Il conto della serva

 

Raffaella, che è lontana ma in qualche modo anche molto vicina, mi ha inviato un link curioso: perso come sono stato negli ultimi 30 giorni a stendere una  specie di saggio che tra pochi giorni renderò disponibile sul blog, non mi sono nemmeno accorto della notizia.

Questo è il link.

La notizia fa un po’ ridere perchè, in buona sostanza, la regione Lombardia ha già messo in atto un sistema di informazione sulle spese sanitarie dei cittadini. I quali saranno informati sul costo reale della procedura diagnostica o terapeutica a cui sono stati sottoposti, e se ne torneranno a casa loro guariti (si spera) ma con qualche senso di colpa sul groppone. Ventiduemila euro per un by-pass coronarico? E se li avessimo destinati a un asilo nido non sarebbe stato meglio? Insomma, ci costringeranno a dare un valore reale, tangibile, alle nostre povere esistenze: e chissà che la cosa non porti vantaggi insperati sia ai singoli cittadini, in termini di autocoscienza, che alla intera comunità in termini di risparmio.

Quanto al resto, che vi devo dire: trovo giusto che un cittadino abbia coscienza di quanto costa alla collettività, e di riflesso si faccia un’idea anche dell’intero baraccone sanitario: che lavora quasi sempre a suo vantaggio e sempre, dico sempre, senza che lui se ne renda conto. Qui tutto è dato per scontato, tutto è dovuto e a volte (ma non troppe, a dire il vero) si fa fatica anche a dire grazie. Trovo ridicolo solo il modo: dovremmo placare la nostra sete di democrazia con la partecipazione e la consapevolezza, e invece l’unico modo che abbiamo escogitato è quello di consegnare al paziente il conto della serva.

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