Il cancro della sfiducia

Sapeste come il post di Sabino riflette, tutte intere, le mie frustrazioni attuali di medico ospedaliero. Eppure, per come sono state poste, le considerazioni di Sabino evocano risposte, più che tecniche, di stampo sociologico.
Perché la diffidenza dell’utente medio per uno dei servizi sanitari più attrezzati al mondo (potete non crederci, ma così è) non affonda le radici solo nei vituperati episodi di malasanità o nelle cattive esperienze personali che diversi pazienti hanno avuto nella loro storia, perché purtroppo la medicina è un lavoro da uomini e gli uomini (ahimè) sbagliano. Le radici sono più profonde, e hanno a che fare con gli ultimi venti o trent’anni di vita di questa nazione sbarellata. Anni in cui si è consumato uno strappo irrimediabile tra chi gestisce il potere e chi invece il potere lo subisce, ed è stata smarrita ogni forma di fiducia: nelle istituzioni, nelle forze dell’ordine, nelle strutture ospedaliere, persino nel proprio vicino di casa. Perché, quando le cose cominciano ad andare male, la storia ci insegna che ognuno è per sé e Dio è per tutti.

Noi possiamo anche sorridere, a fronte delle inchieste che tappezzano i giornali di oggi sulle improbabili imprese sessuali di qualche nonnetto della politica, e immaginarci anche noi alle soglie degli ottant’anni con in tasca le pillole della pressione, quelle della prostata e il cialis: ma intanto, mentre sorridiamo, qualcosa si è rotto nel rapporto fiduciario che dovrebbe legarci alle persone cui affidiamo le nostre vite. E se dovessi individuare il problema italiano di questo scorcio di secolo, quello che più di tutti frena la ripartenza dalla crisi, direi che è proprio la mancanza di fiducia dei cittadini: ma non quella che riguarda la ripresa, o la fiducia negli investimenti, o tutte le altre balle di cui si parlava ai tempi in cui la gente già faceva la fame e perdeva il lavoro, ma la crisi non ci avrebbe mai colpito perché la nostra economia era solida e bla bla. La mancanza di fiducia è quella che ognuno di noi ha nel suo vicino: di casa, di lavoro, di parcheggio, di negozio, di provincia. La mancanza di fiducia è terrore che chi fino a ieri ci sosteneva oggi decida che può trarre vantaggio dal fotterci: e il problema, culturale questa volta più ancora che etico, è che fottere il prossimo oggi è più conveniente che sostenerlo.

Se quindi dovessi trovare una giustificazione finale al perché il cittadino viene in ospedale con il timore che il medico avido non gli presti la giusta attenzione, e gli arrechi un danno di cui chiedere cagione, è perché questo atteggiamento di sfiducia e diffidenza noi lo mutuiamo in ogni gesto che caratterizza le nostre giornate: la mancanza di regole, o il loro continuo stravolgimento anche in corso d’opera, crea un’anarchia mentale più che materiale, che divora il sistema dall’interno. Come il cancro, appunto. E lo divora sopprimendo prima di tutto il sistema immunitario del tessuto sociale: che è la solidarietà civile, l’attenzione ai problemi del prossimo perché il prossimo, domani, potremmo essere noi. Come il cancro, appunto, quando il nostro sistema immunitario non riesce più a tenerlo a bada.

La nostra società ha il cancro, ragazzi: e noi siamo sia il cancro sia le cellule divorate dal cancro. Da quando ho raggiunto questa conclusione non mi indigno nemmeno più di tanto se un paziente fa la scenata nel corridoio del pronto soccorso o arriva la denuncia per futili motivi o il telegiornale sforna un episodio di malasanità al giorno: è tutto parte della malattia, del lento erodere del cancro sociale che ci sta mangiando vivi. Succede lo stesso agli sportelli del comune, o in banca, o quando al supermercato la signora con la faccia porcina vi passa davanti con il carrello mentre siete in fila alle casse, e voi in quel momento avete anche due bimbi piccoli a cui badare.

Ma c’è anche un altro aspetto della questione. Perché non so voi, ma io faccio fatica a sperare in un cambiamento: le cose che vedo, e ciò che vivo ogni giorno, non mi aiutano a sperare ma a disperare. Recuperare vent’anni di degrado culturale italiano sarà un’impresa omerica, con ogni probabilità destinata al fallimento: potrebbe salvarci, che ne so, giusto una guerra atomica, un diluvio universale, un 21 dicembre 2012. Un evento terribile che resetti tutto e costringa chi sopravvive a ricominciare daccapo.

Il palliativo, invece, potrebbe essere un cambiamento di mentalità radicale, che comporti prima di tutto l’affidamento delle responsabilità a persone più giovani: quelle che hanno ancora trenta, quarant’anni da vivere, figli piccoli e voglia di investire sul futuro. Non è detto che sia sufficiente, e forse sarebbe davvero solo un palliativo: ma almeno noi quarantenni potremmo guardare in faccia il disfacimento dopo aver provato a combatterlo in prima persona, e non dopo aver assistito impotenti all’opera di devastazione che stanno compiendo eminenti personalità con un piede già nella fossa. Non a caso ieri sera, durante programma della Gruber su La7, ho assistito alla telepromozione in diretta di Mario Monti come nuovo premier: Perfetto, ho pensato. Da un vecchietto di 75 anni a uno di 67.

Un guadagno netto di otto anni.

Hip hip urrà.

6 Responses to “Il cancro della sfiducia”

  1. sabino ha detto:

    si potrebbe iniziare con una sana stretta di mano
    http://www.youtube.com/watch?v=lL2X456ihaI&feature=related
    che meraviglia questa campagna di comunicazione
    🙂

  2. Gaddo ha detto:

    Peccato che la gente abbia sempre meno voglia di ridere, nonostante le barzellette di chi ci governa…

  3. matteo ha detto:

    Caro Gaddo,
    leggo il tuo blog da molto tempo e devo dire che gli ultimi post sono particolarmente amari, ma sono quelli che definiscono nel modo più realistico la nostrà quotidianità di medici ospedalieri e che meglio tratteggiano i lineamenti di una società in decadenza.
    L’accenno alla politica mi sembra inevitabile in questo momento storico e direi doveroso visto che i nostri vertici politici sono i legittimi rappresentanti di una società disorientata e senza speranza di futuro.
    Ovviamente il sistema-sanità in cui ci troviamo a lavorare noi “soldatini” non può che riflettere a sua volta (e a suo modo) il malcostume politico da cui discende in modo diretto.
    E allora che si fa?
    Con il sistema politico attuale , per cambiare le cose ci sono soltanto due possibilità. Dittatura o Rivoluzione
    La Rivoluzione non avverrà (spero) perchè paradossalmente in Italia non si sta poi così male. Poi – come dici tu – costa sangue e fatica e io tutta questa voglia di rivoluzione non ce la vedo nell’animo degli Italiani…
    La Dittatura consentirebbe di cambiare le regole che tanto fanno comodo ai nostri politici e che consentono loro di governare malissimo per tantissimo tempo fino a giungere alla veneranda età di 80-90-100 anni di malgoverno: sto prlando di Leggi ad personam ,Lodi vari, numero di parlamentari ben superiore al necessario, privilegi di ogni sorta a spese dei cittadini (compreso il servizio TAXI offerto dai nostri Carabinieri per le Escort di turno) e storture del meccanismo elettorale ormai inveterate, che servono a mantenere su cadreghino una serie infinta di cialtroni della politica profumatamente pagati dalle nostre tasche.
    Ti faccio solo un esempio: da circa 50 anni un nostro illustre politico (nemmeno laureato) risiede in parlamento e ha rivestito le più varie cariche della Legislatura X, XI, XII, XIII, XIV, XV, XVI: i risultati sono sotto i nostri occhi.
    E dove è adesso questo politico di merda? Ancora li… a nostre spese.
    Invece , nel 2008 Obama si è sobbarcato i problemi di un paese in crisi nera cercando di correggere l’andamento dell’economia e riformando il sistema sanitario più privatizzato del mondo; nel 2010 dopo soli due anni va a casa!!!!!!
    Che ne pensi?
    Credi che ci siano altre soluzioni?

    • Gaddo ha detto:

      Beh, si fa presto.
      Come te, ritengo che gli italiani non sia gente da rivoluzione: nè a nord nè a sud. Gli italiani ossequiano, e poi appendono in piazza i cadaveri trovati per strada e li sfigurano. Come dico sempre, chissà quanti tra quelli che in piazzale Loreto sputarono addosso al cadavere di Mussolini lo avevano applaudito poche settimane prima, all’ultima uscita pubblica del Duce. Neanche il 68 da noi è stata rivoluzione: lo avevano cominciato i francesi, che come dimostrano i fatti di questi giorni quando decidono di scendere in piazza sono gente seria, e noi ci siamo solo accodati; facendone un fenomeno di folclore che ha inguaiato il paese per sempre. In pochi si sono divertiti, in quegli anni, ma tanto: gli altri accodati come tanti pecoroni, perchè quella era la moda del tempo.
      Una dittatura? E di chi? E poi, in questi lunghi anni, non ne abbiamo già avuta una? Il fatto che invece dei colonnelli la nostra dittatura si avvalga dei direttori dei (tele)giornali non ne cambia la sostanza. Si può manganellare anche con un articolo giornalistico, Boffo e Fini ne sanno qualcosa. Se Matteotti vivesse oggi nessuno lo ammazzerebbe: basterebbe tirar fuori un dossier, sciogliere la catena a un direttore di quotidiano pseudointellettuale e rabbioso, e sistemare le cose senza spargimento di sangue.
      No, la mia idea l’ho già espressa: basta con la programmazione del futuro da parte di chi ha un piede nella fossa, affari personali in ballo e i figli già sistemati. Voglio che il futuro lo gestisca chi è giovane, con una vita davanti, figli piccoli a cui assicurare un mondo decente. E, nel nostro piccolo mondo medico, voglio che le scelte sanitarie vengano compiute da sanitari, ossia gente che ne capisce qualcosa: non ingegneri, commercialisti, sociologi e compagnia bella. Persone competenti, non gli scarti dei partiti che dai partiti dipendono in tutto e per tutto. E’ talmente frustrante conoscere i problemi della sanità, avere a portata di mano soluzioni e idee, ed essere impotenti proprio negli anni migliori e più produttivi della tua vita! Eppure, se proprio bisogna fare i soldatini, meglio combattere con onore in trincea che imboscarsi nelle retrovie. Questa è la mia scelta.

  4. daniele leone ha detto:

    Sì è un cancro, un enorme dispendio di energie. Passiamo oramai tutto il nostro tempo a difenderci dagli altri e pensiamo di essere furbi perché non ci facciamo fregare. Se solo dedicassimo queste energie ad aiutarci l’un l’altro con fiducia avremmo non la felicità ma certo la serenità a portata di mano.

  5. […] italiano. Sebbene in passato ci abbia deliziato con inquitanti ma deliziose anteprime, tipo questa: occasione nella quale, con parecchi mesi di anticipo, sdoganò Mario Monti come futuribile premier […]

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