Il viatico di Giorgio Faletti

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Quando ho letto (su Twitter, che per aggiornarsi è sicuramente meglio di Bruno Vespa) della morte di Giorgio Faletti, ho provato il distaccato dispiacere di quando muore un vicino di casa che conosci da quando sei nato, pur senza aver avuto con lui rapporti più che tangenziali.

Sarò sincero fino al fastidio fisico: Faletti non mi faceva ridere da comico, mi risultava illeggibile come scrittore e inascoltabile come cantante (sono sempre stato convinto del fatto che Minchia signor tenente fosse nata canzone cazzara, e solo durante la stesura avesse preso l’involontaria china amara che tutti conosciamo). Faletti era il Fabio Volo 1.0: l’italiano estroso che sa far tutto ma in realtà non sa far niente bene, e alla fine ottiene un successo del quale è lui il primo a meravigliarsi.

Ma di una cosa devo dar atto a Giorgio Faletti: non aver mai finto di essere qualcos’altro. Faletti non si è spacciato per intellettuale (a differenza di parecchi emeriti asini che presenziano diuturnamente l’arena culturale nazionale), non ha preteso di creare mode letterarie, ha composto canzonette con la onesta consapevolezza del canzonettaro. In un panorama culturale sconsolante e del tutto autoreferenziale come quello italiano di inizio terzo millennio, mi sembra un degno viatico da lasciare in eredità a chi rimane.

14 Responses to “Il viatico di Giorgio Faletti”

  1. cbibbolino ha detto:

    Condivido

  2. giancarlo ha detto:

    Condivido di cuore. Ed aggiungo che pur essendo chiaramente schierato dal punto di vista politico, non ha mai eseguito la genuflessioncella al Partito con la satira politica a senso unico. Quello si, un vero viatico che la critica dà per il successo di un artista.

  3. thomas ha detto:

    Prima di definire pubblicamente Faletti un “canzonettaro” e di citare l’unica sua canzone che probabilmente conosci, dovresti documentarti e ascoltare le vere e proprie poesie che ha scritto per se stesso e per altri.
    Dal punto di vista letterario se paragoni Faletti a Fabio Volo vuol dire solo che non hai letto mai una riga di quello che ha scritto. Era senz’altro uno scrittore di intrattenimento, ma nulla aveva a che fare con lo schifio di quell’altro.
    Questo pressapochismo mi stupisce. Mi piacerebbe proprio che tu elencassi quali sue canzoni conosci e quali dei suoi romanzi hai letto.

    • Gaddo ha detto:

      Mi dispiace: i romanzi (salvo l’ultimo, di cui non conosco il titolo) li ho letti tutti, e non ripeterei l’esperienza. Delle canzoni non saprei riportare i titoli perché le ho ascoltate senza provare il desiderio di riascoltarle ulteriormente. Non credo che “canzonettaro” sia un termine così dispregiativo, inoltre: dipende soltanto dal parametro di riferimento che poni. Sinceramente, per quanto a molti possano essere piaciute, possiamo convenire sul fatto che non hanno rappresentato la vetta della musica d’autore italiana? Poi, alla fine, conta il gusto: lì mi fermo, ognuno legge (e ascolta) quello che vuole.

  4. thomas ha detto:

    Ascolta pure quello che vuoi, ma se definisci qualcuno “canzonettaro” prima assicurati di aver ascoltato un certo numero di suoi brani.
    Cosa intendi per “raggiungere la vetta della musica d’autore italiana”?
    Vendere milioni di dischi? Tranne qualche rara eccezione non funziona così.
    Prima ascolti quello che ha scritto per sé, per Branduardi, per Milva, per Mina, ecc. poi ne riparliamo. Sono molte, te ne butto due o tre qui, alla rinfusa.

  5. Renghen ha detto:

    No, non funziona così, come dice Thomas: lui ha venduto in effetti milioni di copie di libri e certo non ha raggiunto le vette della letteratura. Il fatto che un autore sia leggibile, scorrevole, anche avvincente se vogliamo, nulla ha a che vedere con lo stile e la bellezza che la prosa può avere. E’ la differenza tra il tavernello e il Sassicaia.

  6. giancarlo ha detto:

    Bah, polemica inutile e con toni decisamente sopra le righe. Come diceva mia nonna, sui gusti non si sputa, traducendo a suo modo il più noto detto latino…

  7. thomas ha detto:

    Renghen parla soltanto dei romanzi. Giancarlo si limita a una banale frase fatta sul “de gustibus”. Devo forse pensare che hanno ascoltato i brani e hanno scoperto che il giudizio affrettato di Gaddo (sfociato nel termine “canzonettaro”, da loro condiviso) è quanto più lontano possa esserci dalla realtà oggettiva?
    Chissà…

    • Gaddo ha detto:

      Canzoni ascoltate: qualcuna nota, qualche altra no. Per onestà intellettuale ammetto che il termine “canzonettaro” possa risultare eccessivo (anche se Bennato sull’argomento, e da parte in causa, era stato chiaro). Però, ed è un mio personalissimo parere, di tratta di un modo antico di scrivere musica d’autore: che può andar bene, appunto, per Mina o per Milva, ma siamo ormai nel terzo millennio e poi, possiamo dirlo tranquillamente, qui non stiamo parlando di musica sperimentale o dodecafonica ma di tre accordi di chitarra.
      Detto ciò, resta il fatto che si tratta di un mio gusto personale, dunque opinabile, che trova posto solo sulle pagine di questo blog. Per il resto, mi sento di dar ragione a Giancarlo: contano i gusti, le preferenze personali.

      • thomas ha detto:

        Esiste un solo modo di fare musica d’autore: farlo bene. Di quale musica sperimentale e dodecafonica stai parlando?
        Mina e Milva hanno cantato e cantano di tutto e di ogni genere. E’ evidente che l’unica discriminante nelle loro scelte sia la qualità dei pezzi.
        Una canzone non si giudica dal numero di accordi che contiene, ma da quello che esprime e da come lo esprime.
        Comprendo che sia difficile ammettere che hai dato un giudizio senza prima informarti adeguatamente (che poi, non è neanche così grave, può capitare), ma non mi aspettavo certo argomentazioni di questo tipo. Mah!

  8. giancarlo ha detto:

    Parafrasando: “toglietemi il necessario, ma per l’amor di Dio, lasciatemi il banale”… Va bè Thomas, ne prendiamo atto…

  9. mollybloom82 ha detto:

    Thomas, ma Faletti era per caso tuo cugino? 😉

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