Il mio cuore è a cavallo delle tue ali

Questo sarà un post controcorrente, vi avviso.

Nel fiorire di questioni epocali, tutte tese a dimostrare che viviamo in un mondo di merda e in compagnia di gente composta del medesimo materiale, nel grande mare di melma in cui è possibile trovare politici degenerati, migranti che minacciano di prendere il nostro posto, uomini che stuprano donne, donne che postano selfie con la bocca a culo di gallina, odiatori di professione su internet che non sanno coniugare correttamente un verbo e se vedessero di persona la Boldrini non avrebbero nemmeno il coraggio di farle buh, furboni che mandano lettere dell’avvocato per un ritardo diagnostico di due giorni, io vi dimostrerò che là fuori esiste gente normale. Non eccezionale, non straordinaria: normale.

Là fuori, sappiatelo, c’è gente alla guida di automobili che lascia passare i pedoni sulle strisce senza provare a investirli per distorte questioni di principio. Gente che non cerca di rubarti a tutti i costi l’unico parcheggio libero. Che arriva allo sportello della Radiologia e accetta con stoica rassegnazione l’idea che un problema tecnico o medico possa aver causato un’ora di ritardo nello svolgimento della lista di lavoro. Gente che entra in sezione e, udite bene, sorride e saluta. Che alla fine ringrazia per aver ricevuto il referto ecografico in tempo reale e talora ti fa trovare ordinatamente ripiegato in quattro, sul bordo del lettino, il telino usato per asciugare il gel.

Là fuori, sappiatelo, c’è gente che prova gratitudine e riesce a esprimerla in modi urbani, recando in reparto un vassoio di brioche o un sacchetto di caramelle al solo scopo di ringraziare per la cortesia e la professionalità ricevuta, e senza che ciò comporti in futuro trattamenti di favore. Gente che prima di andar via tende la mano e stringe la tua, nella più antica e rispettabile manifestazione di confidenza e stima; oppure, anatema, che persino ti abbraccia. Gente, al limite dell’incredibile, in grado di riconoscere che la competenza di un medico su un problema medico è superiore a quella di una soubrette televisiva o di un dj, e non mette in discussione i dati della letteratura scientifica sulla base dei matti che scrivono su Facebook le boiate ascoltate dal loro cuggino o condivise dal sito di quelli che ce l’hanno a morte con i complotti di Big Pharma e poi lanciano il sacchetto dell’umido dal finestrino della loro auto, in piena tangenziale, o fumano quaranta sigarette al giorno scagliando con noncuranza le cicche a terra.

Per cui non fatevi fregare. State attenti alla strategia terribile e tuttora in atto, mediata da una stampa disonesta e asservita al miglior offerente, che mira ad assuefarvi al peggio: in modo che perdiate gradualmente l’abitudine a riconoscere le bellezze del mondo e della gente che vi circonda.

Mia figlia, di quasi dieci anni, quando in tivù compaiono le immagini del telegiornale si tappa le orecchie e chiede di cambiare canale: trovo che non sia un atteggiamento a priori sbagliato. Fate anche voi la stessa cosa e provate finalmente a guardare il mondo con i vostri occhi. È’ un esercizio doloroso: all’inizio fa male ma poi vi svela il trucco, nessuno potrà più fregarvi e la gente tornerà a esservi simpatica.

Quantomeno, quella simpatica davvero.


La canzone della clip è la celeberrima “Skylark” (autori: Mercer-Carmichael), nella versione di Ella Fitzgerald (1963). Per chi fosse abbonato a Spotify o ad altre analoghe piattaforme streaming, consiglio la versione più attuale di Jacintha, straordinaria interprete jazz, che purtroppo non sono riuscito a reperire in rete.

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