Il dottor Albers Schonberg, illustre radiologo

Mi ritrovo tra le mani un manuale Hoepli del 1914, il cui titolo è: I fondamenti della Roentgen-tecnica (Guglielmo Roentgen, lo ricordo per i non addetti ai lavori, fu nel 1895 lo scienziato che casualmente scoprì i raggi X; chiamati X proprio perché all’epoca nessuno ne conosceva l’origine e le proprietà fisiche).
L’autore del libello, tale dottor Ignazio Schincaglia, non era un medico radiologo ma un professore di fisica nel Regio Istituto Tecnico di Ancona. La notizia non meraviglia più di tanto perché all’epoca le distinzioni fra specialisti, in campo medico, non erano così marcate come adesso; e anche perché in fondo radiologi e fisici hanno sempre lavorato fianco a fianco (come dimenticare l’intuizione geniale di Sir Goffredo Hounsfield, colui che inventò la prima TC? Nessun medico, ahimè, sarebbe mai riuscito non dico a costruirne, ma nemmeno a idearne una da solo).
Nell’introduzione il dottor Schincaglia citava le parole di un altro luminare dell’epoca, tale Albers Schonberg, illustre radiologo, direttore dell’Istituto di Radiologia nell’Ospedale di Amburgo: “La tecnica dei raggi X si è nel corso degli anni talmente sviluppata e perfezionata che deve considerarsi come uno studio a sè, e poichè essa ha una parte importantissima nella diagnostica medica e chirurgica, così si deve richiedere dal medico che la eserciti una coltura tecnica fondamentale. Chi vuole ottenere risultati diagnostici attendibili, deve disporre di una sufficiente quantità di conoscenze tecniche e fisiche. Il maneggio degli apparati e la esatta comprensione dei differenti processi nei tubi (radiogeni, ndr) sono tutt’altro che facili da imparare e richiedono degli anni di pratica in questo ramo della scienza. E non si può impiegare il metodo puramente meccanico, perché si presentano al ricercatore ad ogni momento delle questioni, che anche per chi è perfetto conoscitore della tecnica e della fisica sono di non piccola difficoltà. Io credo quindi di non domandare troppo richiedendo che il medico che si dedica all’esercizio dei raggi Roentgen (raggi X, ndr) a scopo diagnostico debba avere una coltura completa dal punto di vista tecnico e fisico”.

Ecco: se avessi saputo che, a soli vent’anni dalla scoperta dei raggi X, un dimenticato radiologo tedesco aveva già teorizzato alla perfezione l’essenza di questo mestiere, giuro che vi avrei evitato le decine e decine di post in cui di volta in volta me la sono presa con ogni sorta di collega non radiologo che, appesa al diafanoscopio una “lastra”, pensa che il più sia già fatto.

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