I Perona e la crisi del sistema

I Perona erano volumi monotematici prodotti dalla Scuola di Specialità di Verona ai tempi in cui il direttore della medesima era Gianfranco Pistolesi: persona della quale e sulla quale ho sentito raccontare di tutto, e non sempre in senso positivo, ma che sicuramente vedeva più lontano della stragrande maggioranza dei suoi colleghi. La prova l’ho avuta leggendo la prefazione del Perona sull’imaging diagnostico del cuore, datato 1983 ma che ancora potrebbe insegnare molto a radiologi che su un radiogramma standard del torace nemmeno distinguono una congestione vascolare polmonare da una interstiziopatia, nella cui presentazione l’autore affronta una serie di problematiche politiche, in ambito sanitario-radiologico, dell’epoca.

La prima considerazione assai degna di menzione, che trova riscontro nella triste attualità degli esordi di questo secolo, riguarda la trasformazione del medico italiano da professionista in dipendente. Pistolesi capisce subito quali inghippi si celino dietro questa svolta epocale della sanità italiana, e lo dice a chiare lettere: il professionista è costretto a guadagnarsi la sua clientela sulla base della qualità del proprio lavoro; il dipendente non deve più guadagnarsi nulla, il suo minimo sindacale è garantito qualunque sia il risultato raggiunto (quantitativo o qualitativo) e qualora la sua scelta professionale sia di basso profilo nessuno può più contargli le pulci.

Meravigliosa, oltremisura, la metafora calcistica: (…) immaginiamo per un attimo che le frontiere del Bel Paese venissero chiuse (…) all’esportazione dei calciatori e che, subito dopo, si stabilisse un Contratto Unico per tutti gli “Operatori calcistici”, quelli del grande Milan e quello della Pro Loco di Beccacivetta ivi compresi, ovviamente, i Custodi degli stadi, gli arbitri e i guardialinee. Non è il caso di soffermarsi sulla reazione del “Barone” Maradona, quanto invece su quella dell’operatore della Pro Loco: agguantato il Contratto Unico, gustata l’umiliazione del “Barone”, autoconvintosi che nulla differenzia il suo dribblare da quello di Zico, il nostro si tufferebbe nella degustazione dei propri diritti, puntando sulla riduzione dell’orario di lavoro (partite di 15′), sull’accurato calcolo delle ferie e dei recuperi; infine, sulla appropriata tariffazione relativa agli innumeri rischi cui è sottoposto (…): la zuccata sul palo, per quello calcistico, il bagno di radiazioni per quello medico (…).

Io non so come la pensiate voi sull’argomento, ma personalmente ritengo che una delle cause congenite dello sfascio del nostro Paese, piuttosto che in poco definibili congiunture economiche, stia proprio in questo atteggiamento mentale, parecchio sindacalizzato, secondo il quale i lavoratori dipendenti devono essere equiparati al rango di bovini: pensare poco, agire meno ed essere livellati rigorosamente verso il basso per qualità professionale e trattamento economico. E noi in apparenza siamo scandalizzati da questo atteggiamento mentale, ci diciamo convinti che la scelta è errata e che ai potenti di turno conviene di più il recinto dei bovini che una mandria di cavalli in libertà: le bestie sono più docili e si possono controllare con maggiore facilità. A volte ci lamentiamo dello stato delle cose, anche in pubblico, scuotiamo il capino e poi rientriamo docili nello steccato.

Quello che non abbiamo il coraggio di dirci, nemmeno nei sogni più inconfessati, è che lo stato delle cose ci va bene; anzi, benissimo. E sapete perché? Perché ci sgrava della tensione quotidiana, dell’ansia da prestazione e da risultato. Ci mette tranquilli perché non abbiamo bisogno di essere i migliori per guadagnarci il pane: la pagnotta a fine mese arriva comunque, uguale per tutti, che noi si sia fatto uno o si sia fatto cento. E poi, elemento non trascurabile, questo sistema tende a premiare il bovino più anziano: perché ha imparato bene o male a galleggiare nella fanghiglia e probabilmente non ha mai creato grossi problemi alla mandria e al suo padrone. E anche questo ci va bene, anzi benissimo: perché sappiamo che prima o poi qualche briciola della grande abbuffata arriverà anche nelle nostre bocche. Non riuscirò a diventare primario? Otterrò, per anzianità, una Unità Operativa Semplice: a prescindere dalle mie competenze professionali specifiche. E nel caso che qualcuno più giovane la ottenga, scavalcandomi nonostante le resistenze del Sistema, prima o poi mi sarà riconosciuta almeno un’Alta Specializzazione. Insomma, qualcosa in tasca mi arriverà comunque: e potrò sempre andare in giro a raccontare che quello più giovane mi ha scavalcato perché è un leccaculo. Questo sistema, fondato sui due pilastri del livellamento in basso e dell’anzianità di servizio, in un certo senso è la forma più democratica di progressione lavorativa.

Peccato, però, che questo sistema democratico di progressione lavorativa smidolli la spina dorsale del Paese e la faccia accomodare su sé stessa: perché senza più alcuna prospettiva autonoma di crescita e di miglioramento personale e professionale siamo tutti qui ad aspettare con gli occhi all’insù che ci piova qualcosa di buono addosso; meglio ancora se a procurarcela è qualcuno che sa come va il mondo, insomma, un qualunque uomo della provvidenza.

Ecco perché mi sembrano superflui e ridicoli gli intrighi economici, le politiche europee, i parlamenti corrotti, i banchieri al governo, le primarie con regole cambiate in corsa, i ladruncoli sudaticci e obesi da consiglio regionale, i vecchi satrapi immortali che considerano l’ipotesi di governare ancora a 80 anni suonati. Nulla potrà mai cambiare in Italia se non modifichiamo l’angolazione da cui siamo abituati a vedere la realtà dei fatti. E la realtà dei fatti è che questo modello perverso a noi italiani sta bene: non ci costringe all’impegno di essere all’altezza della situazione e ci lascia seduti ad aspettare che qualcosa succeda. Sapendo che prima o poi qualcosa, qualcosa di misero ma pur sempre qualcosa, arriverà anche per noialtri. Anche se non dovessimo meritarcelo, o a meritarselo fosse qualcun altro.

One Response to “I Perona e la crisi del sistema”

  1. matteo ha detto:

    Caro Gaddo,
    da qualche tempo mi chiedo quanti lettori possa avere il tuo blog e quanti di questi lettori sono Radiologi che come me capiscono le problematiche affrontate. E quanti leggono i miei commenti? Tu certamente avrai sottomano i numeri e mi piacerebbe che tu ne facessi menzione (se ti va), così, per curiosità.
    Il tuo ultimo post , soprattutto nelle ultime frasi, mi ha fatto molto riflettere e quando dici che “nulla potrà mai cambiare in Italia se non modifichiamo l’angolazione da cui siamo abituati a vedere la realtà dei fatti”, esprimi con parole tue quale sia il ruolo della Politica. La Politica, quella con la P maiuscola (non quella che vedi sui giornali o in TV) è lo strumento attraverso il quale un Paese civile (non quello in cui viviamo noi) viene messo nelle condizioni di esprimere al massimo le sue possibilità e potenzialità in tutti i settori, ivi compresi quella della salute pubblica.
    La politica in Italia ha invaso la quasi totalità delle nostre attività professionali di medici imponendosi come monopolio decisionale e soprattutto economico contro il quale non è possibile alcuna competizione (io che lavoro in Lombardia ne so qualcosa…). Se sei giovane e vuoi emergere non puoi farlo perchè negli ospedali non c’è spazio per i Maradona quando ti viene imposto dall’alto di giocare come il terzino dell’Albinoleffe (con tutto il rispetto). Le poche briciole lasciate dopo questa invasione di campo sono ormai delle eccezioni oppure sono realtà che vanno ad approfittare dei difetti del sistema, come avviene per il problema delle liste di attesa.
    La nostra libera iniziativa è annullata in partenza, strangolati dal privato convenzionato oppure vivavacchianti nel pubblico.
    Se non c’è possibilità di competizione farà fatica ad emergere il professionista più bravo ma può invece facilmente sopravvivere il dipendente scarso e quindi Pistolesi aveva ragione e aveva visto lungo come si dice dalle mie parti.
    Il contratto unico imposto a livello politico e accettato in modo bonario e un po’ goffo sul piano sindacale sembra fatto apposta per livellare verso il basso tutte le professionalità perchè non considera il merito ma solo le 38 ore. In realtà il merito dovrebbe essere valutato in sede concorsuale, ma non mi risulta che i concorsi pubblici in Italia siano poi tanto meritocratici (tutti possono raccontare almeno un aneddoto concorsuale che dimostra quanto sia inutile questa assurda pagliacciata su cui però si gioca il nostro futuro…).
    Una volta assunti , magari dopo decenni di sfruttamento in regime di precariato, tutti quanti diventiamo uguali davanti al Timbratore come piccoli Fantozzi all’interno di una macchina mangiatutto. Tutti uguali, nessuno necessario.

    Non è vero che le cose ci vanno bene così come sono; noi ci stiamo semplicemente accontentando. Abbassiamo la testa credendo di essere contenti , negandoci la possibilità di dare qualcosa in più del minimo contrattuale, tanto nessuno ci ringrazierà; non sai quanta gente ho visto scappare all’estero per ottenere il giusto riconoscimento della loro professionalità conseguita in Italia dopo sforzi notevoli della famiglia d’origine, pagando tutte le tasse Italiane (Campioni del Mondo), passando tutti gli esami con il massimo dei voti e lavorando sodo con correttezza etica e morale nei confronti dei Pazienti; questi cervelli in fuga, fanno bene a fuggire!

    Per quanto riguarda la scelta sciagurata di impostare la progressione di carriera su un meccanismo di anzianità di servizio, posso citare il mio esempio così almeno non offendo nessuno. Io sono relativamente giovane, ho un posto di ruolo, ho il mio stipendio vitalizio (salario fermo al 2000, costo della vita e tassazione selvaggia aggiornati al 2012) e cinque anni di anzianità (nessuno scatto, per effetto della spending review). Per ottenere un’alta specializzazione oppure una struttura semplice con il meccanismo che hai spiegato tu non devo fare altro che aspettare. Aspettare e Resistere…
    Si…forse dovrò leccare un po’ il culo al Primario e al potente di turno, magari dovrò approfondire un pochettino una metodica oppure fare qualche pubblicazione su Topolino ..ma non è necessario che io mi sbatta più di tanto perchè la cosa più importante è che devo soltanto aspettare. Aspettare che il Primario vada in pensione, aspettare che l’anziano vada in pensione e poi via via tutti gli altri fino a quando il più vecchio sono io.
    Ma ti pare una cosa normale?
    Bisogna uscire da questa logica caro Gaddo, perchè il mondo cambia più rapidamente di quanto ci appare; se ci fosse soltanto la radiologia tradizionale come ai tempi di Röntgen
    , allora forse il più bravo sarebbe quello che ha maggiore anzianità di servizio ma siccome è arrivato il Computer, il RIS – PACS, la Radiologia Digitale, l’ Interventistica ,la Tomosintesi, l’Ecografia con tutte le sue evoluzioni elastosonografiche/contrastografiche, la Risonanza Magnetica 0,5 T 1,5 T e 3T che ti stordisce le Sinapsi del cervello, la Tomografia Computerizzata prima assiale sequenziale poi Spirale poi Multistrato poi 16, 64 poi 256 da effettuare senza durante e dopo iniezione dei mezzi di contrasto più vari e superparamagnetici possibili e organoiodati esaiodati dimerici immaginabili..ecc. ecc. ora capisci che se il capo di un’organizzazione così complessa è il più anziano rimbambito sarà molto dura stare al passo con i tempi!
    Se poi ci metti un Primario come il mio, poco propenso ad accogliere le novità tecnologiche e per nulla disposto a delegare, oltrechè incapace di organizzare il flusso di lavoro, con turni e ferie e compagnia cantante, siamo a posto.
    Per concludere – e mi scuso per essermi dilungato, ma ormai sono un tuo lettore “anziano” e credo di potermi permettere qualche riga – ritengo che il punto da cui si potrebbe iniziare per cambiare il nostro punto di vista sulle cose, sia proprio quello di ridimensionare il ruolo attuale della politica italiana in sanità. Io lavoro in una città della ricca Lombardia e credo che i risultati finora ottenuti sarebbero stati uguali o superiori anche in completa assenza degli attuali esponenti politici (ROTTAMIAMOLI), che hanno soltanto avuto la fortuna di governare in una parte dell’Italia con maggiori risorse rispetto alle altre e con qualche cervello in più!

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