarebbe stato meglio se avessi fatto un altro rimando alle parole di Stefano Ciatto, quelle che ho riportato nel penultimo post: lì c’era già tutto, esplicitato con una pacatezza che io, quando sono punto nel vivo, non riesco a imitare. Perché, vedete, c’è stata una contro-risposta alla mia risposta: non la riporterò sul blog non per censura o altri analoghi accidenti personali (la potete comunque trovare senza grossa difficoltà nei commenti al post di Demata), ma perché innescherebbe una serie di botta-e-risposta che non condurrebbero a nulla. Nelle ultime parole di Demata ho trovato ancora rancore e inesattezze, quelle tipiche di chi (insisto) non sa di cosa sta parlando. Dovrei insistere ancora? No, non ha senso. Questo è un periodo storico in cui tornare sui propri passi è fuori dalle possibilità dell’uomo comune; ammettere di aver travalicato una linea di rispetto, di educazione, di semplice buon senso equivale, nell’immaginario collettivo, a un suicidio intellettuale. Per esempio, oggi al lavoro mi sono stati inflitti un paio di sgarbi incredibili: ma so già che non potrò aspettarmi le scuse, o anche una semplice ammissione di responsabilità.
    Su internet è lo stesso. C’è carne al fuoco, tutti possono sostenere qualsiasi idea: il limite a ciò che si può esternare è il buon senso, ma quello ce l’abbiamo in pochi, me compreso. E in più, ve lo dirò con grandissima franchezza, sono un po’ stanco di polemiche. Mi faccio un discreto mazzo in ospedale, le ore che lavoro in più nessuno me le restituirà né me le valuterà economicamente. La disponibilità che offro a pazienti e colleghi spesso non valgono nemmeno un grazie (non è vero, ma fa scena dirlo). Quando la sera studio e mia moglie mi cazzia perché ancora non stacco la spina non so cosa dirle: ha ragione. E quando a letto leggo il mio articolo scientifico in lingua inglese, e il sonno mi chiude gli occhi, a volte penso di essere davvero un coglione. Camperei uguale anche senza fare tutte queste cose, guadagnerei uguale (lo stipendio base di un medico con oltre cinque anni di anzianità è abbondantemente sotto i 4000 euro, per rispondere a una delle provocazioni ricevute), e forse nessuno si accorgerebbe delle differenze. A conti fatti forse non ne vale la pena, no? E invece si che ne vale la pena: forse dovrei solo filmare le interminabili riunioni interdisciplinari del lunedì nel gruppo di patologia toracica, del martedì nel gruppo di chirurgia epato-pancreatica, del mercoledì nel gruppo ORL, eccetera, e metterle su youtube.
    Insomma, questo è quello che faccio, che facciamo, noialtri addetti ai lavori nelle mura di un ospedale. Potete crederci o meno, non importa. Vi garantisco, però, che se non ci fossimo, con tutto il carico dei nostri limiti e dei nostri difetti, voialtri pazienti incazzati campereste molto peggio.

  4. lake1 ha detto:

    Caro Gaddo,
    ad un certo punto, come dice Matteo, tutti possono scrivere quello che vogliono sulla rete e il tentativo di convincere è quantomai vano…a parti invertite, ad esempio, demata non riesce a convincermi, eppure ha replicato al tuo commento con nuove (forse) argomentazioni.
    Per quanto riguarda i miei rapporti con i colleghi delle professioni sanitarie, non credendo io di essere l’unica figura necessaria per il funzionamento di un osepdale, cerco di essere il più democratico possibile con tutti, mi metto sul loro piano, in modo che, se è la barriera gerarchica a metterli di cattivo umore, questa sia ridimensionata, almeno nei rapporti interumani. E se poi questi colleghi, tra di loro, ogni tanto, vuoi per fare gruppo, vuoi perchè sono stanchi, dicono che sono strapagato o sbuffano alle mie spalle o pensano che sarebbero in grado di fare meglio da soli etc..ad un certo punto non me ne curo, perchè non ho bisogno delle loro conferme per la mia utilità o per il mio lavoro.
    Quello che dico a Mauro, che sarà medico tra poco, è che, quando si accogerà che il medico è colui che ha la salute del paziente nelle sue mani, colui che mette nero su bianco delle diagnosi, che decide di procedure diagnostiche o terapeutiche e che deve tenere a mente una serie motlo vasta di conoscenze e non si può permettere di fare ciò che gli è stato ordinato o tirare a indovinare sulle diagnosi, perchè tanto la responsabilità non è sua, non subirà nessun complesso di inferiorità rispetto ai suoi colleghi. Ma stiamo scherzando? “difendere medicina dai detrattori?”. Mi dispiace ma amo troppo il mio lavoro per poter anche solo pensare di dovermi giustificare con qualcuno di quello che sono, cioè un medico.

    • Mauro ha detto:

      Ciao Lake. Ti ringrazio per ciò che mi hai detto, come ringrazio Gaddo per il consiglio che mi ha dato e che seguirò senz’altro. Il problema è che da studente , per l’appunto forse un pò impulsivo, che si impegna in un percorso di studi così complesso e così diverso da tutti gli altri, sentire certe frasi da parte di altri studenti che non rispettano il suo percorso è molto fastidioso. Quindi in tal senso credo di essere “giustificato” ,per ora 😉 . Poi ripeto, all’inizio rispondevo, anche cercando il confronto civile e sperando che i miei intelocutori si rendessero conto dei propri errori autonomamente (una sorta di maieutica socratica diciamo 🙂 ). Poi però mi sono accorto che ho talmente tanti impegni studenteschi a cui pensare che non posso davvero permettermi di perdere tempo in questo modo. Quindi cerco effettivamente di lasciar perdere e continuare a fare ciò che è più importante, studiare, superare gli esami brillantemente e arrivare alla laurea.
      Ovviamente hai pienamente ragione quando dici “Mi dispiace ma amo troppo il mio lavoro per poter anche solo pensare di dovermi giustificare con qualcuno di quello che sono, cioè un medico”. E di fatto, come hai ben detto, penso che quando mi troverò a dover effettuare una diagnosi, con tutta la responsabilità e la competenza che essa comporta, tenderò a ridurre le provocazioni che mi tocca sentire a quello che di fatto sono, cioè segni di ignoranza e magari invidia.
      Grazie ancora!

      • lake1 ha detto:

        Ovviamente, Mauro, non c’era nessuna critica nei tuoi confronti. Come hai già capito ho cercato solo di sostenerti, perchè fino all’altro ieri ero studente (sono specializzando), e, come te, credo, non sono una persona aggressiva di natura. Eppure in qualche occasione, di fronte all’altrui aggressività, le tue risposte devono essere scomode. Sei alla fine di un corso di laurea in medicina, hai superato un concorso e tanti esami duri per poter arrivare dove sei. Hai un bagaglio di conoscenze immenso, anche se forse non ti permette ancora di dare il consiglio giusto a tua nonna che ha il mal di schiena e anche se i medici più grandi, quando vai in giro per i reparti, ti fanno sentire un inetto. Stringi i denti e vai avanti per la tua strada, in bocca al lupo.

  5. Gaddo ha detto:

    @ lake1

    Le tue considerazioni sulla piramide gerarchica sono molto interessanti, perchè in un sistema sano le interazioni tra addetti ai lavori non sono unidirezionali ma pluridirezionali, e il fatto che su questioni mediche il medico abbia l’ultima parola non è dettato da spirito di prevaricazione: è solo la naturale conseguenza della nostra formazione culturale.
    Ti dirò anche che io nel casino delle attuali lauree sanitarie brevi mi ci perdo: sembrava tutto più facile prima, quando i corsi di laurea erano pochi e creavano professionisti dalle caratteristiche ben precise. E d’altro canto non ho l’impressione che cambiare la denominazione di un corso da “diploma” a “laurea” ne abbia modificato l’essenza: una capra resta comunque una capra, anche se laureata con lode; e viceversa. Ma in fin dei conti tutto questo non è che la realizzazione del sogno italiano: tutti dottori, finalmente, senza distinzione, a prescindere. E senza che nulla sia cambiato rispetto a prima: per questo trovo giusto lo spirito polemico di Mauro, che ha investito nello studio qualcosa in più degli altri coetanei e pretende che lo sforzo gli venga riconosciuto.
    Alla fine i medici hanno in mano la diagnosi e la terapia, come la loro formazione esige: e il radiologo, che altrove viene parificato al biologo per la sua assenza dai luoghi in cui si fa diagnosi (sic), oggi è al centro esatto dell’iter diagnostico e con la sua scienza decide in prima persona la direzione da prendere. Anche nei gruppi di lavoro interdisciplinari, che sono realtà (insisto!) nella maggioranza degli ospedali italiani: dove se il radiologo manca la riunione non ha quasi motivo di essere. E’ chiaro che di questa responsabilità bisogna poi essere degni: ma questo è un altro discorso ancora, e lo faremo presto.

  6. radioblob ha detto:

    …io mi aggiorno solo su riviste in valdostano, mi paiono quelle più complete ed approfondite…
    P.S. Non perdere il tuo tempo prezioso dietro simili cialtronate, sciatte e superficiali, piene di acredine e qualunquismo.

  7. Gaddo ha detto:

    Curioso, e io che pensavo lo stesso delle riviste scientifiche del sinistra-Piave…
    Scherzi a parte, il tempo è perso non tanto per l’acredine e il qualunquismo: giuro che ho pure provato, e più di una volta, a rileggere quanto è stato scritto con l’apertura mentale di chi ammette a priori che qualcosa potrebbe essergli sfuggita. E invece a ogni rilettura mi sembrava sempre più incredibile che fossero state usate argomentazioni del genere: è imbarazzante persino pensare di rispondere (e infatti non avrei dovuto, forse), qui non si tratta di idee non condivise su cui dibattere ad libitum ma siamo già oltre, nel campo dell’imponderabile a cui non c’è risposta nemmeno se la cerchi sotto la luce forte.

  8. ortopedica disperata ha detto:

    Hai fatto bene a rispondere,stavo per farlo io ma poi ha commentato la tua risposta come se si parlasse allo specchio, ho aperto il tuo link e ho visto che la fatica l’avevi gia’ fatta tu . Ha scritto una serie tale di idiozie e falsita’ da far ribollire il sangue a partire dagli stipendi che sono piu’della meta’ dei nostri e che adirittura sono forse sovrapponibili se consideriamo il fatto che loro fatte le 38 ore settimanali hanno finito mentre noi ci lasciamo il sangue e di ore alla settimana ne facciamo a volte il doppio senza essere retribuiti per poi passare alla geniale proposta dei medici manager perche’ i medici sono dirigenti amministrativi .La tua risposta perlomeno ha permesso ha chi l’ha letto e che non e’ del mestiere di chiarirsi un tantino le idee , una volta si diceva ” raglio d’asino non sale al cielo ” ma oggi il problema e’ che gli asini che ragliano sono tanti e che noi medici siamo ormai responsabili di tutto,dalle liste d’attesa alle code e ai pazienti parcheggiati nei PS alla mancanza dei posti letto ecc ecc, in poche parole della malasanita’ ma e’ ora di finirla , dovremmo insorgere tutti ! Voi radiologi li leggete e li sopportate in separata sede ma credetemi , lavorare con loro e’ ancor piu’ imbarazzante. Questi “piccoli geni ” mentre assistono alle visite si permettono di commentare diagnosi e terapie,se li riprendi ti rispondono che anche loro sono “dottori ” !Bene , io sono un tipo mite e ho sempre avuto ottimi rapporti con il personale infermieristico ma con questi non c’e’ speranza , io ne ho uno terribile a cui un bel giorno ho detto : tu sarai anche un dottore ma qui finche’ firmo io ,si fa quello che dico io.
    Lo stesso soggetto una notte che era di turno in reparto,forse non consapevole del ruolo che avrebbe dovuto ricoprire ,giocava con il Pc girato di spalle ai campanelli e con le cuffiette con la musica a tutto volume ,ho dovuto toccarlo per attirare la sua attenzione !
    Altro fattore da non sottovalutare e credo ve ne siate accorti tutti e’ che da quando ci sono questi nuovi laureati ,si sono inventati la qualita’ che a parer mio ha creato un carico burocratico disumano e ha dato solo un duro colpo alla qualita’ delle prestazioni e dell’assistenza ma ha creato per queste nuove figure un nuovo ruolo burocratico , la cartella infermieristica e’ diventata un ginepraio in cui non ci si raccapezza piu’ e che necessita di un vademecum per essere interpretata ,i parametri vitali che una volta erano cosi’ ben raccolti in quell’unico foglio ai piedi del letto che credo sia stato strutturato e perfezionato da generzioni di medici per avere un quadro immediato delle condizioni del malato , delle eventuali variazioni dei parametri , dell’andamento della temperatura corporea che ai tempi andati era utilissimo per porre diagnosi ,ora non e’ solo sparito dal letto , e’ proprio stato abolito perche’ di queste cose se ne occupano loro sulla loro cartella , cartella che prevede una diagnosi infermieristica !La cosa tragica e’ che se chiedi durante il giro se il malato ha avuto la febbre sanno solo dirti la temperatura della mattina , ora e’ il malato che interviene e ti dice : stamattina non l ‘avevo ma ieri sera si’ !
    Io lavoro in un piccolo Ospedale per cui ho un rapporto stretto con tutti e anche in radiologia c’e’ un “dottore “al posto del vecchio caro tecnico di radiologia ,essendo “dottore” ha solo diritti per cui se lo chiami dal pronto saccorso per un esame urgente ti risponde con aria serafica …. ma io sto mangiando con amici quando ho finito vengo! li’ parte un’altro urlo tarzanino e l’esasperazione cresce.Io ho 53 anni , ho iniziato a frequentare l’ospedale dal primo anno di Universita’,amavo profondamente il mio lavoro e ho fatto grossi sacrifici ma ormai sono all’ esasperazione , sono arrivata ad odiarlo , mi sono anche ammalata ho dato tutto quello che potevo dare ma non credo di riuscire ad adattarmi a questa nuova sanita’ in cui il malato non sa piu’ con chi ha a che fare , in cui hai malati prenotati ogni 5 minuti per una prima visita , in cui ti obbligano anche se assunto come specialista a fare il pronto soccorso generale senza rianimatore cardiologo o almeno un internista presente ,senza che ci sia una guardia interdivisionale per cui come una pallina da flipper corri dal pronto soccorso ai vari reparti pur avendo detto e scritto che in scienza e coscienza non ti senti come ortopedico di fare un pronto soccorso generale dove ti ritrovi gli infermieri che quando arriva una chiamata del 118 escono e resti li solo a fare tutto dal triage al l’assistenza e tutto in nome del risprmio e della produttivita’ . Perche’ nessuno si pone il problema e lo chiedo anche a voi delle amministrazioni dove dirigenti con l’abilitazione magistrale o al massimo con diploma in perito aziendale o ragioniere guagagnano 130000euro all’anno e ricoprono ruoli di dirigenti di struttura complessa ,dove continua ad aumentare il personale amministrativo e prosegue la riduzione del personale medico e paramedico? Scusate lo sfogo ma quell’articolo ha scatenato in me tante sensazioni molto negative ,e’ un quadro purtroppo di quello che ci aspetta e se una volta i medici andavano in pensione quando lasciavano questo mondo ormai rischiano di lasciare questo mondo prima della pensione .

  9. Gaddo ha detto:

    Grazie, davvero, per quello che hai scritto: credo che le tue parole ti siano costate una bella sofferenza. Voglio aggiungere solo una cosa, circa quello che hai raccontato: io vivo una realtà meno turbolenta, in cui i compiti di tutti sono molto chiari e le persone hanno abbastanza buon senso da non avere atteggiamenti in grado di peggiorare una situazione già difficile di suo. Però su una cosa concordo: questa schizofrenia del titolo accademico ha solo reso complessa una situazione semplice. Tanto il tecnico o l’infermiere “dottore” non ha cambiato mestiere solo perchè ha una laurea seguendo lo stesso corso che seguiva prima per ottenere un diploma. E il medico non fa un lavoro diverso da prima solo per aver ricevuto sulle spalle quelle assurde e ridicole mostrine di “dirigente”. Io faccio comunque e sempre il medico, il tecnico fa comunque e sempre il tecnico; e da qualche parte, sicccome è così che va il mondo, c’è qualche medico che non avrebbe dovuto laurearsi e qualche tecnico che magari avrebbe potuto e dovuto. Il resto, insisto, è schizofrenia semantica, tutta itagliana.

  10. […] che molti di voi ricordano la sterile polemica consumatasi sul blog, datata qualche anno fa, con un tale che parlava di medicina senza citare una sola fonte e partendo da premesse così assurde che mai […]

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