Fenomenologia dello stress (da Mario Rossi a Genny ‘a carogna)

20140506-135803.jpg

La prenderò un po’ alla lontana, dunque abbiate pazienza.

La vedete la foto che introduce il post? Sono due reduci della terribile battaglia di Gettysburg, quella in cui furono macellati migliaia di soldati Confederati e dell’Unione nella famigerata guerra di Secessione americana. Si rincontrarono nella cerimonia commemorativa del 1913, entrambi vecchi, e si strinsero la mano con la serena disperazione dei sopravvissuti. Erano passati molti anni, gli Stati Uniti si apprestavano a diventare una potenza mondiale e di lì a poco avrebbero cominciato a esportare i loro metodi da far west anche nel buon vecchio continente (e nel resto del mondo). I due vecchi, con ogni probabilità, avevano compreso di essere stati solo carne da cannone per fini sporchi e più grandi di loro: quando afferri una verità del genere smetti pure di odiarti, qualunque sia il colore della casacca del tuo avversario. Impari che a contare sono gli uomini, alla fine, anche se chi tira le fila del teatrino non tiene gli uomini in alcun conto. Nei loro occhi non c’è traccia di stress, qualunque cosa significhi questo amena parolina. Solo consapevolezza, e forse perdono. Per gli altri, certo, ma soprattutto per sé stessi.

Stamattina, per me, turno ecografico. Vedo tante persone, giovani, adulti, vecchi. Parlo con tutti, come è mia abitudine: in tanti mi dicono che il loro problema è colpa dello stress. Steatosi epatica? Sarà lo stress, dottore. Transaminasi mosse? Sapesse che stress in questo periodo, dottore. Colica renale? È un periodo di stress che non le dico. Quasi tutti ignorano che lo stress è una reazione buona e non dannosa dell’organismo a stimoli esterni di pericolo. Quasi tutti ignorano che se sei sovrappeso di 30 chili la colpa non è dello stress, qualunque cosa significhi, ma del fatto che la sera invece di andare a passeggiare per le vie della città preferisci svaccarti sul divano e sfondrarti di porcherie ipercaloriche guardando Amici di Maria De Filippi.

E invece, che meraviglia Genny ‘a Carogna seduto sulle inferriate dello stadio, con il suo popolo urlante alle spalle. Le braccia spalancate in un gesto di ecumenico possesso. Il ghigno irriverente stampato sul viso, mentre Renzi sulle tribune si caga addosso dalla paura. Incurante dei rotoli di grasso che la sua T-shirt, inneggiante all’assassino di poliziotti, non riesce a celare sul ventre prominente. I tatuaggi integrali, senza i quali oggi non sei nessuno. Genny ‘a carogna non conosce lo stress, potete starne certi. O no?

Tutti, guardando le spietate immagini televisive, hanno pensato allo stress del calciatore napoletano, quello con la cresta da nativo americano scemo, al cospetto di Genny ‘a carogna. O a quello dei carabinieri addetti al servizio d’ordine, che questa volta le mani rischiavano di spellarsele non per gli applausi agli eroici colleghi ma per menare i manganelli. O a quello del presidente Grasso, seconda carica dello stato, mentre in cinquantamila gli fischiavano sotto il naso l’inno nazionale. Ma nessuno, dico nessuno, ha pensato a quello di Genny ‘a carogna.

Il quale, prima di diventare Genny ‘a carogna, è stato un bambino come tutti. Con i suoi sogni nascosti nel cassetto, i colori con cui disegnava la pistola fumante di papà ma forse anche montagne verdi e animali fantastici. Gennaro, anche lui, ha avuto le sue prime cotte infantili. Ha guardato Heidi in televisione, come i suoi fratelli maggiori, e magari si è commosso quando quella pigna psicopatica di Clara ha ricominciato a camminare nell’incredulità di tutti gli assurdi protagonisti della storia.

Ma, soprattutto, immaginatevi l’esistenza di Gennaro prima che diventasse ‘a carogna: l’apprendistato terribile a cui si è dovuto sottoporre per trasformarsi in quel subumano che abbiamo ammirato in prima serata, a tutto schermo televisivo. Le scazzottate, le risse, gli sfregi da coltello. Le umiliazioni che ha dovuto ricevere da quelli più grandi di lui perché, ve lo dice uno che in mezzo alle sue strade bene o male c’è cresciuto, se non impari a prenderle sul serio non imparerai mai a darle come si deve. Le volte in cui non avrebbe avuto voglia, e invece ha dovuto spaccare teste e mani a qualcuno. Quelle in cui avrebbe preferito starsene a parlare con un amico dei fatti suoi, e invece c’era un’altra potenziale carogna a cui far abbassare la testa perché non prendesse il suo posto. Le volte in cui avrebbe voluto prendere in mano un libro e subito si è vergognato, perché nel suo ambiente coi libri ci si pulisce il culo. Le volte in cui avrebbe voluto ascoltare musica decente, ma il timore che qualcuno potesse dargli del finocchio lo ha riportato di prepotenza alla musica neomelodica napoletana e agli unz unz unz da discoteca tamarra. Le volte in cui si è vergognato del suo accento, dei suoi modi, di non saper mettere due parole una accanto all’altra per formare una frase di senso compiuto. Di quando a scuola il maestro lo guardava con disprezzo, anche se non poteva dirgli o fargli nulla perché lui era Gennaro, predestinato a diventare Genny ‘a carogna. L’umiliazione che talvolta deve coglierlo, in piena notte, quando si sveglia e ripensa a quel suo soprannome, ‘a carogna, e si chiede se realizzarsi nella vita equivale a essere trattato da tutti come una bestia feroce e senza cervello. Il disagio esistenziale di intuire che sei solo l’ultima ruota del carro, il babau decerebrato che fa cagare addosso dalla paura i renzi e i grasso di turno allo stadio, l’esecutore finale che presta la mano per pestare il reticente o ammazzare il traditore, il capopopolo che fuori del suo quartiere non saprebbe nemmeno attraversare la strada, uno a cui non sapresti cosa dire, se lo incontrassi in terreno neutrale, e lui non avrebbe nulla da dire a te.

Sono certo che anche Genny ‘a carogna conosce lo stress, e lo conosce più del ragazzone sovrappeso con la steatosi epatica a cui ho fatto stamattina una inutile ecografia. Perché in fondo, e qui il cerchio si chiude, persino Genny ‘a carogna sa benissimo che gli unici al mondo con i coglioni fumanti sono i due vecchietti di Gettysburg: che la guerra vera, quella dei macellai, l’hanno fatta con onore e vergogna, e poi si sono stretti la mano prima di morire. Gli altri, quelli come le alte cariche dello stato, come il calciatore pettinato da scemo, come Genny ‘a carogna che tiene in pugno lo stadio Olimpico per una sera, non sono nulla, nulla hanno imparato nella vita e della vita, e nulla insegneranno agli altri.

Che poi è l’unico, vero stress che si possa provare: sapere che stai vivendo solo per te stesso e che dietro di te lascerai macerie, lamenti e sangue; e che generazioni di uomini ti malediranno in eterno o peggio ancora si dimenticheranno di te un attimo dopo che sarai morto, o ti avranno ammazzato come un cane.

10 Responses to “Fenomenologia dello stress (da Mario Rossi a Genny ‘a carogna)”

  1. marcaurelioiii ha detto:

    l’italia cambierebbe se ce la prendessimo con le persone giuste e non con le persone sbagliate.

    Fino a prova contraria genny a carogna sabato non ha commesso nessun reato (o meglio il reato c’era ed era invasione di campo visto che era seduto sulla cancellata di separazione degli spalti).

    Non si capisce perchè si è preso le accuse di tutta l’italia ed è stato visto come il colpevole di tutto.

    Fino a prova contraria sabato c’è stato qualcuno che ha commesso una serie di reati molto più grandi ma di cui nessuno parla:
    i reati (principali) sono nell’ordine:
    tentato omicidio
    lesioni personali
    possesso illegale di arma da fuoco.
    Sapete il suo nome? sapete chi era? sapete la sua storia? No.

    su genny a carogna ormai sappiamo tutto, su chi sabato ha quasi ammazzato uno e fino ad ora sono servite 4 operazioni e vari giorni di rianimazione non sappiamo niente.

    Di questo individuo nessuno ne parla e si sprecano parole su parole su uno che invece ha commesso un reato che a confronto è una bazecola.

    Ora lungi da me da difendere gerry a carogna perchè è sia fascista che figlio di camorristi (la seconda solitamente va a braccetto con la prima), sarebbe bello che capissimo chi sono i veri colpevoli in italia e non facessimo il processo alle intezioni.

    Per quanto riguarda la maglietta io non ci leggo nessun incitazione ad uccidere poliziotti così come non mi pare che quando uno dica berlusconi libero sia un incitazione ai vari reati che ha fatto berlusconi.

    pensiero critico sempre!

    Ovviamente quando genny a carogna commetterà un reato sarò il primo ad attaccarlo e sono sicuro che genny non mi deluderà però fare il processo alle intenzioni è una delle cose più sbagliate nel diritto e fa rima con razzismo.
    se chiedi a molta gente, pensa che chi ha sparato siano i napoletani.
    alla fine non si sa perchè ma il napoletano ha sempre colpa, non si sa per quale colpa atavica…

    • Gaddo ha detto:

      Direi che sono quasi completamente d’accordo con te, hai colto perfettamente lo spirito del mio post (che non era molto chiaro, ne convengo). Su una però devo darti torto: non ho mai scritto che la maglietta di Genny ‘a carogna incitasse all’uccisione di poliziotti. Che inneggiasse a un probabile assassino di poliziotti, però, di quello dammene atto.

    • Gaddo ha detto:

      Circa il motivo per cui tutti si sono scagliati contro di lui, beh, è molto semplice: un solo uomo ha messo a nudo la debolezza del nostro sistema, ci ha umiliati, ci ha ridicolizzati. Ce n’è abbastanza per avercela con lui, non credi?

      • marcaurelioiii ha detto:

        bah secondo me se la sono presi tutti con lui per vari motivi:

        1) siamo nella società delle immagini (i selfie derivano anche da questo), di genny avevamo la foto bella chiara e nitida, lui tatuato, seduto sulla cancellata come un re siede sul suo trono e con tante persone che aspettavano solo un suo gesto e lui da monarca illuminato ha fatto un gesto di distensione, beh era troppo facile e comoda prendersela con lui, era un’occasione troppo ghiotta.

        2) è napoletano, e il napoletano si sa che ha colpa a prescindere (oltre al fatto che non si lava e picchia le donne).

        3) di quell’altro non avevamo una cavolo di foto, managgia, (che poi se la andavano a cercare la foto c’era, ma questo pressuppone un lavoro aggiuntivo che tutti scansano come la peste) e cmq pure se prendevamo la foto dell’assassino non era così bella come quella di genny seduto sul suo trono diciamo la verità.

        4) per loro la notizia era che gli ultrà governano sulle società e non viceversa (capirai che novità come se non si sapesse già da numerose inchieste) e non che la prima volta al mondo da quando io mi ricordi gli ultra vanno allo stadio con la pistola (e questa invece era una novità vera).

        5) e su questa condivido ci ha fatto capire che è inutile che ce la meniamo tanto e ci sforziamo tanto di capire se la trattativa stato mafia c’è stata o meno (per me già era provato) però ormai è chiaro, se su una fesseria del genere, la polizia non ci pensa due volte a trattare figuriamoci su cose ben più gravi. la verità è che ne modus operandi della polizia trattare con camorra, mafia e affini.

        Ritornando alla maglietta ma qui veramente ci vado molto cauto perchè rischio di dire molte fesserie e quindi veramente quello che dico è tutto da prendere con le pinze, io ci vedevo solo un invocazione di libertà per un ragazzo che all’epoca aveva 17 anni e sul quale ci sono forti dubbi se sia il colpevole o meno dell’omicidio dell’ispettore. Le analisi dei ris dicono che la ferita del poliziotto non era compatibile con il lancio del lavabo effettuato da speziale a quella distanza. Sembra e dico sembra che invece raciti sia stato colpito dalla camionetta della polizia che faceva retromarcia (l’autista del mezzo prima ha confessato poi ritrattato). Ora conoscendo bene quanto i poliziotti sugli omicidi dicano la verità non mi sorprenderei che speziale non fosse il vero colpevole dell’omicidio e per questo, forse e dico forse, gerry inneggiava alla libertà.
        Ovviamente speziale non è che era un angelo e minimo minimo il reato di lesioni personali ci sta tutto, ma cmq pure il fatt oche uno va li e si mette a guerreggiare con la polizia per me prevederebbe una pena molto maggiore di quella che attualmente si applica. ribadisco non voglio difendere nè speziale, nè gerry nè altri. voglio solo dare una chiave di lettura dei fatti differente. Secondo me è molto meno scandalosa una maglietta di un tifoso con scritto speziale libero che 2-300 poliziotti che applaudono (che significa che io approvo una persona) ai 5 poliziotti che hanno ucciso un ragazzo colpevole di nulla. O come è molto più grave un poliziotto che intenzionalmente sale su una ragazza con il rischio di procuragli delle lesioni gravi e dopo ridicolamente si giustifica dicendo che pensava fosse uno zainetto.

  2. giancarlo ha detto:

    Vedi Gaddo? La verità giudiziale è come la pelle di quella particolare zona anatomica maschile: la puoi tirare a seconda dei comodi. Delle due sentenze passate in giudicato si può dubitare per quella che condanna Speziale mentre quando si giudicano degli sbirri nessuno che dubiti sulla colpevolezza di quegli assassini…

    • Gaddo ha detto:

      Per me la cosa terribile, l’unica, è che, come è stato in tutta la nostra povera storia di italiani, in entrambi i casi sarà impossibile giungere a verità e diventerà vero tutto e il contrario di tutto.

  3. giancarlo ha detto:

    No, Gaddo, ti sbagli… Quando c’è di mezzo la polizia e i carabinieri per la vulgata chi sbaglia sono sempre loro, i sospetti sulla loro onestà sono sempre legittimi e chi lancia estintori diventa un martire cui viene dedicata un’aula al Senato…

    • Gaddo ha detto:

      Mi verrebbe da dire ironicamente che la categoria fa poco per uscirne bene, ma poi farei di ogni erba un fascio (il che non sta bene) e finirei per uscire dal seminato del post.

      • giancarlo ha detto:

        Che ti devo dire… Forse è la frustrazione di una categoria che si sente accerchiata da una opinione pubblica che perdona tutto ai peccatori mentre a loro fa le pulci… Molto simile a quello che accade alla nostra, di categoria…
        Un abbraccio e buon SIRM, tu che puoi…

Leave a Reply

You must be logged in to post a comment.