Il Blogger nell’Italia ai tempi della crisi

Non so voi, ma io (come già detto qui) ho un giro di blogger, vorrei dire di amici ma nella stragrandissima maggioranza dei casi di loro nemmeno conosco la faccia, che frequento quotidianamente. Di alcuni so per certo che mi restituiscono la visita, e che a loro volta frequentano il mio blog; di altri me lo auguro senza saperlo per certo, perché dalle loro righe intuisco rare qualità di intelligenza e sarei onorato se ciò accadesse.

Tutto questo per dire che, nella tormenta economica ed esistenziale che ci è toccata in sorte, la voce del Blogger sembra l’unica in grado di descrivere con un minimo di lucidità la realtà nel suo stesso divenire. Certo non possiamo più chiederlo a chi lo fa di mestiere, come i giornalisti, che ormai si sono palesemente venduti al miglior offerente; e lo hanno fatto praticamente in massa. E di certo non possiamo chiederlo ai politici: i quali, anche se forse non se ne sono resi ancora del tutto conto, con il loro corredo di incapacità, disonestà, inconcludenza, distacco dalla vita reale del paese, spreco di risorse economiche e morali, non solo hanno consegnato il paese in mano ai cosiddetti tecnici (teniamoci questa definizione ancora per un po’, in assenza di altre definizioni che non contemplino il rischio di querela) ma stanno preparando in modo adeguato la futura deriva assolutistica del paese. Laddove, se è vero che un quarto degli italiani non andrebbe e non andrà a votare, e se è vero come è vero che questo numero è destinato ad aumentare progressivamente, l’equazione mi sembra realizzata:

a)  la politica non serve a nulla se non a perpetuare svariate forme di ladrocinio a titolo pubblico o privato, perché i tecnici sono in grado di svolgere i suoi compiti in maniera molto più adeguata;

b) gli italiani nemmeno più vanno neanche più a votare e se non ci vanno, mi sembra di sentir pensare a voce alta, perché mai non dovremmo assecondarli e continuare a  farli votare? Non state più a crucciarvi, cari concittadini, voi pensate a sopravvivere che al governo della cosa pubblica ci pensiamo noialtri;

c) insomma, niente più imbarazzanti tentativi di mascherare i reali meccanismi di potere con l’esercizio della democrazia (figuriamoci) ma i plutocrati che scendono finalmente allo scoperto perché i loro maggiordomi sono così inetti che nemmeno sanno come pulirgli la casa.

Ma io volevo dire dei Blogger, e non dei disastri che probabilmente ci aspettano dietro l’angolo. Volevo dire delle analisi lucide e delle critiche spietate che leggo ogni giorno sui blog, e leggendole mi chiedo dove sono nascoste queste persone durante il giorno, come mai non le vediamo in televisione a fare il punto della situazione e come mai non occupano nessun posto di responsabilità pubblica. Ma in realtà non ho bisogno di farmele, queste domande, perché appartengo proprio a quella generazione sfortunata che scrive sui blog e conosco tutte le risposte: rimane la consolazione, magra, che quando tutto sarà compiuto le nostre inutili righe sparse nel web forse saranno l’unica testimonianza reale di cosa è successo in questi anni di sventura e solo da esse sarà possibile compilare una versione dei fatti dotata di un minimo di obiettività, una ricostruzione storica che non parta come al solito dal punto di vista dei vincitori ma dalle storie reali di chi nella battaglia è stato sconfitto, saccheggiato, ferito, umiliato e poi deportato, imprigionato e fatto schiavo.

Sarà una magra consolazione, dicevo, ma volete mettere la soddisfazione di alzarsi i piedi e poter dire: Io c’ero e l’avevo detto. Una soddisfazione che non ha prezzo, insomma; per tutto il resto siamo ancora in tempo a darci fuoco in piazza, buttarci dai balconi o sotto un treno in corsa.

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