Il paese della disperanza, parte due.

Ma c’è una seconda parte, altrimenti in questo paese della disperanza non saremmo tutti o quasi nella cacca fino al collo.

La stessa mattina della coppia indiana è arrivata una gentile signora sulla sessantina, ben vestita, piuttosto sagace e con la parlantina sciolta. Mentre le facevo l’ecografia mi ha raccontato di aver avuto un compagno imprenditore, mancato da non molti anni, a cui era veramente molto legata; e di avere ancora un figlio, quasi quarantenne, che ha ereditato l’impresa del patrigno e ne ha migliorato gli introiti grazie all’entusiasmo e alla forza di volontà che solo un uomo appassionato e giovane può avere.

Ma il momento di grassa è durato fino a pochi mesi fa. Adesso non è che l’impresa non venda il dovuto, non abbia ordini importanti o sia in difficoltà operative particolari. L’impresa vende, e parecchio: solo che i compratori non pagano. E, siccome viviamo in un modo capovolto, a non pagare sono i pesci grossi, mica quelli piccoli.

Morale: quando sei in credito di ottocentomila euro può diventare difficile pagare i dipendenti. E magari non ci dormi di notte perchè i tuoi dipendenti hanno famiglia, figli, mutui da pagare, spese mediche. Per cui anche l’azienda più virtuosa, innovativa, ricca di iniziative, può andarsene in malora insieme a tutto il paese; a cui, tra l’altro, se non fa parte dell’allegra famiglia degli evasori fiscali, versa pure una bella fortuna in tasse.

Ed ecco cosa mi ha detto la signora un attimo prima di andarsene: Mio figlio qualche giorno fa mi ha detto che per lui è una fortuna avere una moglie e dei figli che gli vogliono bene, altrimenti con i tempi che corrono si sarebbe già impiccato.

Ecco, io vorrei che questa storia potesse essere raccontata davanti a tutti quelli che con questa cosiddetta crisi hanno qualcosa o molto a che fare: politici, banchieri, faccendieri, speculatori, evasori fiscali, finti poveri che sgommano con il ferrarino di famiglia a Cortina et similia. Mi piacerebbe che tutti loro, singolarmente e in gruppo, provassero vergogna per lo stato di prostrazione in cui hanno messo il paese e le persone che lo abitano. Vorrei che il nodo scorsoio, quello morale intendo, lo avvertissero davvero intorno al loro collo.

Ma non sarà così, purtroppo; e noi ce la caveremo da soli, come al solito, senza nemmeno quella piccola soddisfazione postuma.

2 Responses to “Il paese della disperanza, parte due.”

  1. hal ha detto:

    *signattimo -> signora

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