Il tuo lavoro non è una missione

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Qualche sera fa sono uscito a cena con un vecchio amico, che non vedevo da qualche mese. In quella circostanza mi ha parlato dei suoi recenti problemi di salute, che non sono gravi ma tuttavia abbastanza invalidanti, e io gli ho chiesto a quali specialisti si fosse rivolto.

Dovete sapere che il mio amico, per congiunture lavorative, fa la spola da qualche anno tra Italia e Austria. All’inizio si è rivolto a professionisti della nostra zona, compresi quelli di alcune regioni limitrofe. e non è venuto a capo del problema. Quindi si è rivolto a un specialista austriaco: il quale, al pari di quelli italiani, non è stato in grado di risolvere la sua patologia.

A questo punto però il mio amico ha fatto una riflessione molto particolare, di cui mi piacerebbe mettervi a parte. Ha detto: Il punto importante non è che il medico austriaco mi abbia curato in modo definitivo, ma che con lui, per la prima volta dopo anni, mi sono trovato contatto con un professionista che è sembrato interessato non soltanto alla mia patologia e alla parcella di fine visita, ma me come persona.

Capite bene, detto questo, che qui si aprono squarci di vita vissuta che non ci fanno molto onore, né come categoria lavorativa medica né come persone. Perché a questo punto comincio ad avere troppi amici e conoscenti che mi dicono la stessa cosa: Sono andato da quel tale medico e lui non mi ha quasi ascoltato, e a momenti nemmeno guardato in faccia.

Il che mi riporta automaticamente alcuni miei colleghi, di differenti specialità, che nel corso di questi anni mi hanno dato la stessa triste impressione: alcuni dei quali addirittura, in 12 anni di spero onorata carriera nell’ospedale in cui attualmente opero, non ho avuto il piacere di conoscere personalmente. Quando uno specialista, in oltre 10 anni, non si prende la briga di farsi due passi fino in radiologia per discutere con il radiologo un caso particolare che gli sta a cuore, ha probabilmente un grosso problema: non ha nessun caso, nessun paziente che gli stia davvero a cuore.

Insomma, quello che voglio dire è che noi medici non possiamo continuare a lamentarci di insolvenze contrattuali, di ingerenze politiche e di tutto lo sporco e il malato che gira intorno alla nostra professione come elemento più o meno accessorio, e basta. Se prima non dimostriamo di essere in grado di prenderci cura dei nostri pazienti con l’attenzione che ognuno di loro merita, in relazione alle caratteristiche anche caratteriali di ogni singola persona, qualsiasi altra questione si arena qui.

In molti mi dicono, puntandomi addosso il dito: Il tuo lavoro non è una missione, è solo un lavoro. Che poi è anche vero: io ho studiato molti anni per diventare prima un medico e quindi un radiologo, insomma ho investito sul mio futuro e adesso sto raccogliendo il frutto delle mie fatiche. E il mio è davvero un lavoro come tutti gli altri: turni settimanali e giornalieri, liste lavorative in ogni turno, insomma tecnicamente non c’è molta differenza tra il mestiere di medico e un impiego di qualsiasi altra natura.

Ma è vero anche che il nostro lavoro ha a che fare con l’essenza più intima delle persone, in ciò che li tocca più profondamente: la loro salute e quella dei loro cari. In altre parole, la possibilità di vivere serenamente il presente e di poter programmare un minimo di futuro, per se stessi e chi li accompagna nel viaggio della vita. Il lavoro di medico, insomma, non è una missione. Ma necessita però di una vocazione, per quanto piccola: altrimenti, con rispetto parlando, non c’è nessuna differenza tra un medico e l’idraulico che viene a sistemarvi le tubature di casa.

È questa la domanda che dovremmo porci ogni giorno, noi medici, ogni mattina prima di andare al lavoro e ogni pomeriggio mentre ritorniamo a casa con il mezzo di locomozione che la vita ci ha destinato in quel particolare momento: se in noi ha mai albergato, e se ancora alberga, un minimo di vocazione per il nostro mestiere. Tutto il resto viene dopo, è di secondaria importanza; e di tutto il resto ai pazienti, detto tra noi, non gliene può fottere meno.

21 Responses to “Il tuo lavoro non è una missione”

  1. marcaurelioiii ha detto:

    questo articolo mi è veramente piaciuto. sintonia di pensieri.

  2. giancarlo ha detto:

    Come al solito, Gaddo, lasci sempre il segno quando scrivi. Vorrei solo evidenziare il fatto che se sei un luminare austriaco che si prende per visita quasi quanto noi prendiamo in un mese, allora ti puoi ben permettere di prenderti un’ora buona per visitare il paziente, offrirgli un caffè e dimostrare a tutto il mondo quanto sei umano. A me, personalmente e per quanto mi sforzi mi riesce un pò difficile fare altrettanto quando, come stamattina, mi faccio trenta ecografie dalle sette e mezzo alle una. Ammetto che se ripasso la mia mattinata lavorativa ne esco sempre insoddisfatto e con la consapevolezza di poter fare molto di più dal punto di vista umano, ma il tempo, come i liquidi, non si può comprimere. Hai provato senzaltro anche tu a ridurre le liste di attesa e allora vedi come il tribunale del malato si straccia le vesti con i tempi di attesa di un esame, come ti punta il dito addosso perchè fai libera professione e poco importa se in quella referti venti tac al mese a fronte delle trecento, con ben altro tonnellaggio, che produci nella attività normale.
    La realtà, caro Gaddo, è che dopo ventitre anni di carriera comincio a essere stufo della autoantropofagia della nostra società, dei pregiudizi di gente che non capisce una mazza e prima ti insulta poi ti blandisce o l’inverso. Sono un pò stufo di avere paura di guardare nella buca delle lettere ogni volta che ritorno a casa ( a proposito, domani vado in Comune a ritirare “un documento che la riguarda” come da cartolina di avviso dei messi comunali, c’è qualcuno nel blog che sa cosa portano questi figuri?). Mi immagino la risposta del solito cittadino superficiale: ” Ma se hai paura a fare questo lavoro chi te lo ha fatto fare?”. Certo, se uno ha paura di morire non fa certo il carabiniere o va in Afghanistan, ma dopo qualche anno di questa vita anche loro vanno fuori di cotenna, solo che noi, se lo facciamo, siamo considerati solo dei falliti. Scusa lo sfogo, non vorrei essere considerato un caso di burn out, ho un mucchio di casi sulla scrivania e non vedo l’ora di buttarmici, ma la realtà dei fatti, dopo un certo numero di anni di carriera, è questo qui.

    • Gaddo ha detto:

      No, no, tu hai ragione su tutta la linea. Quando la società di cui facciamo parte ci avrà fatto a brandelli, e non manca molto, sono sicuro che in molti rimpiangeranno la sanità italiana di un tempo: quella di quando ti recavi in ospedale e, bene o male, qualcuno ti dava retta e ogni tanto ti risolveva pure i problemi.
      Ma il mio era discorso ex ante, parlava delle premesse e non delle conseguenze. La premessa di cui parlavo non riguarda i pazienti, anche se ha una grande influenza sulle loro vite, ma noi medici. Riguarda il modo in cui decidiamo di svolgere il nostro mestiere, cioè quello che in definitiva siamo come persone. Tu hai parlato dell’ex post, di ciò che viene dopo: che ha la sua importanza sostanziale, e ci sta privando di ogni nerbo vitale, ma comunque viene dopo.
      Forse il tuo intervento è perfetto per completare il mio: dovremmo parlarne in sedi ufficiali, mettere al corrente soprattutto i nostri pazienti dei sentimenti che coviamo ogni giorno. Che poi, a pensarci bene, è il motivo per cui tanti anni fa ho aperto questo blog.

  3. giancarlo ha detto:

    Vero anche questo. Forse il mio è solo un discorso da vecchio alle soglie della disillusione, quando ripensa a quella vocazione viva e vibrante al momento della propria discesa in campo.

  4. matteo ha detto:

    Alcune doverose precisazioni:
    1) L’assistenza sanitaria in Austria si basa sul principio di obbligatorietà dell’assicurazione pubblica, che copre il 99% della popolazione e include le pensioni e infortuni sul lavoro per un totale del 60 % delle spese complessive.
    Il restante 40% della spesa è finanziato dallo Stato (detto anche Pantalone).
    Quindi TUTTI pagano qualche assicurazione.
    2)Per tutti i lavoratori dipendenti sussiste l’OBBLIGO DI STIPULARE L’ASSICURAZIONE, così pure per la maggior parte dei lavoratori autonomi.
    3) Le spese per il ricovero ospedaliero nella classe “standard” sono sostenute principalmente dagli enti di assicurazione contro le malattie, mentre le spese supplementari per il ricovero in classe “comfort” sono sostenute da pazienti/assicuratori privati.
    4) non conosco i dati precisi,ma mi risulta dai dati OCSE che i salari Austra sono circa 2/3 in più rispetto all’Italia quindi vuol dire che un medico austriaco guadagna molto di più del corrispettivo Italiano. Quest’ultimo naturalmente deve sopportare il carico fiscale record nel mondo (55% Effettiva contro il circa 38% Austriaco).

    Concludendo, forse il medico austriaco è un pò più motivato e dedica un pò di tempo in più ai suoi Pazienti.

    • Gaddo ha detto:

      @ Matteo

      Concordo. Ma il fatto che concordi non esclude l’impegno, anche umano, che tutti noi dovremmo mettere nella nostra professione: proprio perché non è di motori o tubi idraulici che si parla, ma di persone. Se relativizziamo tutto a come vanno le cose fuori dai confini italiani non riusciremo mai a immaginare una qualità lavorativa più elevata. Continueremo a lamentarci e basta: come troppi di noi stanno già facendo ora, invece di motivare sé stessi e i propri collaboratori e salvare il salvabile.

      • marcaurelioiii ha detto:

        “ma mi risulta dai dati OCSE che i salari Austra sono circa 2/3 in più rispetto all’Italia quindi vuol dire che un medico austriaco guadagna molto di più del corrispettivo Italiano.”

        secondo me analisi totalmente sballata riguardo questo punto.
        gli stipendi non si valutano in valore assoluto ma in rapporto al potere di acquisto. gli stipendi sono più alti in austria (probabilmente negli usa lo sono ancora di più) ma lo devi rapportare al potere di acquisto, quindi non è detto che guadagni “realmente” i 2/3 di più. è ovvioc he se guadagna in austria e vive in italia, la tua cosa vale, ma ovviamente non sarà così.
        seconda cosa, se tutti guadagnano di più, lo sarà anche per ingegneri, professori, e tante altre professioni, quindi, la tua critica riguardo questo punto non ha senso.
        come già precisato alcune volte, i medici in italia IN RAPPORTO agli altri lavori sono quelli meglio retribuiti, quindi proprio sulla retribuzione secondo me non dovrebbero lamentarsi tanto.
        Sui carichi di lavoro, invece dovrebbero lamentarsi e tanto, perchè questo non consente loro di fare un lavoro fatto bene.
        Ovviametne se volete aumetnare gli stipendi ai medici per me va bene, a patto di aumentarli anche a tutti gli altri professionisti (ingegneri, architetti, professori e via dicendo).
        per il resto del post non conosco e quindi non rispondo.
        non ho capito solo una cosa e cioè se in austria l’assicurazione sanitaria è pubblica o privata. non ho capito quel meccanismo di obligatorietà, me lo puoi spiegare meglio?

        grazie

  5. matteo ha detto:

    @ marcoaurelio

    La ringrazio per la corretta osservazione, gli stipendi dei medici Austriaci devono essere correlati al costo della vita. Per cui mi sono informato :

    Riporto alcuni dati sintetici credo comprensibili ai più:

    Vienna:
    Prezzo medio benzina € 1,363 al litro
    Coca-cola da 33 cl € 2,2
    Birretta in bottiglia € 3
    1 L di latte € 0,99
    1 kg di mele € 2
    1 l e mezzo di acqua € 0,5
    Sigarette € 4,5
    Abbonamento mensile mezzi di trasporto € 45
    Kilometro in taxi € 1,4
    Bolletta elettricità per una casa di 85 m quadri: € 152 al mese
    Costo telefono cellulare 0,08 al minuto
    Internet FLAT € 20 al mese
    Un’ora di tennis € 18
    Un paio di Nike € 65
    Affitto di un bilocale in centro € 700 al mese
    Affitto di un bilocale in periferia € 500 al mese
    Prezzo medio delle case al metro quadrato in centro € 6000
    Prezzo medio delle case al metro quadrato in periferia € 3150
    Stipendio mensile netto € 1970
    Bottiglia di vino € 5,90

    (Dati ricavati da 978 segnalazioni di consumatori reali negli ultimi diciotto mesi da parte di 149 differenti consumatori / clienti. Aggiornamento a Novembre 2013)

    Indicatori generali di costo della vita e confronto tra MILANO vs VIENNA:

    Prezzi al consumo a Vienna -9.79% rispetto a Milano
    Prezzi al consumo a Vienna inclusi affitti o noleggi – 15.46% rispetto a Milano
    Affitti – 27.26% rispetto a Milano
    Prezzo medio dei ristoranti – 33.72% rispetto a Milano
    Prezzo medio generi alimentari + 1.88% rispetto a Milano
    Potere di acquisto locale + 36.87% rispetto a Milano

    MILANO
    Consumer Price Index (Excl.Rent):102.73
    Rent Index: 52.25
    Groceries Index: 89.32
    Restaurants Index: 117.95
    Consumer Price Plus Rent Index:78.20
    Local Purchasing Power: 72.89

    VIENNA
    Consumer Price Index (Excl.Rent): 92.67
    Rent Index:38.01
    Groceries Index: 91.00
    Restaurants Index:78.18
    Consumer Price Plus Rent Index:66.11
    Local Purchasing Power: 99.76

    Infine, qualora Lei non fosse un medico, la prego di usare maggiore cautela nel giudicare gli stipendi dei medici. Piuttosto bisognerebbe riflettere a lungo sul fatto che ci sono in giro fior di Ingegneri – Avvocati – Architetti giovani e brillanti che sono costretti ad accettare un salario da 800 € mese (almeno così dichiarano).

    Per quanto riguarda il sistema sanitario in Austria (da quanto ne ho capito io) è di tipo misto pubblico/privato/privatissimo con significativa prevalenza di contribuzione privata attraverso 24 enti assicurativi, la possibilità di erogare servizi privatissimi in regime di solvenza e un 30-40% di sostegno pubblico.

    Cordiali Saluti

    • marcaurelioiii ha detto:

      ci sono ingegneri che guadagnano davvero 800 euro al mese e si lamentano meno dei medici.
      inoltre conosco ingegneri laureati con il massimo dei voti che dopo 30 anni di lavoro guadagnano 2000 euro netti.
      io ci penserei di più a parlare male di 70 mila euro lordi

      • matteo ha detto:

        Non sarà facile accontentare il sig. marcoaurelio, vista l’insistenza.
        Il mio parere personale è che non può essere civile un paese in cui ingegneri percepiscano meno di 800, ammesso che sia vero e che non ci sia il solito sommerso invisibile.
        E se non lo capiscono da soli , visto che sono ingegneri, consiglio loro vivamente di cercare posto di lavoro altrove.
        Se hanno un mutuo da 600 mi spieghi di cosa vivono?
        Ricordo che 2000 € di oggi sono grossomodo 2 milioni delle vecchie Lire e se dopo 30 anni di carriera un ingegnere arriva a quella cifra c’è qualcosa che non va. O No??

        • Gaddo ha detto:

          Secondo me vi state accapigliando senza motivo: dite tutti la stessa cosa, ossia in buona sostanza che così non si può andare avanti. In questo sono con voi, e vi faccio un esempio. Una volta un politico mi chiese cosa ne pensassi della TC nello screening del cancro al polmone, per la quale tanto si spendeva, e tuttora si spende, il famoso professor Veronesi. La risposta fu immediata: lo screening è prevenzione secondaria, giusto? A monte dovrebbe esserci una prevenzione primaria, giusto? La prevenzione primaria che mettiamo in atto è la scritta sui pacchetti di sigarette che il fumo fa male, giusto? Ecco: perché diavolo non facciamo l’unica vera prevenzione primaria possibile, ossia riconoscere che il fumo è un veleno che ammazza la gente e vietarne la vendita?
          Perché così si incentiverebbe la malavita organizzata, rispose il politico. Certo, ribattei, allo stesso modo in cui si incentiva con le droghe leggere. Allora perché questo accanimento pazzesco con la marijuana, per dire, e non con il tabacco? Non è che lo stato con il fumo di sigaretta di guadagna, e sulla pelle della gente?
          Ora, non c’è bisogno che il politico ribatta a sua volta: perché, noi tutti lo sappiamo, le cose stanno davvero così. E qui torniamo a bomba, ossia alle cose che non vanno. Lo stato incamera un tot per la vendita di un veleno che ammazza le persone, e poi spende tot x 10 di spesa sanitaria per curare i mali indotti dal veleno. Non solo: stronca persino ogni possibile alternativa più salutare, come è successo con le sigarette elettroniche. Noi siamo gestiti da gentaglia affetta miopia incoercibile: ci vede da vicino ma non da lontano. Una classe politica che non riesce a guardare lontano, oppure non gli viene permesso di farlo: il che è lo stesso, direi.
          Scannarci sulle centinaia di euro in più o in meno di stipendio non cambia nulla: prendono poco un medico e un ingegnere, ma direi che operai e pensionati non se la passano meglio, anzi. Qui è tutto da rifare: e allora abbiamo solo due scelte, restare e provarci o arrenderci e andar via. Entrambe sono scelte legittime e condivisibili. Io ho scelto la prima: ma se i miei figli volessero perseguire la seconda li aiuterei a farlo.

          • marcaurelioiii ha detto:

            infatti dicevamo la stessa cosa ma non ci capivamo.
            per il discorso del nero, solo i civili possono farlo visto che lavorano direttamente per il cittadino comune (quando lavorano), tutti gli altri tipi di ingegneri lavorano solo per aziende, quindi è impossibile fare il nero.
            non ho capito il discorso quando dice se guadagna 2000 euro al mese, c’è qualcosa che non va, non ho capito se dice che non va nella persona o nel sistema. se è nel sistema sono d’accordo.
            per il discorso del cancro al polmone, lo studio cosmos ha dimostrato che in determinate condizioni la tac salva la vita. capisco il discorso del fumo e infatti non fumo, ma prima cosa il cancro al polmone viene anche ai non fumatori, seconda cosa uccide più di tutti gli altri cancri messi assieme (fonte lung cancer association), terza cosa se un ragazzo cade dal motorino senza casco e si spacca la testa, quando arriva in ospelda lo curiamo lo stesso.

          • Gaddo ha detto:

            @ marcoaurelioiii

            Adesso stiamo entrando in un campo minato, però, dove ti consiglio maggiore cautela. Lo studio Cosmos per ora non ha ancora dimostrato niente: infatti Veronesi sta ancora arruolando pazienti con la laconica formula del 10 secondi per salvarti la vita. Così come non ha ancora convinto quasi nessuno, salvo quelli come Veronesi che appena pubblicati i primi risultati sono lestamente corsi in tivù a dire che la TC ha eliminato il problema del cancro al polmone, lo screening americano NLST. Sono questioni tecniche molto complesse, e non so se sia il caso di affrontarle in questa sede: se vuoi ti invio un po’ di materiale informativo sull’argomento.
            Secondo punto: è vero che non tutti i tumori polmonari sono correlati al fumo, ma una buonissima percentuale si; e comunque quelli non correlati, o meno correlati che è più corretto, hanno dinamiche di accrescimento molto particolari. Dunque la tua affermazione, consentimelo senza alcuna vena polemica nella mia voce, non ha molto senso. La realtà è che attualmente noi abbiamo un problema sanitario epocale, in questo Veronesi ha ragione, che è il fumo di sigaretta: invece di affrontarlo direttamente ci giriamo attorno. Lo screening è un modo per girarci attorno, che peraltro porta costi inenarrabili al sistema sanitario nazionali e guadagni inenarrabili a terze figure che non sto a dire.
            Poi, e siamo al terzo punto, è chiaro che alla fine il paziente con il cancro al polmone lo curi come curi tutti gli altri e non lo tratti come un lebbroso o un paria. La questione è ancora una volta etica e culturale: si risolverà da sola nel momento in cui sarà chiaro che le scelte sbagliate di ognuno, anche e soprattutto quelle sanitarie, non hanno impatto solo sulle persone che le mettono in atto. Non fumare vuol dire non solo campare meglio e di più, ma anche far risparmiare il resto della comunità. Finché questo non sarà chiaro, è inutile persino che ne parliamo.

  6. marcaurelioiii ha detto:

    @gaddo, ti assicuro senza alcun intento polemico, ma solo per capire perchè è un argomento che a me sta molto a cuore.
    Capisco che su questo campo ovviamente tu sei più informato di me, ma io ho letto la pubblicazione scientifica e mi sembra di aver letto questo, e non quello che dici, se poi vogliamo dire che la pubblicazione ha dati “falsi” allora è diverso. tieni conto che hanno trovato un casino di nscl al primo stadio (cosa abbastanza rara) e questi sono tutti ancora vivi e senza ripresa di malattia.
    cmq ovviamente tu ne saprai più di me, per quanto riguarda lo studio cosmos II, a me sembra che serva dimostrare quello che hanno dimostrato in cosmos I in una popolazione più grande per avere ancora maggiore attendibilità statistica e quindi non poter essere attaccati.
    per quanto riguarda il costo, beh non capisco perchè dobbiamo comprare gli f35 e non fare invece lo screening del tumore polmonare.
    secondo me sarebbe meglio spendere i soldi per la seconda cosa, ovviamente assumendo più radiologi e così dando lavoro ai radiologi invece che ai soldati e a tutto quello che ci ruota intorno.

    per quanto riguarda il fatto che la dinamica in un non fumatore è diversa, mi piacerebbe capire come fai a dire questo e da quale fonte.
    Le mie fonti dicono il contrario (associazione alcase italia e lung cancer association), cioè che quando ti viene è molto simile, si muore lo stesso e al massimo con un anno in più di vita.
    Un parente a me molto ma molto vicino ha avuto un cancro al polmone ed è morta senza aver mai fumato, nè aver mai subito fumo passivo. La dinamica purtroppo è stata la stessa cioè è muore, i tempi sono praticamente gli stessi, e il fatto che siano maggiormente correlati alle mutazioni genetiche pure è opinabile (ho conosciuto una che fuma che ha il cancro al polmone con gene modificato) e il mio parente mai fumato e nessun gene modificato nè efgr, nè alk. PREMETTENDO CHE OVVIAMENTE NON è UN CAMPIONE STATISTICAMENTE VALICO, vorrei capire come fai a dire che la dinamica è molto particolare. e da quali fonti, tra l’altro le tecniche terapeutiche sono sempre le stesse.
    noi pensiamo che basta non fumare per salvarsi dal cancro al polmone (che ripeto uccide più di tutti i cancri messi assieme), invece non è assolutamente così (ovvio che faccio come quelli che dicono fumare o non fumare è la stessa cosa, sto dicendo che se fumi hai una maggiore probabilità, ma se non fumi la probabilità è minore ma non è assolutamente annullata, anzi). Tra l’altro non capisco perchè se c’è uno screening per il cancro alla mammella e per il cancro al colon, non ci debba essere uno screening per il cancro al polmone (che ripeto uccide più di tutti gli altri cancri messi assieme, anche perchè prenderlo al primo stadio è virtualmente impossibile).

    • Gaddo ha detto:

      Risponderò brevemente solo all’ultima domanda, mi scuserai ma sto lavorando in PS e anche se mi piacerebbe non ho il tempo di affrontare tutti i problemi che mi hai posto (magari è la scusa per farci un post intero, nel qual caso ti ringrazierò pubblicamente per avermi dato la spinta a scriverlo).
      Il punto chiave degli screening non è la diagnosi precoce, come tanti credono, ma il tasso di mortalità dei pazienti. Negli ultimi trenta anni di medicina, nonostante gli indiscutibili progressi diagnostici e terapeutici non abbiamo mosso di un centimetro la mortalità: che resta l’outcome, come si dice in gergo tecnico, fondamentale. Per cui uno screening ha senso e valore solo se abbatte questo parametro: le sole diagnosi precoci non hanno senso, se considerate da sole e se non cambiano la storia clinica dei pazienti.
      Gli screening costano soldi, questo è il punto, e vanno fatti solo se il bilancio costo-beneficio è vantaggioso. Per esempio, lo studio NLST prevede un bilancio tra TC eseguite/decessi evitati pari a 320:1. Bisogna decidere, sembra crudo ma è così, se ne vale la pena dal punto di vista dei costi. Senza contare altre implicazioni cruciali: ma di quelle ti parlerò nel post sullo screening. Ormai te l’ho promesso: entro l’anno sarà pronto e dedicato a te. 🙂

      • marcaurelioiii ha detto:

        caro gaddo, ti ringrazio per aver risposto e per non aver pensato che fosse in tono polemico. ti ringrazio per la promessa del post. lo aspetto con ansia.
        per quanto riguarda la mortalità, a me sembra che lo studio cosmos lo abbia dimostrato, c’è gente operata di primo stadio e dopo 10 anni è viva, ora venitemi a dire che quel tumore al primo stadio non operato avrebbe fatto vivere quella persona per 10 anni e non avrebbe messo metastasi. il problema della mortalità a me sembra che sia stato affrontato ma magari ne parleremo approfonditamente nel post.
        ultima cosa: discorso mortalità, ci sono siti complottisti che dicono che anche la mammografia non diminuisce la mortalità, sei d’accordo pure su questo? a me sembra abbastanza strano dire questo, anche perchè la mortalità dipende pure dall’adesione ai programmi di screening e siamo lontanissimi da una percentuale alta di adesione della mammografia. quindi secondo me non è facile fare statistica su queste cose. quindi anche su questo punto tu sei d’accordo con chi dice che la mammografia non serve?
        secondo me non ci dobbiamo dimenticare la logica che dice che un tumore si cura solo se al primo stadio, la maggior parte di quelli con tumore al primo stadio sono guariti completamente, per prendere un nscl al primo stadio serve uno screening. mi sembra che l’equazione logica sia tutta lì. ma sono contento che apriamo un posto così si potranno confrontare le varie posizioni e mi farai vedere quei documenti di cui parli. PS: se mi dici un modo per darti la mia email e non scriverla qui, sarei contento di ricevere questi documenti approfonditi.
        grazie mille

  7. giancarlo ha detto:

    Il fatto che ci sia “qualcuno” che è sopravvissuto al cancro polmonare non è certo una giustificazione che si debba fare lo screening. Così come che il cancro polmonare è una malattia completamente diversa da quello alla mammella il quale, con buona pace dei complottisti che vedono scie chimiche dappertutto, ha dei benefici dallo screening, non esaltanti, ma ci sono e documentati. Quanto allo screening, se il sig Marcaurelio non lo sa, esso deve essere di basso costo, con il minimo danno al paziente e ridurre la mortalità. Primo, di basso costo non è. Secondo oltre ad eventuali danni da radiazioni ripetute di tc multistrato, le cui dosi sono diverse dalla mammografia, lei sig Marcaurelio, lo sa quanti noduletti si incontrano nella fascia di età di questo screening? In circa la metà delle persone esaminate ci sono noduli più o meno sospetti, cosa facciamo, li andiamo a biopsiare tutti? Se lo immagina le complicanza di certi approcci chirurgici polmonari? Magari uno il cancro non lo ha ma poi muore di complicanze. Nel caso della mammella converrà anche uno non del mestiere come lei che è più facile pervenire a una diagnosi bioptica. Infine, sulla riduzione di mortalità, mi faccia avere dei dubbi che lo screening sia efficace, visto il tutto ed il contrario di tutto che si trova in letteratura. Mi creda, teniamoci le scie chimiche, i complottisti e gli F35, ma non sprechiamo soldi dietro uno screening inutile…

    • Gaddo ha detto:

      Giancarlo (grazie!!) ha anticipato quasi tutti i punti che toccherò nell’ormai promesso post sullo screening.

    • marcaurelioiii ha detto:

      rispondo velocissimo perchè sto studiando (purtroppo gli esami non finiscono mai, neppure dopo l’uni) giusto per chiarire alcuni aspetti.

      non ho mai detto che sono favorevole alle tesi complottistiche sulle mammografie, anzi per me va benissimo lo screening (dicevo che è lo stesso ragionamento dello screening al polmone è usato anche contro lo screening della mammella, io sono favorevole a entrambi gli screening).

      Mai detto che scie chimiche o altro sono vere.

      gli f35 a prescindere non li comprerei perchè cmq servono per uccidere persone (anche se a volte la miglior difesa è l’attacco).

      le tac di cui si parla per lo screening sono a basso dosaggio (o al massimo tac spirale, non è chiaro se siano lo stesso o no, anzi se me lo spiegate ve ne sono grato). Con tali tac si prende la stessa dose di radiazione di un viaggio milano new york, (fonte associazione radiologi americani) non ho mai sentito nessun avvertenza di non fare troppi viaggi milano new york.

      per il discorso del costo, se si vede che è solo quello il problema, ma questo è solo un ragionamento mio, sono vite umane, il loro valore è inestimabile, domani potremmo essere noi a morire per il mancato screening e vorrei vedere il giorno che tocca a noi, se ancora ragioniamo che costava troppo fare lo screening.
      ps: buona domenica a tutti.

  8. giancarlo ha detto:

    La colpa è senzaltro mia che non mi sono spiegato bene e sono sicuro che Gaddo lo farà meglio di me, anche se a volte mi sorge il sospetto che non c’è piu’ sordo di chi non vuol sentire. Ma, a parte che bassa dose non vuol dire dose nulla e che la dose di una tc torace non è certo paragonabile a quella di una mammografia soprattutto in gente che se la deve fare una volta all’anno, la mia preoccupazione è un’altra: cosa ne facciamo, durante uno screening per Ca polmone, della miriade di noduli, pseudonoduli e reperti accidentali vari che inevitabilmente troveremo? Li stiamo a guardare? Immagino gli avvocati che si stiano a fregarsi le mani pensando a noduli di 5 mm scoperti in un controllo e che a quello successivo si dimostrano cancri ( sfido chiunque a caratterizzare un nodulo di 5 mm). Li biopsiamo tutti? Si ha la percezione di cosa significa andare a prendere un nodulo polmonare chirurgicamente? Qui a volte la cura diventa peggiore della malattia, con una infinità di complicanze ben diverse da andare a campionare un nodulo mammario.

  9. giancarlo ha detto:

    Vorrei inoltre fare un plauso a Matteo: hai dimostrato, fatti alla mano, la incontrovertibile verità che in germania e austria la vita costa meno che in italia, con buona pace di tanti sentenziatori da bar che si riempiono la bocca di frasi fatte, fidi al motto che “a discorrere non è fatica” come si dice dalle mie parti. Ma, certo, in quei paesi,e ci metto pure la francia, non si sono certo fatti seghe mentali come da noi circa pensioni facili, debito pubblico e approvvigionamento energetico. In germani e francia le centrali nucleari ci sono da quarantanni, si pensa solo ora a sostituirle ma scommetto che resteranno in piedi ancora per molto tempo. E tedeschi e francesi, con i soldi avuti dai “furbi” italiani che gli compravano l’energia, si sono fatti un welfare di tutto rispetto a favore dei loro popoli. Ma forse si deve parlare anche di “teste” diverse…

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