HUB & SPOKE (un post di Matteo)

Mi sembra di aver capito che quando Amministratori e Politici ricorrono a termini anglosassoni vuol dire che non ce la contano giusta.

Il più delle volte questi termini vengono utilizzati per dare una connotazione un po’ chic di qualcosa che si può benissimo esprimere un Italiano, altre volte per nascondere qualche cosa, altri ancora richiedono un sforzo di ermeneutica difficilmente alla portata della casalinga di Voghera o del bimbominkia che ascolta tutto il giorno Justin Bieber (con le cuffie in stile Balotelli), direi del tutto incomprensibile per larga parte della popolazione di analfabeti reali e di una buona parte degli analfabeti digitali.

Il Prof. Tullio de Mauro, linguista ed ex ministro della Pubblica Istruzione (Governo Amato*) stimava nel 2010 che “soltanto il 20% della popolazione adulta italiana possiede gli strumenti minimi indispensabili di lettura, scrittura e calcolo necessari per orientarsi in una società contemporanea, il restante 80% no”. Ditemi voi come accidenti farà questa bella gente a capire i neologismi all’inglese per poi esprimere in età adulta un voto consapevole e determinante per un radioso futuro dell’Italia.

Prendiamo il termine Welfare, che tradotto vuol dire “sistema sociale che vuole garantire a tutti i cittadini la fruizione dei servizi sociali ritenuti indispensabili”. Quindi “Stato Sociale” poteva andare benissimo, no??

Io credo che gli Italiani si meritino di comprendere dove vanno a finire i 2/3 circa delle uscite regionali, con tutti gli appalti, subappalti, concorsi, gare, consulenze, ma i nostri politici preferiscono confondere la povera gente che non capisce bene… non si interessa come dovrebbe e poi… vota frettolosamente senza sapere chi o che cosa. Poi si rilassa e continua a seguire “Amici” di Maria de Filippi su Canale 5 infischiandosene dei buchi di bilancio regionali, tanto poi paga pantalone, ovverosia tutti noi stupidotti che abbiamo ancora l’insana abitudine di pagare le tasse.

Il termine Hub & Spoke identifica una rete di ospedali, alcuni dei quali destinato alla soluzione dei casi di maggiore complessità clinica (Paziente critico-alta intensita’ di cura) e ospedali territoriali minori per affrontare le esigenze del territorio (bassa intensità), pronti tuttavia a inviare in Ambulanza il caso complesso all’ospedale major.

Ora, la mia Azienda Ospedaliera si compone di 4 ospedali che dovrebbero garantire la risposta ai bisogni di salute di quasi 500.000 persone; uno di questi sarà capofila e gli altri 3 verranno progressivamente trasformati in qualcosa di periferico; con buona pace dei comuni ospitanti. Tra i reparti che subiranno consistenti variazioni, molto probabilmente ci sarà anche quello dove cerco di svolgere con passione il mestiere di Radiologo.

Dall’analisi semantica si deduce che “HUB” può significare: fulcro, mozzo, elemento centrale, centro di una ruota da cui partono i raggi; parte centrale attorno alla quale ruotano altre cose, cuore, centro di attività, centro del disco sostenuto dal drive che lo fa girare alla giusta velocità. “SPOKE” invece significa: raggio; piolo; calzatoia, zeppa.

Quello che non capisco è la mancanza di una partecipazione alla scelta da parte dei cittadini. Se si decide che i finanziamenti vanno in una certa direzione, i cittadini che pagano i servizi dovrebbero essere adeguatamente coinvolti ed informati della scelta! Invece no, tutto viene deciso nel buio della notte da qualcuno che detiene potere illimitato. Perfino stabilire se ci sono ospedali di serie A e serie B o se ci sono troppi ospedali e basta sta diventando un gioco di potere. D’accordo, sarebbe meglio evitare di avere un piccolo ospedale ogni 3 km come avviene in certe zone** e cercare di farne pochi ma in grado di soddisfare tutte le esigenze, ma se io mi ammalo per quale motivo dovrei essere curato in un ospedale di serie B? E se io voglio fare il Medico Ospedaliero, per quale motivo dovrei lavorare in un ospedale di serie B? Perchè mai dovrei utilizzare tecnologie di serie B se non addirittura gli “scarti” dell’ospedale HUB?

Insomma come avrete capito sto cercando lavoro altrove per evitare di trovarmi fra qualche anno a lavorare in un ospedale di serie B che si trasformerà in un servizio di navetta per l’ospedale HUB di riferimento. Sono troppo orgoglioso e stronzo per sopportare una cosa simile e mi sono rimesso a cercare lavoro altrove sperando di trovare un ospedale con tutto quanto occorre per rispondere alle esigenze delle persone e per non trovarmi a dover allargare le braccia o fare spallucce se il mio ospedale non è all’altezza della situazione.

Probabilmente alla mattina dovro’ fare un bel pezzo di strada in macchina ma mentre farò la coda in tangenziale canterò a squarciagola: “Azzurro, il pomeriggio è troppo azzurro e lungo, per me, mi accorgo di non avere più risorse senza di te e allora io quasi quasi prendo il treno e vengo vengo da te. Ma il treno dei desideri nei miei pensieri all’incontrario và..”

* G. Amato : Politico dal 1979, Prima e Seconda Repubblica, nella notte tra il 10 e 11 luglio 1992 approvò un decreto legge che consenti un prelievo forzoso di 30.000 Miliardi di Lire dal 6 per mille dei conti correnti bancari per un “interesse di straordinario rilievo”, in relazione a “una situazione di drammatica emergenza della finanza pubblica”. Attualmente mantenuto dallo Stato con una pensione di oltre 30.000 € lordi, recentemente è stata avanzata da piu’ parti la sua candidatura a Presidente della Repubblica per succedere all’ottuagenario G.Napolitano.
** Pare che in Calabria esistano ospedali nuovi che non hanno mai ospitato neanche un Paziente e pare stiano chiudendo ospedali da 20 posto/letto. http://italia.panorama.it/In-Calabria-lo-scandalo-degli-ospedali-ad-personam.
 
(Matteo)
 

3 Responses to “HUB & SPOKE (un post di Matteo)”

  1. Pier Silverio ha detto:

    Sono sempre ‘felice’ di leggerti.
    Penso che chiunque possa concordare sul fatto che il sistema hub&spokes sia potenzialmente valido ma soprattutto necessario, ma penso che chiunque capisca anche immediatamente che il senso di questa riforma del sistema dovrebbe essere di garantire un servizio migliore – proprio grazie all’aumentata “efficienza” (qualsiasi cosa significhi) – e quindi ospedali spokes dotati comunque delle migliori tecnologie (e competenze) per fornire le migliori prestazioni. In breve: tutto ciò che si può curare negli spokes si cura tale e quale a come si farebbe nell’hub.
    Ho però la sensazione di parlare da profano, senza sapere bene come stanno le cose, un po’ come fanno i politici: sospetto che avere la possibilità di accedere a tecnologie e colleghi ultraspecializzati all’interno dello stesso ospedale possa essere molto comodo per tutti i medici della struttura stessa. O forse no?

  2. gianni ha detto:

    Caro Matteo, la logica di avere l’ospedale sotto casa ha portato al disastro di oggi. Hub e Spoke sono necessari per evitare inutili ripetizioni. In quanto a noi…. l’unica è essere i migliori, e quindi appetibili da chiunque voglia avere con se ottimi medici. Anzi se devo proprio dirtelo, secondo me è stato fatto poco in termini di hub e spoke, hanno dato un po’ di marmellata a tutti cosi nessuno poteva lamentarsi.

Leave a Reply

You must be logged in to post a comment.