Giugno

Giugno. E fuori il caldo di giugno, l’odore dei tigli che quando vivevo a Ferrara, appunto, mi ricordava dell’arrivo dell’estate.

Pronto Soccorso, mattina presto, ancora nessun paziente in sala d’attesa. Uscendo di casa, pochi minuti fa, una fila insolita di auto ferme; e, proprio sotto la finestra della mia camera da letto, poliziotti che fotografavano una bicicletta messa di traverso a terra. A pochi metri una macchina ferma, senza conducente, con il paraurti anteriore ammaccato.

Giugno, per me, è sempre stato un mese di grande felicità. A giugno, ancor più che maggio, in genere si concretizzano le promesse primaverili custodite con tanta cura. A giugno i progetti ideati nelle lunghe settimane invernali dovrebbero trovare compimento, si spera, o almeno superare di slancio la fase di sviluppo iniziale.

Ma la vita è fatta così: grandi progetti, poi all’improvviso un’automobile con un guidatore rimbambito dal sonno ti taglia la strada in bicicletta, e buonanotte. Sebbene, talora, un brutto colpo sia l’unico modo per decidere che è forse arrivato il momento di cambiar strada.

Ma adesso scusatemi, devo proprio andare. Suona il cordless del Pronto Soccorso: forse è arrivato l’uomo (o la donna) della bicicletta.

 

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