Il primo post di Matteo

Oggi facciamo un’esperimento nuovo: ma in in verità ci sto pensando da tempo, sicuro come sono che questo blog potrebbe tranquillamente evolversi in www.radiologi.it se solo le persone trovassero il coraggio di dire quello che pensano in pubblica piazza. Non so quanti abbiano letto il commento di Matteo all’ultimo post: Matteo è un giovane collega radiologo che segue il blog da tempo e che invece il coraggio di dire le cose che pensa, in pubblico, lo ha sempre avuto. A volte gli fa forse difetto, ma lo dico con l’ironia della conivisione, la capacità di mediare tra quello che pensa e quello che dice: ma siccome in questo ci somigliamo tantissimo, solo che io ho qualche anno in più rispetto a lui e ho imparato la lezione, non sapete con quanta soddisfazione io gli abbia chiesto (e ottenuto) di trasformare il suo commento in un post. Matteo è già pronto da tempo a tenere il suo blog, solo che ancora non lo sa.

PS In risposta alla domanda di Matteo: siamo sulle 2000 visite a settimana. Sui commenti non saprei dire, non esistono dati per risalire al numero preciso (a differenza dei post, in cui invece si può: l’ultimo lo hanno letto in molti).

Caro Gaddo,
da qualche tempo mi chiedo quanti lettori possa avere il tuo blog e quanti di questi lettori sono Radiologi che come me capiscono le problematiche affrontate. E quanti leggono i miei commenti? Tu certamente avrai sottomano i numeri e mi piacerebbe che tu ne facessi menzione (se ti va), così, per curiosità.

Il tuo ultimo post , soprattutto nelle ultime frasi, mi ha fatto molto riflettere e quando dici che “nulla potrà mai cambiare in Italia se non modifichiamo l’angolazione da cui siamo abituati a vedere la realtà dei fatti”, esprimi con parole tue quale sia il ruolo della Politica. La Politica, quella con la P maiuscola (non quella che vedi sui giornali o in TV) è lo strumento attraverso il quale un Paese civile (non quello in cui viviamo noi) viene messo nelle condizioni di esprimere al massimo le sue possibilità e potenzialità in tutti i settori, ivi compresi quella della salute pubblica.

La politica in Italia ha invaso la quasi totalità delle nostre attività professionali di medici imponendosi come monopolio decisionale e soprattutto economico contro il quale non è possibile alcuna competizione (io che lavoro in Lombardia ne so qualcosa…). Se sei giovane e vuoi emergere non puoi farlo perchè negli ospedali non c’è spazio per i Maradona quando ti viene imposto dall’alto di giocare come il terzino dell’Albinoleffe (con tutto il rispetto). Le poche briciole lasciate dopo questa invasione di campo sono ormai delle eccezioni oppure sono realtà che vanno ad approfittare dei difetti del sistema, come avviene per il problema delle liste di attesa. La nostra libera iniziativa è annullata in partenza, strangolati come siamo dal privato convenzionato oppure vivavacchianti nel pubblico.

Se non c’è possibilità di competizione farà fatica ad emergere il professionista più bravo ma può invece facilmente sopravvivere il dipendente scarso e quindi Pistolesi aveva ragione e aveva visto lungo come si dice dalle mie parti. Il contratto unico imposto a livello politico e accettato in modo bonario e un po’ goffo sul piano sindacale sembra fatto apposta per livellare verso il basso tutte le professionalità perchè non considera il merito ma solo le 38 ore. In realtà il merito dovrebbe essere valutato in sede concorsuale, ma non mi risulta che i concorsi pubblici in Italia siano poi tanto meritocratici (tutti possono raccontare almeno un aneddoto concorsuale che dimostra quanto sia inutile questa assurda pagliacciata su cui però si gioca il nostro futuro…). Una volta assunti , magari dopo decenni di sfruttamento in regime di precariato, tutti quanti diventiamo uguali davanti al Timbratore come piccoli Fantozzi all’interno di una macchina mangiatutto. Tutti uguali, nessuno necessario.

Non è vero che le cose ci vanno bene così come sono; noi ci stiamo semplicemente accontentando. Abbassiamo la testa credendo di essere contenti , negandoci la possibilità di dare qualcosa in più del minimo contrattuale, tanto nessuno ci ringrazierà; non sai quanta gente ho visto scappare all’estero per ottenere il giusto riconoscimento della loro professionalità conseguita in Italia dopo sforzi notevoli della famiglia d’origine, pagando tutte le tasse Italiane (Campioni del Mondo), passando tutti gli esami con il massimo dei voti e lavorando sodo con correttezza etica e morale nei confronti dei Pazienti; questi cervelli in fuga fanno bene a fuggire!

Per quanto riguarda la scelta sciagurata di impostare la progressione di carriera su un meccanismo di anzianità di servizio, posso citare il mio esempio così almeno non offendo nessuno. Io sono relativamente giovane, ho un posto di ruolo, ho il mio stipendio vitalizio (salario fermo al 2000, costo della vita e tassazione selvaggia aggiornati al 2012) e cinque anni di anzianità (nessuno scatto, per effetto della spending review). Per ottenere un’alta specializzazione oppure una struttura semplice con il meccanismo che hai spiegato tu non devo fare altro che aspettare. Aspettare e Resistere. Si… forse dovrò leccare un po’ il culo al Primario e al potente di turno, magari dovrò approfondire un pochettino una metodica oppure fare qualche pubblicazione su Topolino, ma non è necessario che io mi sbatta più di tanto perchè la cosa più importante è che devo soltanto aspettare. Aspettare che il Primario vada in pensione, aspettare che l’anziano vada in pensione e poi via via tutti gli altri fino a quando il più vecchio sono io.

Ma ti pare una cosa normale? Bisogna uscire da questa logica caro Gaddo, perchè il mondo cambia più rapidamente di quanto ci appare; se ci fosse soltanto la radiologia tradizionale come ai tempi di Röntgen, allora forse il più bravo sarebbe quello che ha maggiore anzianità di servizio ma siccome sono arrivati il Computer, il RIS – PACS, la Radiologia Digitale, l’ Interventistica, la Tomosintesi, l’Ecografia con tutte le sue evoluzioni elastosonografiche/contrastografiche, la Risonanza Magnetica 0,5 T 1,5 T e 3T (che ti stordisce le Sinapsi del cervello), la Tomografia Computerizzata prima assiale sequenziale poi Spirale poi Multistrato poi 16, 64 poi 256 da effettuare senza durante e dopo iniezione dei mezzi di contrasto più vari e superparamagnetici possibili e organoiodati esaiodati dimerici immaginabili, ora capisci che se il capo di un’organizzazione così complessa è il più anziano rimbambito sarà molto dura stare al passo con i tempi! Se poi ci metti un Primario come il mio, poco propenso ad accogliere le novità tecnologiche e per nulla disposto a delegare, oltreché incapace di organizzare il flusso di lavoro, con turni e ferie e compagnia cantante, siamo a posto.

Per concludere – e mi scuso per essermi dilungato, ma ormai sono un tuo lettore “anziano” e credo di potermi permettere qualche riga – ritengo che il punto da cui si potrebbe iniziare per cambiare il nostro punto di vista sulle cose, sia proprio quello di ridimensionare il ruolo attuale della politica italiana in sanità. Io lavoro in una città della ricca Lombardia e credo che i risultati finora ottenuti sarebbero stati uguali o superiori anche in completa assenza degli attuali esponenti politici (ROTTAMIAMOLI), che hanno soltanto avuto la fortuna di governare in una parte dell’Italia con maggiori risorse rispetto alle altre e con qualche cervello in più!

6 Responses to “Il primo post di Matteo”

  1. thepellons ha detto:

    Ho avuto la fortuna di lavorare un periodo in Germania. Da loro è inesistente ed impensabile il contratto “di ruolo” vita natural durante (lavorativa). Ogni due o tre anni si ridiscute tutto, con il risultato che c’è un incentivo ad essere bravi medici,pena la non riconferma del contratto, e anche una mobilità maggiore, più naturale. Qui da noi si finisce quasi sempre ad incistarsi nello stesso ospedale, e se da un lato questo fa sì che si lavori bene conoscendo benissimo tutti i propri colleghi, dall’altro si riducono notevolmente i propri orizzonti.
    Inoltre, problema molto marginale mi rendo conto, ma che è spia della scarsa considerazione del lavoro che hanno i nostri dirigenti, in Germania tu puoi scegliere quanto lavorare senza che questo penalizzi la tua carriera in modo importante. Per esempio la mia cara amica pediatra ora che ha una bimba lavora in una terapia intensiva pediatrica postcardiochirurgica, dal lunedì al giovedì dalle otto alle cinque. Quando ha chiesto la riduzione di orario, non solo l’ha avuta subito, ma nessuno ha detto ” guarda che fancazzista questa, ora le faccio vedere io”. Chiedessi io il part-time (e non sarebbe male: settimana prossima in sette giorni faccio 4 notti, un pomerggio, un dodici ore, ad esempio), anche ammesso di ottenerlo, mi sbatterebbero in ambulatorio a fare le visite preoperatorie, e la terapia intensiva me la potrei sognare in cartolina.

  2. mollybloom82 ha detto:

    Eh beh. Come dare torto, a Matteo, alla Pellona. Io sono giovane e voglio lavorare, mi sforzo ogni giorno di migliorare. Ma. Tra nove mesi mi specializzerò (con il massimo dei voti e la lode, come il 99% degli specialisti italiani) e poi sarò allegramente disoccupata. E quindi? Sto pensando di (ri)studiare per bene l’inglese…

  3. Gaddo ha detto:

    @ Molly

    Mi piacerebbe che tu restassi qui, invece. Ma d’altro canto rimpiango di non essermene andato all’estero, nel 2001, quando avrei potuto e dovuto. E’ sempre dura decidere in modo così drastico: e chi va via per gli altri ha sempre torto, anche se fuggire è spesso l’unica maniera di sopravvivere.

  4. Gaddo ha detto:

    @ Pellona

    Lo dico, io, che lo spread è prima di tutto culturale.

  5. thepellons ha detto:

    Io rimpiango ogni giorno di non essere rimasta dove sarei potuta rimanere. Senza ombra di dubbio.

  6. Gaddo ha detto:

    Credo che alla fine, così come il proprio futuro, ognuno di noi si costruisca i propri rimpianti. Per giocherellarci un po’, quando capita, tipo nelle sere invernali che fuori piove.

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