I grandi e i piccoli

Sandro, uno dei miei più cari specializzandi, in questo momento è a Parigi a sciropparsi sei mesi di tirocinio all’ospedale Beaujon, nel reparto di Radiologia il cui responsabile è la professoressa Valerie Vilgrain (radiologa molto nota a chi mastica di Radiologia addominale).

Io e Sandro ci scriviamo spesso: per tenerci al corrente delle rispettive situazioni lavorative, per sincronizzare le nostre attività sui mila progetti comuni che abbiamo in fieri, o anche solo per dirci ciao.

In una delle ultime mail mi ha scritto quanto segue:

(…) La Vilgrain è realmente di un livello extra-terrestre e come tutti i grandi è dotata di una gentilezza e rispetto unici (…)

Credo che Sandro, nella sua straordinaria onestà intellettuale, nemmeno si sia accorto della potenza distruttiva delle parole che ha usato: come tutti i grandi. Appunto.

Invece a me vengono in mente tutti i piccoli, troppi, ovunque, che invece maltrattano, deridono, snobbano, oltraggiano i più deboli (per restare nel campo, a esempio, gli specializzandi), e alla fine valgono meno dell’unghia del mignolo di Valerie Vilgrain. È a causa di gente del genere che la politica italiana, in tutti i sensi e in tutte le possibili declinazioni (compresa quella medica), è diventata la palude melmosa che tutti conosciamo.

Da una parte i grandi. Dall’altra, quella che conta davvero, nani sulle spalle di altri nani.

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