I guai della Radiologia

Chi mi segue da tempo lo sa: ogni volta che ho potuto ho sempre dato voce a chi mi ha scritto. Oggi è il turno di Silvio (il nome è di fantasia): che si è laureato in medicina da poco e ha in testa di fare, guarda un pò, proprio il radiologo. La sua lettera, come vedrete, è la summa dei guai odierni della radiologia: spero che la leggano con molta attenzione i nostri professori universitari, i massimi dirigenti SIRM e, perchè no, anche e soprattutto i primari ospedalieri sparsi in Italia.
(…) stamattina ho avuto un incontro ravvicinato con uno specializzando del III anno di Radiologia (…) e da lì la discussione è finita sulla Radiologia oggi. Più che altro mi è sembrato di raccogliere uno sfogo e una critica, non so quanto realistica. Innanzitutto i Radiologi come casta, dipinti come un soggetto passivo, inerme davanti ai “furti” che quotidianamente si consumano nei riguardi della specialità; una casta che durante i congressi discute prevalentemente su come non farsi rubare il lavoro dalle altre specialità per non estinguersi. La cosa che mi ha reso più perplesso è stata la descrizione della figura del Radiologo del futuro: che assumerà sempre meno importanza (a suo dire) vuoi perchè il processo di “invasione” delle altre specialità continuerà inesorabile, vuoi perchè la tecnologia renderà fruibile ogni tecnica. Lui mi diceva che alla fine basterà un buon tecnico per tante cose!! L’interventistica avrà vita fin quando le branche specie chirurgiche gli daranno ancora spazio… insomma, ammazza che allegria! Anche da un punto di vista lavorativo, per quanto si legga di richieste di radiologi e anestesisti, lui mi spiegava che la realtà è molto diversa, uno specializzato fatica a trovare un contratto discreto, e che le prospetiva di crescita anche economica sono molto limitate attualmente (…) Nei tuoi post spesso c’è tanta autocritica alla Radiologia, ma questo scenario di frustrazione e di “impotenza” sul futuro mi ha un pò destabilizzato (…)

Sarò sincero: non è stato piacevole leggere la lettera di Silvio. Così come non mi sono piaciute, ma davvero per niente, le esternazioni dello specializzando di radiologia del 3^ anno. Uno così, anche se fosse davvero bravo, non lo vorrei mai nella mia squadra; perchè non ha ancora cominciato a lavorare e già dimostra una mentalità da passista, tristemente votato alla sconfitta. Ma in fondo non è colpa sua: gli specializzandi sono l’aria che resipirano nelle loro scuole, e questo dovrebbe far riflettere molto i professori universitari e tutti quelli che, a vario titolo, sono deputati alla formazione culturale dei radiologi del futuro.
Perchè una cosa è vera: ai congressi si parla molto di come combattere l’invasione di campo da parte degli altri specialisti e sui rischi di estinzione del radiologo come figura professionale. C’è però un particolare che lo specializzando ha trascurato: che a parlare di questo problema sono sempre e solo i vecchi radiologi, gli ultrasessantenni, quelli che negli ultimi decenni hanno rischiato di mandare in vacca la Radiologia lasciando che interi pezzi della nostra disciplina ci fossero strappati senza opporre resistenza; e che adesso nei vari congressi (anche nazionali, ahimè) si autocommiserano e piangono il morto. Tuttavia abbiamo anche una buona notizia: non ho mai sentito parlare di spazi rubati o di estinzione della specie radiologica, in nessun congresso o occasione ufficiale, nessun radiologo dai trenta ai cinquanta anni. Mai. Piuttosto ho sentito dibattere del contrario, ossia di come il Radiologo Clinico stia progressivamente invadendo gli spazi altrui rendendosi sempre più indispensabile al clinico e al chirurgo; i quali, come ho più volte raccontato, se hanno a che fare con una Radiologia seria non muovono un passo senza aver consultato i radiologi. Hanno capito, ancor più dei nostri vecchi, che avere a che fare con un radiologo serio e preparato conviene, eccome se conviene.
Il discorso si potrebbe estendere anche alla branca interventistica della Radiologia: qualcuno mi spiega perchè un chirurgo dovrebbe aprire un torace o una pancia se il radiologo può ottenere lo stesso risultato terapeutico con un catetere vascolare o un tubo di drenaggio? Ecco perchè i chirurghi ci richiedono sempre più prestazioni interventistiche: conviene, e molto, sia a loro che al paziente.
Alla fine, l’atteggiamento inerte del radiologo è la vera causa del suo male; ma garantisco di persona, perchè lavoro in un posto di persone combattive e molto preparate, che quando il radiologo affronta il suo lavoro con basi cliniche solide l’elemento centrale dell’iter diagnostico diventa lui. Abbiamo reparti, nel mio ospedale, che non ci inviano più le richieste di esame ma il solo quesito clinico: poi ci pensiamo noi a risolverlo, con le metodiche di imaging che riteniamo opportuni.
E qui ci colleghiamo a concetti che ho già espresso diecimila volte nel mio blog, ma che non mi stancherò mai di ripetere: il radiologo è l’unica figura medica in grado di gestire non tanto una singola metodica di imaging, quanto l’intero iter che conduce il paziente dal sintomo clinico alla diagnosi finale. Ha voglia l’internista a cimentarsi in ecografie, o il chirurgo vascolare in eco-Doppler, o il cardiologo a far finta di capire una risonanza del cuore, o lo pneumologo a puntare il ditino contro una radiografia del torace. La tappa obbligata é la radiologia, e di lì non si scappa: e non è presunzione o strenua e sterile difesa del fortino, ma il nostro background culturale che ce ne fornisce la piena, legale facoltà.
La giusta e dovuta autocritica nasce invece dalla inevitabile considerazione che, come in ogni altra disciplina medica, anche la radiologia da’ ricetto a un discreto nucleo di cialtroni, medici poco aggiornati, marchettari avidi di denaro e del tutto indifferenti alla qualità del loro lavoro; gente che ha scelto di fare il radiologo non per passione ma perchè così si lavorava prima senza grossi problemi; e perchè la radiologia, se condotta con animo impuro, è uno dei luoghi ideali dove imboscarsi (specie con primari che ti lasciano imboscare perchè fanno gli imboscati loro stessi per primi).
Il guaio è che fin quando l’indicatore dell’efficacia di un reparto di Radiologia saranno le sole liste di attesa la vedo dura: e credetemi, per me è sempre più dura dover scendere a patti con l’evidenza, maturata in tutti questi anni di lavoro, che per un amministratore ospedaliero troppo spesso la quantità è l’unico valore che va perseguito, possibilmente in iso- o iporisorse (eufemismo per esprimere un concetto oggi assai in voga: non scucio una lira, se posso ve ne tolgo, dunque arrangiatevi con quello che avete). Ed è ancora più triste considerare che i pazienti, per primi, non si accorgono della differenza e una struttura privata qualunque può assurgere a esempio di modernità ed efficienza se l’esame radiologico richiesto te lo fa il giorno dopo. Lo sapete che gli oncologi e gli ematologi del mio ospedale, sulle loro richieste, aggiungono la frase: da eseguire tassativamente nella Radiologia dell’Ospedale? Sarà un valore aggiunto, questo, o no? Vorrà significare qualcosa, o no?
Insomma, la Radiologia ha tanti guai: ma i guai non sono quelli di cui ha parlato a Silvio lo specializzando triste del terzo anno. Ha i guai della medicina di oggi, che non è mai stata al tempo stesso così evoluta ed efficace e così bistrattata; e ha le stesse caratteristiche della società in cui opera, ossia la mala gestione, l’ingerenza politica ovunque, anche nelle scelte puramente tecniche, lo sperpero delle risorse, la maleducazione del personale e dell’utenza, la cialtroneria che lavora nella consolle accanto all’accanimento qualitativo e poi rivendica privilegi legati all’anzianità di servizio. Però la Radiologia oggi ha un vantaggio enorme sulle altre: ha il ruolo più centrale, tutte le altre discipline le girano intorno, nessun medico con un minimo di sale in zucca si azzarda a mettere un dito addosso al paziente senza esami radiologici; e, anzi, il problema oggi è il contrario, ossia come frenare l’esondazione di richieste inutili e spesso folli che ci arrivano. La misura di tutte le cose, come al solito, sono gli uomini: si potrebbe parafrasare Protagora di Abdera e dire che il radiologo è misura di tutte le diagnosi, quelle che si fanno perché vengono fatte, e quelle che non si fanno perché non vengono fatte.
Io, personalmente, sono ottimista: credo che la mia disciplina non sia mai stata così in salute. Certo, sarei più felice se i vecchietti costernati e pessimisti facessero spazio a chi, con vent’anni in meno e molti meno sensi di colpa, sta mangiando nel piatto dei clinici e recupera il terreno perso dai loro padri negli ultimi decenni. Ma non sono così tanto ottimista: in fondo viviamo in Italia, uno strano luogo in cui la reputazione te la giochi non perchè sei un disonesto, un mafioso e un  incapace dimostrato nel tuo mestiere, ma perché, come del resto quasi tutti gli itagliani, vai a puttane.

12 Responses to “I guai della Radiologia”

  1. decimalegionemas ha detto:

    aspettavo da un po’. impossibile che almeno qui ci fosse l’intelligenza di non fare politica. hai ragione, l’intelligenza, la professionalità, l’educazione stanno a sx, con travaglino, vendolino, bersanino e santorino. tanti saluti, collega sfigatello. da uno che vota quelli che vanno a puttane (che come pensa il 97% degli italiani sono meglio di quelli che vanno a puttani…ma non diciamolo, per carità…)

  2. Gaddo ha detto:

    No, no, non ci siamo proprio. Ho lasciato passare questo commento solo per chiarire, una volta per tutti, un paio di concetti essenziali.
    Il primo: non date aria ai denti per nulla. Per quanto ne sa l’utente medio del blog, le mie parole potrebbero essere intese come critiche non verso il soggetto delle polemiche di questi giorni ma verso la polemica stessa, che in Italia spesso diventa strumento politico perchè la politica in quanto tale ha smesso di esistere da un pezzo. Le mie non sono osservazioni politiche, nè hanno valore di giudizi morali: sono fatti, evidenze sotto gli occhi di tutti. Tantopiù che sono al di sopra di ogni sospetto: perché, ed è l’unica confidenza privata che vi farò da qui all’eternità, piuttosto di dare il mio voto a questa “sinistra” italiana, ammesso che i riferimenti cardinali abbiano ancora valore nel marasma generale in cui si muovono i nostri eroi della politica, chiedo asilo politico in Birmania. Leggetevi qualche rassegna stampa internazionale, articoli di giornalisti stranieri non prezzolati come i nostri: poi ognuno può dare ai fatti l’interpretazione che desidera, per fortuna, ma non è che al mondo chi ha gli occhi per guardare possa e debba essere per forza uno sporco comunista antipartitodellamore.
    Secondo: in questo blog si è in casa mia, e sono io che detto le regole di buon comportamento. E qui non si fà politica, ad alcun titolo, se non nella misura in cui attiene ad argomenti medici, o perchè mi punge vaghezza di infilare una battuta a effetto nel post. Se le regole non vi piacciono, quella è la porta: la Rete è piena di blog dove potrete sentirvi dire le sacrosante verità che volete sentirvi dire. Non rompete i maroni a me: ogni altro commento del genere a un qualunque post sarà cancellato, e così il suo autore dalla mailing list. Specie se l’autore è un medico, e con tutta la carne al fuoco che c’era nel post in oggetto si è sbizzarrito a sproposito solo sulle ultime due righe.
    A proposito: grazie per lo “sfigatello”. Da uno che si firma con un nickname come il tuo, credo di poterlo prendere come un segno di profonda stima.
    E qui ha inizio e termine la polemica.

  3. Sgt ha detto:

    E’ triste che il primo intervento riguardi tutt’altro che il tema del post, tra l’altro un commento inutile e prevenuto a che fine poi;

    Tornando in tema, io proprio in questo periodo sto compiendo determinate scelte e sarei falso se dicessi che queste parole non mi abbiano un pò messo delle pulci in testa; d’altra parte ancora una volta leggere chi fa un lavoro con passione è un grande stimolo e un grande aiuto per aiutare a leggere e capire come vanno le cose; certamente mi piacerebbe pensare che la realtà che vivi tu nel tuo ospedale sia comune alla maggior parte delle Radiologie, ma so che così non può essere.

    D’altra parte ogni specialità ha i suoi ca**i quindi probabilmente sono riflessioni e paranoie che lasciano il tempo che trovano.

    Mi sono imbattuto in una presentazione che vi linko http://www.mir-online.org/html/img/pool/Strickland2010.pdf che per quanto stringata offre spunti interessanti: l’ultraspecialità all’interno della radiologia, strada percorsa da praticamente tutte le branche, in linea generale condivisibile.. un pò meno quando correla la “”sopravvivenza”” del Radiologo al “Justifying their on-site presence” un discorso anche qui di costi che a quanto pare domina pesantemente un campo così tecnologico. Probabilmente per gran parte di voi sono argomenti triti e ritriti, per qualcuno come me che intraprende la strada quasi al buio, sono invece fonti di turbamento.

    Onestamente l’idea che mi ha portato negli ultimi anni a pensare a questa specialità è proprio quella che domina il lavoro del Gaddo, uno specialista di Imaging in generale, al servizio solo della Clinica.. troppo romantico?? a quanto pare no se c’è chi lavora in questo modo.

    Lo specializzando con cui ho parlato, non solo mi è sembrato uno che nel suo piccolo cova una piccola rivoluzione sopita probabilmente dal sistema universitario..a cui probabilmente per adesso è costretto a sottostare;a me sembrava (sottolineo sembrava) molto in buona fede il suo discorso(per quanto faccia incazzare il Gaddo e giustamente..direi);forse lui non ha tante colpe, probabilmente è questa l’aria che respira dove lavora e prenderne coscienza forse è pure un bene… certo non conosco come lui lavora e mi auguro che nel suo piccolo si muova in maniera opposta.

    • Gaddo ha detto:

      Non ho ancora studiato con attenzione il .ppt di Strickland, ma scorrendolo rapidamente mi è parso di cogliere almeno due punti meritevoli di approfondimento (gli altri li vedremo magari fra qualche giorno).
      Il primo è che il radiologo è destinato a scomparire se non fornisce un valore aggiunto; e il valore aggiunto, mediato dal referto radiologico, non è altro che la diagnosi: ossia, quello che siamo pagati per fare. Certo, è più facile rifugiarsi nel descrivo-per-non-sbilanciarmi, ma garantisco per esperienza personale che in questo caso il clinico se ne accorge in due minuti e ti marchia a vita. Meritatamente, peraltro. Per fortuna i giovani radiologi sentono il problema con molta maggior precisione di quelli più stagionati, e stanno già opponendo una resistenza degna di considerazione: per loro il problema è un altro, ossia le scuole di specialità li mettono a fare TC o RM senza nemmeno avergli insegnato i fondamentali. E’ come se in prima elementare ti insegnassero a leggere sulla Divina Commedia invece che sul libro di lettura. Per questo la resistenza è strenua, ma un po’ da autodidatti: chi ha orecchie per intendere, intenda.
      Il secondo punto riguarda l’evoluzione stessa della disciplina: chi, come me, lavora in un reparto di discrete dimensioni, con un primario che gli ha permesso di seguire con maggiore attenzione un distretto anatomico scelto di comune accordo (è ovvio, con i limiti legati all’attività assistenziale: altrimenti vivremmo in un altro paese), vede quasi naturale l’evoluzione verso una radiologia d’organo. Ossia: non più il bravo ecografista, o quello bravo a fare TC o RM, quanto il radiologo che si occupi di cuore, polmone, collo, vascolare, eccetera. Da questo punto di partenza figurarsi un futuro in cui la radiologia si fonda con un’altra disciplina il passo è breve: già adesso, nel mio reparto, i vascolari-interventisti fanno ben poco di altre metodiche ed è sacrosanto che sia così. Il futuro lo vedo come una serie di subdiscipline ibride in cui non è solo il radiologo ad aver rinunciato a una parte delle sue professionalità, ma anche il cardiologo, il chirurgo, l’ortopedico.
      Quello che ci rende per adesso assolutamente indispensabili è però un’altra considerazione: e se al cardiologo, mentre segue beato e perso nei nitori delle sfere superne la sua cardio-TC, sfuggisse un nodulo polmonare? E se all’internista epatologo, mentre studia con affanno la sua TC epatica, sfuggisse un’embolia polmonare? Quante volte a noi radiologi è successo di trovare nei nostri patologie assolutamente non previste dal clinico?
      Ecco perché il futuro, ma non solo dei radiologi, va studiato insieme; e va studiato senza l’ossessione del singolo specialista di perdere terreno nei confronti di ipotetici rivali di altre discipline, ma ricordando che, in fin dei conti, il nostro scopo non è la carriera o la difesa della disciplina, ma il Paziente. Se sarà dimostrato che il modello Strickland è più efficace di quello odierno ben venga il radiologo d’organo, come è già adesso, o lo specialista d’organo con subspecializzazione radiologica!
      Per adesso la nostra unica strada è il valore aggiunto: ci vogliono persone competenti e agguerrite per cambiare la situazione. E ci vorrebbe anche un bel cambio della guardia ai vertici societari: ma questa è una visione troppo ottimistica, anche per uno come me. In fondo, ripeto, viviamo in Italia.

  4. mollybloom82 ha detto:

    Le riflessioni di questo post sono, come sempre, molto interessanti. Però io da “vecchia amica” posso fare due scherzosi OT?
    1. Lo specializzando “ancora non ha iniziato a lavorare”???? Scherzi vero?? 😉
    2. Ma il nome di fantasia….proprio Silvio dovevi scegliere? Forse ha ragione il nostro caro decimalegione….;-) 😉

    • Gaddo ha detto:

      Ma allora siete tendenziosi!!! Ma se ho anche una figlia che si chiama Silvia… 😉
      PS Per lo specializzando intendevo: non lavora ancora in ospedale. Lo sono stato anche io, specializzando, sai?

  5. Austera ha detto:

    Caro Gaddo
    austeramente ti dirò: post davvero interessante, che condivido!
    Rispecchia fedelmente quanto abbiamo già discusso tante volte.
    Nel mio piccolo ho provveduto ad inviare il link via mail a chi di dovere, in modo da avere un’idea di cosa ne pensano ” […] i nostri professori universitari […]”.
    Ti farò sapere.

  6. Sgt ha detto:

    @ Austera attendiamo anche noi piccoli discepoli.. 😉

  7. Austera ha detto:

    @ Sgt e a chi è interessate

    Ciao a tutti!
    Copio e incollo la risposta di un professore universitario, direttore di una scuola di specializzazione di Radiodiagnostica italiana, a cui ieri avevo linkato il post di Gaddo via mail.

    “Ho letto il post. Ci sono diverse cose giuste, peccato il finale che scivola
    in politica che non ha nessuna relazione con queste cose.
    Tuttavia l’Italia non è diversa dagli altri paesi. Al Congresso Americano di
    due anni fa l’argomento di apertura era l’invasione di campo nella
    Radiologia di altri specialisti. Ci dimentichiamo che anche noi Radiologi
    abbiamo invaso il campo ad esempio anni fa con l’interventistica vascolare che era molto osteggiata dai colleghi chirurghi che poi si sono ricreduti e ora cercano di farla loro.
    Io ho imparato una cosa, che niente nel lavoro è per sempre e quindi bisogna aggiornarsi e non fermarsi. In questo modo si rimane sempre dei
    professionisti. L’altro principio sempre valido è che le cose le fa chi sa.
    L’ecografia forse è una causa persa ma noi continuiamo a farne tante perché la facciamo meglio.
    Per quanto riguarda gli specializzandi e i loro pensieri dovrebbero invece
    darsi una mossa. Tra i miei ne ho di bravissimi ma altri sono dei pigri che
    non si riesce a stimolare.Questi non hanno futuro.”

    Che ne pensate?

    • Gaddo ha detto:

      Mi dispiace per la sensazione di caduta di stile avvertita a fine post: siccome intuisco l’identità del professore universitario, e ho per lui una sincera stima lavorativa e personale, devo fare due precisazioni rapidissime. La prima è che questo non è un sito specialistico di radiologia: è piuttosto un diario (semi)quotidiano, un luogo di narrazione e, spesso, di sfogo personale. L’affermazione finale del post va letta nell’ottica di un discorso che porto avanti da anni, e che chi ha seguito la storia del blog conosce bene. Anche perché, ed è la seconda precisazione, mi tocca dissentire dall’affermazione “…e non ha nessuna relazione con queste cose”. In Italia forse pochi campi sono inquinati dalla cattiva politica come quello sanitario: nelle politiche territoriali, negli assetti tecnici, nel turnover delle figure di responsabilità, persino nelle designazioni primariali. Noi medici lo sappiamo bene, e sarebbe un grave peccato di omissione tacerne.
      Circa il resto, che è la parte più gustosa, direi che merita un post a parte. Al quale ovviamente vi rimando.

  8. matteo ha detto:

    Caro Gaddo,
    ho stampato, letto e riletto il tuo prolisso post e devo farti ancora una volta i complimenti per il coraggio con cui affronti certi temi . Tra le righe ho colto validi spunti che potrebbero certamente servire anche per il mio sfigatissimo reparto di Radiologia.
    In merito alle perplessità sul futuro della nostra professione espresse da Silvio e dal suo amico Specializzando al III anno vorrei dare il mio parere, per quanto vale.
    La Diagnostica per Immagini si è talmente evoluta negli ultimi 20-30 anni che anche noi addetti ai lavori sfuggono esattamente i confini. Nessun’ altra specializzazione può essere paragonata alla nostra in termini di crescita tecnologica e culturale; oltretutto la richiesta di esami diagnostici è aumentata al punto da divenire uno dei principali problemi della nostra Sanità.
    Per cui ragazzi potete pensare quello che volete ma il nostro mestiere non dovrebbe essere a rischio e credo che in futuro rimarrà la figura del Radiologo: forse diventeremo definitivamente specialisti “d’organo” o “di metodica” ma di certo non ci estingueremo. Allegria!
    Il fatto che questa grande torta radiologica venga tagliata in varie fettine e poi depredata da altri specialisti (i quali evidentemente non hanno un cazzo di meglio da fare) è un grosso problema e io non saprei prevederne le conseguenze.
    Ma d’altra parte come si può dettare i confini di una scienza sconfinata?
    Chi può difendere la nostra specialità di esperti in Immagini se tutti millantano di esserlo?
    E’ giusto concedere a qualunque medico la possibilità di esprimere una diagnosi fatta sull’imaging pur non essendo specialista nella metodica? (vedi ecografia ed RM)
    Quali conseguenze finali per il Paziente?
    Domande inquietanti…

    A mio avviso bisogna tornare a pensare alla nostra stessa natura e ricordarci che SOLO NOI possiamo permetterci di capire l’imaging nella sua totalità (RX -TC -ECO -RM -PET –SCINTI- Interventistica …) mentre gli ALTRI possono avere solo una visione parziale in materia, anche se sono aiutati dalla clinica. Personalmente credo che gli altri specialisti dovrebbero concentrarsi maggiormente nel formulare ipotesi diagnostiche più accurate possibili: nella realtà in cui lavoro io vedo solo RICHIESTE STRAMPALATE di Pazienti POCO VISITATI E POCO INQUADRATI ma poi…… PRETENDONO tutto dall’Imaging perché devono PARARSI IL CULO nel timore di una eventuale DENUNCIA.
    Vi è mai capitato di ricevere richieste TC Torace -Addome con questo quesito: malessere generale: lesioni? polmonite? diverticolite? Ischemia intestinale? Annessite? metastasi? Altro?
    Alla facciazza dell’appropriatezza…
    Veramente ragazzi vi potrei portare degli esempi vomitevoli in tal senso e sarà questo che vi farà del male se diventerete radiologi come io spero.
    E invidio molto il reparto di Gaddo in cui arrivano solo i quesiti clinici e si lascia al Radiologo la decisione di quale metodica utilizzare (ma come farete ad organizzarvi .. mah..)

    Infine vorrei esprimerVi il mio pieno accordo con quanto già dice il Professore: “niente nel lavoro è per sempre “ e “le cose le fa , chi sa”.
    Peccato che troppo spesso in Italia chi non sa, fa (e ce la canta).
    E chi non sa nulla e non fa un cazzo ci amministra. Evviva!

    • Gaddo ha detto:

      Ti prego, non mettere il dito nella piaga! Lo so che un post non dovrebbe essere più lungo di dieci righe: è che proprio non ce la faccio. Senza contare che gli argomenti di questi giorni sono molto complessi! 🙂

      Allora. Intanto sono molto contento del tuo commento perché da’ forza alle mie argomentazioni. Nel caso remoto che per qualcuno non sia ancora chiaro, ribadisco a gran voce: esiste una bella fetta di radiologi (per lo più giovani) che non hanno paura di vedersi mangiare nel piatto da altri, che non temono di sparire come categoria ma, al contrario, sono pronti a dare battaglia sui fatti e sull’attività quotidiana. Ormai è chiaro che la figura del radiologo deve evolvere dalla semplice gestione delle immagini (radiografiche, TC, RM) alla gestione completa della diagnosi del paziente: vedremo se chi pilota il motore avrà voglia e il coraggio di perseguire questa strada.
      La mia preoccupazione è un’altra: se le cose vanno avanti con questi ritmi tutti italiani, le responsabilità dirigenziali passeranno direttamente dai nostri padri ai nostri figli, saltando a piè pari la generazione sfigata che ha cavalcato il cambio di millennio e che adesso sta difendendo il fortino con le unghie e i denti. La nostra, Matteo. Purtroppo.
      Ne approfitto anche per rispondere alla domanda su come ci organizziamo per gestire i rapporti con i reparti: andiamo alle riunioni multidisciplinari, e discutiamo caso per caso. Con tale costanza, e voglio sperare anche con dovizia di risultati, che spesso e volentieri il nostro punto di vista modifica l’atteggiamento dell’intero gruppo di lavoro.
      E’ faticoso, costa impegno aggiuntivo: ma ci divertiamo, e in fondo questo è il futuro. Chi non ci sta viene frullato ai margini: bravi o non bravi, giovani o anziani.

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