Il rovescio della medaglia

Un collega, brava persona oltre che ottimo radiologo, è stato chiamato in causa per un questione risibile: della quale non è in alcun modo corresponsabile e dalla quale uscirà pulito e lindo come un lenzuolo lavato in lavatrice, e su questo sono pronto a scommettere quello che volete.

Però, per quanto sereno possa essere circa il suo operato di medico, è preoccupato. Nervoso. Si sente lui la vittima, dice: La prossima volta, invece di fare diagnosi, mi limito a descrivere tutto quello che vedo come i radiologi di vent’anni fa.

Questo mio collega, oggi, durante una procedura interventistica ha chiuso un’arteria che sanguinava nella pancia di un paziente con una grave malattia ematologica. L’ha chiusa senza aprirgli la pancia, perché nessun chirurgo si sarebbe arrischiato a farlo in quelle condizioni (50 di pressione massima, non vi dico l’emoglobina), raggiungendo il vaso rotto mentre il paziente letteralmente agonizzava in un lago di sangue. L’ematologo che lo seguiva si aggirava per il reparto dicendo: Era morto, era davvero morto, gli ha salvato la vita.

Questa, signore e signori, è la differenza tra l’episodio di malasanità e quel lavoro di merda che facciamo ogni giorno, per cui chi compie evoluzioni da funambolo con un catetere, in condizioni disperate, salva la vita alle persone e prende lo stesso stipendio di chi pilota una scrivania (anzi, forse prende molto meno) o referta (male) una radiografia del torace.

E non solo nessuno gli dice grazie, ma se può gli rovina le notti di sonno.

3 Responses to “Il rovescio della medaglia”

  1. matteo ha detto:

    Caro Gaddo,
    purtroppo siamo nel pieno della bufera contro i medici e dobbiamo esserne consapevoli mentre lavoriamo. (a proposito…che estate funesta abbiamo appena passato ogni volta che accendevo la TV ce n’era una..)

    Io personalmente non rinuncio al tentativo di fare diagnosi perchè descrivere e basta mi sembra troppo limitativo soprattutto quando hai a disposizione TC , RM, e tutte le altre sorelle panesploranti che tanto ci piacciono.
    Però ti confesso che alcune volte – con abili giochi di parole – mi paro il culo in ogni modo possibile.

    Bravo il tuo collega a mantenere la lucidità necessaria per eseguire un embolizzazione arteriosa nonostante il “tarlo” di essere tirato in ballo per una questione risibile (qualunque essa sia).

    E se nessuno lo ringrazia per il suo operato lo ringrazio io a nome di tutti i Pazienti che vengono letteralmente estratti dalla tomba grazie alle procedure interventistiche d’urgenza.

  2. Gaddo ha detto:

    Credo che nessuno di noi, almeno fra quelli che hanno cominciato a farlo e ci hanno preso gusto, rinunceranno tanto facilmente a fare diagnosi e a non descrivere pedissequamente quello che vedono: proprio stamattina, con il mio primario, si parlare di come mettere in piedi un referto strutturato che consenta la migliore resa possibile. Sono inizi, difficili, ma vanno coltivati.
    Anche se talvolta mi viene lo sconforto, a riflettere su quanto poco il nostro lavoro (mediamente) venga apprezzato da chi ci amministra e, ancora peggio, da chi si rivolge a noi da paziente.

  3. […] curante che invia a consulenza il paziente) ma sempre più spesso avverto, nel mio quotidiano (e confrontandomi con i colleghi mi conforta vedere che non sono paranoico, che la stessa difficoltà la sperimentano quasi tutti i […]

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