Il marcio in Italia

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Oggi è passato in reparto un rappresentante farmaceutico, uno che non molti anni or sono era tra migliori tecnici del mio reparto e poi, credo a ragion veduta, decise di fare il salto del fosso. Mi ha salutato e mi ha detto: Continui ad avere questo bel sorriso, ogni volta che mi accogli, e invece i tuoi colleghi radiologi, dappertutto, sono sempre più depressi.

Poi ho parlato a lungo con uno degli specializzandi che attualmente frequenta il mio reparto: è terribile il modo in cui questi ragazzi vedono il nostro paese e il marcio che lo pervade in ogni angolo, dopo anni di risorse polverizzate dalla stolidità di chi invece avrebbe dovuto averne cura. Una frase mi ha colpito, dolorosamente, più di tutte: Ma perché dovrei essere costretto a emigrare dal paese in cui sono nato?

A tutti e due, lo confesso, al momento non ho saputo bene cosa rispondere. Da un lato, come medico, non me la sento di essere depresso: faccio un lavoro che mi piace, ma soprattutto ho ancora un lavoro. Di questi tempi il mancato rinnovo del contratto di lavoro non riesce ad angustiarmi più di tanto: per bere non è necessario un bicchiere di cristallo, può bastare anche il cavo di una mano. E non mi angustiano nemmeno la mole di lavoro che aumenta, il tempo che perdiamo in stupide procedure burocratiche e controlli procedurali che lasceranno il tempo che trovano, i contorsionismi bizantini di chi invece di fare tagli orizzontali avrebbe fatto molto meglio a tappare i buchi da cui perdiamo quotidianamente le risorse più importanti.

A me sta più a cuore il destino dei nostri ragazzi. Mi emoziona la voglia che tanti di loro hanno di studiare, aggiornarsi, diventare bravi medici: anche se non nutrono grosse speranze per il futuro, e sanno che il rischio di venir superati dal solito figlio di papà, in quella che è diventata una vera e propria corsa alla sopravvivenza, è molto elevato.

Insomma, il momento è difficile e per risolvere questa difficoltà noi comuni mortali possiamo poco o nulla. Però la speranza nel futuro, ecco, quella vorrei davvero che nessuno la smarrisse. Si può procedere anche con i piedi nel fango, ma sapendo in che direzione si sta andando.

C’è del marcio in questo paese, è vero. Ma morire per morire, meglio farlo lottando fino alla fine. Con il sorriso sulle labbra, e cercando di salvare il salvabile.

18 Responses to “Il marcio in Italia”

  1. marcaurelioiii ha detto:

    se vedi le foto dei africani o cubani, sorridono sempre, non hanno niente, non hanno di che mangiare sono scalzi ma sorridono.

    ora è verissimo quello che scrivi, in questo paese dilaga la corruzione, i politici rubano tutto, i tagli sono fatti ad capocchiam e mai dove dovrebbero essere fatti.
    un taglio orizzonatale del 50% di tutti gli emolumenti dei politici dallo stipendio, ai rimborsi elettorali, ai rimborsi ai gruppi, agli stipendio dei commessi della camera dove i barbieri guadagnano 127 mila euro lordi annui (quello che guadagna un primario); dicevo tutto questo, non si è ancora visto e frutterebbe un paio di miliardi, soldi con i quali si potrebbe far ripartire l’economia, rimettere in sesto ospedali.

    detto questo però, secondo me, tra noi giovani, queste cose, anzicchè essere un motivo di lotta, stanno diventando una scusa.
    nel ’68 a torto o a ragione (non voglio entrare in questo) hanno protestato e hanno ottenuto (sulle spalle di chi, è un altro discorso), però hanno protestato.
    ora invece vedo molti miei amici dicono queste cose, ma nemmeno si mettono a trovare un lavoro.
    quando cercavo un lavoro mi sono messo su monster 8 ore al giorno, per me era un lavoro.
    i miei amici disoccupati invece li vedi che non si impegnano proprio, parlano dei raccomandati, e di tutto il resto, io non sono raccomando, mi sono dovuto spostare di 800km ma il lavoro l’ho trovato e a tempo indeterminato.

    nonostante l’italia abbia un sacco di problemi, mi sembra che stia diventando una moda lamentarsi e al lamento (denuncia), non segua poi una controffensiva. lamentarsi va bene, perchè fa da denuncia, però poi dovrebbero anche seguire dei fatti, invece preferiamo vivere alla giornata e poi pretendere che lo stato ci aiuti.
    se per caso gli fai notare che loro potrebbero fare qualcosa per cambiarela situazione o che magari loro ci hanno messo 10 anni per laurearsi o che magari loro hanno scelto una facoltà con nessuna prospettiva di occupazione, ti rispondono anche male e alla fine finisce che il cattivo sei tu.

    sulla domanda perchè devo essere costretto ad emigrare, beh quella è una cosa che fa incazzare anche me, io ho dovuto emigrare seppur dal sud al nord, ma per me sempre emigrazione è (per me è emigrazione quando devi lasciare i tuoi affetti familiari, i tuoi luoghi natale, i tuoi luogi dove sei cresciuto e hai un sacco di esperienze positive non per tua scelta ma costretto dalle circostanze). è una cosa che mi fa incazzare anche perchè se i laureati o comunque in generale le persone con gradi di istruzione più alti, se ne vanno dal sud (o dall’italia), chi resterà al sud (o in italia)???
    come può una regione del paese o il paese intero rialzarsi se le menti “migliori” vanno via?!? chi resterà a rialzare l’italia o il sud? è ovvio che in questo modo stiamo innestando un circolo vizioso dove le cose potranno andare sempre peggio.

    • Gaddo ha detto:

      Hai messo parecchia carne al fuoco. Vado per ordine.
      1. Si, penso che tu abbia ragione quando porti l’esempio di popolazioni povere che, a dispetto della loro condizione, sembrano felici. Mio nonno diceva spesso, osservando la china che secondo lui stava prendendo il mondo: Tutti hanno troppo. Ed è vero: la crisi ci sta levando la vita non tanto e non sempre perché non sappiamo come far mangiare i nostri figli (realtà che purtroppo pure esistono), ma perché è finito il tempo delle vacche grasse, dell’auto cambiata ogni anno e delle vacanze all’altro capo del mondo. Ragionando in termini di sopravvivenza, e pensando proprio a quelle popolazioni lontane, non abbiamo ancora il diritto di lamentarci. Chissà anzi che questa situazione di difficoltà non riesca a insegnarci qualcosa di buono: ma, detto tra noi, non sono così tanto ottimista.

      2. Il 68. Non me ne parlare: chi segue il
      blog sa già come la penso. Il 68, salvo pochi sfigati che ci sono pure andati di mezzo, l’hanno organizzato figli di papà annoiati dalla vita. Gli stessi che adesso abbiamo in parlamento, nei consigli di amministrazione, alla direzione degli ospedali: ovunque. Dopo ti linko un interessante articolo sull’argomento.

      3. Il terzo punto è il più interessante perché mi parli dei tuoi coetanei e dei meccanismi di sopravvivenza che stanno sperimentando. Io non ho gli elementi per sostenere o confutare la tua tesi: so che io a 18 anni sono andato via, e non ho fatto ritorno. Con un grande senso di colpa: perché, come giustamente dici tu, se tutte le migliori teste scappano dal Sud, che succede? Che il Sud continua a impoverirsi e imbarbarirsi, e prima il Nord e poi altre regioni del mondo finiscono per arricchirsi. La vera questione meridionale sta qui, oggi, non più nelle cause irreversibili che l’hanno determinata e che non si sono mai volute affrontare, e in modo deliberato.

      • Gaddo ha detto:

        @ marcoaurelioiii

        Il link che ti ho promesso: http://m.linkiesta.it/generazione-sessantotto

        • marcaurelioiii ha detto:

          ma infatti ho specificato sul 68 a torto o a ragione. però almeno protestavano, poi qualcuno sarà stato strumentalizzato qualcuno meno, però protestavano, poi possiamo discutere se è giusto o meno quello che hanno avuto (secondo me assolutamente ingiusto e chi ha avuto era gente che non meritava assolutamente), però almeno protestavano.
          ora invece non si protesta più per niente.

          non hai risposto sul punto che secondo me è più importante per tutti, ormai qualsiasi “perdente” ha la scusa di dire che in italia chi va avanti è per forza raccomandato. nota che non dico che è vero che i raccomandati vanno avanti, che è una cosa vera, ma che chiunque è andato avanti è stato raccomandato, ecco a me questo mi fa girare le scatole. non si può dire che solo perchè uno sta più avanti di un altro allora è per forza raccomandato.
          che le raccomandazioni ci siano è innegabile, però ormai è diventata la scusa di tutti i somari.
          non passi l’esame per entrare a medicina, la scusa è: li passano solo i raccomandati, e se ne sono convinti pure i genitori che mai a dire che loro figlio è uno “scapocchione”.
          a volte si arriva al ridicolo, di gente che oggettivamente non ha titoli, la quale invece di dire che non si è impegnata, mette in mezzo la scusa dei raccomandati.

          ormai pure a xfactor (so che non c’entra niente) chi viene eliminato usa la motivazione che in italia vanno avanti pure i raccomandati.
          ma è così difficile dire, questa volta non ero il più preparato? ma quante volte ho perso io una selezione e ho dato atto a chi aveva vinto che era più bravo di me? ma come possiamo mai migliorare se non capiamo dove stiamo sbagliando?

          il problema vero è che avendo creato un italia di raccomandati (e questo è vero) abbiamo dato la scusa a qualsiasi “perdente” per dire che non è colpa sua ma è colpa dei raccomandati.

          a volte è colpa dei raccomandati ed è innegabile che sia così, ce lo dimostra pure la ligresti che per uscire di carcere chiama il ministro, ma molte altre volte è colpa pure di gente che non si è “uccisa” sui libri come invece fanno tanti altri che non sono assolutamente raccomandti.

          • Gaddo ha detto:

            @ marcoaurelioiii

            È vero. Non ho risposto per mera distrazione ma la penso esattamente come te: il nepotismo lo hanno inventato i papi, questo è vero, ma ormai è diventato costume nazionale e vale anche come scusa a prescindere per chi non ci mette il dovuto impegno.
            Certo, può essere sconsolante pensa che non ce la farai mai ad arrivare alla meta perché ci sarà sempre qualcuno, meno qualificato, in grado di trovare la scorciatoia giusta: ma non è un valido motivo per arrendersi senza lottare o fare le vittime a prescindere.
            Te lo dice uno che ci prova cercando di far leva sulle proprie competenze e non su familiari o amici influenti. Magari andrà a finir male, ma pazienza: il peggio, temo, qualora dovessi essere realmente più competente dei miei concorrenti (il che resta da dimostrare), ricadrà sulle teste di chi avrà scelto sulla base dei soliti criteri non meritocratici. Nel caso opposto sarò stato inadeguato io, e pazienza.

  2. […] Un radiologo, “Il marcio in Italia”:  è terribile il modo in cui questi ragazzi vedono il nostro paese e il marcio che lo pervade in ogni angolo, dopo anni di risorse polverizzate dalla stolidità di chi invece avrebbe dovuto averne cura. Una frase mi ha colpito, dolorosamente, più di tutte: Ma perché dovrei essere costretto a emigrare dal paese in cui sono nato? […]

  3. Pier Silverio ha detto:

    Ha ragione marcoaurelio a dire che nessuno fa niente, e secondo me è proprio su questo aspetto che bisognerebbe indagare. Ho 20 anni, secondo anno di medicina iniziato da un mese, e guardandomi intorno vedo che tutti si lamentano (anche se poco tra i miei colleghi, “tanto sono a medicina” = troverò lavoro di sicuro e ben remunerato), ma tutti poi giocano solo per se stessi, cercano vie per ottenere la vita che vogliono loro, tutto il resto può cadere. E devo ammettere che io stesso me ne frego abbastanza della situazione complessiva: il mio obiettivo è trasferirmi in Germania entro 2-3 anni, poi passare dopo un po’ in Australia. Ecco. A alla faccia della collettività.
    Nonostante la situazione generale dovrebbe riaccendere qualche animo e qualche furore, almeno giovanile, noto che invece i giornalini e i gruppi studenteschi sono sempre meno considerati. A meno di eventi straordinari, entro due anni la Scuola di Medicina di Bologna non avrà più alcun giornalino né al gruppo di rappresentanza proprio, e anche le altre Scuole (ex-facoltà) sono messe così. Tra l’altro anche i gruppi sportivi hanno sempre meno iscritti.
    Tutto ciò a mostrare come, secondo me, i giovani (me incluso) hanno qualcosa che non so spiegare per cui ce ne freghiamo della collettività. E se io posso “giustificarmi” per il fatto che miro ad andare all’estero, molto ma molti miei coetanei invece non ci pensano nemmeno, e danno proprio per scontato il restare in Italia (e ciò nondimeno sono comunque disinteressati almeno quanto me – ma direi anche molto di più).
    Mah, forse si può ricondurre tutto al senso di impotenza che solo la democrazia sa infondere nel popolo: finché c’è un monarca basta uccidere quello (circa), ma quando le decisioni sono prese da un consesso eletto da un altro consesso a sua volta eletto da un altro ecc… eletto infine dal popolo, allora la distanza tra le decisioni e gente è tale da rendere i due circuiti di fatto scollegati.
    Personalmente, ritengo il sistema democratico così come formulato negli ultimi… diciamo da sempre, del tutto fallimentare. Sarà anche per questo che non voto.
    Che brutta persona che sono

    • marcaurelioiii ha detto:

      nonostante tu mi dia ragione, ti devo confermare che tu sei una brutta persona.
      hai racchiuso dentro te stesso una miriade di stereotipi da far paura.
      E tu sei uno di quelli “migliori”, perchè si suppone che tu abbia una cultura medio alta, visto che stai a medicina.
      Che il feedback possa essere diventato troppo lungo ok, ma da qui a dire che la monarchia è meglio della democrazia ne passa.
      Sicuramente la democrazia ha dei suoi limiti, e come dico sempre, è solo la forma migliore di governo a cui siamo arrivati, ma sicuramente non è perfetta, ma da qui a dire che è peggio della monarchia ne passa.

      Vorrei solo che tu ragionassi sul concetto di monarchia, quella che intendi tu, è una monarchia autoritaria (o anche dittatura) non è certo una monarchia repubblicana come quella dell’inghilterra o della spagna.
      Bene la monarchia di cui tu parli esiste (che io sappia) in myanmar (muoiono tutti di fame), in corea del nord (è dittatura ma è lo stesso concetto di cui parli tu)(ugualmente muoiono tutti di fame).
      ultima cosa sebbene io dica sempre che fanno più danni quelli che vanno a votare senza sapere neinte di politica che quelli che non ci vanno proprio, vantarsi di non andare a votare non è una cosa buona. se vuoi cambiare l’italia, l’unico modo è informarsi su cosa fanno i politici (non basta dire fanno tutti schifo, quella è una scusa per non informarsi e non fare fatica nel capire chi è meglio e chi è peggio), e votare da informato.
      Sebbene tu voglia andare all’estero gli anni che resti in italia cmq ti conviene che ti informi e che voti in modo cosciente perchè quando vorrai espatriare se il nostro paese non avrà credibilità, sarà anche più difficile per te espatriare.
      Cmq la forma di governo migliore sarebbe la meritocrazia al posto della democrazia, ma calcolare il merito non è facile, perchè chi sceglie i parametri per calcolarlo, quasi sempre non è uno meritevole e quindi se li sceglie per far risultare che lui è il più meritevole.

      • Pier Silverio ha detto:

        Felice che la provocazione abbia funzionato 😀

        Sai cosa: in una monarchia si è tutti incazzati perché uno str**zo comanda a bacchetta gli altri, in una democrazia si è tutti frustrati perché che uno voti o non voti lassù fanno sempre i cavoli loro, peraltro senza neanche riuscirci, dato che parlano di cavolate in senso assoluto (almeno negli USA le lobby di potere i loro interessi li fanno davvero, con qualche coerenza ed efficacia). Tu dici “l’unico modo è votare da informato”. Bene, fammi vedere una e dico UNA votazione politica italiana dell’ultimo mezzo secolo in cui i candidati non erano tutti disprezzabili, abbastanza da non votarne alcuno. E non venirmi a dire di votare “il meno peggio”. Prendiamo oggi: personalmente ritengo che qualunque forza politica (da PD-L a M5S a SEL) non abbia la capacità di gestire una nazione. Come la mettiamo? Che io cambio nazione.

        Sempre riguardo alla “informazione dell’elettore”: secondo te come si dovrebbe formare un cittadino? Esempio: per migliore il mio inglese ascolto a pranzo e cena BBC World Radio, poi per curiosità ‘stasera mi sono letto i media nazionali, scoprendo che non ce n’è uno che uno che riporti le notizie in modo non completamente viziato o dal sensazionalismo o dalla propria bandiera politica. Quindi, secondo me, “informarsi” vuol dire leggere e sentire pareri da ogni parte del mondo (sapendo che comunque qualunque canale d’informazione è politicamente orientato) e poi vedere che in Italia vige una sorta di “ingenuità” (o vera idiozia) da parte di qualunque fonte informativa, dai giornali alle radio, dai tg ai politici stessi. Sinceramente, secondo me è sostanzialmente impossibile per l’italiano meno avere un parere che si fondi su qualche idea sana e non traviata.an
        E i miei compagni, anch’essi di “ceto medio-alto”, lo sanno, quindi non si informano neanche più, tanto avrebbero solo un’ennesima conferma che tutto il sistema di “opinione pubblica” è pessimo e incapace di formare i cittadini.
        Ovviamente c’è sempre qualche coraggioso che vota “il meno peggio” (che si traduce in M5S, stando a quello che sento in giro).

        Comunque non mi sembra che Danimarca, Svezia e Norvegia vadano male, nonostante la democrazia 😀 quindi il sistema, dopotutto, può funzionare.

      • Gaddo ha detto:

        Mi permetto di fare un’osservazione a nome di Piero Silverio (dal quale, se affermo cose non corrispondenti al suo pensiero originale, mi aspetto una smentita). Io non credo che Piero Silverio volesse dire che la monarchia è meglio della democrazia, ma puntare il dito contro i mali di quest’ultima: che è una forma di governo assai imperfetta, come tutti abbiamo studiato a scuola, ma per adesso difficilmente sostituibile con una più adeguata alla bisogna.
        Su una cosa non sono d’accordo: il disinteresse verso la politica. Fermo restando che per me “politica” è qualunque genere di impegno civile, compreso il lavoro quotidiano (l’ho scritto in uno degli ultimi post, credo), il livello infame culturale e morale della stragrande maggioranza dei nostri politici non può e non deve indurci all’indifferenza. Il peccato originale della mia generazione, ossia di quelli nati all’epoca del famigerato ’68, è stato il disinteresse verso la cosa pubblica, il lasciar fare a genitori e fratelli maggiori invece che rimboccarci le maniche e fare di testa nostra. È un peccato che, come generazione, stiamo già pagando enormemente. La mia speranza è che non lo perpetuino anche i ragazzi di vent’anni, come voi due, che hanno testa e capacità e spirito di osservazione.

        • Pier Silverio ha detto:

          Confermo. Beh dai posso dire di avere un po’ esagerato, mi spiego: seppur i giornalini studenteschi ormai non c’è più nessuno a scriverli (ma molti li leggono), seppur siamo tutti relativamente passivi riguardo alla cosa pubblico, mi pare che comunque tutti siamo ben consapevoli e “attenti” e quello che combinano sui colli romani. Poi certo nessuno fa niente per cambiare le cose, però almeno siamo tutti con le orecchie dritte. E’ già qualcosa direi 😀
          Poi io sono forse un caso a se: penso che avrei lasciato l’Italia anche se non ci fosse stata questa situazione, dato che ho una certa tendenza naturale al “giramondismo”, e considero tutto il mondo paese (quindi mi interesso poco delle politiche nazionali locali).

          • Gaddo ha detto:

            Che è una tendenza assolutamente condivisibile: se avessi venti anni di meno e fossi senza figli forse prenderei lo zaino e verrei con te. Ma i destini del
            mondo si consumano anche attraverso quelli dei singoli paesi, il nostro soprattutto.

        • marcaurelioiii ha detto:

          ma infatti anche io ho detto che la democrazia non è una forma di governo senza problemi, ma è la forma migliore che conosciamo noi in questo momento, e sicuramente meglio della dittatura. cmq purtroppo non sono più un ventenne da ben 11 anni 😉 un saluto
          inoltre concordo con pier che il problema attuale è che c’è un feedback troppo lungo, e di conseguenza non c’è controllo. ci vorrebbe un controllo più stretto sui governanti.

  4. giancarlo ha detto:

    Guarda te come è la vita, per una volta mi trovo d’accordo con MarcoAurelio… Ma mi chiedo, la meritocrazia non era quell’orrendo rigurgito borghese da combattere a tutti i costi a colpi di diciotto politici, in nome di un sano livellamento in basso “daa società” che ci ha ridotto tutti plebei?

    • Gaddo ha detto:

      @ Giancarlo

      I sessantottini hanno devastato questo paese e continuano a farlo dall’alto delle poltrone occupate dal loro pesantissimo culo. Loro hanno più responsabilità di chi li ha preceduti: che forse erano parimenti disonesti, collusi e manigoldi, ma almeno avevano studiato senza la disonesta rivoluzione del 18 politico ed erano portatori di un minimo spessore culturale. I sessantottini sono riusciti a farla, alla fine, la loro rivoluzione: ma è stata una rivoluzione distruttiva, che invece di eradicare i vizi italiani li ha potenziati oltre misura. Motivo per il quale non andrebbero solo contestati e mandati a casa, ma presi letteralmente a calci in culo.

      • marcaurelioiii ha detto:

        il 18 politico è una delle più grandi diseguaglianze sociali.
        come diceva qualcuno, non c’è ingiustizia più grande che fare parti uguali tra disuguali.
        Il 18 politico è abberrante.
        cmq hanno semplicemente fatto la rivoluzione per mettersi al posto di quelli che comandavano, non per cambiare le cose.
        hanno cambiato tutto affinchè non cambiasse niente….
        per questo non mi piacciono le rivoluzioni, perchè si genera caos e non si capisce più cosa sta succedendo. mi piacciono i cambiamenti lenti ma costanti.

        • Gaddo ha detto:

          Il nostro guaio infatti, come generazione, è non aver fatto lo stesso. Abbiamo delegato, ci siamo adeguati. Ora ne paghiamo le conseguenze: l’Italia la comanda ancora mio nonno, e io non conto nulla.

  5. giancarlo ha detto:

    Caro Gaddo,
    Spezzo una lancia anche in favore di Pier Silverio. Se è vero che depreco anche io la moda del non andare a votare, perchè poi non si ha il diritto di lamentarsi e sono perplesso che il M5S sia il meno peggio ( secondo la loro filosofia, l’attuale classe medica dovrebbe essere sostituita da gente giovane e nuova, sai le risate se non i pianti, al primo caso di sospetta dissezione dell’aorta o di ischemia intestinale in cui i “vecchi” sputtanati radiologi avrebbero qualche freccia al loro arco…), è pur vero che non vedo ragioni per cui un giovane medico pieno del sacro fuoco che tu giustamente auspichi, rimanga nel nostro Belpaese. Sic stantibus rebus, sarebbero solo carne da cannone ed una versione umanizzata del Bancomat per chi, salvato da un aneurisma sanguinante della aorta addominale, li denuncerebbe per l’insorgenza di una piaga da decibito ( è successo anche questo…).

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