I grandi e i piccoli

Sandro, uno dei miei più cari specializzandi, in questo momento è a Parigi a sciropparsi sei mesi di tirocinio all’ospedale Beaujon, nel reparto di Radiologia il cui responsabile è la professoressa Valerie Vilgrain (radiologa molto nota a chi mastica di Radiologia addominale).

Io e Sandro ci scriviamo spesso: per tenerci al corrente delle rispettive situazioni lavorative, per sincronizzare le nostre attività sui mila progetti comuni che abbiamo in fieri, o anche solo per dirci ciao.

In una delle ultime mail mi ha scritto quanto segue:

(…) La Vilgrain è realmente di un livello extra-terrestre e come tutti i grandi è dotata di una gentilezza e rispetto unici (…)

Credo che Sandro, nella sua straordinaria onestà intellettuale, nemmeno si sia accorto della potenza distruttiva delle parole che ha usato: come tutti i grandi. Appunto.

Invece a me vengono in mente tutti i piccoli, troppi, ovunque, che invece maltrattano, deridono, snobbano, oltraggiano i più deboli (per restare nel campo, a esempio, gli specializzandi), e alla fine valgono meno dell’unghia del mignolo di Valerie Vilgrain. È a causa di gente del genere che la politica italiana, in tutti i sensi e in tutte le possibili declinazioni (compresa quella medica), è diventata la palude melmosa che tutti conosciamo.

Da una parte i grandi. Dall’altra, quella che conta davvero, nani sulle spalle di altri nani.

8 Responses to “I grandi e i piccoli”

  1. RAD71 ha detto:

    Quanta gente e quanti Colleghi riconosco in quelle parole.
    Ogni tanto vengono da noi, Ospedale di “periferia”, alcuni specializzandi per fare pratica o per seguire alcune metodiche. Si meravigliano tutti perchè vengono trattati non da Medici, ma da esseri umani.

  2. Gaddo ha detto:

    @ RAD71

    Sapessi quanto hai ragione: più sono piccoli e più sono cattivi. Ho ancora bene in mente una scena a cui ho assistito in un congresso SIRM di qualche anno fa: il modo indecoroso in cui uno degli oratori fu infamato pubblicamente da uno di quei professoroni che hanno fatto la disgrazia societaria e che, stringi stringi, ne sanno si e no un quarto di quelli che salgono su un palco e che sono chiamati a moderare. Oppure le scene madri a cui erano sottoposti, fino a qualche anno fa, gli specializzandi che afferiscono al mio reparto ospedaliero.
    Sono sempre stato convinto di una cosa: chi è veramente grande non ha bisogno di essere aggressivo e tanto meno offensivo. Quando vengo chiamato a collaborare con persone davvero speciali il problema è semmai la pressione a cui mi sento sottoposto: ma quella è normale, altrimenti è sempre possibile ridurre il proprio standard e tornare a refertare come si faceva a fine ottocento. Ma i grandi, quelli con lo standard davvero e sacrosantemente elevato, non hanno mai atteggiamenti fuori dalle righe: una delle differenze tra i grandi e i piccoli, non a caso, è l’educazione.
    Ma, credimi, per chiunque dei piccoli arriva il momento buio: quello in cui, davanti al consesso nazionale, qualcuno non starà zitto e risponderà per le rime. Anche a costo di essere radiato a vita dalla Società.

  3. Peppone ha detto:

    Francamente, essere radiati a vita dalla Sirm non mi pare chissà che grande minaccia.

    Non poter più lavorare da nessuna parte, perché al congresso nazionale si è risposto per le rime ad uno dei presunti “professoroni”
    (il quale verosimilmente ha dalla sua almeno 2 delle 3 “grandi M” della italica nazione), ecco quello potrebbe essere un problema.

    O magari, il calcio nel sedere decisivo per abbandonare, finalmente, questa nazione di pidocchi senza speranza.

    Scusa Gaddo, ma oggi sono così…

    Un abbraccio…

    • Gaddo ha detto:

      Ti prego, non confondere anche tu la SIRM con chi l’ha gestita in passato o ha ancora voce in capitolo nel presente. L’idea societaria è una cosa, il modo in cui è stata applicata è tutt’altro. C’è gente che sta lavorando per migliorare le cose, forse dovremmo concedergli almeno il beneficio del dubbio.
      PS Ma le 3 M??

  4. Peppone ha detto:

    Sai Gaddo, è molto difficile concedere ulteriore fiducia ad una società che CONTINUA ad avere sul groppone molti (praticamente tutti) quelli che hanno parecchie responsabilità dirette nel processo di inaridimento delle università e delle scuole di specializzazione, specie quando sbirciando qui e li vedi continuano, un un modo o nell’altro, a ricoprire ruoli di potere nella Sirm, o nell’università o ancora in politica.

    Diverso sarebbe se un bel giorno mi svegliassi e trovassi “uno come te” alla guida della Sirm.
    A mio parere, il problema della Sirm è il medesimo dell’università e più in generale l’Italia.
    Le “istituzioni” fanno di tutto per non essere rispettate, anzi sembra si crogiolino dei sentimenti di astio e disgusto che causano (almeno in me).

    E’ un pò come lo “stato” (minuscolo, perchè altro non merita).
    Come faccio a rispettarlo ? Lo subisco, almeno finché non sarò davvero così saturo da mollare gli ormeggi.
    Il vantaggio del Sirm è che non è (ancora) obbligatoria, per cui finché mi “conviene” (leggasi assicurazioni) rimango, diversamente, ognuno per la sua strada.
    Oltre al resto, ho sempre avuto la sgradevole sensazione che la Sirm fosse molto “di parte”, strettamente dedicata agli interessi universitari e molto poco per i “radiologi non universitari” e più ancora per i liberi professionisti.

    Magari è una mia impressione sbagliata, ma personalmente avverto la necessità di essere maggiormente rappresentata come libero professionista.

    Quanto alla storia delle 3 M…davvero non le conosci ?
    E si che sei mezzo terrone 😉

    Le 3 grandi M italiane per avere il potere : Massoneria, Magistratura e…”la Famiglia”.
    Intendiamoci, non mi sogno di affermare che tutti quelli che occupano posti di responsabilità e potere siano in qualche modo collusi, fortunatamente esistono ancora le brave persone, ma di sicuro le “3 M” , in Italia ed in particolare al Sud, fanno il bello ed il cattivo tempo…anzi, direi più che altro il pessimo tempo !

    • Gaddo ha detto:

      Come darti torto. Eppure, se non ci rimbocchiamo le maniche, non accadrà mai di svegliarsi una mattina e trovare una persona degna alla guida di una società altrettanto degna.
      Corrado Bibbolino, quando parliamo dell’argomento, mi dice sempre con sguardo triste: In tanti si lamentano del sindacato e quasi nessuno si iscrive, poi capita la mazzata e tutti vengono qui all’SNR a piangere il morto.
      Peppone, le cose cambiano, le persone passano, a restare sono solo le idee. E se le idee sono buone, prima o poi trionfano e nessun trombone pseudo-universitario può impedirlo, per quanto ottusa e vetusta sia la sua visione del mondo. Però noi, che siamo un po’ più giovani, abbiamo un dovere e una responsabilità: non mollare, non delegare e non fuggire via perché la palude è infestata dai coccodrilli. Tu lo sai, io ho scelto di restare e combattere: magari non servirà a nulla, ma mi piace pensare che se soltanto un solo giovane radiologo si porrà il problema di come migliorare il sistema, grazie anche alle cazzate che dico da dieci anni, per me sarà comunque un grande successo. Uno solo! Non è che si chieda tanto. Quanto agli altri, pazienza e peggio per loro: saranno ricordati come meritano, e il cattivo ricordo resterà incancellabile.

  5. Luvola ha detto:

    Leggere “I grandi e i piccoli” mi ha fatto venire in mente un episodio dell’estate scorsa. Erano passati un paio di mesi dalla laurea e ad agosto ho deciso di frequentare un po’ in reparto per non dimenticare le poche cose imparate fino a quel momento e perchè si, mi era anche mancato andare in reparto. Era agosto. Il reparto era tranquillo e mi trovavo in sala medici, stavo leggendo qualche cartella clinica. E poi è successo. Il Prof. di turno mi ha chiesto come mai ero lì e se non avessi di meglio da fare come, per esempio, giocare a golf. Ero una povera illusa a pensare che fosse ovvio che ero li per imparare. Lui si sarà già dimenticato la mia faccia e anche quella conversazione… io invece penso che la ricorderò sempre.

    • Gaddo ha detto:

      Il guaio di questa gente è che sembra non rendersi conto dei danni enormi che può provocare un episodio del genere. Sembra che vivano tutti in una torre: non d’avorio, piuttosto di altro materiale molto meno nobile.

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