Il momento zen

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Turno ecografico, che voi sapete bene quanto io lo ami.

Impegnativa illeggibile. Ma proprio illeggibile, sul serio, nel senso che non riesco a decifrare una sola parola.

Il signore, di mezza età, si stende sul lettino. Panza enorme, lo standard per l’esame ecografico perfetto.

Radiologo: Perché fa l’esame?
Signore: E io che ne so?
R: Il suo medico perché l’ha mandata qui?
S: Boh.
R: Che disturbi ha?
S: Io non ho nessun disturbo.

Momento zen. Quello per il quale mi sono addestrato una vita. Mantenere il controllo anche quando l’interlocutore cammina sul filo di non vi dico cosa.

Ecco il motivo per il quale chiunque discetti di appropriatezza prescrittiva, prima di aprire bocca, dovrebbe avere il buon senso di passare una giornata tipo insieme alla vittima sacrificale, cioè il radiologo. Poi, ma solo poi, si può pensare al resto: analisi retroattive e proattive, liste d’attesa (scusami, Ottavio), audit e, come direbbe qualcuno dalla fronte inutilmente spaziosa (ma neanche tanto), quant’altro.

15 Responses to “Il momento zen”

  1. Pier Silverio ha detto:

    Questa è una barzelletta, la inserisco subito nel repertorio di barzellette sui medici 😀

  2. giosi ha detto:

    Turno ecografico di un collega che, come me, odia il muscolo scheletrico.
    Tra eco doppler renali e portali prenotati dal CUP e in parte dai nostri day hospital e ambulatori, due biopsie di organi profondi e 2 di parotidi e linfonodi più svariate urgenze e ricoverati in precarie condizioni (serviamo due neurologie, una geriatria, una neurochirurgia e una chirurgia d’urgenza più i trapiantati di midollo) vengono prenotati (dal famigerato Centro Unificato Prenotazioni ambulatoriali) due esami salvavita: ecografia di spalla. Il collega infuriato mi chiama e mi dice che capitano sempre quando c’è lui con tutti gli esperti di muscolo scheletrica che proliferano nel nostro Ospedale. Ne convengo e avverto uno dei colleghi super specialisti che si offre volontario per la missione impossibile senza neanche chiedermi in cambio di refertare le Angiò TC che sono nel suo turno (tanto lo sa che lo faccio di default). All’arrivo di questi due pazienti vi è quindi un comitato d’onore formato dal collega di turno, il sottoscritto, due specializzande di turno in ecografia e uno di turno in TAC perfettamente formati in ecografie muscolo scheletriche più un supespecialista a distanza. Il primo paziente ha 75 anni, il secondo 82. Entrambi hanno richieste generiche di valutazione per dolore e impotenza funzionale, con un quadro degenerativo tendineo, articolare artrosico etc. la cui terapia è sempre la stessa, antinfiammatori e fisioterapia.Nessun ortopedico o fisiatra ha bisogno di questa ecografia o peggio della sua naturale evoluzione prescritti a, la RM, per impostare la terapia, perché non ve ne sono altre. E allora, se il risultato del test (diagnostico in questo caso) non cambia la decisione terapeutica, che senso ha il test? Nessuna secondo la Cochrane Society.
    Sai come la chiamo io questa? Appropriatezza proscrittiva! No, non è un errore del correttore automatico, questi esami vanno “proscritti”, almeno dagli Ospedali se non da tutta la sanità pubblica. Chi li chiede va sanzionato come la nostra regione fa già per gli iperprescrittori di farmaci, o va applicato un ticket a parte, come fanno quando vuoi i farmaci non generici ma “griffati”. E non perché il vecchietto non va curato (anche perché ha pagato le tasse per una vita) ma perché non va preso in giro con esami inutili nei quali ripone la massima speranza di avere risposte utili ad una terapia.
    W slow medicine e anche slow food ( e abbasso la FAST anche in pronto soccorso!).

    • Gaddo ha detto:

      Sono stradaccordo! E abbasso la FAST, che è un esame del cavolo solo perché non lo fa il radiologo. Infatti il radiologo non fa la FAST: fa l’ecografia addominale completa, e la fa con i controcoglioni.

    • Pier Silverio ha detto:

      Qualcosa mi sfugge: se l’esame è di fatto inutile perché tanto impegno per lo stesso (il “comitato d’onore”)? Qualunque fosse stato l’esito non sarebbe cambiato nulla, quindi tanto valeva farlo fare da solo allo specializzando (si fa dire…) 😀
      O no?

      • giancarlo ha detto:

        Pier Silverio: dopo ci parli tu con i parenti inferociti che pretendono l’esame suddetto salvavita perchè “ce lo ha chiesto il medico”, come se noi fossimo dei fotografi… Scherzo ovviamente, ma ti assicuro che è difficilissimo far capire che una eco spalla ad un ottantenne non serve a niente, così come sarebbe dello stesso risultato una semplice rx rachide lombosacrale o tuttalpiù una tac piuttosto che la prescritta, non discutibile risonanza. Siamo specialisti figli di un dio minore…

        • Pier Silverio ha detto:

          Ma mica ti metti a discutere: semplicemente l’esame lo fai tu o lo fai fare a qualcuno anche se non è esperto. L’importante è che non SEMBRI sprovveduto (anche se in realtà magari lo è :D). Il paziente riceve quindi una prestazione assolutamente normale. Per questo non vedo perché dovrebbe mettersi a discutere. Nella prenotazione non c’è mica scritto che l’esame lo deve un superspecialista (che magari, in quanto tale, ha cose più importanti da fare).

          • giancarlo ha detto:

            Eh si, ma la invariabile risposta alle tue argomentazioni è “ma me lo ha detto il medico…” Seguita sempre dallo sguardo vacuo di chi non capisce come un mero esecutore ( quale la vulgata ti immagina) si possa mettere a discutere la cazzata prescritta dal luminare. Ma c’è di peggio: come mi sembra di avere già raccontato, il mio momento zen accade quando con la delicatezza di un elefante in una cristalleria ti chiedono ” il referto non importa, mi può dare benissimo solo le immagini…” Se chi me lo chiede è un paziente mi fisso un momento l’ombelico e cerco di essere il meno abrasivo possibile. Se è un medico, come talvolta succede, allora divento veramente cattivo…

          • Gaddo ha detto:

            Non lo ripeterò mai sufficienti volte: se un collega ti richiede le immagini e dichiara di non aver bisogno del referto, probabilmente, c’è qualcosa che non va nel lavoro che è stato svolto dal radiologo. E non negli ultimi tempi: sto parlando di un atteggiamento lavorativo errato che probabilmente si è stratificato nel corso degli anni e che ha portato il clinico a perdere fiducia nel radiologo stesso.
            Il discorso è completamente diverso quando invece c’è un rapporto di stima e di fiducia, magari reciproca: ne facciamo esperienza ogni giorno, contando il numero di volte in cui il clinico è capace discendere in Radiologia per chiedere un chiarimento o addirittura per avere un consiglio su cosa fare con quel dato paziente.
            Insomma, per falla breve, il futuro della nostra professione, così come il riconoscimento dei nostri meriti, è unicamente nelle nostre mani. Poi, è chiaro, ogni tanto ci si imbatte nell’imbecille globale: ma questo è un altro discorso.

      • Gaddo ha detto:

        Mi tocca però fare delle osservazioni critiche verso quanto hai sostenuto. Il problema, superato un certo limite (appropriatezza prescrittiva, etica, economica, eccetera), diventa veramente etico. Anzi, per essere più precisi diventa un problema deontologico. Qualunque paziente, quale sia il processo (anche errato) che lo ha condotto in Radiologia a fare un esame al quale non avrebbe dovuto essere sottoposto, ha comunque diritto alla prestazione più accurata possibile. In ogni reparto ci sono professionalità differenti e complementari: nessun radiologo è in grado di ottenere la stessa qualità diagnostica su tutte le prestazioni che tenuto a erogare, ma sicuramente in un reparto ben gestito esiste e deve esistere una chiara distinzione delle competenze dei singoli che permetta di tenere il livello complessivo delle prestazioni molto elevato.
        In definitiva, il problema non è chi fa l’esame: deve farlo il professionista più indicato, come competenze professionali, per quel tipo di quesito clinico e di metodica di imaging. Il punto chiave è un altro: l’appropriatezza prescrittiva, ossia fare in modo che i pazienti siano sottoposti all’esame più indicato per la loro patologia con il minor rischio biologico ed economico; ancora di più, riconoscere che alcune prestazioni radiologiche non incidono in nessuna misura sullo stato di salute del paziente. Faccio l’esempio classico del nonnino ottantenne a cui viene prescritta una radiografia del rachide lombare per sciatalgia: a parte la scelta dell’esame meno indicato per il quesito clinico proposto, che cosa ci aspettiamo di trovare in quella colonna lombare? E poi, una volta documentata la inevitabile artrosi, quale impatto potrà avere la scontata diagnosi sull’eventuale terapia del paziente? Nessuna, è ovvio: lo stesso discorso vale anche per tutti gli esami praticati a quella fetta di popolazione affetta da patologie degenerative legate all’età su cui molte regioni stanno concentrando i loro inutili sforzi nel tentativo di ridurre le liste d’attesa.
        Poi le liste d’attesa vengono effettivamente ridotte, ma soltanto per prestazioni che non incidono minimamente sullo stato di salute dei singoli e hanno il solo effetto di incrementare la spesa sanitaria.

        • Pier Silverio ha detto:

          Accantonando un attimo la deontologia, se ammetti tu stesso che l’esito dell’esame non ha alcuna influenza sulla terapia, cosa cambia farlo bene o farlo male? Tanto varrebbe non farlo, ed ecco il problema della prescrizione. Ma dal momento che è stato prescritto, e che pure è inutile, non mi sembra di ledere nessun diritto del paziente facendogli male l’esame. Se poi aggiungiamo che anche tra farlo bene e farlo male non cambia neanche il referto dell’esame, siamo al paradosso:
          1) l’esame è inutile di per se
          2) farlo bene o farlo male non cambia l’esito
          3) l’esame va fatto comunque bene per principio etico
          In un contesto di gestione oculata delle risorse, anche risparmiare tempo in esami inutili (facendoli male ma senza ledere nessuno) è importante.

          Poi vabbhé, parlo io che piuttosto che fare male qualcosa non la faccio.

          • Gaddo ha detto:

            No, il punto è proprio quello: tra fare un esame bene e uno male il referto cambia. E il referto, per noi radiologi, è tutto.

  3. Pier Silverio ha detto:

    Risposta a Giancarlo (messaggio del 30 luglio 2014 alle 10:32):

    Ah beh quello è il massimo.
    Allora buoni “momenti zen” a tutti 😀

  4. giancarlo ha detto:

    Visto che ci siamo, altro momento zen, scusa Gaddo per l’intromissione. Ti chiedono una tac o una rmn urgentissima spesso per questioni oncologiche e tu, da bravo lavoratore coscienzioso, la infili in una lista giornaliera zeppa tra le proteste del personale paramedico che dice che se tu fossi una donna, saresti sempre incinta per quanto dici di si… Esame eseguito come di norma e successiva richiesta: ” il referto mi serve per dopodomani che devo fare una visita specialistica…” Fermi tutti. Anche qui, siamo figli di un dio minore? Gli anatomopatologi ci mettono anche un mese per dirti se hai un cancro o no mentre tu, radiologo ti devi anche mettere una scopa in quel posto e ramazzare la stanza? La tac e la rmn sono, inutile dirlo, esami di una laboriosità unica nel refertarli e non è che se scrivi una cazzata per fare presto, questa ti viene poi abbonata, tutt’altro. Come dice Gaddo, il problema principale è la comunicazione e la presenza costante ( della nostra associazione?) in ogni mezzo di comunicazione di massa.

    • matteo ha detto:

      sono d’accordissimo con Giancarlo qui sopra. Ogni anno mi vengono chieste centinaia di stadiazioni oncologiche ed esami non urgenti con la pretesa del “tutto subito” perchè il Paziente deve fare la visita specialisistica quel tal giorno con quel tale specialista oncologo in quella data…
      Questo è un problema irrisolto e spesso ci mette in difficoltà nella nostra giornata.
      Chi è pagato profumatamente per l’organizzazione del lavoro (il primario solitamente) dovrebbe dare chiare indicazioni sul modus operandi ma il più delle volte siamo noi a doverci sobbarcare un plus di lavoro per il Paziente. Quando posso io cerco di programmare l’esame prima possibile ma certe volte dico di NO, perchè se non facessi così impazzirei ad ogni turno TC o RM. Bisogna avere il coraggio di dire NO per poter gestire al meglio la nostra giornata e per fare referti corretti (ci vuole tempo!!!!!!!!!) , soprattutto nei reparti male organizzati come il mio.

  5. Pier Silverio ha detto:

    Risposta a Gaddo (messaggio del 30 luglio 2014 alle 12:13)

    Ecco questo è bene che lo impari ora. Anche se non dovessi diventare radiologo.

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