Ho giocato tutte le mie carte, ed è quello che hai fatto anche tu

Entro per sbaglio nella sezione ecografica sbagliata, quella in cui facciamo stazionare di pomeriggio i pazienti che dopo gli esami contrastografici hanno bisogno di essere idratati, e trovo un signore anziano, molto distinto, disteso sul lettino e con una flebo attaccata al braccio. Accanto a lui una donna un po’ più giovane, ma non di tanto, vestita con molto gusto: gli tiene le mani e lo guarda con affetto infinito. E’ ancora bella, nonostante l’età, così bella da immaginarsela a vent’anni mentre fa disarticolare i colli dei giovani maschi coetanei, e non solo i loro.

Li saluto, perché cerco sempre di essere un ragazzo educato, e mi metto a scambiare due parole con loro. Chiedo al signore come va, alla moglie se è abbastanza comoda, se gradisce un po’ d’acqua. Loro mi sorridono e, come capita spesso, mi raccontano la loro storia.

Lui, di origini campane, aveva sposato una donna di Milano. Non è stata una scelta saggia, pavento, visto che in capo a sette giorni il signore era già disperato e in capo a due mesi avevano deciso di separarsi.

Dice: Dottore, mi dice, quella volta ho pensato sul serio al detto: donne e buoi dei paesi tuoi!

Chiedo: La signora è delle sue parti, allora?

Macché, fa lei, con un meraviglioso accento latino-americano che sembra quello di Belèn. Io soi piemontesa, de Vercelli, ma soi cresciuta in Argentina.

I due sono sposati da ventun anni, mi dicono. Mai un litigio, una separazione: e, dal modo in cui lei gli stringe le mani e lo guarda negli occhi mentre racconta, potrei anche crederci.

La morale di questa storia, forse, è che in amore i proverbi valgono poco, e lasciano il tempo che trovano. La morale è che l’amore esiste, forse, o forse no: ma in ogni caso ciò che conta è avere fortuna, incontrare non tanto la persona giusta ma qualcuno che ci sia compatibile nel momento giusto. A volte le storie d’amore che potrebbero essere per una vita intera si lisciano per una manciata di minuti, perché al mondo la sfiga esiste, ci vede benissimo e si diverte a metterci alla prova, oppure perché uno dei due fa una cazzata troppo grossa e allora si spacca tutto.

Il mio amico Vito mi racconta spesso che i giapponesi sistemano i vasi rotti incollando i cocci e dipingendo d’oro le fessure incollate: pare che in questo modo i vasi, secondo quella meravigliosa cultura così lontana dalla nostra, acquistino addirittura più valore. Io invece credo che incollare cocci sia un’attività rischiosa: un vaso rimesso insieme è meno resistente di un vaso integro, tanto per cominciare. E poi a volte il vaso si rompe in così tanti cocci che è impossibile trovarli tutti, e allora non c’è filigrana d’oro che tenga.

Eppure, altre volte ancora, il vaso viene sistemato sotto una campana di vetro, spolverato ogni giorno, nutrito con la cera giusta, e allora può durare una vita. Mi è capitato di assistere, ogni tanto, a miracoli del genere: e allora sorrido, chiudo gli occhi e penso che si, in fondo l’asteroide può aspettare ancora un po’.


La canzone della clip è “The winner takes it all”, degli Abba, tratta dall’album “Super trouper” (1980). Ho rivisto l’altra sera il musical “Mamma mia!”, l’ho trovata dolce e struggente, e ve la ripropongo qui, adesso.

Leave a Reply

You must be logged in to post a comment.