Ho sognato un paese normale

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Ho sognato un paese normale.

Un paesaggio di casette linde e pinte. I giardini curati. Niente spazzatura nei prati, niente mozziconi di sigaretta gettati per terra, niente lattine di birra poggiate nottetempo sulle finestre della macelleria sotto casa. Le automobili parcheggiate negli spazi appositi, lontane da marciapiedi o piste ciclabili. Rotonde stradali dove la gente fa a gara a dare la precedenza agli altri automobilisti, con ampi sorrisi di cortesia.

Ho sognato un paese normale, in cui si può accendere la tivù e guardare i programmi nazionali senza sentirsi coglioni, rincoglioniti o entrambe le cose insieme. Un paese in cui i politici fanno i politici e non i comici, e i comici fanno i comici e non i politici o, peggio ancora, i giornalisti; e dove i giornalisti fanno il loro mestiere, che è quello di raccontare la verità, e non sono la sgangherata avanguardia di eserciti politici in disfacimento.

Ho sognato un paese normale, dove il livello qualitativo degli ospedali è uguale a qualsiasi latitudine e longitudine e negli ospedali tutti fanno il loro dovere: anche perché i dipendenti sono consci che ogni due anni qualcuno farà loro le pulci e che nessun lavoro, né pubblico né privato, e con buona pace dei sindacalisti miopi e affaristi, potrà più essere intoccabile. Un paese di sogno in cui si smetta di parlare di quantità e ci si concentri sulla qualità del lavoro svolto, e in cui questa qualità sia comunicata agli utenti in modo efficace: così che tutti sappiano cosa accade nel mondo dei camici bianchi, quali difficoltà operative vivono ogni santo giorno medici e paramedici, e che le assicurazioni tornino a considerare le aziende sanitarie luoghi in cui investire e non luoghi in cui si va in perdita.

Un paese così normale che un giovane non debba pensare all’Australia o alla Nuova Zelanda come gli unici luoghi al mondo in cui potersi realizzare o soltanto mantenersi decorosamente in vita, o alla Germania o alla Svezia come luoghi incantati in cui a contare qualcosa è il merito reale delle persone e non il babbo ammanicato o affratellato. Un paese normale, insomma, in cui si possa decidere di vivere nel posto dove si è nati e non essere costretti a emigrare altrove in cerca di decoro, regole e un po’ di pace.

(Questo post è dedicato a Linda e a tutti quelli che le somigliano almeno un poco: che, scusatemi il gioco di parole, non sono pochi)

25 Responses to “Ho sognato un paese normale”

  1. Pier Silverio ha detto:

    Anch’io: tempo 5 anni sarò in Germania, e tempo 10 in Australia… (si spera)

    (la verità è che lo farei anche se l’Italia non fosse in crisi, hehe)

  2. francesca ha detto:

    Anch’io vorrei tanto un paese normale, con gente normale ma, a parte le giuste osservazioni riportate nel post, penso che l’Italia non sia così male…. c’è sicuramente di peggio!!!!

  3. Gaddo ha detto:

    @ Pier Silverio

    A volte mi inquieta questo tuo distacco, sei ancora troppo giovane per un cinismo di queste dimensioni. O forse è solo un’arma di difesa, e allora lo capirei.

    • Pier Silverio ha detto:

      Il mio distacco è certamente (ma proprio certamente) un solidissimo meccanismo autodifensivo frutto del vissuto già piuttosto ampio che mi ritrovo (perdere 2 genitori in 2 anni per cancro “aiuta” – e questa è solo una misera parte del tutto). Per quanto possa essere sarcastico o distaccato, sono tuttavia convinto di essere un persona “buona”, che vuole fare del “bene”, e non credo che intraprenderò direzioni diverse da questa in futuro.

      Domanda che esula ma mi sto ponendo da po’ (e se mi spieghi come scriverti altrove evito di “sportare” i commenti con off-topic come questo): ma quella del radiologo è una specializzaione richiesta? Distinguendo tra Italia, Europa e Mondo? Ovviamente non mi aspetto che tu passi la vita a fare ricerche di mercato, ma mi basterebbe una “sensazione”. Perché parlando con i miei futuri colleghi per ora non ce n’è uno e dico uno che voglia fare radiologia (e visto che io sarei interessato non so se devo preoccuparmi o felicitarmi).

      • Gaddo ha detto:

        Si, avevo avuto il sospetto che dietro il tuo apparente cinismo si nascondesse altro. Mi dispiace per la tua storia personale: so che è banale, ma alla fine tutto trova un senso che non avremmo mai immaginato al momento del dramma. Puoi scrivermi all’indirizzo del blog, che è gaddochiocciolaunradiologo.net, ma la risposta alla tua domanda non è difficile. Una mia collega decise per motivi personali di trasferirsi in Svezia. Il suo potenziale nuovo primario valutò il curriculum, parlò con lei e poi chiese di poter parlare anche con un paio di persone che la conoscessero dal punto di vista lavorativo. Fummo interpellati il mio primario e io, e dicemmo quello che pensavamo della collega. Morale: lei adesso lavora in uno dei più importanti ospedali europei e ha fatto in modo che il lavoro italico sia apprezzato anche in lande sconosciute. Quello che voglio dire è che c’è sempre bisogno di radiologi preparati, ovunque tu vada. Nel mondo non è come in Italia: vieni valutato per ciò che sai fare, non perché hai un parente ammanicato. La tua forza sarà questa, quando deciderai di andar via.

  4. Gaddo ha detto:

    @ Francesca

    E’ vero: forse in Burkina Faso, non me ne vogliano gli abitanti, si vive peggio che in Italia. Ma questa non è un’attenuante per lo schifo di cui noi italiani siamo capaci, a tutti i livelli.

    • francesca ha detto:

      No solo in Burkina Faso..
      Ci sono posti, anche molto vicini a noi e “civilizzati”, dove se non hai soldi o un lavoro non puoi curarti e il P.S. dell’ospedale ti rimanda a casa!
      Ci sono posti dove la libertà di parola e di pensiero non è proprio prevista, nemmeno a livello di principio di diritto.
      Ci sono posti in cui se non sei nato ricco, se sei femmina, se sei maschio, se sei nato “non” normale, ti emarginano, ti schiavizzano o, in alcuni casi, ti uccidono o non ti fanno nascere…..

      C’è sicuramente peggio dell’Italia, solare, calda, ospitale, circondata dal mare!!!

  5. […] Un radiologo, “Ho sognato un paese normale”: Un paesaggio di casette linde e pinte. I giardini curati. Niente spazzatura nei prati, niente mozziconi di sigaretta gettati per terra, niente lattine di birra poggiate nottetempo sulle finestre della macelleria sotto casa. Le automobili parcheggiate negli spazi appositi, lontane da marciapiedi o piste ciclabili. Rotonde stradali dove la gente fa a gara a dare la precedenza agli altri automobilisti, con ampi sorrisi di cortesia. […]

  6. Gaddo ha detto:

    @ Francesca

    Ma noi, proprio perché stiamo meglio e siamo eredi di una storia millenaria, abbiamo maggiori responsabilità. Uno come Giovanardi, per dire, è molto più drammatico in Italia che il suo equivalente in Burkina Faso.

  7. Gaddo ha detto:

    @ Pier Silverio

    Il mondo è piccolo, e siamo tutti concittadini. Un posto vale un altro, purché tu sia felice.

  8. giancarlo ha detto:

    Ahahahah!!! Gaddo ho bisogno del tuo conforto: ho appena ricevuto una letteraccia della amministrazione nella quale mi si informa di essere sotto di 46 ore nel computo totale del 2013, intimandomi di recuperarle entro il 31 marzo altrimenti me le decurteranno dallo stipendio e minacciandomi di provvedimenti disciplinari qualora la cosa si ripetesse in futuro. Ovviamente, il fatto che io esegua una volta e mezza il carico di lavoro dei miei colleghi non importa loro un fico secco, così come ai sindacati. Per loro, l’importante è che io porti a spasso la mia faccia in reparto per ulteriori 46 ore…

  9. Gaddo ha detto:

    @ giancarlo

    E la prova che il nostro non è il paese migliore. Che siamo sommersi dalla burocrazia, che le autorità deputate a controllare il nostro lavoro non hanno idea di quello che facciamo. L’assurdo: che tu sia un dirigente, dunque un professionista che lavora per obiettivi, e ti chiedano l’impegno orario come un operario della catena di montaggio. O che il tuo lavoro, che può essere qualitativamente maggiore di un altro radiologo, valga uguale; o valga addirittura meno perché hai prodotto meno ore di lavoro.
    Forse non ti ho confortato molto, ma posso dirti che la differenza non sta in quella lettera dai toni minacciosi. Sta piuttosto nella qualità del tuo lavoro, nei modi con cui hai a che fare con colleghi e pazienti. La differenza, come scrissi qualche tempo fa, è che qualcuno ha sempre il bicchiere un po’ più pieno del nostro, e a noi il nostro tocca svuotarlo più spesso.
    Gli altri, i burocrati, avranno un inferno a parte.

    • marcaurelioiii ha detto:

      mi meraviglio di te gaddo.
      Non sono assolutamente d’accordo con giancarlo.
      E’ vero tutto quello che dici, la qualità etc etc, ma questo è in qualsiasi lavoro e non solo nel medico. Sinceramente le vostre posizioni mi sembrano proprio da grillismo estremo.
      Cosa significa??? nel contratto c’è scritta una cosa, la si deve rispettare, non è che non si può stare in reparto perchè io ho fatto il doppio dell’altro collega, o perchè io le referto meglio dell’altro collega.
      Ma soprattuto, chi lo giudica? siamo arrivati a giudicarci da soli e a stabilire quante ora uno può stare sul posto di lavoro o meno per presunti meriti, senza che nessuno li giudichi, se questa è la buracrazia allora BENVENUTA BUROCRAZIA!!!!
      ma stiamo scherzando? ma vi sieta fatti prendera la mano?

      PS: ma visto che giancarlo era un fautore che tutti i medici sono bravi e lavorano eccelentemente come mai ora dice che lui lavora e gli altri non fanno un cavolo???!!!???

      Scusa se te lo dico ma co sta cosa giancarlo si è proprio smascherato per quello che è…..e non me ne sorprendo visto tutto quello che ha detto fino ad ora (al limite dell’assurdo).

      • Gaddo ha detto:

        I carichi di lavoro possono essere facilmente calcolati su base annua, il CED può calcolarlo senza grossa difficoltà. Si spera pesando gli esami, perché un RX torace non vale quanto una risonanza magnetica dell’addome. Questo per dire che forse Giancarlo a quello si riferisce, avendo fatto i conti. Un criterio meritocratico di cui parlo sempre è quello della grandezza dell’ospedale di riferimento: chi lavora in un piccolo ospedale, a parità di capacità teoriche, è per forza meno esperto e fa un lavoro di minor responsabilità. Ma viene pagato uguale, e io non trovo che questa posizione sia giusta (già spiegato perché, più volte). Circa poi la autoreferenzialità presunta, a cui fai riferimento anche nei miei confronti, leggiti il mio penultimo commento (ad altro post) e poi sappimi dire.

      • Gaddo ha detto:

        E poi ci sarebbe la questione della dirigenza, che per definizione lavora per obiettivi e non per carichi orari. Salvo che in campo medico: ma se mi smentite con dati di fatto ve ne sarò grato e mi sentirò meno solo e vessato.

        • marcaurelioiii ha detto:

          sono d’accordo su tutto gaddo, ma questo è un problema in qualunque ambito lavorativo e non solo in quello sanitario.

        • marcaurelioiii ha detto:

          tra l’altro se mettessimo a merito invece che a quantità (cosa sacrosanta pure per me va bene) si dovrebbe pure controllare l’esattezza dei referti, perché a questo punto uno potrebbe arronzare un referto per fare prima. Se ragioniamo così, un medico potrebbe fare tutti i referti nella metà del tempo senza essere accurato e poi andarsene e a casa, oppure a fare attività privata.
          Ricordo che in passato ora per fortuna non più, alcuni medici timbravano in ospedale e poi andavano nella clinica privata a lavorare. nell’ospedale dove lavorava mia madre è morta una paziente per questo.

  10. giancarlo ha detto:

    Primo: mai detto che tutti i medici siano dei mostri di intelligenza. Ce ne sono di ottimi, di buoni e di gente che ti chiedi come hanno fatto a prendere una laurea, così come ce ne sono in ogni altra categoria tipo magistrati, preti e politici. Se ho fatto una difesa, l’ho fatta contro le generalizzazioni cretine che sono venute fuori in questo blog contro la mia categoria.
    Secondo: decidiamoci… Come dice Gaddo, o siamo dirigenti e lavoriamo per obiettivi, quindi la questione orario lavorativo dovrebbe essere superflua, oppure siamo lavoratori come tutti gli altri, ma allora voglio sapere QUANTI esami ecografici, TC od RMN io DEVO fare nel mio orario di lavoro. Nel qual caso vorrei ricordare che un tempario di lavoro uguale per tutti paralizzerebbe la sanità pubblica perchè sarebbe ben al di sotto di quanto produciamo io e i miei colleghi che, se anche producono meno di me, si fanno lo stesso un mazzo così. Ma in Italia così non vogliono gli amministratori burosauri e i sindacati, per i quali l’importante è livellare tutti verso il basso e guai se uno pecca per eccesso di zelo… Tutti uguali allineati e coperti come tanti cinesini sotto Mao… E poi adesso si riempiono la bocca con la meritocrazia.

  11. Gaddo ha detto:

    Allora: stamattina ho fatto, per la prima volta da quando ho aperto il blog, un’azione che mai avrei pensato di poter compiere. Ho cancellato un commento e ne ho modificato un altro perché contenevano, a torto o a ragione, un contenuto offensivo che andava ben oltre il consentito. Approfitto di questo commento per ribadire un concetto essenziale: qui dentro siete a casa mia e non ho nessuna intenzione di tollerare un comportamento meno che educato nei confronti degli interlocutori. Non voglio essere costretto a cancellare nessuno dalla mia mailing list, ma se dovesse essere necessario lo farò. Per cui questa volta non facciamo nomi, ma vi garantisco che è l’ultima volta che succederà una cosa del genere.

  12. giancarlo ha detto:

    Due notizie di stasera, Gaddo. Due psichiatri di Padova accusati di omicidio VOLONTARIO per aver dimesso un paziente depresso che successivamente ha ucciso la moglie e si è suicidato (per la depressione non c’è il TSO).
    Seconda notizia, non c’è ancora una legge sull’omicidio stradale se chi provoca l’incidente è sotto effetto di alcol o droghe.
    Continuo a sognare un Paese normale anche io. Le premesse non sono incoraggianti…

  13. giancarlo ha detto:

    Tanto, che problema c’è? Sparare sui medici, come si è già dimostrato in questo blog, è uno sport nazionale e può anche essere una palestra per salti mortali giuridici fatti da magistrati d’assalto, quelli si che non rischiano niente anche se interpretano il codice in maniera un pò originale.

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